11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 29 dicembre 2008

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« H’
Anel, M’Eu… » continuò immediatamente con le presentazioni, in senso inverso « Vi presento Heska Narzoi, mia amica. Resterà al mio fianco in questa missione. » aggiunse poi, a chiarire subito il senso della presenza della donna accanto a sé.
« Se ti sei dimostrata degna di un simile ruolo, non posso che tributarti il giusto rispetto, Heska Narzoi. » dichiarò con formale ma sincera cortesia H’Anel, chinando appena il capo verso la stessa, colpita quale si ritrovò ad essere sia dall’affermazione di amicizia sia da quella di collaborazione in quella loro missione.
« Mi associo alla posizione di mia sorella… » aggiunse M’Eu, subito dopo, imitando quel medesimo gesto « Non può che essere un onore conoscerti. »

Heska sorrise verso i due luogotenenti così a lei presentati, giudicandoli, in quel primo impatto, in quella sensazione di acchito, forse effimera, forse inesatta, come due figure capaci di celare in sé una grande forza, non solo a livello fisico, ma ancor più a livello psicologico ed emotivo. Del resto, non diversamente da come essi si stavano esprimendo nei suoi confronti, similare discorso non sarebbe venuto meno in senso contrario: dove Midda li aveva voluti vicino a sé in un tale incarico, offrendo evidente trasparenza ad essi della propria identità, entrambi non sarebbero dovuti essere elementi di poco conto o quella scelta non sarebbe stata giustificata o giustificabile, non davanti a sé stessa o, tantomeno, davanti agli altri novantotto uomini che da lei dipendevano.

« Vi prego… mi ponete in imbarazzo. » rispose altrettanto trasparente la donna, comunque non aspettandosi una simile reazione, non reputando di poter essere destinataria di tale plauso.
« H’Anel e M’Eu sono i figli che non ho mai avuto, probabilmente a causa della mia immaturità. » spiegò placidamente Midda, accomodandosi a sua volta sui cuscini e prendendo posizione accanto a loro, fra loro « Solo Thyres è consapevole di quanto abbia amato loro padre, che possa riposare in grazia agli dei. »
« E’ stato un uomo straordinario… capace di offrirsi completamente, incredibilmente come pochi avrebbero saputo fare. » sorrise, continuando con evidente nostalgia in quelle parole « Nonostante ciò, non ho avuto la forza o il coraggio sufficiente per restare al suo fianco ed una donna sicuramente migliore di me ha avuto l’onore di divenire loro madre. »

Fratello e sorella, a quelle parole, restarono in silenzio, mostrando di aver già avuto modo di ascoltare simili affermazioni: in quella temporanea laconicità, comunque, non venne meno da parte di entrambi un evidente trasporto per le stesse, nel ricordo dei propri genitori, della madre quasi non conosciuta e del padre altresì tanto amato, ma anche per il sentimento che probabilmente, in parte, non avrebbero potuto negarsi di provare verso quella loro quasi madre.
Heska, di fronte a tale presentazione, non poté che restare colpita, non solo dai termini adoperati dalla compagna, ma per le dichiarazioni offerte con semplicità e incredibile forza d’animo: l’autocritica contenuta in esse appariva evidente e, ancor più, evidente appariva anche la malinconia per una maternità mancata, per un amore rinnegato, per una vita di quiete perduta. Ai suoi occhi, la donna che aveva di fronte era sempre apparsa quale la stupefacente, la potente Figlia di Marr’Mahew, una figura leggendaria, quasi mitologica, lontana da tutto ciò che avrebbe dovuto essere normalità, tranquillità, quotidianità. In quel momento, però, si rese conto dell’incredibile e sciocco errore di valutazione che, evidentemente, aveva commesso in simili pensieri, in tale valutazione: ella non era una dea o una semidea, non era un’eroina immortale ed invincibile, ma una donna, esattamente come lei, che proprio come lei non avrebbe potuto mai rinnegare la propria natura. E per quanto straordinariamente bene si fosse sempre proposta nel concedere la morte, si fosse destreggiata nella guerra e nella distruzione, anche in Midda non sarebbe potuto esser negato il desiderio di offrire la vita, di essere madre e, forse, sposa esattamente come lo era stata lei. Per trent’anni la figlia di Lafra aveva inseguito l’ideale rappresentato dall’idea di quella donna che si era fatta e, invece, in conseguenza di tali parole, sarebbe stata lei stessa, con la propria vita serena, la propria figlia, i propri nipoti, a dover essere invidiata dalla mercenaria, nell’aver raggiunto tutto ciò che a quest’ultima era altresì stato negato.

« Oltre a te sono le sole persone che ho avuto modo di incontrare, facenti parte del mio passato, della mia epoca… » sorrise la stessa mercenaria, continuando a rivolgersi verso Heska « Non sono certa che Ebano avrebbe gradito la loro scelta, il proseguimento delle proprie orme nell’intraprendere la carriera mercenaria, ma non posso negarmi una personale ed egoistica felicità nell’essere in loro compagnia in questo momento, in questa missione: sono i soli, oltre a te ovviamente, a cui potrei donare fiducia in questo momento. »
« Heska… » riprese dopo un istante di silenzio, nel cambiare interlocutore e porre la propria attenzione verso i due luogotenenti « … è per me, invece, una sorella, forse la migliore che il fato mi potesse offrire, mi potesse concedere, per quanto in effetti il mio esilio dalla vita mi ha negato ogni possibilità di scoprire quale rapporto avremmo potuto costruire frequentandoci maggiormente, ponendoci in più frequenti rapporti. »
« E’ stato il padre di Heska, Lafra Narzoi, a forgiare la mia spada a seguito dell’annuncio della sua imminente nascita… » tentò di aggiungere, venendo però interrotta prima di poter proseguire in tale discorso.
« Aspetta… ma stai riferendoti ai fatti dell’isola di Konyso’M? » intervenne M’Eu, prendendo parola in quel frangente « A quella famosa battaglia…? »
« Esattamente. » annuì la mercenaria « Suo padre e suo marito hanno partecipato a quegli eventi. »
« Ma io no. » si intromise la diretta interessata, a scanso di qualsivoglia genere di equivoci « Ti ringrazio per l’introduzione concessami e le presentazioni fatte… » aggiunse poi, con tono formalmente cordiale che, in sé, celava a stento un chiaro desiderio volto a concludere quel momento al più presto « … ma sono certa che il tempo e le nostre azioni ci potranno permettere una conoscenza maggiore rispetto a tante lodi, che da parte mia non posso che sentire immeritate. »

L’azione di Heska si propose probabilmente spinta da un egoismo di fondo, nella volontà di non vedere ulteriormente esposto l’animo della compagna il simili emozioni, in parole tanto lontane dal ricordo di donna forte, decisa, glaciale che era in lei, atte a distruggere invero tutta l’immagine, l’idea forse fondata su troppi pochi ricordi, su troppi pochi momenti insieme, in suo riferimento.
Se da un lato, infatti, scoprire certi nuovi aspetti in lei, la conducevano a una maggiore consapevolezza su molte realtà prima ignote, dall’altro quelle stesse realtà le negavano la propria eroina, il proprio idolo. Ed in quel momento, soprattutto nel confronto con l’incredibile avventura che si sarebbero dovute ritrovare ad affrontare, non desiderava aprire gli occhi su qualcosa di nuovo, per quanto più veritiero, più sincero: preferiva altresì restare aggrappata, forse infantilmente, ai propri pensieri, alle proprie idee, ai propri ricordi di una donna guerriero forte, carismatica, decisa, passionale, capace di porre fine alla vita di un uomo con naturalezza ed eleganza tali da essere assimilabili ad una danza, ad un delicato e sensuale balletto.

« E’ giusto. » le concesse Midda, sorridendo appena « Dato che le presentazioni ormai sono fatte, direi che sarebbe meglio fare un punto della situazione prima di qualsiasi altro discorso: potrà aiutare Heska a comprendere meglio il punto in cui siamo giunti e ciò che ci ancora attende e, in fondo, anche a me potrà essere utile, laddove mi sono allontanata per alcuni giorni e potrei essermi persa qualche aggiornamento rilevante. »

Quelle parole, pertanto, pur apparendo rivolte verso Heska, al pari dello sguardo dagli occhi di ghiaccio, si indirizzarono esplicitamente verso i due luogotenenti, che durante la sua assenza avevano avuto, in sua vece, controllo assoluto e piena responsabilità su quella legione e tutti gli uomini e donne lì riuniti in attesa della partenza verso nord, verso una missione forse priva di ritorno ma, al tempo stesso, capace di promettere gloria sempiterna laddove fossero riusciti a giungere a termine, a sopravvivere ad essa.

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