11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 22 aprile 2011

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D
ifficile immagino sarà per voi, mio pur attento pubblico, apprezzare il significato proprio di una tal verità, di una simile rivelazione qual quella da me appena scandita, ove, nostro malgrado, siamo tutti nati e cresciuti in una realtà che non suole prediligere l’istruzione, la cultura, la formazione delle menti al di là della quantità di oro che, da tutto ciò, possa derivare. Se, infatti, apprendere il mestiere del fabbro o del maniscalco, del contadino o del pescatore, del mercante o del soldato, così come quello del mercenario o dell’assassino, del ladro o della prostituta, è solito offrire immediata occasione di soddisfazione economica per coloro che, in ciò, diventano edotti, apprendere l’arte della lettura, della scrittura o, persino, del far di conto non sembra abitualmente riservare un medesimo rapporto fra costi e benefici, fra l’impegno iniziale e il ricavo finale. Giorni, settimane, mesi, anni, infatti, sono quanto necessario per maturare confidenza con una singola lingua, con un solo alfabeto che, neppur, potrà valere in ogni terra, nel confronto con ogni popolo e cultura: un investimento estremamente caro per qualcuno che, sul piano pratico, sol attraverso ruoli a corte potrà eventualmente garantire, a soddisfazione di tanto impegno, di tanti sacrifici, un corrispettivo ritorno in denaro, incarichi che, comunque, per propria esplicita natura, da sempre sono limitati nella propria disponibilità al pubblico. Quanto, tuttavia, in un simile giudizio usualmente sfugge ai più, ha da considerarsi il contesto a lungo termine entro il quale una tale istruzione potrà veder riconosciuti giusti frutti, non tanto quanto occupazione a sé stante, quanto, piuttosto, quale incredibilmente utile supporto a qualsiasi altra attività professionale o, più in generale, di vita quotidiana.
Nonostante una sicuramente elevata e comprensibile difficoltà di quieta accettazione attorno a tal tema, probabilmente ancor più rispetto a qualsiasi più stravagante testimonianza, vi chiedo pertanto e comunque di fidarvi di me, vostro umile cantore, quando vi dico che, sebbene la piccola Midda Bontor di quattro anni da poco compiuti non avrebbe potuto palesare alcun entusiasmo all'idea delle lezioni della sua premurosa, e saggia, nonna materna, la Midda Bontor che tutti oggi potremmo conoscere e incontrare, in incredibilmente fortunate circostanze, non esiterebbe a dichiarare, ribadire e sottolineare quanto concretamente debitrice abbia ancora da ritenersi verso quella propria prima mentore per averle concesso l'occasione di divenire la donna che è, tutrice che, a dispetto di tutti i suoi pur molteplici tentativi di ribellione, non le concesse tregua sino al giorno in cui, volente o nolente, ella non dette riprova di saper leggere correttamente qualunque testo in lingua tranitha, saper scrivere altrettanto correttamente qualsiasi frase la sua fantasia potesse elaborare e, ancora, saper compiere calcoli di addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione con la stessa, quieta naturalezza con la quale era solita ricercare l'abbraccio delle per lei protettive acque del mare. E, ancora ed egualmente, vi chiedo di fidarvi di me, anche se in ciò sono certo non avrete remora alcuna, quando vi dico che per quella severa, e pur affettuosa, donna non fu assolutamente semplice riuscire nel proprio intento nel confronto con le due nipotine, ove, se anche Nissa si sarebbe dimostrata più accondiscendente verso di lei, rispettosa della sua importanza e del suo ruolo come matriarca, Midda, al contrario, impegnò tutte le proprie infantili energie a tentare di difendere la propria indipendenza e la propria libertà a ogni costo, con cipiglio, dopotutto, non dissimile da quello in lei a oggi immancabilmente presente.
Per ore, e ore, e ancora ore, potrei intrattenervi raccontandovi delle fantasiose e mirabolanti avventure e disavventure della piccola, e indubbiamente pestifera, Midda in costante lotta contro il dispotismo, qual tale da lei era ritenuto, della propria maestra, ma certo di quanto voi stiate aspettando di essere resi edotti su eventi decisamente più recenti, mi accontenterò di scegliere sol tre, brevi, aneddoti relativi a quegli anni della sua vita, per non privarvi, comunque, del piacere di sorridere di tutto ciò e, ancora, per non negarvi la possibilità di apprezzare quanto, sin da allora, non molto del carisma della futura Figlia di Marr'Mahew avrebbe dovuto essere ritenuto assente.

Il primo aneddoto riguarda un vivace dialogo che, in quella stessa, prima giornata di studi, coinvolse le due antagoniste, nonna e nipotina, a partire da una tutt'altro che stupida domanda allora formulata dalla stessa pargoletta, e riprova evidente di come, seppur ancora infantile e non formata dall'istruzione e dagli anni di esperienze e di avventure che, successivamente, avrebbe fatto propri, la mente della bambina non avrebbe potuto esser ritenuta, in alcun modo e per alcuna ragione, qual pigra…

« Perché dovremmo imparare a leggere? »
« Perché attraverso la lettura potrete aprire le vostre piccole e ancor fertili menti a nozioni che i più non conoscono e neppure immaginano, concetti che vi renderanno più forti e capaci di chiunque altro. » rispose la nonna, sinceramente lieta di ritrovare, nella propria combattiva erede, una tanto lampante dimostrazione di mai sgradito acume e più che legittima curiosità.
« Quindi, dovremmo rinunciare ad andare a dar battaglia ai mostri della collinetta e sprecare il nostro tempo con te per imparare qualcosa che ci servirà unicamente allo scopo di apprendere altre inutili cose poi? » questionò la piccola, aggrottando la fronte con poca convinzione a quell'idea.
« Non porrei la questione sotto questo punto di vista… ma sì, non è del tutto errato quanto dici. » annuì l'altra, piegando appena il capo di lato, nell'osservare con interesse la nipotina e nel cercare di comprendere ove ella volesse giungere « Vedila così: il saper leggere ha la stessa utilità del saper parlare. Se tu non sapessi parlare, come potresti esprimere questa tua disapprovazione ai miei propositi? »
« Oh… beh… in molti modi. » sorrise furbescamente la piccola, socchiudendo gli occhi con l'aria di chi, probabilmente, stava già riflettendo nel merito di almeno un paio di tiri mancini da giocare alla nonna per tal scopo « Potrei, magari,… »
« Non essere impudente. » la rimproverò la donna, levando la destra a richiederle di tacere « Riformulo la questione, in maniera tale da permetterti di evitare la punizione che tanto sembri bramare con il tuo comportamento, tesorino mio. » le concesse, con riprova di incredibile pazienza « Se tu non sapessi parlare, come potresti pianificare le tue battaglie insieme a tua sorella e ai vostri amichetti? Loro non riuscirebbero a comprendere cosa tu desideri indicargli. »
« Ma in quel caso, mi basterebbe trascinarli sin davanti a un mostro e, poi, fargli vedere come prenderlo e ammazzarlo! » esclamò con entusiasmo e tenacia la bambina, non arrendendosi davanti a un simile, ipotetico ostacolo « Non serve saper parlare per combattere un nemico, »
« Tu dici?! » commentò la nonna, incrociando le braccia sotto al petto, a studiare con sincero interesse la questione nella volontà di individuare qualcosa di più di un "perché te lo dico io" qual ragione in favore dello studio, ben sapendo come, in caso contrario, non solo improponibile, ma addirittura impossibile, sarebbe stato conquistare l'interesse della monella « Peccato che, secondo me, tu sia più brava a parlare che a combattere… tanto per restare in tema. » decise di sfidarla, sorridendo sorniona.
« Nonna! » gridò indispettita, saltando in piedi imbronciata a quelle parole « Io e Nissa abbiamo sconfitto così tanti mostri che tu non puoi neppure immaginare: le nostre imprese sono già divenute leggenda, venendo cantate in tutta l'isola! » affermò con presunzione, intendendo, in effetti e addirittura, un concetto ancor più vasto di quello così espresso, ove, a quell'età, per lei il mondo intero avrebbe dovuto essere considerato racchiuso entro i limiti propri della loro quieta Licsia.
« Prova a dimostrare quanto io stia sbagliando… » replicò l'altra, chinandosi verso il suolo, piegando le ginocchia per porsi all'altezza della nipotina, e, nel contempo, alzando, poi, la propria mancina con il palmo rivolto in avanti « Ti sfido a colpire la mia mano con un pugno nel mentre in cui io cercherò di impedirtelo semplicemente parlando: se, come dici tu, "non serve saper parlare per combattere un nemico", non non dovrebbe essere difficile per te riuscirci… non credi? »

Titubante restò Midda davanti a quell'invito, non sottovalutando la figura della nonna e, in ciò, temendo che vi potesse essere qualche trucco volto a ingannarla. Tuttavia, quella mano sollevata, a sì breve distanza da sé e dal proprio piccolo pugno, non sembrava celare particolari possibilità di scherzi a proprio discapito e, per questo, ella decise di porsi in giuoco a difesa delle proprie convinzioni, ovviamente premunendosi, prima ancora di agire in suo contrasto, da possibili, negative ripercussioni a posteriori.

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