11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 22 dicembre 2008

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H
eska restò un istante in silenzio a riflettere sulle nuove informazioni a sé concesse, su quell’aspetto della propria realtà, del proprio mondo, che tanto ingenuamente aveva dimostrato di non conoscere al contrario rispetto a Midda, nonostante quest’ultima fosse reduce da tre decenni di isolamento, di prigionia fuori da tutte quelle questioni così terrene e materiali. Nella tranquillità dell’arcipelago era, effettivamente, facile ritrovarsi tagliati fuori dagli aspetti più consueti della vita quotidiana e politica dei regni continentali, ma solitamente notizie tanto eclatanti non avrebbero avuto difficoltà a giungere anche al loro interesse: evidentemente, però, l’impegno di cui la mercenaria aveva accennato da parte dei governi per mantenere il riserbo sulla questione, per evitare la diffusione di simile novella e il conseguente decadimento del clima di pace propostosi a seguito della fine del lungo ed estenuante conflitto con Kofreya, non si stava proponendo come vano, riducendo completamente al silenzio ogni possibilità di diffusione di una simile notizia.
Nel condurre tali pensieri, qualcosa, ancora una volta, non le fu però chiaro e, dopo un attimo, ella focalizzò come la questione principale, la domanda da cui tutto aveva avuto origine, non aveva ancora trovato una chiara risposta.

« Ma… tutto questo cosa c’entra con te? » chiese, pertanto, verso la compagna.
« Non è evidente? » sorrise l’altra, con aria lievemente malinconica.
« Non vorranno che tu affronti la regina Anmel?! » domandò, sbarrando gli occhi alla sola idea di una tale ipotesi, assurda nella propria stessa formulazione.
« Sono stata la sola in grado di sopravvivere alla palude di Grykoo e alle sue mortali insidie, quand’essa ancora era una palude. » ricordò la mercenaria, con aria tranquilla « E sono anche stata una delle poche a essere fuggita dal carcere nascosto all’interno della Terra di Nessuno, conquistando in conseguenza di simile risultato anche un’indubbia conoscenza di tale territorio. »
« Se a questo aggiungi il fatto che la corona della regina Anmel è stata riportata alla luce anche per merito del mio intervento… secondo il punto di vista di qualcuno io risulto essere la candidata ideale per questa impresa. » concluse, con serenità « E, in effetti, non si può offrire loro torto… »
« Ma… » accennò o, per lo meno, provò a fare la controparte.
« Non dire un’altra volta che sono vecchia, per favore. » la bloccò la mercenaria, levando la mano sinistra a richiederle simile favore « Sono consapevole della mia età, come ti ho già risposto… »
« E chi si sarebbe impegnato a domandarti questa assurdità? » tentò di chiedere Heska, lasciando per un momento da parte la questione “anzianità” « Chi ti avrebbe assunta per simile incarico? »
« Gente importante… anche più di coloro a cui potevo essere abituata. » sorrise, forse addirittura divertita a simile pensiero « Stiamo infatti parlando delle tre famiglie reali, congiunte, di Y’Shalf, Tranith e, persino, Gorthia, mobilitatesi attraverso i rispettivi ambasciatori per stipulare questo comune accordo: sono stati veramente gentili a ricordarsi di me proprio ora che ne hanno bisogno, non trovi? In fondo mi hanno ignorata per solo trent’anni… »
« Non puoi opporti a questo? Ti stanno forse ricattando in tal senso? » incalzò nuovamente la donna, non volendo accettare la situazione attuale in cui l’amica sembrava essere intrappolata.
« In effetti sì… o forse no… non so. Sinceramente credo che non ne avrei neppure la volontà, il desiderio. » replicò Midda, tornando a guardarla « Dopo tutto alla mia età cosa altro mi potrebbe riservare il destino? Dovrei forse aspettare quietamente la mia ultima ora? Attendere l’abbraccio della morte sdraiata in un letto? E’ questo che mi stai proponendo come alternativa? »
Questioni retoriche a cui immediata risposta ella stessa offrì, scuotendo il capo: « No, grazie. Ho vissuto tutta la mia vita con una spada in mano e preferisco, in questo modo, affrontare anche l’inevitabile fine. Sono una donna guerriero e come tale desidero morire. »

La figlia di Lafra osservò, ancora silente, la propria compagna, la propria salvatrice, colei che in virtù del legame creato dal fato fra loro sentiva come una sorella: se da un certo punto di vista quelle parole la spaventavano, dall’altro non potevano evitare di sentirla personalmente coinvolta.
Certamente a differenza di lei, ella aveva una famiglia nella quale trovare ancora un senso alla propria esistenza, una figlia, dei nipoti con i quali trascorrere le proprie giornate in letizia: ciò nonostante, arrivata a essere ben lontana dalla giovinezza passata, dopo aver visto la maggior parte dei propri coetanei cedere il passo al giogo del tempo, comprendeva molto bene il suo punto di vista, quella riflessione. Non era mai stata sicura, infatti, di voler cercare una fine come quella del padre, per quanto essa fosse giunta in tutta serenità, non permettendo né a lui né ad altri di averne sentore: forse, in ciò, una parte di lei rimpiangeva di non aver accompagnato il marito nel proprio ultimo viaggio, di non essergli stato accanto in quell’avventura finale, affrontando insieme ad egli le incognite offerte dal fato al di fuori della tranquillità della loro isola. Un tempo, sicuramente, non si sarebbe posta un simile dubbio, non avrebbe avuto dilemmi in tal senso: ora, però, le parole della mercenaria le si concedevano più che sensate, più che condivisibili.

« Hai ragione… » annuì, riprendendo infine parola « Anche se non posso che temere per te, quanto dici si pone nel giusto: non avrebbe senso sedersi in attesa della fine… »
« Sono felice che tu mi comprenda. » sorrise la mercenaria « Quindi posso supporre che… »
« … ed è per questo che verrò con te. » concluse Heska, avendo volontariamente lasciato la frase in sospeso.
Midda strabuzzò lo sguardo a quell’affermazione, che la colse completamente di sorpresa, che la trovò assolutamente impreparata: « Cosa?! »

La scelta di Heska si era proposta solo apparentemente istintiva. In cuor suo, infatti, fin dal momento stesso in cui aveva avuto certezza del ritorno della compagna, aveva sentito nel proprio cuore un tale desiderio, una simile volontà: amava sua figlia, adorava i propri nipoti, e l’ultima cosa che avrebbe desiderato fare sarebbe stato offrire loro sofferenza. Ma nella ricomparsa di Midda ed in quella sua nuova, epica e forse conclusiva missione, ella aveva preso coscienza finalmente del senso di tutta la propria esistenza, della ragione per cui in quegli anni si era impegnata tanto nell’allenamento costante del proprio corpo, per il rafforzamento delle proprie membra, nell’addestramento alla fatica ed alla lotta.
Trent’anni prima, nel cercare la liberazione da lord Sarnico, l’allor giovane ed innocente Heska aveva fatto voto a Marr’Mahew, dea della guerra, offrendosi ad essa con tutta la propria anima, il proprio cuore, la propria mente e, solo successivamente, il proprio corpo: ora, nel ritorno di colei che avevano definito Figlia di tale dea, ella era certa che fosse arrivato il momento di prestare fede al proprio giuramento, al proprio impegno, schierandosi al fianco della sorella in quel cammino.

« Verrò con te, hai compreso perfettamente. » ribadì, con serenità e freddezza non inferiori a quelle che la mercenaria avrebbe normalmente offerto « Ho dieci anni in meno di te e negli ultimi trenta, che tu ci creda o no, non ho fatto altro che allenarmi per questo giorno, per questo momento: la spada che un tempo ti è appartenuta, la lama che è stata forgiata nel giorno della mia nascita da mio padre, ormai saprà riconoscere solo la mia mano e, per questo, il mio braccio si affiancherà al tuo in questa missione… »
« Non credo proprio. » negò con altrettanta quieta freddezza l’altra, osservando la compagna ora con occhi completamente di ghiaccio, laddove le nere pupille si proponevano ridotte a capocchie di spillo nelle lucenti iridi « Non sono venuta fino a qui per arruolare una ragazzina presuntuosa… ma solo per ottenere ciò che mi appartiene di diritto! »
« Se è questo che pensi… se è questo che ritieni nel tuo cuore e nella tua mente… sfidami! » replicò Heska, con tono sicuro e controllato « Un duello leale, fra te e me: se tu, attraverso di esso, dimostrerai la ragione delle tue parole, allora la spada della Figlia di Marr’Mahew ritornerà fra le tue mani, verrà nuovamente a te affidata così come era stato tre decenni fa. In caso contrario, io verrò con te. »

5 commenti:

palakin ha detto...

Fuggite! Fuggite! Arriva la legione delle vecchiette e nessuno si salverà!

:PPPPPPPPPPP

Sean MacMalcom ha detto...

Ti consiglio di non giudicare la realtà dalle apparenze! :D (e non mi sto riferendo alle vecchiette :D)

E comunque... Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Kingdom Come non ti hanno insegnato nulla??? :P

Palakin ha detto...

Con mio sommo rammarico non ho tali fumetti nella mia collezione...

Tipo che midda è semplicemente truccata... :D

Sean MacMalcom ha detto...

Mancanza graferrima... defi assolutamente rimediare kuanto prima! @.@

Naa... Midda è quello che appare! :D

Palakin ha detto...

Eh! Quando li trovo e che ho soldi...