11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 24 maggio 2011

1224


C
onsiglio retorico, forse persino sgradevole e sgradito, può esser quello di cui, ora, sento necessità di farmi carico: con tutte le persone a voi care, siano essi parenti o amici, madri, padri, nonni, fratelli o sorelle, mogli o marito, figli, non sprecate mai l'occasione di scandire una sincera dichiarazione d'affetto quando ne sentite il bisogno, indipendentemente dal contesto, dal momento, in cui tal necessità v'assale. Perché, se oggi ignorerete simile occasione, domani potreste non goderne ulteriormente e, in ciò, pentirvene per il resto della vostra esistenza, maledicendovi per quanto avreste potuto dire e non avete, allora, detto. In ciò, non voglio concedervi false speranze, a ben poco potranno esser utili parole di conforto da coloro che ancora vi saranno vicini, testimonianze atte a definire quanto, comunque, il caro estinto fosse a conoscenza di tal realtà: in voi, nel vostro dolore e nella vostra pena, sempre resterà il dubbio di quelle semplici dichiarazioni che avreste potuto render proprie qual ultimo, e inatteso, saluto, così come, allora, fu per la nostra protagonista.
Sconvolta, straziata, Midda restò immobile per pochi istanti, o forse per intere eternità, lì inginocchiata a terra, o forse lì sdraiata, prima di esser raggiunta dal delicato e premuroso tocco di Salge, inizialmente da lei neppur riconosciuto, se non anche addirittura ignorato. Troppi dubbi, troppo dolore e, ancor più, troppo senso di colpa fu quello che la investì con la forza di un fiume in piena, non concedendole neppur la possibilità di avvertire la propria stessa pena, sì frastornante, sì acuta e assordante, da risultare, alfine, quasi prossima a un sordo rumore nelle sue orecchie. Egoista ed egocentrica, ne era consapevole, ella era stata nel lasciare in tal modo la casa della propria infanzia, il focolare domestico che con tanta premura e protezione le aveva da sempre offerto un rifugio sicuro: tuttavia, e malgrado le quanto mai spiacevoli e inappropriate parole da lei pronunciate, la bambina, prima, e la fanciulla, poi, non avrebbe mai e poi potuto negare il valore del ruolo dei propri genitori, così come di qualunque altro familiare, nella propria esistenza, nella propria quotidianità, né, parimenti, avrebbe potuto disconoscerne l'importanza, così come, in effetti, ella non aveva compiuto. Facendo semplicemente proprio un errore sin troppo comune, Midda, senza concreta malizia, senza cattiveria alcuna, si era sol permessa di dar per ovvio, naturale, scontato quanto da sempre l'aveva circondata, quanto da sempre era stato parte della sua vita, non concependo la possibilità che tutto ciò, dall'oggi al domani, le sarebbe potuto essere tanto violentemente, e irrimediabilmente, sottratto.
Sua madre… la sua cara mamma… l'aveva perduta. Perduta per sempre. E tutto ciò che di lei le sarebbe rimasto, come purtroppo sol rimane a chiunque, sarebbe stato il suo ricordo, la sua memoria, infantili immagini impresse nella sua mente che avrebbe dovuto proteggere qual il tesoro più prezioso.

« Midda… Midda… ti prego. Dimmi qualcosa… » sussurrò Salge, abbracciandola dolcemente e delicatamente scuotendola, spaventato dalla reazione di lei, tanto forte, sì repentina, da fargli temere che ella stessa sarebbe potuta morire lì, in quel momento, fra le sue braccia.
« Quanta, inutile, tragedia. » commentò Nissa, a margine di quella scena, scuotendo il capo ancor con disprezzo a discapito della sorella o, forse, di colei che neppur riusciva più a considerare tale, come aveva precedentemente lasciato intendere nelle proprie parole « Come hai giustamente sottolineato, in fondo, in quest'isola non vi era nulla per cui valesse la pena di restare… » la derise, con malcelato dolore nella propria voce, ferita quanto e forse più di lei da tutto quello che era accaduto, per effetto, accanto al lutto, del sentimento di tradimento riservatole da chi di più al mondo aveva sempre amato e ammirato.
« Nulla per cui valesse la pena di restare… » ripeté, incalzando in quel doloroso, straziante concetto, storcendo le labbra verso il basso « … stupida… piccola… cagna arrogante. » la insultò, con spregio sempre più appassionato, veleno marcito in lei per troppo mesi, anni ormai, e che ora, alfine, stava trovando possibilità di sfogo « Mi disgusta l'idea di condividere il mio volto con te. Di osservarti e ritrovare, ancora, qualcosa in comune fra noi… »

Rabbia non immeritata, quella di cui Nissa si fece testimone, che, tuttavia, non riuscì a essere quietamente ignorata da parte di Midda, non riuscì a essere silenziosamente accolta e sopportata da parte sua, quale quell'atto dovuto che, forse, la sorella riteneva avrebbe dovuto essere.
Carica di dolore e, a sua volta, d'ira, furore non tanto a discapito di Nissa quanto più di se stessa e del proprio purtroppo ormai irrevocabile errore, qual solo, in quel momento, non avrebbe potuto che giudicare la propria fuga da casa, Midda non riuscì a restare sorta, e passiva, a tanta violenza nei propri riguardi, reagendo in maniera cieca in contrasto a colei che, in quel frangente, in quel momento di pena personale, si stava dimostrando a lei nemica, a lei antagonista, con una crudeltà, un sadismo addirittura, del quale mai avrebbe potuto concepire l'esistenza. E, così, ella reagì a propria difesa, forse senza neppur reale coscienza delle proprie azioni, scattando nuovamente in piedi e, con l'agilità felina maturata in quegli anni, proiettandosi in contrasto alla propria avversaria, sospinta in tal direzione da una sola, e subito espressa, volontà…

« Stai zitta! »

Fu allora che, quanto mai accaduto quand'ancora bambine, coinvolse le due fanciulle, sorelle e gemelle, vedendole rotolarsi a terra una sull'altra, entrambe bramose di prevalere sull'antagonista non tuttavia per semplice capriccio, non per banale giuoco, quanto, piuttosto, per una pericolosa necessità di soddisfazione personale, di appagamento in risposta al dolore allora provato. E se anche, nella propria ancor non completa formazione alla lotta, Midda avrebbe dovuto prevalere, e prevalse, con ampio scarto sulla sorella, Nissa non le si offrì qual inerme vittima, reagendo, al contrario, con tenacia e furore a ogni colpo subito, nel dimostrare, in ciò, una forza d'animo, un'energia intima non inferiore a quella della propria antagonista se non, addirittura, superiore a lei, nel combattere senza accarezzare alcuna idea di resa una battaglia che pur avrebbe dovuto riconoscere qual impossibile da vincere. Quanto permise, in tale situazione, a Nissa di sopravvivere ai colpi della sorella, per fortuna di entrambe, perché malgrado ciò che avvenne negli anni a venire impossibile sarebbe stato considerare quell'omicidio qual positivo, non fu, tuttavia, una qualche, e invero assente, preparazione fisica, quanto, piuttosto, la furia stessa che dominò la mente e il corpo della stessa Midda nel mentre di quell'offensiva, di quel combattimento, di quella disputa, tale da farle contravvenire a tutti gli insegnamenti già offertile dal proprio maestro d'arme e da farla agire, in verità, non diversamente da una bambina arrabbiata ancor prima che qual la spietata combattente che avrebbe potuto essere e che già, in altre occasioni, aveva iniziato a offrir riprova di saper essere.
I pugni, gli schiaffi, i graffi, addirittura i morsi che le due sorelle si scambiarono, rotolandosi sulla nuda terra e cercando di strapparsi i capelli e la pelle reciprocamente di dosso, con principale pena soprattutto per i loro indumenti, le fecero apparir, alfine, più simili a due animali in contesa fra loro ancor prima che due esseri umani, imponendo, in maniera naturale e spontanea, a tutti i presenti di mantenersi a distanza di sicurezza, onde evitare di poter essere sciaguratamente coinvolti in quella turbinio di colpi. Persino Salge, che già, in diverse occasioni, non aveva mancato di gettarsi senza esitazione alcuna nella mischia accanto alla propria compagna di viaggio, quand'ella, con un mai negato compiacimento personale, ricercava possibilità di rissa nelle osterie dei porti, allora si mantenne lontano, osservando, quasi inerme, quella lotta che ai suoi occhi non avrebbe potuto che risultare a dir poco paradossale nel ritrovare, qual antagoniste, due figure pressoché identiche, e sempre più apparentemente tali in conseguenza di quella stessa lotta.
Solo quand'ormai praticamente più nude che vestite, ed entrambe ricoperte più di ematomi e di escoriazioni e graffi ancor prima che di efelidi, una scelta, compiuta da Nissa, in quel momento posta di peso sopra il corpo della sorella, sembrò voler mutare in maniera radicale le sorti di quella competizione altrimenti priva di vinti e vincitori, vedendola allungare la propria destra ad afferrare un sasso presente entro i limiti del suo campo visivo e, sollevandolo con forza, prepararsi a precipitarlo sul volto della propria avversaria…

« Non ti permetterò di possedere ancora il mio viso… non te lo permetterò! » ringhiò furibonda, nel mentre di quella rapida discesa, chiaramente decisa a utilizzare quell'arma improvvisata in contrasto al volto della sorella, già dichiarato, da parte sua, come un'offesa personale.

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