11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 27 aprile 2011

1197


C
ome ormai sarà indubbiamente chiaro per tutti voi, componenti del mio sin troppo paziente pubblico, già prima di quel fatidico giorno molte erano state le infantili avventure vissute da Midda e da Nissa, in costante lotta contro ogni genere di nemico immaginario al pari di quanto è solito essere per molti bambini appartenenti a ogni cultura, in ogni parte del mondo.
Dopotutto, non è forse vero che la maggior parte dei nostri pargoletti ispirati dai canti e dalle ballate loro proposte dalla famiglia o da bardi miei pari, cercano di rivivere, a proprio modo, le gesta degli eroi prediletti, affrontando, con la propria fantasia ma, non per questo, in maniera meno appassionata, incredibili sfide nel semplice, istintivo e umano desiderio di trionfo, di vittoria, di soddisfazione e, ancor, di gloria e di approvazione? Sentimenti che, in meno numerosi frangenti, non mancheranno di accompagnarli anche negli anni a venire, spingendoli in direzioni particolarmente pericolose nella volontà di emulare, in maniera sempre più realistica, le imprese che, un tempo, ha permesso loro di sognare.
Al di là di ogni propria passata impresa, di ogni incredibile e fantasiosa missione e sfida che entrambe le bambine, prima di allora, potevano aver già affrontato, talvolta in lotta contro i mostri mangiatori di pacifiche lucertole, altre contro colossali serpenti marini attentatori dell’incolumità dei pescetti loro amici, e altre ancora contro terribili rapaci divoratori di poveri grilli indifesi, le gemelle non avevano, ovviamente, mai avuto a che fare con qualche reale, concreto pericolo esterno a quello rappresentato dalle possibili punizioni talvolta loro destinate a fronte di comportamenti sin troppo vivaci. Ragione per la quale, al di là di ogni possibile entusiasmo conseguente all’idea di un’avventura reale, di una missione concreta quale quella loro in tutto ciò proposta, né Midda, né, tantomeno, la meno appassionata Nissa, avrebbero potuto ovviare a un sentimento di inevitabile, istintivo e naturale panico di fronte all’ignoto: ignoto che, nella fattispecie, si presentò loro nelle forme proprie dell’unica grotta presente sulle coste della loro tranquilla isoletta…

« "… dove nella terra entra il mar." » ripeté la futura mercenaria, osservando l’immagine concessale da quell’anfratto già noto, già spesso esplorato, almeno nel proprio luminoso ingresso, e che pur, mai come allora, le parve estraneo e sconosciuto, carico di spiacevoli promesse di morte per lei e, ancor più, per la propria tanto amata sorella « I rapitori si riferiscono, per forza, alla grotta delle sirene. » spiegò con accezione inevitabilmente retorica, nell’indicare quel luogo che, in tal modo, era stato caratteristicamente soprannominato da tempo remoto, per quanto mai, fortunatamente per tutti gli abitanti di Licsia, lì fossero state individuate tali pericolose creature.
« Midda. » sussurrò quest’ultima, storcendo le labbra e stringendosi alla propria gemella « Io non sono così sicura che la tua sia una buona idea. »
« Non possiamo abbandonare la nonna. E, tantomeno, la piccola Stella… » commentò l’altra, ribadendo per l’ennesima volta il concetto già più volte ripetuto nel corso del tragitto compiuto sino a lì « Siamo la loro unica speranza, Nissa. Lo comprendi? »
« S-sì… lo comprendo. » annuì la piccola, per quanto tutt’altro che convinta da tale prospettiva « E che... non so. E se fossero state rapite dalle sirene? Noi non potremmo far nulla contro delle sirene. »
« Non essere sciocca. Siamo state in quella grotta un sacco di volte e non abbiamo mai incontrato delle sirene… o non saremmo qui a discuterne. » sorrise la bambina, cercando di dimostrarsi più coraggiosa di quanto, sostanzialmente, non sentisse di essere in quello stesso momento « E non dimenticare quello che ci ripete sempre papà: sino a quando saremo unite, nulla ci potrà mai far del male. » soggiunse, tendendo verso la sorella la propria mano destra, per invitarla a stringersi a lei « Siamo unite, non è vero? »

Mai, sino a quel momento, né l’una, né l’altra, avevano avuto il coraggio di rinnegare una simile, semplice e pur importante affermazione, una realtà apparentemente tanto ovvia, e pur mai scontata, in grazia alla quale il loro essere sorelle, e gemelle, aveva sempre assunto un significato più profondo rispetto a quello consueto, comunemente proprio di una pur tanto importante parentela, trasformando quanto arbitrariamente stabilito dagli dei in una concreta, e coraggiosa, scelta consapevole.
Troppo banale è, infatti, professarsi comunemente fratello o sorella di qualcuno in grazia di un immeritato, non cercato e talvolta neppur voluto legame di sangue: meno immediato è, altresì, dimostrare di avere la forza, la determinazione e l’audacia necessari a difendere tale posizione, simile vincolo, vivendo realmente il ruolo che da esso deriva nella quotidianità, nella vita di tutti i giorni, dimostrandosi solidali tanto nel bene quanto nel male, vicini l’uno all’altro nella buona e nella cattiva sorte. Una solidarietà, sia chiaro, che non ha da esser confusa con cieca e sorda dipendenza, che non ha da esser scambiata né per indifferente complicità né per malevola omertà, tale da rendere profondamente viziato e, persino, in odore di criminalità tale rapporto, che spinga a scostare lo sguardo di fronte a comportamenti che si reputano errati e, pur, lì tollerati unicamente in quanto commessi dal proprio fratello o dalla propria sorella, ma una solidarietà che, piuttosto, inciti a una reciproca e attiva presenza di entrambi nella vita di tutti i giorni, per essere pronti a tendere una mano in aiuto, in soccorso dell’altro, anche quando si è stati costretti ad assistere al compimento di una scelta sbagliata, precedentemente addirittura osteggiata, sostenendosi e sorreggendosi nonostante tutto l’un l’altro ancor più in tali momenti che in situazioni di serenità, di tranquillità, di pace.
Mai, sino a quel momento, né l’una, né l’altra, avevano avuto il coraggio di rinnegare il valore della loro unione e neppure in tale occasione, Nissa ebbe cuore di farlo, abbandonando Midda per quanto, nel profondo del proprio cuoricino, reputasse profondamente errata la sua scelta, la sua decisione, in conseguenza alla quale la vita di entrambe avrebbe potuto essere posta in dubbio.

« Non ti lascio sola, Midda… » dichiarò la bimba, allungando la propria mancina verso la destra di lei e, in ciò, a lei legandosi indissolubilmente, pronta ad affrontare, al suo fianco, qualsiasi minaccia sarebbe lì stata loro presentata, proposta, da un fato improvvisamente divenuto malevolo.

Mano nella mano, in tal modo, le gemelle avanzarono all’interno della grotta, entrambe condividendo timori e dubbi, paure e incertezze, e, ciò nonostante, entrambe ritrovando nella presenza della propria compagna, della propria amica e complice, tutta la forza, tutto il coraggio di cui avrebbero potuto necessitare in quel grave momento, confortate dalla consapevolezza di quanto, qualsiasi cosa fosse occorsa, loro sarebbero comunque rimaste vicine, unite come sempre.
Nessun orrore, comunque e fortunatamente, si presentò alla loro vista una volta superato l’ingresso della grotta delle sirene, umido anfratto roccioso conteso fra terra e mare e, qual tale, necessariamente traboccante dell’odore proprio dell’umidità salmastra lì caratteristica, nonché di quello proprio dei muschi, dei mitili e dei minuscoli granchi che ogni singola pietra accarezzata dalle onde rivestivano qual un variopinto, e pur lì divenuto quasi omogeneo, manto di fauna e flora locale. Quell’ambiente, da loro e da qualsiasi altro bambino dell’isola già conosciuto, a tempo debito già temuto e, successivamente, comunque esplorato, quasi simile a una tappa necessaria nel comune percorso di crescita, si ripropose quasi completamente identico a quello già presente nei loro ricordi, con le proprie forme originariamente ruvide e pur successivamente addolcite dall’azione delle acque, almeno nella propria metà inferiore, lì offerta a tale quieta possibilità erosiva: unica eccezione, in simile quadro, in tale contesto assolutamente noto, fu quella rappresentata dalla presenza di una seconda tavoletta incerata, posta a pochi piedi dall’ingresso della medesima, là dove, ancora e fortunatamente, la luce del giorno era in grado di spingersi, rischiarando il cammino delle pargolette e, in ciò, loro concedendo visibilità su quell’indizio, quel messaggio lì chiaramente lasciato per loro, non diversamente dal primo che sino a quel punto le aveva condotte.

Sin qui vi siete spinte, oh bambine,
forse coraggiose, o sol sciocchine:
ma se ora vorrete continuare,
giusta strada dovrete calcolare.

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