11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 14 aprile 2011

1184


Q
uando, con la propria quotidiana puntualità, e la propria consueta indolenza, il sole tornò a mostrarsi a levante, benedicendo, con tiepida luce, l'inizio di una nuova giornata per tutti gli abitanti del Creato, uomini o bestie, e rammentando loro, in tal gesto, l'incredibile, e pur spesso non adeguatamente considerato, dono della vita con la quale, nel godere dell'occasione di godere di tale spettacolo, tutti loro erano stati meritevoli o immeritevoli destinatari, Midda Bontor, donna guerriero, ebbe quasi ragione di che vergognarsi nel non riuscire, in quella particolare occasione, a riscontrare la maggior gioia, la più viva soddisfazione, nel confronto con quanto, era consapevole, avrebbe dovuto maggiormente onorare, ma, piuttosto, con quanto, in maniera imprevista e sorprendente, per quanto non sarebbe dovuta risultare tale, riuscì ad appagare uno fra i pochi, veniali capricci del quale, da sempre, si rendeva protagonista.
Nello psicologico e intimo confronto con quanto, in quella lunga notte, era avvenuto, con le incredibili battaglie di cui si era resa protagonista, e con gli straordinari risultati, alfine, comunque raggiunti, ella avrebbe probabilmente dovuto esultare per essere, ancora e immancabilmente, sopravvissuta a ogni pericolo impostole qual espressione di un avverso fato o, meno poeticamente, qual ennesima e sgradevole riprova del sadismo proprio di sua sorella. Ove, purtroppo, Nissa sarebbe dovuta essere riconosciuta qual sin troppo lontana dalla giusta e necessaria punizione a cui, un giorno, sarebbe stata lieta di condannarla, quanto da lei compiuto nel tentativo di privarla, allora come già in passato, della possibilità di vivere la propria tanto faticosamente conquistata quotidianità, era pur stato completamente neutralizzato, vedendone riabilitato totalmente il nome e la professionalità, entro i confini propri della città del peccato, non solamente in grazia della mai negatale fiducia da parte di lord Brote, ma, anche e ancor più, in grazia di quanto da lei compiuto in quella stessa notte sotto lo sguardo discreto e pur attento di gran parte della popolazione locale. E allo stesso modo in cui, impietosamente, ella era stata precedentemente considerata colpevole per la negromantica maledizione imposta sull'urbe, altrettanto gloriosamente era stata successivamente riconosciuta responsabile per la liberazione da tale piaga, la cui origine sarebbe rimasta comunque un mistero in un comune disinteresse in tal senso.
Ancora, sempre in un personale rapporto con gli eventi di quelle ultime, faticose ore, ella avrebbe probabilmente dovuto apprezzare l'idea di esser riuscita, in conseguenza al proprio intervento e alla propria confessione, a concedere, dopo un'intera stagione, occasione di pace allo spirito della propria cara, e tragicamente defunta, amica, un tempo persino protetta. Se, infatti, Nass'Hya, innocente vittima, era stata uccisa nella sola volontà di giungere a lei, di poterla ferire e di poterne rovinare, nuovamente, la vita, e, ancor peggio, in conseguenza di una propria mai precedentemente nota natura, quella sfortunata giovane si era ritrovata maledetta dalla propria stessa rabbia, dall'ira e dal senso di tradimento vissuto in contrasto a chi ritenuta propria assassina, condannandosi a un'insana condizione di non vita e di non morte, bloccata a metà fra il piano terreno, e materiale, riservato ai viventi, e l'aldilà dominio esclusivo dei trapassati, nel finale confronto con la mercenaria, ella era riuscita a risolvere ogni questione rimasta in sospeso, sciogliendo ogni nodo che, ancora e malevolmente, la legava a una realtà per lei non più propria. Così, offrendo il proprio ultimo saluto alla famiglia adorata, al marito tanto amato e al figlio proprio unico erede che, purtroppo, non avrebbe mai potuto veder crescere, ma per assicurare la vita dei quali era stata, come più volte saldamente e sinceramente affermato, pronta a sacrificare la propria, e non mancando di scambiare, proprio con colei che, dopotutto, di tanta gioia, qual quella a lei riservata nel proprio matrimonio, era stata tramite fondamentale, ella aveva accettato di proseguire il proprio naturale, giusto, legittimo viaggio in direzione dell'oltretomba, là dove, a prescindere dagli dei che avrebbe incontrato, con i quali si sarebbe ritrovata a confronto, sarebbe allora stata in armonia con l'infinito per l'eternità, attendendo serenamente il momento in cui, a tempo debito, si sarebbe finalmente ricongiunta con tutti i propri cari.
Tuttavia, sebbene la soddisfazione per i risultati in tal modo conseguiti avrebbe dovuto oggettivamente bearla, la Figlia di Marr'Mahew, in fede, non poté evitare di considerare ancor più rilevante e gratificante rispetto a tutto ciò l'inatteso e stupefacente confronto, sebbene da lei espressamente voluto e per lei allora realizzato, con la vista dei propri nuovi alloggi all'interno della nuova locanda di Be'Sihl e, soprattutto, con quanto presente nella sua nuova sala da bagno: una magnifica, lussureggiante e incomparabile larga vasca in solida muratura, rivestita, al proprio interno, da piccoli tasselli smaltati.

« Che Thyres e N'Hya, pace all'anima sua, mi possano perdonare per la blasfemia propria di quanto sto per affermare… » sussurrò, con le lacrime agli occhi, di fronte a quello spettacolo, giudicato persino troppo bello per poter essere considerato reale « … ma, in questa assurda giornata, non potrò evitare di ricordare con meravigliosa riconoscenza, necessariamente verso me stessa, questo preciso istante. Lo giuro: mai avrei osato sperare in così tanto, al pari di questa… meraviglia. »

Meraviglia, quella così da lei descritta, che, probabilmente, avrebbe dovuto essere censita quale la sola similmente esistente in tutta Kriarya, e che, allora, venne immediatamente ed estaticamente inaugurata con oltre un'intera ora di permanenza della stessa donna guerriero nelle prima calde, poi tiepide e, alfine, persino e inevitabilmente fredde acque, nell'abbraccio delle quali ella sembrò cercare non solamente di ripulire le proprie carni e offrire riposo alle proprie membra, ma, ancor più, di estraniarsi completamente dalla realtà a sé circostante, rifuggendo in esso da ogni pensiero, da ogni preoccupazione, da ogni angoscia, e lì ricercando la propria occasione di pace e di serenità ultraterrena.
Malgrado vissuta all'interno di uno spazio da lei stessa concepito e voluto quale non privato e personale, quanto, piuttosto, condiviso con il proprio amato Be'Sihl, in una forse azzardata, e pur vittoriosa, scommessa compiuta un anno prima sul loro stesso rapporto, quell'esperienza dal sapore quasi orgastico venne da lei ricercata, in quella particolare occasione, al pari di una questione intima e riservata, da vivere in maniera solitaria e non nel pur sempre gradito abbraccio del proprio compagno e amante. In futuro, ella ne era certa, sicuramente non sarebbero mancati momenti di comunione fra loro all'interno di quella vasca, occasioni di quieta dolcezza o di sfrenata passione: ma, in quel momento, troppo stanca e provata da quanto compiuto e subito, non avrebbe mai potuto apprezzare la presenza dello shar'tiagho al proprio fianco, fosse anche solo per cullarla contro di sé, ragione per la quale preferì approfittare di tale commovente ritorno a tutto ciò che, per lei, avrebbe potuto essere giudicato qual "civiltà", in maniera solitaria e, non per questo, meno appagante, meno soddisfacente. E in oltre un'ora sprofondata all'interno di quel divino piacere, la mercenaria si impegnò a dimenticare tutto e tutti, raggiungendo uno stato di intima armonia tale da rendere naturale, spontaneo, addirittura ovvio, il passaggio da quell'ambiente a quello altrettanto accogliente, e completamente rinnovato nelle proprie forme, del letto che, all'interno della locanda, avrebbe diviso, da quel giorno in avanti, con il proprio dolce e premuroso locandiere, lì abbandonandosi al sonno nuda e ancora bagnata, dopo essere emersa quasi sonnambula dalla basca da bagno.

Solo a metà pomeriggio, dopo lunghe ore di quieto sonno, al termine di uno dei periodi di più intenso riposo dei quali mai si era riuscita a concedere occasione all'interno della città del peccato, la donna guerriero tornò a proporre al mondo a sé circostante i propri occhi color ghiaccio, prima ridestandosi, riattivando il proprio corpo, ancora indolenzito, con una necessaria, e allora inevitabile, parentesi d'esercizio fisico, poi rivestendosi, per lasciare finalmente quelle stanze ancora praticamente inesplorate, nei propri dettagli, e pur già assolutamente apprezzate, nei due elementi principali, la vasca e il letto, allo scopo di dirigersi alla primordiale ricerca di nutrimento, fabbisogno fisico che, era certa, sarebbe stato soddisfatto non appena fosse ritornata al salone principale, là dove il proprio buon Be'Sihl, come sempre, non le avrebbe fatto mancare un'abbondante colazione, nonostante la tarda ora.
In tale contesto, altrettanto rinnovato al pari di quello proprio delle nuove camere personali e dell'intero edificio, in un fortunatamente impeccabile lavoro compiuto a proprie personali spese, tuttavia, non fu solamente il piacere proprio del cibo a venire incontro ai suoi naturali appetiti, quant'anche, e forse persino maggiormente, quello conseguente a una non sperata, e, per questo, incredibilmente gradita, ricomparsa: quella della propria spada bastarda.

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