11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 1 maggio 2011

1201


N
on mi è dato di conoscere se mai, allora, l'affettuosa madre di Mera, nonché severa suocera di Nivre, maturò coscienza nel merito di quanta responsabilità fece propria negli anni della formazione delle sue due nipoti, non semplicemente sotto un banale profilo didattico, ma, maggiormente e più genericamente, nell'ispirazione per le medesime di quelli che, successivamente, divennero consueti, abituali percorsi mentali. Indubbio, infatti, ha da considerarsi come quanto Midda Bontor è divenuta nel corso del tempo, ed è tutt'oggi, abbia da essere ricollegato, in buona parte, all'istruzione da lei ricevuta in tal sereno e spensierato periodo della propria infanzia, non solo nozionistica, quant'anche rivolta alla presa di coscienza autonoma di un metodo di pensiero, di una familiarità al raziocinio come risorsa utile, per non dir fondamentale, alla risoluzione di un problema di qualunque natura. Quanto, tuttavia, ha da ritenersi certo, fosse solo per semplice, logica deduzione, è come un concreto dubbio in tal direzione, una spiacevole certezza a simile riguardo, ebbe da essere propria della cara nonna delle proprie vivaci nipoti, nel momento in cui, raggiunti all'incirca i dieci anni d'età, la piccola peste di casa prese una irrevocabile decisione nel merito del proprio stesso destino, una scelta che la spinse a lasciare, ancor neppure fanciulla, non semplicemente il calore del focolare domestico, ma anche e ancor più il proprio intero mondo, la quieta Licsia nella quale era nata e cresciuta sino a quel momento, per avventurarsi, da sola, alla scoperta di una realtà più grande, di un mondo per lei ancor sconosciuto e tutto da esplorare.
E se, con sorpresa e stupore, vi starete domandando come ciò possa essere occorso, come una simile svolta possa essere avvenuta nella serena immobilità propria di una tranquilla isola qual Licsia, in virtù di quale particolare follia a una bambina, ancor sostanzialmente inesperta della vita, venne offerta tale possibilità da parte di coloro che, altresì, avrebbero dovuto ergersi a sua protezione, a sua tutela, impedendole di porre in essere simile decisione, sappiate dunque che non il buon Nivre, non la dolce Mera, non i genitori di lei, non quelli di lui, non i fratelli o le sorelle dei medesimi, o alcun altro parente, venne allora interpellato a tal riguardo, o, semplicemente, informato di tale volontà prima che essa potesse già esser attuata. Perché, ove pur meravigliosa e idilliaca, pacifica e serena, dolce sogno a cui chiunque potrebbe e vorrebbe ambire, aveva e ha da esser riconosciuta la vita in quell'isola, sperduta nei mari del sud, a grande distanza da tutte le guerre e le violenze di altri luoghi, di altre terre, dall'amaro sapore sangue e dall'orrore della prematura morte, una tal divina benedizione non avrebbe mai potuto trovar compromesso, conciliazione, con il turbolento animo di colei che, negli anni a venire, di guerra e violenza, sangue e morte permeò la propria quotidianità, ragion per la quale, priva di senno alcuno, e pur assolutamente cosciente delle conseguenze delle proprie azioni, ella abbandonò quanto sino ad allora era stata sua vita con la medesima discrezione con la quale un ladro è solito entrare nelle abitazioni delle proprie vittime, depredarle e poi fuoriuscirne, nella piena consapevolezza di quanto, qualsiasi eventuale dialogo in tal senso, non avrebbe ritrovato alcun favore a sostegno di quella sua scelta.
Inesatto sarebbe da parte mia, tuttavia, negare che alcuno venne preventivamente informato nel merito di una tale scelta da parte dell'ancor giovanissima Midda, ove, necessariamente, inevitabilmente, immancabilmente, almeno una persona ebbe occasione di dibattere con lei attorno a un tal proposito, non riuscendo a dissuaderla e, paradossalmente, persino forzandole la mano ad agire così come poi, appunto, agì. E tale persona, avrete compreso, fu proprio la sua inseparabile gemella, l'affezionata Nissa.

« Non mi piace quello sguardo, Midda… » esordì una sera, in direzione dell'amata sorella, cogliendo nell'azzurro color ghiaccio degli occhi di lei, uguali ai propri, una particolare luce che, nel corso del tempo, aveva imparato a temere, ove, abitualmente, premessa di inevitabili guai per entrambe « Stai pensando a qualcosa, e non è bene quando tu inizi a pensare troppo seriamente a qualcosa… »
« Nissa. Se non fossi certa che hai la mia età, sentendoti parlare così crederei che tu sia la nonna. » replicò l'altra, così interpellata e, quasi, preventivamente rimproverata per un pensiero ancor inespresso « Ti ho mai detto quanto tu sia incredibilmente noiosa quando ti comporti da piccola, seria donna adulta? »
« Considerando la misura nella quale tu continui a comportarti da piccola, insolente bambina, credo che sia un bene che almeno una fra noi cerchi di offrire un valore maggiore alla quotidianità di entrambe. » commentò piccata, storcendo le labbra verso il basso, tutt'altro che felice per le parole allora a lei rivolte « Forse non te ne sei resa pienamente conto, ma il tempo della caccia ai mostri della collinetta ha da considerarsi ormai concluso: diverse dovrebbero divenire, ora, le nostre preoccupazioni… »
« Oh… sai che "preoccupazioni". » ironizzò Midda, aggrottando la fronte « Manco vi fossero ragioni di preoccupazione nella nostra prigione dorata. »
« Che cosa stai cercando di dire? »
« Esattamente quello che ho detto… » scosse il capo ella, non negandosi un certo dispiacere nel confronto con l'evidenza di quanto, crescendo, lei e Nissa stessero divenendo molto diverse l'una dall'altra « Credi, forse, che quando nonna Namile ha deciso di insegnarci a leggere, scrivere e far di calcolo fosse suo desiderio vederci sprecare le nostre potenzialità qui in trappola? » domandò, con tono assolutamente serio, convinta delle proprie posizioni non lì sorte qual reazione estemporanea, ma qual risultato di una lunga e lenta maturazione « Non vi sono occasioni per noi qui a Licsia, a meno che tu non voglia pensare di sposare un pescatore e trascorrere il resto della tua vita come… »
« … come la mamma?! » concluse l'altra, in un evidente moto di rabbia nel confronto con il sottinteso proprio delle parole appena scandite dalla sorella, un messaggio forse neppur coscientemente ricercato o desiderato in tale accezione, e, ciò nonostante, lì trasmesso in maniera tremendamente chiara e incontestabile, qual ingiusta critica alla vita dei loro stessi genitori, alle loro scelte e, in ciò, indirettamente e stolidamente, alla loro medesima esistenza, tale unicamente in conseguenza del fatto che loro madre e loro padre avevano compiuto quanto compiuto.

Un attimo di obbligato silenzio calò fra le due gemelle, a imporre nel mentre di quel loro dialogo un breve intervallo, utile a entrambe per comprendere ove, realmente, volessero spingersi in tutto ciò, nel rendersi conto di quanto insolitamente, ed erroneamente, il medesimo stesse degenerando troppo rapidamente in discussione e, persino lite, così come non era solita mai stata fra loro, neppur per infantili facezie. Tuttavia, e loro malgrado, il tema di tanta contesa non avrebbe potuto essere minimizzato al pari di un'infantile facezia, un semplice capriccio qual, tanto rapidamente e superficialmente, Nissa aveva tentato di considerarlo, nell'umano e necessario timore di quanto, altrimenti, ciò sarebbe stato: nelle due bambine, ormai prossime all'adolescenza e alla scoperta del proprio esser donna, avevano iniziato a prendere il sopravvento caratteri estremamente diversi, mentalità fra loro tanto dissimili quanto, entrambe, perfettamente identiche e che, purtroppo e inevitabilmente, le avrebbero, e già le avevano da lungo tempo, differenziate in maniera irreparabile, per quanto giusta e legittima.
Ma seppur giusta e legittima, naturale e addirittura necessaria tale differenziazione fra loro avrebbe dovuto essere accolta e giudicata, la consapevolezza di quanto, in ciò, un lungo capitolo della loro vita stesse chiudendosi, non avrebbe potuto compiacere alcuna fra loro, umanamente spaventandole per il sentimento di solitudine che, da questo, sarebbe solamente potuto derivare… una solitudine a loro sconosciuta e, nel confronto con la quale, probabilmente non avrebbero potuto essere ritenute pronte.

« Non intendevo dire questo… e tu lo sai. » tentò di difendersi Midda, riprendendo un alito di voce e modulandola a esprimere sincero dispiacere per il contenuto del rimprovero addottole.
« Lo so. » confermò Nissa, chinando ora lo sguardo e quasi pentendosi di aver ceduto all'indignazione in maniera tanto severa e feroce con chi, al di là di ogni contrasto, amava più della propria stessa vita, una sorella gemella che, ancor prima di un'amica, una confidente, una complice, una compagna, era per lei una parte irrinunciabile dell'esistenza quotidiana, conferma a riguardo della quale non mancò di ricercare immediatamente riprova, con tono addolcito « … saremo sempre unite, non è vero? »

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