11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 17 aprile 2011

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M
olte ballate, cronache, racconti, son soliti esordire con parole come "la nostra storia ha inizio…".
Io credo, umilmente s'intende, che l'uso di simili parole, pur abituale e consueto, abbia da considerarsi qual profondamente egoista ed egocentrico, tale da voler accampare diritti di sorta su una storia ben lontana dall'esser propria del narratore o del suo pubblico, nel riferirsi, piuttosto, a un protagonista esterno, a volte prima di allora persino sconosciuto e, sovente, già morto da troppo tempo per poter esporre lamentela in tal senso. Un'eccessiva libertà, quella celata dietro all'abuso del termine "nostra", che, comunque, potrebbe persino essere giustificabile, e giustificata, nel riflettere su quanto poco, abitualmente, la narrazione in questione si dimostri avere a che fare, poi, con la realtà dei fatti. Tuttavia, gli eventi di cui vi desidero, ora, porre a conoscenza non hanno da considerarsi riferiti a una protagonista sconosciuta né, tanto meno, già morta. E, ancor meno, come già a lungo appena premesso, ha da ritenersi mio desiderio quello di tradire la verità storica in favore di toni da leggenda. Ragioni in grazia alle quali, spero, comprenderete perfettamente perché non mi omogeneizzerò, a mia volta, all'interno della pur folta schiera di miei pari, nell'esordire secondo il rito pur consueto.
Non "la nostra storia ha inizio…", pertanto, ma…

La storia di Midda Bontor, oggi nota con l'appellativo di Figlia di Marr'Mahew, conosciuta in tutta l'estremità sud-occidentale del continente di Qahr, con particolare riferimento ai regni di Kofreya, Gorthia e Y'Shalf, oltre, ovviamente e necessariamente, alla sua natia Tranith, e ritenuta, a ragion veduta, una delle più grandi, se non la più grande in senso assoluto, donna guerriero, mercenaria e avventuriera della nostra epoca, ha inizio circa trentacinque anni fa... anno più, anno meno.
In futuro, probabilmente, quando il Mito prenderà completamente il posto della Storia, particolari quali la sua effettiva data di nascita potranno apparire irrilevanti o, ancor peggio, potranno essere completamente stravolti e mistificati allo scopo di creare, secondo libero arbitrio dell'autore di turno, una qualche correlazione fra simile evento e qualche altro accadimento, qual una particolare guerra, una tremenda inondazione, un dirompente terremoto, un'incontenibile tempesta o quant'altro. Oggi, fortunatamente, siamo ancora in grado di discernere il vero dal falso, l'assurdo dal concreto e, in ciò, vi posso assicurare che, pur non conoscendo di preciso il giorno o l'anno, Midda nacque nel mese di Payapr, a metà della stagione primaverile. E tale nascita non coincise con alcuno straordinario evento a lei esterno, tale da poterne lasciare intuire una qualche divina predilezione, da lasciarla individuare quale prescelta.
In una piccola, tranquilla, sperduta isola come tante altre nei mari meridionali, nell'estremità propria di quello che viene riconosciuto qual territorio di tranitha sovranità, ella venne al mondo senza che i cieli si tingessero di rosso, le acque dei mari ribollissero tumultuose o la terra si squarciasse con impeto prima sconosciuto. Un parto sereno, in un giorno sereno, in una terra serena, all'interno di una famigliola serena, che in quelle medesime ore si ritrovò a essere duplicemente benedetta dagli dei tutti per la nascita non di una, ma addirittura di due splendide bambine, fra loro assolutamente identiche, quasi avessero da essere riconosciute quali due metà di una medesima anima, spezzata e inglobata in due corpi distinti, e pur necessariamente irriconoscibili fra loro. In ciò, impossibile fu, persino per i loro stessi genitori, ricordare con precisione chi nacque per prima, se Midda o Nissa: ma nulla, in tal contesto, sarebbe potuto sostanzialmente importare ad alcuno, ove tanto all'una, quanto all'altra sarebbe sempre stato riconosciuto lo stesso amore, lo stesso assoluto e indiscusso affetto tanto dal padre, Nivre Bontor, quanto dalla madre, sua moglie Mera. E sì quieto, invero, occorse l'accadimento del parto delle due sorelle gemelle, che neppure il loro stesso padre, Nivre, ne poté essere nervoso spettatore.
Pescatore figlio di pescatori, l'uomo, all'epoca ventenne, aveva lasciato l'abitazione costruita con tanto impegno, e tanto sforzo, insieme alla sua giovane moglie, per potersi dedicare, come ogni giorno, o, meglio, come ogni notte, alla disposizione, in mare, delle reti nelle quali, lui, suo padre e i suoi fratelli, con lui, speravano di poter assicurarsi un fruttuoso raccolto, che, nella mattina immediatamente seguente, sarebbe stato di buon'ora venduto in città. E nulla, nel giorno antecedente alla nascita di Midda e Nissa, avrebbe potuto porre in agitazione Nivre o Mera, sua amata sposa. La gravidanza, sino ad allora, aveva avuto modo di incedere con meravigliosa tranquillità, tale da permettere alla futura madre di non rischiare di essere di peso per alcuno nel mentre in cui, contemporaneamente, nessun rischio ella aveva egualmente imposto al proprio erede, ritenuto, negli ultimi mesi, ormai per certo qual maschio, e maschio grande, forte e virile, nella fiera prepotenza della forma assunta dal ventre materno.
Provate, pertanto, a immaginarvi quale stupore, quale sconvolgente sbalordimento, poté essere proprio per il neo padre, e la sua famiglia, neo zii e nonno, con lui, ritrovare una folta schiera di donne ad attenderli sul porticciolo quella mattina, lì dimostranti incontenibile agitazione a livelli tali da non permettere, effettivamente, di poter intuire in quale misura avesse da considerarsi frutto di una buona o, altresì, di una cattiva novella.

« Nivre! Nivre! » lo iniziarono a richiamare le mogli e le promesse spose dei suoi fratelli, agitando le braccia quand'ancora un intero miglio lo separava dal raggiungere il molo sul quale si erano affollate.

Così, sebbene alcuna ragione d'agitazione avrebbe per lui potuto essere propria sino a poche ore prima, sino al momento in cui, con un bacio, aveva salutato la moglie dirigendosi, poi, di corsa verso la barca sulla quale suo padre e i suoi fratelli lo stavano attendendo, il buon Nivre non poté evitare di lasciarsi cogliere dall'agitazione per tanta veemenza nelle proprie parenti, subito temendo che, in propria assenza, potesse essersi consumato un dramma o, peggio, una tragedia della quale egli avrebbe dovuto lì ritenersi ignara vittima. Motivo per il quale, egli non attese che l'imbarcazione compisse le ultime manovre utili a garantire un corretto rientro in porto ma, rivestito qual era solo di un corto paio di brache, di catapultò in acqua, iniziando a nuotare con foga, con impeto, in direzione del molo, con un solo pensiero a colmargli il cuore.

« Oh, Thyres… dolce dea dei mari, protettrice di tutti i tuoi figli. » sussurrò, urlò, o forse solo pensò, nell'avvicinarsi con grandi bracciate alla terraferma e alle donne lì radunatesi in sua attesa « Ti prego: se possibile, prendi ora la mia vita qual volontario sacrificio nella gloria del tuo nome. Ma risparmia qualsiasi pena a mia moglie e a mio figlio. Concedi loro salva la vita, e potrai fare di me quanto tu desideri… »

Ma Thyres, gli non poteva saperlo, non aveva predisposto alcun dramma, alcuna tragedia per l'immediato proseguo della vita sua, di sua moglie o, tanto meno, delle sue due splendide e sane figlie, qual, in maniera assolutamente imprevista e imprevedibile, scoprì di avere, non appena la sua mano destra raggiunse contatto con la pietra bagnata e viscosa del molo.

« Nivre! Nivre! » ripeterò le donne, in un coro di voci fra loro tanto sovrapposto e disordinato da apparir quasi indecifrabile « Tua moglie… tua moglie ha partorito! »
Sconvolto per l'ormai quasi insperata gioia, ogni isteria, ogni patimento di cui già il suo cuore era allora pieno, svanirono di colpo, lasciando spazio solo all'ebbrezza di quel meraviglioso annuncio: « Mera… Mera sta bene? E il piccolo… sta bene anche lui?! »
« Mera riposa tranquilla nel suo letto, bella come mai prima d'oggi… » confermò, verso di lui, quel quasi disturbante coacervo di parole, di toni, che, tuttavia, non sarebbe potuto apparire più gradevole e estasiante alle orecchie dell'uomo, scopertosi padre, come in quel momento « … e fra le sue braccia riposano, altrettanto tranquille e stupende, anche le tue due figlie! »
« … due… figlie?! » ripeté egli, sgranando i propri occhi azzurri come il terso cielo sopra tutti loro, prima di perdere la già incerta presa sul molo e scivolare all'indietro, ricadendo con un goffo tuffo in mare, nel mentre in cui, dal profondo della sua gola, una sincera e cristallina risata carica di incontenibile felicità proruppe incontrollata.

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