11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

sabato 30 aprile 2011

1200


P
rima ancora, tuttavia, che la luce caratteristica di quel lontano traguardo potesse essere da loro conquistata, potesse giungere a benedire le loro chiare epidermidi rallegrate da disordinate spruzzate di efelidi, retaggio materno al pari dei rossi capelli, una voce si impose alla loro attenzione, arrestandone l'avanzata e, quasi, facendo gridare di paura la piccola Nissa, troppo tesa per non reagire con un gran balzo a quel suono inatteso e improvviso…

« Fermatevi, oh voi che avete tanto osato qui sospingervi! » ordinò un tono profondo e roco, reso riecheggiante dalla conformazione di quel cunicolo sotterraneo e, in ciò, addirittura complesso da interpretare al punto tale da non riuscirne a comprendere neppure la natura, se di uomo, donna o, forse e persino, mostro tremendo e orribile, qual pur lì inevitabilmente temuto nella propria presenza « Fermatevi e presentate le vostre intenzioni, se ne avete il coraggio! Chi siete? Donde venite? Cosa volete?! »
« … Midda… » sussurrò in un alito praticamente inudibile di voce la bimba spaventata, stringendosi nuovamente alla sorella unica, solida sicurezza in tutta quella situazione troppo emotivamente complicata da poter gestire per lei.
« Sono qui, Nissa… non temere… » la rassicurò la gemella, tendendo la propria destra all'indietro, per stringere a sé la sorella o, forse, per stringersi a sua volta a lei, mentre, richiamando a sé ogni energia, si preparò a replicare ad alta voce « Siamo Midda e Nissa Bontor, di Licsia. E veniamo per liberare nostra nonna Namile e la mia amica Stella, crudelmente rapite. » annunciò, rispondendo puntualmente a ogni quesito, con tono estremamente fermo e deciso, molto più di quanto, in verità, non si sentisse di essere ella stessa « Tu, piuttosto, chi sei? Sei stato tu a rapire nostra nonna e Stella?! »
« Tanto audace quanto imprudente, tanto coraggiosa quanto stolta sei tu, piccola Midda Bontor. » la rimproverò la voce a loro evidentemente nemica « Sebbene siate state tanto brave da risolvere le prime due prove, giungendo sino a qui, alcuna speranza può essere vostra compagna in questa folle missione. Perché il terzo e ultimo quesito è il più difficile di tutti… e, purtroppo per voi, solo rispondendo correttamente potrete salvare i vostri cari. » dichiarò, con incedere quasi ironico « Rinunciate ora, finché ne avete ancora la possibilità. Rinunciate ora, e non pagherete il prezzo della sconfitta: proseguite e… »
« … Midda… » insistette Nissa, tutt'altro che entusiasta di quelle parole di minaccia e di condanna.
« … e, cosa?! » richiese, altresì, la futura Figlia di Marr'Mahew, quasi galvanizzata da quanto, al contrario, avrebbe dovuto terrorizzarla, da quella sfida tanto pericolosa e, ancor più, dalle emozioni che da essa stava riuscendo a ottenere, eccitanti oltremisura.
« … e morirete! » rise malignamente la voce, saturando in maniera forse stereotipata e, pur, quanto mai appropriata, l'intero ambiente.

Or dunque, io son certo che, fra di voi, miei smaliziati ascoltatori, in molti avranno intuito per tempo quanto realmente occorso alla cara nonna e alla piccola Stella, ragion per la quale alcuni aspetti di questa mia narrazione potranno suscitare in voi sorrisi divertiti nel confronto con l'ingenuità propria delle due bambine.
Vi prego, malgrado tale possibile e naturale reazione, di voler offrire alla vicenda e ai fatti occorsi in essa il giusto peso, soprattutto nell'impegnarvi a osservare tutto ciò dal punto di vista di una bambina di cinque anni o poco più: se quanto accaduto a Midda e Nissa in quell'occasione fosse, in passato, occorso a ognuno di voi, coinvolgendo un vostro parente e un balocco nel confronto con il quale vi ponevate particolarmente affezionati, di quel sincero sentimento proprio dei pargoli, come avreste reagito? Sareste stati in grado di affrontare la questione con la stessa temerarietà dell'una o, piuttosto, avreste risposto con il più naturale timore proprio dell'altra?
Perché, e di questo son certo, alcuno fra voi avrebbe potuto, all'epoca, analizzare con freddezza e distacco la situazione e, in ciò, comprendere la realtà dei fatti, così come ora, probabilmente, siete stati in grado di compiere. E, consapevoli di tutto questo, meno critici, meno severi, dovreste umilmente porvi, accettando l'incredibile, e pericolosa, avventura di cui vi sto rendendo testimoni indiretti, per così come vissuta dalle protagoniste della medesima.

« … Midda… »
« Non ci può fare nulla. » sussurrò la bambina in direzione della sorella, a rassicurarla nuovamente di quel forse ingenuo, e pur saldo concetto, solo, in quel momento, utile a concedere a entrambe la possibilità di resistere di fronte a tanto orrore qual quello rappresentato da quell'avversario ancor non veduto e, ciò nonostante, già chiaramente delineato qual il più osceno fra tutti i mostri immaginabili, peggiore di ogni altro mai affrontato in passato « Finché siamo unite, non può prevalere su di noi… ricordatelo, Nissa! »
« S-sì... » balbettò la piccola, rinnovando il proprio voto di fiducia e di collaborazione con la propria amica, complice e compagna, per quanto oneroso fosse tutto ciò in quel momento.
« Noi non ti temiamo, chiunque tu sia! » riprese Midda, tornando a rivolgersi al loro avversario, ancora immobile nelle tenebre entro le quali si era arrestata insieme alla gemella « Come tu hai detto, abbiamo superato le tue due prime prove. E supereremo anche la terza, per salvare chi ci è caro! » annunciò con convinzione e forza d'animo ammirevole « Parla, pertanto… qual è il tuo quesito? Qual è l'indovinello che decreterà il nostro trionfo su di te, crudele creatura?! »

Brave, finora, voi siete state,
in quanto sin qui siete arrivate:
peccato, però, che per poter trionfar
un'altra risposta mi dovrete dar.

Se sei è tre guanti men tre per tre,
cinque guanti men tre per cinque... quant'è?

« Ma che razza di mostro è questo?! » domandò sottovoce la piccola, futura guerriera, sgranando gli occhi color ghiaccio alla domanda così formulata « Questi calcoli sono assurdi… »
« Forse è un mostro matematico. » ipotizzò Nissa, dando prova di star recuperando parte del proprio coraggio prima apparentemente perduto, forse in conseguenza della riprova, così appena ottenuta, di come nessuna particolare sfida sarebbe stata loro imposta al di fuori di una domanda, senza dubbio particolarmente difficile, ma, dal suo personale punto di vista, estremamente più gradita rispetto ad altri, possibili e paurosi orrori « Forse anche lui aveva una nonna come la nostra, che gli ha insegnato a leggere, scrivere e far di calcolo. »
« Anche il mostro istruito, ci mancava… » commentò la prima, storcendo le labbra con fare di disapprovazione « Dove sono finiti i bei mostri di un tempo, per Thyres! » imprecò sottovoce.
« Midda! Non dovresti dire certe cose! » la rimproverò, immediatamente, la seconda, rabbrividendo alla bestemmia appena scandita dalla gemella « La mamma si arrabbierebbe moltissimo se ti sentisse… »
« La mamma non c'è… e questo mostro fa arrabbiare me moltissimo. » asserì con tono stizzito « Avrà anche avuto un nonna che gli ha insegnato a leggere, a scrivere e a far di calcolo, ma intanto ha rapito la nostra. E per farcela riavere indietro cerca di fregarci con tutti questi trucchi, invece di affrontarci a viso aperto! »
Ma dove anche, probabilmente, a quelle parole, la più tranquilla e studiosa Nissa avrebbe preferito replicare: « Meglio così! », quando ella riprese voce fu per cercare di concentrare l'attenzione sua e della gemella in direzione della prova lì loro destinata, ancor prima che verso altri e dispersivi pensieri: « Cinque guanti sono molto più di quanto non potremmo contare con tutte le nostre mani, nell'ipotesi che sia possibile contare in questo buio. Come possiamo risolvere questo calcolo? »
« Prima, per ottenere sei, abbiamo contato quanti due c'erano in tre guanti… » ricordò Midda, tornando a concentrarsi, a propria volta, sul calcolo in questione « … ma, effettivamente, ora sarebbe impossibile riuscire a contare le nostre dita, senza neppure essere in grado di vederle! »
« Cinque guanti… cinque guanti sono cinque mani… ma cinque volte tre non sappiamo quanto possa fare. » osservò l'altra, cercando una via alternativa per raggiungere la soluzione all'enigma.
« Cinque mani… cinque volte tre… » ripeté le parole della sorella, con fare pensieroso « Oh… Nissa! Sei un genio! » esclamò subito dopo, sorridendo felice nell'essere stata colta, in maniera improvvisa, da una felice intuizione « Hai trovato la soluzione! »
« Io…?! » esitò, non comprendendo e scuotendo il capetto, quasi a negare una simile responsabilità.
« Cinque mani, cinque dita. Cinque volte cinque sono le dita di cinque mani. » spiegò, offrendo voce ai propri pensieri, per così come a lei suggeriti dalle stesse parole appena ascoltate.
« Quindi tre volte cinque sono tre mani! » proseguì Nissa, ora cogliendo il filo logico così intessuto dalla gemella e, lungo il medesimo, dando nuova voce a quelli che, senza che alcuna fra loro ne avesse reale coscienza, stava imponendosi nelle loro menti quale applicazione pratica della matematica, delle sue regole e, soprattutto, del suo valore « E cinque mani meno tre mani... »
« … sono solo due mani. Ovvero… » riprese Midda, con voce sì identica a quella della propria compagna da poter far apparire tutto ciò quale un monologo ancor prima di un dialogo « … dieci dita! »
« La risposta è dieci! » gridò, esultante, la frugoletta, tanto eccitata da tutti quei ragionamenti dall'essersi, nuovamente, dimenticata la propria paura, i propri timori, conservando, solamente, il piacere di quell'esperienza, tanto sotto un profilo meramente ludico, quanto, ancor più, in conseguenza della soddisfazione derivante da quei complicati calcoli risolti prima ancora che la nonna potesse iniziare a insegnare loro come fare, ragione per la quale la loro stessa mentore non avrebbe potuto che dichiararsi, a posteriori, orgogliosa di loro e del loro successo « Dieci! Dieci! »

E se pur, a distanza di qualche tempo da quegli eventi, da una tale avventura, non fu difficile, per alcuna delle due, riflettere con maggiore senno sulla medesima e comprendere come, loro malgrado, fossero state ingannate nella propria infantile ingenuità dalla lì tanto difesa nonna materna, sola responsabile per la creazione di tutto quell'allora paurosa sfida, né Midda, né Nissa poterono mai scordare quanto fu data loro occasione di vivere in quella giornata. Non tanto per l'avvento della matematica che, da quel momento, iniziò a essere parte integrante del loro quotidiano percorso di studi, quanto, piuttosto e soprattutto, per l'involontaria iniziazione alla vita dell'avventuriero, sino a quel giorno ritenuta semplice occasione di giuoco...

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