11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 19 maggio 2011

1219


U
na decisione, quella in tal modo resa propria dal mozzo, che non avrebbe dovuto essere interpretata al pari di un tradimento a discapito della propria amica, quanto, piuttosto, qual un gesto di reale interessamento per lei e per i suoi problemi, problemi che, nella vita a bordo di una nave, non sarebbero dopotutto mai rimasti propri di un singolo ma, inevitabilmente, sarebbero ricaduti sull'intero gruppo, su tutto l'equipaggio, così come, in effetti, non mancò di voler sottolineare lo stesso Mas Fergi, convocando a sé la piccola…

« Devi comprendere, Midda, che essere parte di un equipaggio non può essere paragonata ad alcun'altra esperienza comunitaria nella vita, neppure a quella propria di una famiglia. » espose egli, prendendo voce verso di lei a difesa della denuncia di Salge, al fine di permettere alla propria interlocutrice di porsi nel più corretto atteggiamento mentale a tal proposito « Essere parte di un equipaggio, a differenza di ciò che molti suppongono, non è come essere parte di una compagnia militare: in un esercito, ai soldati non è domandato di pensare, anzi, è addirittura proibito qualsiasi esercizio in tal senso, delegando tale compito, simile priorità, completamente ai propri comandanti, ai propri generali. » spiegò, con tono tranquillo, quieto come sempre, nell'osservare il mondo attorno a sé ancor prima che nel puntare il proprio sguardo sulla bambina, a non riservarle occasione di ritenere di star venendo da lui inquisita « Ai componenti di un equipaggio, siano essi marinai, siano semplici mozzi, non è invece imposto un rifiuto in tal direzione, invitandoli, piuttosto, a prendere coscienza reale, concreta, di qualsiasi decisione del proprio capitano. »
« Ovviamente, in un momento di crisi, nel cuore di una tempesta così come in quello di una battaglia, eventualità fra loro dopotutto non diverse, un equipaggio deve essere in grado di operare qual un sol uomo, qual un unico organismo, ragione per la quale al capitano è delegato il compito, la responsabilità ancor prima che il privilegio, l'onere ancor prima dell'onore, di indicare quali mosse compiere, quale strategia adottare per il bene comune. » continuò a parlare, mantenendo tono di voce costante, espressione immutata « Mi stai seguendo, vero? » richiese poi alla propria interlocutrice, chinando, per un istante, lo sguardo verso di lei a verificare che ella fosse effettivamente attenta.
« S-sì… » annuì, incerta nel merito del traguardo finale di tale discorso, pur apprezzabile nella propria forma e nei propri contenuti.
« Bene. » accennò un lieve sorriso egli, soddisfatto, qual sempre, di ritrovare in lei un'ottima ascoltatrice, dote non comune in fanciulli della sua età « Come dicevo, la vita a bordo di una nave vede qual proprio prerequisito un'intimità superiore a quella abitualmente comune di qualsiasi famiglia: concetti come "io" e "tu", "mio" o "tuo", decadono rapidamente, assorbiti completamente in "noi" e "nostro", ove da ogni singolo respiro di ognuno di noi può dipendere la sopravvivenza di tutti. » riprese, ritornando, in simili parole, al proprio stesso esordio « La fiducia e la trasparenza, in tutto questo, non sono neppure dei prerequisiti, quanto, piuttosto, dei concetti così naturali, così spontanei, da risultare non dissimili dall'esistenza stessa del mare, del cielo o della terra, che esistono da sempre non in funzione di qualcosa o di qualcuno, ma aprioristicamente in quanto tali. »
« Ancora e in modo del tutto retorico e inevitabile, in tal contesto, non possono sussistere problemi "personali"… » incalzò il capitano, sospingendosi in tal modo al punto conclusivo di tanto elaborato preludio « Le questioni che assillano la mente dell'uno, possono divenire fonte di pericolo, o persino causa di morte, per qualunque suo compagno, ragione per la quale necessario che alcuno venga lasciato solo ad affrontare i propri dubbi o le proprie paure, né per ragioni d'orgoglio, né per semplice imbarazzo, magari per il timore di non esser compreso o apprezzato dai propri compagni. »
« Capisco. » annuì nuovamente la bambina, ora effettivamente consapevole delle ragioni alla base di quella sua convocazione.
« Ne sono lieto. » confermò l'uomo, sincero verso di lei « Spero che tu comprenda, quindi, anche la ragione per la quale Salge, ritrovando evidenza di un disagio in te e non riuscendo a invitarti a prendere voce con lui, abbia deciso di rivolgersi a me, riportandomi tale questione e dandomi motivo di porti una semplice domanda: cosa accade, Midda? »

Come già accennato, il silenzio della bambina non avrebbe dovuto essere giudicato qual derivato da una qualche malizia in lei, da una qualche particolare volontà in contrasto all'equipaggio nel quale, al contrario, ella desiderava conquistarsi occasione di reale integrazione.
Dal giorno della mancata battaglia sino ad allora, ella aveva taciuto i propri dubbi, i propri pensieri, le proprie riflessioni, unicamente nel timore di poter essere giudicata per tutto ciò, di poter essere derisa per tale ambizione, ben lontana, allora, dall'essere la medesima donna, forte, volitiva, disinibita, che solo pochi anni più tardi, anche in grazia di quel nuovo stile di vita, tale da favorire, evidentemente, una natura in lei sino ad allora già presente e pur repressa, ella divenne, iniziando a dar spazio, almeno nei confini propri del mare e dei suoi abitanti, a una prima parte del proprio mito personale, della leggenda che, successivamente, si sarebbe imposta attorno al suo nome. Per tale ragione, innanzi a un invito tanto esplicito, tanto diretto e sì argomentato da parte del proprio capitano, ella non ebbe più ragione alcuna di tacere, offrendo finalmente voce a quanto sino a un attimo prima represso nel profondo del proprio cuore.

« Io… io desidero imparare a combattere. » definì, senza particolari giri di parole attorno a quel tema « E, intendo, combattere per davvero, con una spada, un'ascia o qualunque altro genere di arma. » insistette, a meglio esplicitare tale propria volontà « Non per semplice capriccio, sia chiaro: io desidero farlo per non sentirmi più vittima del destino, ma per avere una possibilità di dire la mia nel confronto con l'intero Creato, uomini o dei indiscriminatamente… »
« E' un'ambizione decisamente… forte. » osservò il capitano, volgendo il proprio sguardo verso la piccola per poter giudicare, nell'osservarla, nel fissare i proprio occhi in quelli di ghiaccio di lei, il reale valore di quelle parole, di quella presa di posizione da parte della piccola « Ho accettato di offrirti la possibilità di divenire marinaia, favorendo i tuoi sogni in tal senso. Ma, voglio essere onesto, non so se davvero io voglia farmi carico anche della responsabilità propria della tua formazione qual guerriera… » ammise con tono serio, privo di accondiscendenza verso di lei.

Nel confronto con tali parole, per un fugace istante, per un effimero attimo, la piccola Midda avvertì tutte le speranze in lei pur cresciute in conseguenza del discorso iniziale del capitano, sgretolarsi in maniera imprevista e decisamente dolorosa, lasciandola attonita e spiazzata innanzi a tale apparentemente netto rifiuto. Tuttavia, ben lontana dal poter essere considerata di indole arrendevole, così come la sua ancor giovane storia avrebbe potuto testimoniare, ella si riprese immediatamente e, con lo stesso piglio che già l'aveva caratterizzata sino ad allora, animando sia la sua fuga da casa che la sua conquista del ruolo di mozzo a bordo della Fei'Mish, si preparò a offrire chiara dimostrazione di quanto, se pur disarmata, sarebbe già stata pronta a combattere per la propria libertà, per la tutela della propria autodeterminazione.
Un lieve colpo di tosse, tuttavia, distrasse, contemporaneamente, tanto il capitano quanto la sua interlocutrice, richiamando l'attenzione di entrambi verso colui che, evidentemente, in tal gesto, aveva desiderato ottenere simile risultato. E gli sguardi dei due, in ciò, andarono a posarsi con condivisa ragione di sorpresa sulla figura di Degan, l'ultimo che entrambi avrebbero ritenuto avrebbe potuto avere di che intervenire, e intervenire in maniera tanto discreta, in quel confronto.

« Capitano? » prese voce il marinaio « Posso parlarti per un istante? » domandò, indicando con un cenno del capo la propria intenzione di conversare con lui a distanza utile dalla piccola.
« Certamente… » annuì l'uomo « Attendi qui un instante, Midda. Per favore. » si scusò, con la propria consueta cortesia, in direzione del mozzo, prima di allontanarsi da lei, sinceramente incuriosito dalle possibili ragioni alla base dell'intervento di Degan, intuendo, da parte del medesimo, una qualche volontà in supporto alla bambina, e pur non riuscendo a comprendere il perché egli avrebbe potuto allora desiderare ciò.

Nessun commento: