11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 21 maggio 2011

1221


I
nnumerevoli, e impegnative, furono le prove a cui la piccola Midda sì volle sottoporre, nel richiedere o, addirittura e per maggiore precisione, nel pretendere di poter essere addestrata all'arte del combattimento, incamminandosi psicologicamente, e fisicamente, in quel lungo, e mai semplice, percorso che, anni più tardi, l'avrebbe vista ascendere agli onori della cronaca in grazia dei propri successi, dei propri trionfi, dei leggendari traguardi da lei raggiunti e superati, in costante sfida a uomini e dei. Giorni, settimane, mesi e, in effetti, persino anni, quelli nei quali ella ebbe modo di imparare a conoscere il proprio corpo e i propri limiti sotto l'attenta supervisione del proprio mentore, marinaio così divenuto, per lei, maestro d'armi, nel corso dei quali non mancarono molte occasioni di sconforto, diversi momenti in cui, maledicendo la propria testardaggine, ella si rimproverò non solo di aver ricercato simile tortura ma, anche e persino, di aver lasciato la tranquillità del proprio focolare domestico. Reazioni umane e legittime, le sue, in conseguenza delle quali, tuttavia, mai la bambina, prima, né la giovinetta, poi, accettarono di arrendersi, di rassegnarsi, abbandonando quanto in tal modo iniziato, dimostrando, in ciò, la vera essenza del proprio valore: non per aver ricercato quell'addestramento, difatti e dopotutto, ella ha da esser ricordata ora qual meritevole, semplice e forse ingenua ambizione che può esser propria di sin troppa gente, quanto, altresì, nell'averlo portato a compimento, nei modi e nei tempi su di lei imposti dal proprio tutore, giungendo, in grazia di ciò, non solo a eguagliarlo ma, anche, a superarlo e rendendogli, in tutto questo, il miglior tributo che avrebbe mai potuto essergli riservato.
Mio e vostro malgrado, nel merito di tal pur interessante e fondamentale periodo della vita della protagonista di questa storia, sono ora costretto a omettere integralmente qualsiasi accenno. Tirannico il tempo scorre, infatti, inesorabile in mio contrasto, negandomi la possibilità di condividere, con voi, dettagli pur interessanti, aneddoti persino divertenti, a meno di non voler sacrificare, in loro favore, la ragione portante di questa narrazione, scelta di cui mai né io potrei, né voi tutti potreste, perdonarmi se fossi sì sciocco, superficiale e scorretto da compierla. Meglio, pertanto, rimandare a un altro canto, a un'altra cronaca, il ricordo di quando Midda si ritrovò aggrovigliata in maniera imbarazzante in una rete con la quale avrebbe dovuto intrappolare un innocuo, e immobile, cassone di legno, suo antagonista in tale occasione d'addestramento; così come la memoria di quando ella, meno grottescamente e più pericolosamente, riuscì a ottenere salva la vita dall'inatteso e non voluto confronto con uno squalo, abbracciata alla pinna dorsale del quale percorse oltre due leghe nautiche prima di riuscire a liberarsi del medesimo; o, ancora, la rievocazione della prima rissa nella quale ella si lasciò coinvolgere, conclusasi con una sua meritata vittoria e, successivamente, un'ancor più meritata punizione da parte del sempre severo, e pur premuroso, Degan…
Narratovi di come ella si conquistò occasione di restare a bordo della Fei'Mish e di come e perché ella iniziò ad addestrarsi sotto lo sguardo attento del suo maestro, quindi, ora non mi resta che invitarvi a compiere, insieme a me, un salto di oltre due anni: tale, infatti, fu il tempo necessario alla corvetta del capitano Mas Fergi per compiere il proprio abituale giro attraverso i mari sud-occidentali e riservarsi occasione per far nuovamente rotta in direzione delle Licoseni e della tranquilla Licsia.

Due anni, quelli che in tal modo trascorsero, che, come ribadito e sottolineato, non avrebbero mai potuto essere descritti qual d'ozio per la bambina e che, anzi, la videro crescere, e crescere molto rapidamente, sotto numerosi punti di vista, sia in grazia del semplice e naturale passaggio alla pubertà; sia in conseguenza del proprio impegno come mozzo, e a distanza di un anno come marinaia; sia, ancora, in virtù del proprio costante lavoro accanto a Degan, nella speranza di potersi fregiare, presto, del titolo di guerriera.
La piccola Midda Bontor, audace e forse arrogante bambina dagli occhi azzurro ghiaccio e dai disordinati capelli rosso fuoco che due cicli di stagioni prima era scappata, in condizione di clandestinità, dalla propria terra natia, due cicli di stagioni dopo ritornò all'isola un tempo per lei intero mondo conosciuto quale una figura completamente nuova, e che, in assenza di quegli stessi occhi azzurro ghiaccio e di quei capelli rosso fuoco, probabilmente sarebbe risultata persino irriconoscibile. Se, infatti, la pubertà iniziò a far maturare le sue forme, arrotondando il suo corpo in maniera improvvisa, inaspettata e, persino, imprevedibile, facendole ritrovare in soli due anni una coppia di sodi seni di medie dimensioni a ornare quello stesso petto prima non dissimile da quello di Salge, e parimenti curvilinei fianchi e glutei, a non permettere più, ad alcuno, di poter esprimere dubbi nel merito del suo genere sessuale, della sua femminilità; la sua nuova professione non si limitò a rendere sempre più agili e guizzanti le sue membra, equilibrati e coordinati i suoi movimenti, ma vide anche spuntare, sulle sue braccia, i primi accenni di quelli che, con gli anni, sarebbero divenuti due complessi tatuaggi tribali, attraverso i quali potersi fregiare del proprio impegno lungo le vie dei mari al pari di qualsiasi altro marinaio; e, ancora, ultimo in ordine di citazione, ma non per questo meno importante, il suo addestramento impose una misura aggiuntiva di energia e di vigore a tale complesso, scolpendo il suo fisico in spalle sempre più larghe, in braccia e cosce sempre più forti, e in un ventre sempre più duro e robusto, necessario al fine di poter assorbire i violenti colpi ai quali non mancò di abituarla il suo maestro sin dal primo giorno di lavoro.
Insomma… se non ancora la stessa donna matura a cui oggi tutti noi siamo abituati, non sì distante dalla medesima avrebbe potuto e dovuto essere già riconosciuta allora ella, che della sua innocente e infantile visione della vita, ancora poche caratteristiche si era concessa di mantenere, la maggior parte delle quali hanno da essere riconosciute, in effetti, ancora oggi quali distintive per lei.
Una fra tutte? La sua più completa e naturale disinibizione, nell'assenza totale di quelli che, per i più, sono giudicati quali normali e legittimi pudori.
Come, infatti, due anni prima aveva iniziato a servire sulla Fei'Mish vestendosi solo con corte brache, giustificabile e giustificata, in ciò, dal una fisionomia ancor infantile e del tutto paragonabile a quella del proprio compagno e coetaneo, forse e solamente appena più esile rispetto a lui, due anni dopo ella avrebbe continuato a mantenere eguale scelta di vestiario, nell'offrirsi del tutto priva di qualsivoglia sentimento di imbarazzo per il proprio corpo o la propria ora rivelata femminilità, per la quale non comprendeva alcuna eventuale ragione di vergogna e in negazione della quale non considera di alcuna utilità, e, altresì, sol d'impiccio, la presenza di fasce o casacche aggiunte nel confronto con quanto comunque richiestole dalla vita a bordo. E così, del tutto priva di malizia in ciò, non diversamente dalla vivace bimba in costante corsa per l'intera estensione della propria isoletta, ella avrebbe continuato a vestirsi nella minor misura possibile, o anche, e più semplicemente, a non vestirsi del tutto, se non fosse stato per il serio e severo divieto impostole in tal senso dal capitano e, ancor più, per la crescente difficoltà di dialogo con il proprio sempre fedele Salge, primo amico, complice e confidente a bordo della corvetta. Proprio quest'ultimo, infatti e a differenza di lei, non era parso riuscire ad accogliere qual evento assolutamente quieto a naturale quella sua maturazione, così come, al contrario, ella aveva accettato senza particolare scandalo l'insorgere della prima, soffice lanugine a ornare il suo volto, costringendola a dover celare le proprie nuove forme per non ritrovarsi continuamente ad arrossire violentemente innanzi alla visione delle stesse.

In parte incredibilmente diversa dalla bambina che era un tempo, e in parte altresì incredibilmente simile a se stessa, allora come in passato e così anche ora, nel ritrovarsi a osservare, in lontananza, la sagoma della propria isola natia, la piccola Licsia, ingenuamente Midda non si concesse ragione di preoccupazione per quanto le sarebbe potuto essere lì riservato al suo ritorno, di dubbio per ciò che, in quell'angolo di mondo, sarebbe potuto essere occorso in sua assenza, quasi come se quegli ultimi due anni non fossero neppure trascorsi ed ella si fosse allontanata solo per uno fra i tanti giuochi innocenti e pur avventurosi propri della sua infanzia. Sicura, in ciò, ella era di poter lì ritrovare suo padre, sua madre, sua sorella, i suoi nonni, i suoi zii, i suoi cugini e tutti gli amici della sua infanzia così come li aveva lasciati, forse, addirittura, inconsapevoli di quanto tempo fosse trascorso non diversamente da come, psicologicamente, si stava concedendo lei: dopotutto quella era Licsia, l'angolo più sereno, più tranquillo, più pacifico di tutto il mondo a lei noto anche a seguito di una più matura confidenza con il Creato, e nulla, sarebbe stata pronta a scommette, lì sarebbe mai potuto mutare né in due, né in vent'anni, nulla sarebbe potuto cambiare, sebbene, parimenti, proprio lei si era pur tanto trasformata.

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