11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 20 gennaio 2018

2432


Se Midda Namile Bontor non avesse trascorso tre quarti della sua intera esistenza, sin da quando poco più che bambina ancor neppur definibile qual fanciulla, a combattere, e a combattere qualunque genere di battaglia le fosse offerta, contro uomini e stregoni, contro mostri e dei, sicuramente quell’attacco, quel movimento sì rapido e altrettanto straordinariamente preciso non avrebbe mancato di raggiungerla, di ferirla e, forse e persino, di condannarla a morte, sancendo la conclusione di quello scontro tragicamente breve. Laddove, tuttavia, i suoi forse altisonanti titoli, qual Figlia della dea della guerra Marr’Mahew, o Ucciditrice di Dei, non avrebbero avuto a doversi fraintendere qual espressione di mero vanto, quanto, e piuttosto, testimonianza concreta dei suoi straordinari successi, delle sue incredibili imprese, anche posta a confronto con tanta straordinaria velocità di esecuzione e precisione di movimento, ella ebbe a permettersi possibilità di sopravvivere e di sopravvivere, nel dettaglio, attraverso uno non di meno straordinariamente rapido movimento discendente, verso il suolo, che la esclude dalla traiettoria di quella lama e che le permise, allora, di tentare di condurre un contrattacco, una degna risposta, in un’ampia spazzata, un movimento rotatorio imposto a tutto il proprio corpo per spingere le proprie gambe a colpire quelle di lei e, in ciò, a privarla del proprio equilibrio, precipitandola al suolo.
Ma, se pur, l’evasione alla propria prospettiva di morte, allora, ebbe piacevole successo, non identico risultato ebbe a poter vantare nei riguardi della propria nuova offensiva, la quale si vide parimenti vanificata, nel proprio risultato, da un balzo, e un balzo estraneo a qualunque umana possibilità di movimento, tal da proiettare, sopra la propria testa, e sopra le teste di tutti, la sua controparte per quasi una dozzina di piedi rispetto al livello del suolo. Un salto sovrumano, quello in tal maniera compiuto, che non volle ovviare a riservarsi l’opportunità di trasformarsi in un nuovo, estemporaneo tentativo d’offesa a suo riguardo, trasformando l’ineluttabile ricaduta al suolo in una mossa volta a inchiodarla sotto di sé e, nel dettaglio, sotto il suo ginocchio destro, sospinto volontariamente verso il basso, a poterla, in tal maniera, schiacciare letteralmente a terra.
In ciò, quindi, ebbe a essere nuovamente il turno della donna dagli occhi color ghiaccio quello di ovviare agli effetti più negativi di quella nuova aggressione, di quella nuova mossa, sottraendosi a quell’offensiva nel rotolare rapidamente lateralmente e, in un sol movimento continuo, nel rialzarsi dal suolo, là dove, in tal condizione, sarebbe stata un bersaglio eccessivamente esposto. Per questa ragione, quando Lles ripiombò a terra, incrinando il manto stradale sotto il proprio ginocchio e lasciandogli assumere una aspetto simile a una ragnatela in conseguenza alle fratture impostegli nella violenza propria di quell’impatto, Midda ebbe a offrirsi nuovamente già in piedi, estraendo alfine la spada dal proprio fodero, nel ben valutare quanto, ormai, spiacevolmente stolido sarebbe stato per lei rifiutare quel conflitto, sottrarsi a quell’obbligato duello, non laddove l’altra non si sarebbe certamente fermata prima di aver preteso da lei un ineluttabile tributo di sangue e non laddove, per impedirle di raggiungere un simile traguardo, avrebbe avuto a dover ricorrere a tutte le proprie risorse, senza esclusione di colpi…

« Fammi indovinare: anche le gambe non sono originali… » ebbe a commentare osservando l’antagonista rialzarsi in piedi e non dimostrare il benché minimo disturbo nei propri movimenti dopo la violenza di quell’ultimo colpo che, a rigor di logica, avrebbe avuto a doverle frantumare la rotula e la gamba intera, più in generale, oltre a non offrire alcun piacere al resto del suo corpo, a partire, innanzitutto, dalla sua schiena.
« Ciò non di meno, non credo che si possa esprimere obiezioni su quanto siano egualmente splendide. » puntualizzò la donna pirata, dondolandosi appena prima a destra e poi a sinistra, quasi a voler offrire una migliore opportunità volta ad ammirare i propri magnifici arti inferiori, con quieta fierezza a tal riguardo, nella serena consapevolezza della propria beltà e, in questo, dei propri pregi, anche di natura esclusivamente fisica « O hai qualche pregiudizio in contrasto a ciò…?! » sorrise provocatoria, ammiccando verso di lei.
« Assolutamente. » negò l’altra, scuotendo appena il capo « In effetti, ho persino conosciuto una mia versione alternativa che riversava in condizioni non dissimili alle tue. » riprese e soggiunse, non tanto a soddisfazione di un qualche possibile curiosità nella controparte quanto, e piuttosto, nella mera rievocazione di quella particolare avventura, di quella singolare esperienza nel tempio sotterraneo della fenice, là dove, la seconda volta, le era stata concessa l’opportunità unica di porsi a confronto non soltanto con una singola, altra Midda proveniente da un universo parallelo, ma con un bel repertorio di proprie versioni alternative, fra cui, in effetti, una che, a differenza sua, non aveva perduto soltanto l’arto destro, ma anche il sinistro, nonché entrambe le gambe, ridotta brutalmente a un torso umano ma, ciò non di meno, in grazia alla propria forza di volontà, riuscendo alfine a riacquistare la propria mobilità attraverso una completa armatura di nero metallo dai rossi riflessi animata in grazia alla magia, soluzione non dissimile da quella che, fino a qualche anno prima, era anche per lei surrogato del proprio arto mancante.

Al di là di quel fugace intermezzo, di quell’estemporaneo scambio di parole fra loro, lo scontro, ovviamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere ben lontano dal potersi considerare concluso. Al contrario.
Posti ormai tutti i pezzi sulla scacchiera da entrambi i lati, nella spada sguainata della Figlia di Marr’Mahew, e nella condivisione in merito alle superiori capacità del capitano Vaherz in conseguenza alle proprie protesi artificiali, e protesi utili a concederle, al contempo, sia i benefici propri di normali arti di carne e ossa, sia quelli derivanti dalla potenza di straordinari servomotori alimentati all’idrargirio; le due combattenti, le due sfidanti, non avrebbero potuto procedere in altra direzione se non in quella della lotta, e di una lotta destinata potenzialmente all’annientamento reciproco, nell’eventualità in cui una delle due non fosse riuscita a prevalere sull’altra. E se, nei primi minuti, la folla attorno a loro era risultata sufficientemente animata, nell’incitarle entrambe al combattimento, nel momento in cui la sfida aveva avuto chiaramente inizio, soltanto il più assoluto silenzio era ridisceso attorno a loro, nell’attenzione richiesta a tutti gli spettatori, a tutti i testimoni lì presenti, per riuscire a seguire, effettivamente, movimenti altresì troppo rapidi, azioni, reazioni ed evoluzioni in un susseguirsi troppo concitato, per poter giustificare loro anche la più semplice distrazione derivante da un banale commento verbale.
Così, arma in pugno, l’Ucciditrice di Dei ebbe a proiettarsi, allora, in direzione della propria antagonista, iniziando a menare una straordinaria sequenza di colpi a confronto con la quale difficilmente, chiunque, avrebbe potuto avere possibilità di sopravvivenza, forse intercettandone uno, forse evitandone un altro, ma, alfine, necessariamente cadendo sotto un fendente, uno sgualembro o un ridoppio di quell’incessante serie di attacchi, tutti condotti con impareggiabile precisione e, soprattutto, straordinaria forza, e forza, in quel caso, sol merito dell’ammirevole forma fisica della protagonista di tutto ciò, avendo ella a dover maneggiare, necessariamente, la propria lama con la mancina, ove, priva di sensibilità nella propria destra, non sarebbe stata in grado di gestire i sottili equilibri di una pur tanto violenta e devastante azione. Ciò non di meno, al di là dell’impareggiabile offensiva che, allora, quella donna dagli occhi color ghiaccio ebbe finalmente a dimostrar qual propria malgrado uno stile nell’uso della propria spada inoppugnabilmente meno elegante, seppur egualmente efficace, rispetto a quello che avrebbe avuto a dover essere attribuito alla propria controparte, Lles non ebbe a cadere in conseguenza al primo, al secondo, al terzo, e neppure al decimo colpo menato: muovendosi, infatti, con non minor velocità e senso di controllo, e, in tal senso, sicuramente aiutata dai propri miglioramenti fisici di natura tecnologica, ella fu in grado di parare e deviare ogni colpo contro di lei rivolto, offrendo anche evidente dimostrazione di quanto la propria sciabola, benché dotata di una lama più stretta rispetto a quella della spada della controparte, avesse a poter vantare una straordinaria resistenza, mai cedendo nel corso di quel confronto e, anzi, quasi apparendo in una situazione di superiorità. Una superiorità quella propria dell’arma dell’avversaria, che Midda era certa non sarebbe stata egualmente tale se soltanto avesse avuto occasione di impugnare la propria lama bastarda, forgiata e temprata secondo un’antica e quasi perduta tradizione del proprio mondo atta a creare una lega dagli azzurri riflessi dotata di una forza priva d’eguali… ma, in quel momento, in quel contesto, ella avrebbe avuto a doversi impegnare a rendere il meglio con quanto le era stato concesso di possedere e, in ciò, di batterla anche partendo da condizioni di potenziale svantaggio qual pur, quella, avrebbe avuto a doversi ritenere.

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