11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 29 maggio 2011

1229


P
er un capitolo chiuso, un altro, ovviamente, ebbe allora inizio, sebbene in tempi e modi, probabilmente, molto diversi da quelli che già chiunque fra voi potrebbe ora attendersi. Ove, infatti, se questa fosse una leggenda, un'epica ballata come altre, più frutto di fantasia che cronaca di realtà, Midda e Salge avrebbero potuto incominciare quella nuova vita da loro similmente ricercata in maniera immediata, subitanea, nonché estremamente semplice, quasi banale nella propria concretizzazione, un attimo prima abbandonando la Fei'Mish e un istante dopo già veleggiando assieme verso nuove e meravigliose avventure a bordo di una nuova imbarcazione, di un'ancor più possente e meravigliosa nave rispetto alla corvetta sulla quale erano stati cresciuti e formati in quegli ultimi anni, la Storia mi impone di sottolineare quanto, altresì, un altro biennio, mese più, mese meno, si interpose fra l'epoca della conclusione del loro rapporto con quella nave e quell'equipaggio, e il varo effettivo della piccola, e agile, Jol'Ange, la goletta sulla quale, per altri quattro anni, entrambi vissero il loro rapporto, la loro relazione, ricoprendo, così come già stabilito ancor bambini, l'uno il ruolo di capitano, e l'altra di suo secondo in comando.
Perché tanto tempo dovette trascorrere fra l'abbandono della Fei'Mish e l'esordio della Jol'Ange?
La risposta a questa domanda, che spero vi sta incuriosendo e imponendo necessario dubbio, dal momento in cui, altrimenti, dovrei temere di avervi ormai irrimediabilmente annoiati al punto tale da farvi perdere qualsiasi interesse per il significato di tanti significanti con i quali vi sto tentando di intrattenere, nasce, né più, né meno, dalla necessità temporale allora richiesta al buon Salge per riuscire a trasformare uno scheletro informe, eroso dal tempo e dalle intemperie, qual fu quello che si accaparrò insieme a Midda una volta raggiunta la terraferma, nella splendida nave che con il proprio lavoro quotidiano, con il proprio serio impegno, egli alfine ottenne, restituendo una speranza di futuro a quanto di più lontano da tal concetto, da simile ipotesi, avrebbe potuto essere giudicato. Due anni nel corso dei quali, pertanto, egli sì costrinse a lavorare alacremente, senza concedersi occasione di tregua alcuna, per tradurre il comune sogno suo e della sua amata in realtà, e, in tutto ciò, offrendo qual sacrificio a tutti gli dei del mare non solo il sudore della propria fronte, ma anche il sangue delle proprie mani, a invocar da tutti loro una concreta benedizione per il ruolo di capitano che, al termine di tanto impegno, sarebbe stato suo di diritto.
Perché, tuttavia, tanta fatica, tanto sforzo, venne compiuto unicamente dall'uomo e non dalla sua compagna, nonché protagonista di questa lunga narrazione? Ella, forse, si mantenne in quieta disparte nel mentre in cui il proprio amato sacrificò tutto se stesso in tal direzione e per il bene di entrambi?
Assolutamente no. E voglio illudermi che alcuno di voi possa aver supposto una simile oscenità, ove, altresì, nulla a ora avreste compreso in merito all'animo, al cuore e alla mente di Midda Bontor, Figlia di Marr'Mahew. Perché se, ironicamente, si potrebbe anche supporre che ella, più naturalmente predisposta alla distruzione che all'edificazione, alla morte che alla vita, si fosse allora tenuta a distanza di sicurezza da lavori nei quali non avrebbe potuto industriarsi in alcun modo utile, in verità la giovane, giorno dopo giorno, mese dopo mese, sempre più matura, sempre più fisicamente prossima alla donna che tutti conosciamo, non si astenne dal partecipare ai lavori sulla goletta per semplice diletto, quanto, piuttosto, al fine di poter permettere agli stessi di essere effettuati, di poter garantire al proprio compagno di lavorare attorno al loro comune sogno senza preoccuparsi, nel contempo, di tutto quanto pur necessario alla sopravvivenza di entrambi, oltre che al sovvenzionamento di tale opera. Fu così, pertanto, che colei che tutti, oggi, conosciamo qual mercenaria, e attorno alla fama della quale, probabilmente, non ci è mancato di udire numerose storie anche nel merito del proprio particolare rapporto con i propri mecenati, tale da riuscire a farsi sempre ottimamente pagare ogni proprio incarico, all'epoca dovette impegnarsi in ogni genere di attività, di mestiere, utile a garantire a sé e a Salge di poter avere di che mangiare ogni giorno, di che vestirsi in ogni periodo dell'anno, nonché, e soprattutto, di che impiegare al fine di restaurare, o, in effetti, ricostruire, la loro Jol'Ange.
Pescatrice e cameriera, guardia e garzone, scrivana e commessa, taglialegna e minatrice: queste furono solo alcune fra le numerose professioni nelle quali ella si barcamenò in quei mesi, mestieri nei quali non ebbe mai occasione di eccellere, di far carriera, anche e soprattutto in conseguenza di un concreto disinteresse in tal senso, e che pur le furono necessari per non far mai mancare quel necessario e costante introito di denaro necessario per le loro esigenze. Attività che, inoltre e necessariamente, non poterono che contribuire, in maniera sicuramente rilevante, a un'ulteriore maturazione della giovane Midda, imponendole esperienze formative delle quali sempre fece tesoro. E se per due anni, pertanto, Salge Tresand si formò, con il proprio lavoro, con il proprio impegno, con la propria dedizione, sangue e sudore, a divenire il capitano che desiderava essere, e che indubbiamente meritò di essere; per due anni, contemporaneamente e parimenti, Midda Bontor si formò, con il proprio lavoro, con il proprio impegno, con la propria dedizione, sangue e sudore, a divenire… qualcosa di più, nell'accrescere non solo le proprie capacità ma, anche, la propria conoscenza del mondo, della vita, e di tutte quelle regole, scritte e soprattutto non, utili a permetterle di poter giungere a essere, con il tempo, la leggenda vivente che oggi tutti noi conosciamo.

Restituito alla Jol'Ange il proprio giovanile splendore, e con esso la capacità di solcare le onde e sospingersi a violare temerariamente, e pur mai irrispettosamente, le infinite frontiere dei mari, Salge e Midda poterono, alfine e finalmente, riprendere così quello stile di vita dal quale si erano in tal modo dovuto allontanare per un intero biennio, ritrovando la quotidianità apparentemente perduta, quasi dimentica, ormai più prossimi a esser uomo e donna che i bambini o i ragazzi di un tempo, gli stessi che pur si erano reciprocamente impegnati a trasformare in realtà quel forse infantile sogno.
Ovviamente non soli essi si impegnarono in quella nuova avventura là dove, per quanto più compatta, snella e agile rispetto alla Fei'Mish, la loro goletta non sarebbe potuta essere mantenuta in semplice grazia della loro minimale presenza. Accanto a loro, naturalmente e immancabilmente, venne costituito un nuovo equipaggio, una famiglia non poi sì dissimile da quella con la quale avevano vissuto sulla corvetta e che, tuttavia, in quella nuova realtà, in quell'evoluzione da loro stessi voluta e ricercata, a loro, e soprattutto a Salge… al capitan Salge Tresand per la precisione, offrirono quello sguardo carico di fiducia e di affidamento che loro stessi erano stati sempre soliti riservare in passato a buon Mas Fergi: fiducia e affidamento delle quali, con fiero senso di responsabilità, l'uomo accettò l'onore e l'onere, donandosi al proprio equipaggio, a quegli uomini e a quelle donne lì selezionati quale propria nuova famiglia, con tutto se stesso, in misura appena inferiore a quella ancora esclusivamente riservata alla propria amata.
Solo in tal modo, dopotutto, il legame emotivo e spirituale necessario a permettere a una qualunque nave e al proprio equipaggio di affrontare le insidie del mare, sarebbe potuto essere stabilito, raggiunto e mantenuto nel tempo, consapevolezza della quale Midda non si negò mai coscienza, non concedendosi possibilità di valutare il proprio rapporto con il proprio primo, e allora ancor unico, amore qual svalutato in conseguenza del tempo, degli anni o, fosse anche solo, della loro irrefrenabile crescita fisica e psicologica. Al contrario, ella non poté che amare ancor più il proprio compagno, coinvolta con lui non solo quale donna, ma anche qual marinaia, qual componente di quello stesso equipaggio, lasciandosi affascinare e rapire dal carisma che egli riuscì a dimostrare qual proprio, una forza, un'energia interiore di cui, forse e probabilmente, avrebbe dovuto cogliere un chiaro segno quand'ancora bambini, quando semplici amici, nelle innumerevoli sere in cui egli, primo e solo fra tutti, era sempre presente per consolarla, sostenerla e incitarla a proseguire oltre, e di fronte alla quale pur, per una volta in mancanza al proprio stesso nome, ella non si negò una piacevole sorpresa, quasi l'uomo Salge fosse per lei un compagno totalmente nuovo rispetto al bambino Salge o al ragazzo Salge, ai quali pur si era affezionata, prima, e innamorata, poi.
Lieta e meravigliosa, straordinaria e appagante, non poté che dimostrarsi per lei, nel corso degli anni, quella nuova esperienza di vita, in quella incredibile alchimia, fisica e psicologica, emotiva e spirituale, derivante dalla commistione del proprio rapporto d'amore con Salge Tresand e dell'apparentemente inesauribile possibilità di avventure che la Jol'Ange le permise di vivere in ogni angolo dei mari del sud, spingendosi indomitamente da occidente a oriente più e più volte, per nulla di più del semplice piacere derivante da quel viaggio, da quell'esistenza in lode a Tarth, Thyres e qualsiasi altro dio o dea dei mari.

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