11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 21 aprile 2011

1191


« B
ambine… bambine venite qui! » le richiamò un giorno la donna, raggiungendole sulla spiaggia ove, insieme, stavano organizzando nuove e rocambolesche missioni in compagnia di un paio di propri compagni di giochi, di pochi mesi più giovani rispetto a loro e, proprio malgrado, per questa ragione completamente sottomessi ai talvolta dispotici voleri delle due sorelle.
« La nonna ci chiama… » esclamò Nissa, distraendosi dall'accurata pianificazione strategica in cui, sino a quel momento, si era impegnata accanto alla gemella.
« … e lasciala chiamare. » replicò Midda, piegando appena il capo e osservando, di sbieco, la propria abituale compagna di malefatte, in quieto rimprovero per quel momento di interruzione nel mentre in cui, con serietà, stava illustrando la necessità di espugnare una certa collinetta a sud-est del villaggio, là dove, certamente, a suo dire, erano nascosti tremendi mostri mangiatori di lucertole « Non abbiamo tempo, ora, da dedicarle, o i nostri nemici avranno tempo per organizzarsi per l'assedio e ci batteranno! »
« Midda!… Nissa!... » insistette, fermandosi a una trentina di piedi dalla loro posizione, incrociando le braccia sotto al petto e rivolgendo, in direzione delle due bambine, uno sguardo sufficientemente esplicativo di come non avrebbe gradito ribadire per una terza volta il proprio invito « Giocherete questo pomeriggio… ora abbiamo questioni più importanti alle quali pensare. »
« Non c'è nulla di più importante della sconfitta dei mostri della collinetta! » protestò, con incredibile convinzione, la piccola Midda, cercando di dimostrarsi paziente nel sopportare quell'irritante e prepotente disturbo « Non stiamo giocando: stiamo combattendo per la salvezza di tutte le lucertole della nostra isola. » tentò di argomentare, con un profondo sospiro.
« Nissa? Sei anche tu dell'opinione di tua sorella o preferisci evitare di farmi arrabbiare?! » richiese la donna, volgendo la propria attenzione alla gemella, sperando, da parte sua, una maggiore collaborazione, ove già il suo sguardo lasciava trasparire una sincera incertezza nel porsi in contrasto a un nemico sì fiero quale, comunque, sarebbe stata la loro nonna materna.
« Io… » esitò la bimba, spostando alternativamente lo sguardo fra le due alternative a lei offerte, indecisa fra l'ubbidienza ai minacciosi ordini appena ricevuti e, altresì, la fedeltà alla propria eterna complice e confidente.
« … non cedere, sorellina… » sussurrò a denti stretti l'altra, incitandola sottovoce a non abbandonarla, a non tradirla come, pur, avrebbe dovuto compiere nelle intenzioni della nonna.
« Io resto con Midda. E' mia sorella e io non l'abbandono. » dichiarò Nissa, alfine, prendendo coraggiosamente posizione accanto alla gemella, incrociando le proprie piccole braccia al petto quasi a imitazione, contraria e opposta, della postura assunta dalla stessa donna giunta innanzi a loro.
« Bene! » annuì la nonna, sorridendo con una strana luce nello sguardo « Apprezzo lo spirito di squadra… ma disapprovo totalmente ogni altra vostra decisione in mia opposizione. Volete il gioco duro? E lo avrete. » sorrise, avanzando verso di loro con passo convinto, decisa a sollevarle entrambe di peso per condurle con sé, volenti o nolenti.
« Oh… oh… » deglutì la piccola Nissa, storcendo le labbra verso il basso a quella chiara apertura delle ostilità fra di loro, scontro al quale, francamente, avrebbe preferito evitare di giungere.
« Scappiamo! » comandò Midda, certa di poter sconfiggere qualsiasi mostro mangiatore di lucertole a mani nude se fosse stato necessario, ma altrettanto sicura di non poter ancora ottenere alcun successo in contrasto alla nonna materna.

Lesto fu lo scatto delle gemelle, nel mentre in cui le loro truppe restarono immobili a osservare, non poco intimoriti, l'evolversi della situazione: ma nel mentre in cui Midda, già pronta a eludere l'offensiva avversaria, non ebbe problemi ad allontanarsi dalla minaccia su di loro imposta, Nissa, colta alla sprovvista, vide i propri piedini perdere aderenza nel confronto con il terreno sabbioso sotto di sé, lasciandola, spiacevolmente, scivolare al suolo, con un rumoroso tonfo che, non solo le procurò un bel bernoccolo in centro alla fronte, qual ovviamente scoprì solo dopo qualche ora, ma, peggio, la vide vittima inerme delle grinfie della nonna, che immediatamente si chiusero attorno a lei, senza concederle pietà alcuna.

« Presa! » esultò la donna, sollevando la piccola di peso da terra, quasi fosse un sacco di patate e nulla più.
« Midda…! » gemette la povera preda di un sì crudele attentato, nonché di un infausto destino, sbracciando e scalciando vanamente fra le braccia della nonna, e già sentendo grosse e calde lacrime riempirle gli occhi non tanto per la botta subita, quanto per l'idea di essere tanto violentemente separata dalla propria sorella, solo in presenza della quale era abituata a sentirsi completa.

Nei pochi attimi propri di quell'intero sviluppo, la futura guerriera mercenaria non aveva certamente perduto tempo, confidando, purtroppo erroneamente, nella perfetta esecuzione, anche da parte della gemella, di quell'improvvisata, e pur necessaria, tattica evasiva, al fine di non dover perdere l'intera mattinata in qualche particolare e noiosa faccenda domestica nella quale, ella riteneva, la nonna volesse ingiustamente coinvolgerle, sottraendole a impegni ben più divertenti e, soprattutto, importanti.
Quando, tuttavia, Midda si rese conto di essere sola nella propria corsa verso la libertà, udendo il lamento di Nissa, non poté evitare di arrestarsi per guardarsi alle spalle, ora incerta su come poter gestire quella situazione, purtroppo a loro apparente svantaggio. Così come, pertanto, poc'anzi l'una si era ritrovata a essere divisa fra il rispetto delle regole e la fedeltà verso la propria compagna, amica e complice, allo stesso modo fu, in tal frangente, il turno dell'altra di valutare come agire, divisa fra la possibilità di dar retta al proprio egoismo, abbandonando la povera Nissa al proprio triste fato, oppure ritornare sui propri passi, pronta a condividerne la sorte, tanto nel bene quanto nel male. E così come, poc'anzi, l'una aveva accettato di correre gli inevitabili rischi derivanti dal mantenersi solidale con la gemella, allo stesso modo fu, in tal frangente, il turno dell'altra di non deludere le aspettative, di non rinnegare il legame di sangue esistente e, in tutto ciò, di non di dichiararsi pronta a subire accanto a lei qualsiasi possibile punizione a cui la nonna le avrebbe destinate per il loro, purtroppo fallito, tentativo di ribellione.

« … non ti lascio sola, Nissa! » dichiarò la piccola, con rassegnazione nella voce, muovendosi, ora, a ripercorrere i propri passi, se pur con meno entusiasmo rispetto a quello precedentemente proprio della fuga « Non ti lascerò mai sola… » ribadì, in quella che, tutt'altro che inedita, avrebbe dovuto essere riconosciuta una reciproca promessa fra loro da sempre vincolante, a non dividere, in maniera blasfema, quanto gli dei avevano chiaramente voluto legare in maniera sì chiara, evidente, trasparente qual quella propria del renderle sorelle, gemelle e assolutamente identiche fra loro.
« Ti voglio bene… » ammise, senza imbarazzo alcuno, l'altra, ora placandosi fra le braccia della nonna, non più mossa, in tal senso, dal terrore della separazione da Midda.
« Oh, Thyres… è possibile sapere da quale ramo della famiglia avete ereditato tanto senso del tragico?! » commentò la nonna, riprendendo voce e, in tal senso, tentando di minimizzare il dramma in corso, che, da uno sguardo esterno, avrebbe potuto essere interpretato sottintendendo chissà quali orrende torture riservate a discapito delle due bambine « Questo pomeriggio potrete tornare a giocare con i vostri amici… e dare la caccia a tutti i mostri che desiderate! » ribadì il concetto già accennato in origine ed, evidentemente, del tutto ignorato dalle proprie vittime « Ma, da oggi in avanti, le vostre mattine le trascorrerete con me a imparare qualcosa di molto importante… qualcosa per il quale, quando sarete più grandi, mi ringrazierete e mi ricorderete con nostalgia. »

E per quanto, in quel particolare frangente reso ancor più grave e spiacevole dalla sconfitta subita, le gemelle non poterono evitare di ritenere estremamente improbabile l'idea che la rinuncia a metà delle proprie giornate sino ad allora solamente dominate dai giochi, da quella mattina e per molto tempo a seguire, potesse essere ragione di gratitudine da parte loro in direzione della figura della nonna materna, in maniera ben diversa dovette essere effettivamente e successivamente rivalutata quella sua crudeltà nei loro riguardi, quando entrambe iniziarono a godere dei sempre troppo sottovalutati frutti derivanti dall'abilità di saper leggere, scrivere e far di calcolo.

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