11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 29 aprile 2011

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M
a se l'audacia, o la follia, proprie della piccola Midda Bontor, permisero alla medesima di trascurare le tenebre sempre più fitte che, un passo dopo l'altro, si chiusero attorno a loro, Nissa non riuscì a dimostrarsi egualmente spericolata, ritrovandosi, in ciò, abbracciata, per non dire aggrappata, a colei che, sebbene non avrebbe abbandonato, in quel preciso momento avrebbe quasi odiato, per averla costretta a quell'assurda prova di coraggio, per la quale, potendo scegliere, non si sarebbe certamente dichiarata, né avrebbe mai ambito a dichiararsi, pronta.

« Midda… » sussurrò, premendo il proprio volto contro la schiena nella sorella, a nascondersi, in tal modo, dall'oscurità a loro circostante, quasi come se, così facendo, essa potesse essere annullata « … sei sicura che stiamo andando nella giusta direzione? Io ho paura. »
« Non vi sono alternative… » rispose l'altra, scuotendo il capetto e continuando, imperterrita, ad avanzare alla cieca, piccoli passetti alla volta, reprimendo ogni pur naturale timore « … questa è la sola via. E deve essere la via giusta. »
« Ma io non vedo nulla. Come fai a sapere dove stiamo andando?! » piagnucolò Nissa, sempre a lei stretta, desiderosa sì di potersi allontanare, quanto prima, da quelle tenebre e, ciò nonostante, tutt'altro che bramosa di farlo da sola, abbandonando lì la propria compagna e sola, psicologica protezione da ogni male loro circostante.
« Sto toccando la parete con la mano. » dichiarò, intendendo la propria mancina e pur non indicandola, nell'incertezza, molto diffusa fra i bambini, sul quale dovesse essere la destra o la sinistra « E stiamo camminando sempre in avanti da quando siamo qui entrate: niente curve, niente deviazioni… non possiamo esserci perse. »
« Io ho paura… » insistette, tuttavia, la prima, non comprendendo in grazia di quale forza l'altra potesse apparire sì indifferente agli orrori celati nell'oscurità nella quale si erano volontariamente andate a inoltrare.
« Anche io ho paura, Nissa… ho tanta paura… » ammise Midda, sincera « Ma ho più paura di perdere la nonna e Stella, rispetto a questo buio. Voglio bene alla nonna… e anche tu ne vuoi, non è vero? »
« S-sì. » confermò, balbettando, non per l'incertezza, quanto, piuttosto, per le forti e contrastanti emozioni in lei dominanti, sentimenti che se da un lato l'atterrivano nella sfida all'ignoto, dall'altro la spronavano a proseguire, nelle parole appena pronunciate dalla sorella e nel pensiero della loro cara nonnina in pericolo, qualunque fosse la natura dei suoi rapitori « Voglio bene alla nonna. E' sempre brava con noi… e ci insegna tante cose importanti. »
« Sempre la solita saputella pedante… scommetto il mio dolcetto di questa sera che preferiresti essere a casa a fare esercizi di lettura e scrittura invece di vivere questa bell'avventura insieme a me! » la canzonò, ridacchiando e, in quell'ilarità, per un istante, dimenticando la propria stessa paura, nell'applicare, senza ancora concreta coscienza a tal riguardo, un corollario alla lezione impartitale dalla loro stessa tutrice tempo prima, nell'occasione propria del mio primo aneddoto, quando le aveva dimostrato quanto l'uso del vero potesse dimostrarsi più utile rispetto a qualsiasi altra risorsa in determinate circostanze.
« Certo che preferirei essere a casa! » protestò Nissa, con voce quasi scandalizzata dalle parole della propria compagna, amica, confidente e complice « Non vi può essere alcuna ombra di dubbio sul fatto che preferirei essere a casa insieme a te e alla nonna, a leggere e a scrivere come ogni mattina, piuttosto che essere persa da qualche parte in questa orribile grotta. E dovrebbe essere così anche per te! »
« Noiosa! » ridacchiò, nuovamente, la piccola Midda, divertita dalla reazione sconvolta della propria gemella alle sue stesse parole « A me, invece, piace più essere qui. E se non fosse per il fatto che la nonna e Stella sono in pericolo, mi augurerei di ripetere più spesso esperienze come questa… »
« Oh… ma non contare su di me la prossima volta, se è questo che vuoi! » la minacciò, ora, con tono serio, convinta della propria scelta in aperta opposizione alla posizione altresì propria della sorella « Se vogliamo andare a combattere sulla collinetta, io ci sono. Se vogliamo andare a nuotare in mare, io ci sono. Ma qui dentro non ci torno più… no, no, no. Mai più. » sentenziò con decisione.

Positiva reazione di tale dialogo, quasi prossimo a degenerare in una lite pur considerando i toni scherzosi e leggeri adottati da entrambe, ebbe comunque a doversi considerare la maggiore leggerezza d'animo con la quale le due pargolette, per l'intero tratto caratterizzato da quello scambio di opinioni, riuscirono ad affrontare il cammino scelto qual proprio, inoltrandosi a sufficienza nelle tenebre proprie di quel percorso da riuscire a cogliere, ancora in lontananza e pur chiaramente distinguibile nella propria presenza, un leggero bagliore innanzi a loro. Luce che, non appena venne colta da parte dell'attenta Midda, la sola che, in effetti, stava mantenendo aperti i propri occhi in quel mentre, non mancò di suscitare in lei una reazione entusiastica, associando immediatamente e spontaneamente, per quanto forse impropriamente, a quella flebile presenza l'idea propria di una vittoria, di un ora chiaro traguardo da raggiungere per il compimento di quella loro missione.

« Guarda, Nissa! » esclamò, richiamando l'attenzione della gemella e levando istintivamente, se pur inutilmente in conseguenza delle tenebre ancora imperanti attorno a loro, la destra innanzi a sé, a indicare quel punto lontano « Nissa, guarda là davanti! C'è una luce! E' la che dobbiamo arrivare… ne sono sicura! »
« Dove? Dove?! » quasi annaspò l'altra, facendo capolino da dietro le spalle di lei per guardare in avanti, sforzandosi di combattere il timore per il buio e di ricercare quella che, allora, le parve simile a una stella lontana « Tu… credi davvero? » domandò, necessitando sinceramente di quella conferma, di quell'insistenza da parte della compagna, per farsi forza in grazia di quella speranza lì loro promessa.
« Ne sono sicura! » si ripeté l'altra, annuendo con vigore « La nonna e Stella devono essere tenute prigioniere là in fondo… »
« … ma, questo, significa anche che là in fondo ci sono i loro rapitori! » soggiunse la bambina, non palesando particolare eccitazione al pensiero di quanto avrebbero potuto lì trovare, iniziando forse, tardivamente, a rendersi conto di come, qual, appunto, bambina, forse non avrebbe potuto far molto in soccorso alla nonna se i loro avversari fossero stati diversi dai mostri immaginari con i quali, abitualmente, aveva a che fare al fianco della tanto amata Midda.
« Andiamo! » si ordinò l'altra, apparendo, al contrario, quasi indifferente a simile, e legittima, esitazione all'idea del confronto con una sfida probabilmente più grande di sé o di quanto le proprie forze le avrebbero potuto permettere di affrontare « Non possiamo rinunciare proprio ora. »

Rinnovando il coraggio già espresso qual proprio sino ad allora, la futura Figlia di Marr'Mahew riprese, pertanto, il proprio cammino, sempre aprendo la via alla sorella e sempre mantenendo la medesima a sé, stretta contro la propria schiena, qual presenza, dopotutto, per lei tutt'altro che d'ingombro o d'intralcio, per quanto, forse, sarebbe potuto sembrar diversamente.
Invero ancor bambina e ben distante dall'essere colei che poi sarebbe diventata, ove pur già caratterizzata da un certo piglio fuori dal comune, ella non avrebbe mai potuto negarsi quanto il semplice contatto con la sua tanto cara Nissa fosse per lei, allora, fondamentale per proseguire in passo dopo l'altro, traendo dal calore della presenza di lei la forza d'animo necessaria a sorreggere entrambe, e a farsi beffe di quanto, altrimenti, l'avrebbe probabilmente terrorizzata. Scherzi e beffe a parte, quindi, la piccola si sarebbe potuta dichiarare soltanto felice e sinceramente grata alla sorella per essere lì con lei, sacrificandosi oltremodo e, in ciò, dandole tuttavia la possibilità di affrontare tutto quello a testa alta, non diversamente da uno fra i tanti eroi protagonisti delle ballate che le incantavano ogni sera, scandite dalla voce del padre, della madre o, talvolta, di uno fra i loro nonni.

« Ci siamo quasi… » asserì in molteplici occasioni, nel corso di quell'ultimo tratto, a incoraggiare la sorella e a renderla partecipe di quel loro comune successo, ove, ben avvertiva, l'altra era tornata a sprofondare il proprio volto contro il suo collo, per celarsi dai mostri della propria stessa fantasia, lì celati nell'oscurità, in smisurate schiere « Ancora poco… »

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