11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 23 maggio 2011

1223


P
arole alle quali, pertanto, la giovane marinaia non si oppose, chinando il capo e lo sguardo con esso verso il suolo, per ammettere, prima implicitamente, in tale atto, e poi esplicitamente, con adeguate parole, quella che comprendeva essere la propria colpa e che mai avrebbe potuto in fede negare qual tale.

« Nissa. » prese quindi voce verso di lei, non tentando di avanzare nella sua direzione sebbene, dopo tanto tempo, non potesse che bramare l'abbraccio della propria pur sempre amata sorella « Hai… hai ragione. » annuì, stringendosi fra le spalle con fare inerme e forse, in tal frangente, rimpiangendo quelle pur spiacevoli meduse nel merito delle quali aveva appena finito di lamentarsi con Salge « Non so come altro poter esprimere questo concetto, dopotutto tanto semplice da risultar banale: hai ragione. E mi dispiace per non aver trovato un modo migliore per agire come ho agito… ma, ti assicuro che… »
« Taci! » la bloccò l'altra, levando entrambe le palme delle mani verso di lei per imporle il silenzio, o, forse, per allontanarla psicologicamente da sé, ove già, fisicamente, si stava mantenendo a dovuta distanza « Non insistere oltre con queste tue vane argomentazioni. » la rimproverò, con asprezza e, al contempo, inalterato disgusto, ribrezzo per l'immagine a lei allora offerta « Credi forse che tornare qui, dopo tutto questo tempo, e dire "hai ragione Nissa", "mi dispiace Nissa", potranno cancellare quanto è accaduto?! »
« No… ma… » tentò di replicare Midda, salvo essere nuovamente interrotta.
« Di cosa mi vorresti assicurare? » commentò con tono addolorato l'altra « Che è andato tutto bene? Che ti sei divertita? Che hai trovato quello che volevi? O, persino, che tu e il tuo nuovo amichetto vorreste stabilirvi qui a Licsia e trascorrere felicemente il resto della vostra vita?! » le domandò, offrendo per la prima volta riferimento diretto alla figura di Salge, pur a lei non ancora introdotta « Oh no, Midda. No. Ti sbagli. Perché quando hai lasciato la nostra casa, la nostra famiglia, fuggendo nella notte come una criminale e tradendo la mia fiducia come… non mi viene neppure in mente un paragone adeguato, tu hai tracciato un solco incolmabile fra noi. Tu ti sei estraniata da noi. E alcuna parola, alcuna scusa, alcun retorico dispiacimento, potranno permetterti di rimediare a ciò. »
« Nissa… per Thyres! » prese voce, ora con decisione e chiaro trasporto emotivo la marinaia, non gradendo tanta animosità nei propri confronti, per quanto, in minima parte, non potesse che giudicarla corretta « E' questo il modo di trattare tua sorella, dopo due anni che non la vedi?! Diamine! Di certo non mi aspettavo lacrime a cascata, e baci e abbracci a profusione, ma… cerca di calmarti! » le suggerì, con tono spontaneamente autoritario, quello che, se già da piccola l'aveva contraddistinta in maniera naturale, in quegli ultimi anni aveva appreso e raffinato nel rapporto con il capitano Mas Fergi e, soprattutto Degan « Mi dispiace di averti mentito. Mi dispiace di essere scappata di casa così come ho fatto. Ma se l'ho fatto avevo le mie ragioni. A differenza tua, per me in quest'isola non c'era nulla per cui valesse la pena di restare… io avevo bisogno di qualcosa di più! »

Un lungo, teso, nervoso silenzio fu quello che ritrovò a confronto le due gemelle al termine di quella breve arringa difensiva, a proprio stesso favore, da parte di Midda, sotto lo sguardo smarrito, e inevitabilmente preoccupato, del povero Salge, lì suo malgrado ridotto al ruolo di semplice spettatore.
Una laconicità assordante, invero, là dove carica di molte più grida, molte più urla, di quanto entrambe non avessero prodotto sino a quel momento, richiamando, necessariamente e inevitabilmente, l'attenzione di metà della popolazione autoctona, in parte incuriosita, in parte persino spaventata, da quel contendere, incapaci, in maniera immediata e naturale, di cogliere in quella marinaia appena sbarcata la stessa piccola disperata che, pochi anni prima, correva allegra e spensierata proprio insieme a Nissa in lungo e in largo per l'intera Licsia. Purtroppo per entrambe, e per chiunque lì attorno il quale, comunque, non avrebbe potuto che dichiararsi felice di poter riaccogliere quella figlia "perduta", l'ira rivoltale non avrebbe potuto essere riconosciuta qual giustificata unicamente dalle ragioni da lei ipotizzate, quelle per le quali si era anche e nuovamente espressa, quanto, piuttosto e tragicamente, per questioni più gravi e, come già dichiarato, ormai irrimediabili.

« Bene. » ritrovò alfine voce Nissa, riprendendo parola, in ciò, con tono divenuto moderato, distaccato, addirittura gelido verso di lei, carico di un freddo non inferiore a quello caratteristico del suo sguardo « Non all'errore di un'ingenua bambina, quindi, ha da addursi il tuo comportamento, quanto all'orrore di una mente malata, sì tracimante di arroganza e di fierezza da non essere in grado di ipotizzare uno sbaglio, una scelta terribilmente sbagliata, qual, altresì, è quella che hai compiuto. » commentò, storcendo le labbra verso il basso « In quest'isola non c'era nulla per cui valesse la pena di restare?... d''accordo. Allora hai fatto bene ad agire come hai agito... »
« Nissa… » cercò di intervenire Midda, rendendosi conto, tardivamente, di quanto avesse scelto i peggiori e più fraintendibili significanti possibili per esprimere un significato ben diverso da quello che, altresì, era in tal modo risuonato « … io non… »
« No. Davvero. » la zittì nuovamente, levando ancora le proprie mani fra loro « Non ti preoccupare. Hai sempre agito per il meglio, dopotutto. O no? Hai sempre saputo cosa fosse giusto e cosa non fosse giusto fare. O no? » commentò, scuotendo appena il capo « E ogni parola che hai affermato è stata, in tutto questo, meravigliosamente corretta e appropriata. » le confermò, senza quell'ironia che pur avrebbe potuto essere associabile a una simile asserzione « E hai giustamente previsto anche come, qui, non avresti trovato né baci, né abbracci, né, soprattutto e ancor più, lacrime a cascata. Perché, in effetti, tutte le lacrime che avevo le ho esaurite nel piangere, prima, la perdita di mia sorella, della mia più cara amica e confidente, e, subito dopo, di mia madre… »
« … nostra madre?! » ripeté la giovane marinaia, sgranando gli occhi e rabbrividendo necessariamente in conseguenza di quell'accenno non sì velato da non permettere di temere il peggio « Di cosa stai parlando? Che cosa è accaduto a nostra madre?! »
« Mia… mia madre. » corresse la gemella, levando l'indice della destra fra loro a enfatizzare il senso di quella sottolineatura verbale « Mia madre è purtroppo venuta meno pochi mesi dopo la scomparsa di mia sorella. Quasi due anni fa… ormai. »

Sebbene quello della morte sia un concetto intrinseco nel medesimo della vita, con il quale chiunque fra noi è costretto a confrontarsi quotidianamente, che lo desideri o no; e sebbene non possano esistere modi, frasi, gesti giudicabili qual realmente opportuni per comunicare la perdita di una persona cara, di un familiare o, ancor peggio, della propria madre o del proprio padre, a cui la stessa esistenza è dovuta; non riesco sinceramente a evitare di dubitare della possibilità, per chiunque, di ricevere in modo peggiore una tale novella, l'annuncio di una tanto tragica e prematura scomparsa, occorsa, addirittura e se possibile ancor peggio, quasi due anni prima e, sino a quel momento, ingenuamente, incoscientemente, ignorata e neppur vagamente ipotizzata, immaginata.
Midda, ancora poco più che una bambina, e sicuramente lontana dall'essere la donna che oggi tutti conosciamo, sì umana e fragile come chiunque, non poté che accusare l'incredibile violenza di quel colpo, quasi un dardo proiettato con letale precisione nel centro del suo cuore, sentendo, improvvisamente, le proprie forze venir meno e quasi svenendo, precipitando inaspettatamente, imprevedibilmente, improvvisamente a terra, sconcertata per quanto appena appreso. Sua madre, la sua cara mamma, che tanto meravigliosamente paziente era sempre stata con lei, tanto quietamente presente era sempre stata nella sua infanzia, pronta a soccorrerla in ogni momento, ad arginare ogni suo pianto con le proprie carezze, le proprie coccole, era morta. Ed ella, per propria esplicita colpa, si era negata l'occasione di poterla salutare per un'ultima volta, di poterle dare un ultimo bacio, di poterle ricordare, ancora una volta, quanto bene le volesse e le volesse veramente.
La sera prima della propria fuga, quali erano state le ultime parole che a lei aveva rivolto? L'aveva baciata gettando le proprie piccole braccia attorno al suo collo per tirarla a sé, così come abitualmente compiva? E le aveva detto quanto le volesse bene?… oppure, troppo eccitata dall'idea di quello che in quella notte avrebbe compiuto, aveva trascurato di farlo?

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