11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

sabato 28 maggio 2011

1228


« D
evo anche risponderti?! » replicò l'altro, aggrottando appena la fronte nell'osservarla in un misto di dolcezza e ironia « Avanti… parla. Tanta esitazione, altrimenti, potrebbe iniziare a farmi preoccupare e temere il peggio. »
« No. » lo volle tranquillizzare ella, piegando ancora il capo contro il petto di lui per lì depositare un dolce bacio, ancora e fuggevolmente saziandosi in grazia del suo sapore, da lei ineccepibilmente amato « Non ti devi preoccupare, non devi temere il peggio. » insistette, ancora baciandolo prima di tornare a rivolgere a lui i propri occhi color ghiaccio, indubbiamente allora incantevoli all'attenzione del suo compagno nel violento contrasto fra l'amore che in essi egli avrebbe potuto rilevare a sé destinato e il gelo con il quale, altresì, la natura li aveva voluti caratterizzare in maniera irremovibile « Non si tratta di nulla di negativo… al contrario. A voler ben vedere, sarebbe semplicemente la realizzazione di un nostro vecchio sogno. Nonché di una tua promessa nei miei riguardi… »
« Una promessa?! » ripeté egli, incuriosito da quelle parole, nel tentare di far mente locale attorno alla questione da lei in tal modo accennata, suggerita, ancor prima che concretamente introdotta « Quale promessa fra le tante? » le volle domandar numi, sincero nel proprio smarrimento a simile proposito ove, al pari di qualsivoglia innamorato con la propria amata, sino a quel giorno non aveva assolutamente lesinato in promesse verso di lei, impegni per mantenere i quali, probabilmente, le avrebbe dovuto donare l'intero Creato, benché ella nulla desiderasse di più del suo amore e della sua presenza nella propria vita, entrambi doni già per lei propri.
« La prima che mai mi hai fatto. » sorrise la giovane, ben comprendendo le ragioni della difficoltà, per lui, a individuare in maniera tanto implicita un qualche riferimento certo, e per tal motivo non condannandolo ma, anzi, venendogli incontro con un dolce sorriso « Quand'ancora bambini. Quand'appena conosciutisi. Un patto, in effetti, ancor prima che una promessa… lo rammenti? »

Per lunghi istanti egli si impegnò in una quieta e intima rievocazione del loro passato, di quanto era stato e di quale promessa, o patto, potessero aver sancito in un'epoca sì lontana, ancor prossima all'infanzia, tale da spingere la propria compagna a richiederne l'attuazione dopo tanto tempo, e tanti cambiamenti occorsi, nel frattempo, non solo nelle loro vite, ma anche e ancor più nei loro rapporti.
Malgrado l'oggettiva problematicità di un tale sforzo, soprattutto condotto a un orario sì improbabile e in una sì spiacevole condizione di stanchezza fisica e mentale, il ragazzo volle dedicarsi a tal riflessione, a simile viaggio mnemonico, con la maggior concentrazione e serietà possibile, ancor prima per la propria compagna che per una qualche propria pur innegabile curiosità, un proprio pur legittimo interesse, in tal senso, ove, in anche in un simile atto, più che in molte canzoni d'amore, egli era consapevole che avrebbe potuto dimostrarle la sincerità e la forza del proprio sentimento per lei. E proprio la sua amata, tutt'altro che sciocca o vanesia, non poté trascurare tanta dedizione da parte sua, non fraintendendo le ragioni di quel silenzio e, al contrario, sentendosi onorata dal medesimo, esplicita riprova di quanto le proprie parole, i propri desideri, persino capricci forse, non solo non erano né sarebbero da lui stati ignorati, ma, neppur, trascurati, minimizzati, banalizzati come pur, riservandole minor rispetto, egli avrebbe anche potuto fare.
Una paziente e amorevole attesa, quella di Midda, che alfine e fortunatamente non mancò di essere ricompensata, quando sul volto del proprio compagno e amante fece la propria comparsa un'espressione diversa da quella dell'iniziale confusione. Un'espressione che egli non mancò di verbalizzare con un lieve gemito di sorpresa, a meglio chiarire il raggiungimento del risultato da entrambi ricercato e sperato.

« Oh… » esclamò, tornando a rivolgere uno sguardo attivo, attento, agli occhi di lei, per riprendere il confronto là dove rimasto in sospeso « Vuoi dire… quel patto?! »
« Sì. » sorrise ella, non avendo necessità alcuna di sentirlo da lui scandire per esser certa di star riferendosi al medesimo argomento « Io… io credo che ormai sia ora di agire. »
« Ma... » esitò Salge, non potendo ignorare la lusinga propria di una tale fantasia, e pur non volendo neppur trascurare quanto ciò avrebbe significato « … la Fei'Mish? Il capitano? E tutti i nostri compagni?! » le domandò, a condividere con lei i propri dubbi, tutt'altro che reticente al confronto diretto ed esplicito con lei su qualsiasi tema, attorno a qualsiasi questione, come da sempre era stato fra loro.
« Capiranno. » sorrise Midda, sicura di tal assunto, da lei vissuto qual verità « Anzi… è probabile che stiano attendendo già da tempo questa nostra decisione. Credi forse che a un uomo come Mas possa sfuggire la reale indole dei membri del proprio equipaggio? » argomentò, ciondolando appena con la testa in tali parole « C'è chi su questa nave è destinato a trascorrere la propria intera vita. E c'è chi, al contrario, è semplicemente di passaggio… come noi. O come Degan. »
« Degan?! » sbarrò gli occhi per incontrollato stupore a tal commento della propria amata, tale da suggerire una possibile evoluzione a cui mai egli aveva offerto altresì la benché minima attenzione « Tu credi che Degan voglia lasciare la Fei'Mish? »
« Non lo credo. Ne sono certa. » annuì la giovane « E a costo di apparire egocentrica e arrogante, mi spingo persino ad affermare che non appena noi comunicheremo le nostre intenzioni, anch'egli farà altrettanto. E' un uomo straordinario, un grande maestro d'arme e di vita, nonché una persona di grande valore e, soprattutto, onore: onore, il suo, che non gli sta permettendo di proseguire nel proprio cammino, così come pur desidererebbe, solo per non venir meno al suo impegno con noi… »
« … di pure con te… » la corresse Salge, scuotendo il capo « Io sono solo un danno collaterale. » sottolineò, senza falsa modestia, nella semplice volontà di riconoscere ogni cosa con il proprio giusto nome.
« … al suo impegno con me, se questo ti fa più piacere. » sospirò ella, cercando di riprendere il senso del proprio intervento « E nel momento in cui sarò io stessa a scioglierlo da tale impegno, da simile vincolo, egli potrà finalmente agire in assoluta libertà, secondo i propri desideri e senza, tuttavia, porsi in contrasto con la propria coscienza, così come ora avverrebbe. »

E se, quattordici anni prima, a poche ore dalla propria nascita, Midda Bontor venne in tal modo chiamata da proprio padre in diretta conseguenza di quella particolare capacità volta a soppesare, a misurare l'animo delle persone che il suo stesso genitore colse intelligentemente in lei sin dal loro primo incontro; quattordici anni più tardi, abbracciata al proprio amato e amante, ella non si negò occasione per dimostrare quanto il proprio nome avrebbe dovuto essere riconosciuto appropriato, perfetto per lei, così come, il giorno seguente, gli eventi non mancarono di confermare sotto ogni aspetto, quasi quella sua previsione fosse stata frutto di mistica veggenza ancor prima che di semplice spirito d'osservazione, attenzione al comportamento, ai gesti compiuti, alle parole dette, e, ancor più, ai gesti trattenuti e alle parole taciute, di coloro a lei circostanti. Non solo, infatti, il capitano Mas Fergi si dimostrò assolutamente comprensivo nel merito del desiderio da Salge e da lei allora scandito, addirittura sottolineando quant'egli, in verità, stesse attendendo già da quasi un anno che i due si presentassero al suo cospetto per un tale annuncio: anche Degan, in maniera perfettamente puntuale, dopo aver preso atto di tale decisione, colse allora l'occasione per definire a sua volta un interesse al congedo dall'equipaggio della Fei'Mish, non per tentare a sua volta la non facile via del comando, così come desiderato dai due adolescenti, quanto, piuttosto, per ricercare occasione di nuove sfide, nuovi interessi, sulla terraferma, in una scelta non comune fra i marinai ma neppur così rara da poter esser considerata quale una straordinaria eccezione.
In tal modo, quindi, si concluse un comune capitolo nella vita di tre persone e di una nave, un capitano e un equipaggio che, con loro, avevano condiviso molte avventure, gioie e dolori, per lunghi anni. Un'esperienza tutt'altro che banale, tale da creare fra loro legami egualmente tutt'altro che banali, i quali, indubbiamente, non si sarebbero sciolti, nei loro cuori, nei loro animi, in semplice conseguenza al reciproco distacco fisico che si sarebbero in tal modo imposti: quanto il mare aveva unito, con la propria divina benedizione, alcuna distanza avrebbe potuto dividere, e all'occorrenza, ove in futuro il fato gliel'avesse domandato, tutti loro sarebbero stati pronti a fare l'impossibile l'uno per l'altro, quali membri di un'indissolubile famiglia.

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