11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 31 gennaio 2018

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« Cosa rappresenta per me…?! » protestò aspramente l’uomo, fremendo nel desiderio di scaraventarsi contro di lei e, ciò non di meno, riuscendo a frenarsi, nella consapevole minaccia per lui rappresentata, allora, da quella lama cristallina « Cosa rappresenta per te, piuttosto… » rigirò su di lei la questione, iracondo « Fra tutti i tesori che ho accumulato nella mia vita, fra tutte le ricchezze delle quali potresti impadronirti, perché proprio quel pendente? Perché proprio quello?! Il suo valore economico è insignificante rispetto a quasi qualunque altro oggetto della mia collezione… »
« Ragione per la quale dovresti essere ben lieto che io abbia a preferire questo ad altro… » puntualizzò la mercenaria, scuotendo appena il capo « Proverò a riformulare la domanda: perché dovresti essere disposto a sacrificare la tua vita per questo gioiello...?! »

Malgrado la non più giovine età, malgrado tutte le primavere alle proprie spalle, malgrado l’atteggiamento squisitamente moderato del quale prima aveva fatto sfoggio, facile, in quel momento, sarebbe stato comprendere come Mapan Seg fosse riuscito a uccidere un uomo a mani nude, e a ucciderlo a forza di pugni, massacrandolo nell’impeto di quel lontano giorno: al di sotto della stanca pelle del suo collo e delle sue mani, così come al di sotto dei suoi abiti da camera e della sua vestaglia, i muscoli di un uomo tutt’altro che sconfitto, tutt’altro che vinto dalla vita o dal tempo, in quel frangente stavano vibrando, e vibrando nell’insano desiderio di travolgerla, di gettarla a terra e di ucciderla, a costo, nel contempo di ciò, di morire a sua volta, nella volontà, comunque, di ottenere il suo sangue, di pretendere la sua vita a giusto pagamento per l’ardire da lei dimostrato nel tentare di impossessarsi di quel gioiello.
Una foga, una passione, una rabbia, la sua, che non avrebbe avuto a doversi fraintendere e a fraintendere qual vana, quanto, e piuttosto, concreta dimostrazione dell’avversario sicuramente formidabile che, nel nome di quell’oggetto, egli sarebbe stato in grado di essere se soltanto quella lama, allora, non gli stesse offrendo una letale ragione per trattenersi. Ragione che, tuttavia, facile sarebbe stata a smarrirsi nel confronto con una nuova scarica d’adrenalina…

« Se credi che fermerò la mia mano, e la mia spada, permettendoti di giungere a me e di colpirmi, mi dispiace, ma ti sbagli… » escluse la donna, sforzandosi a dimostrare un tono quanto più accomodante possibile, nel tentare di non alimentare, ulteriormente, a furia nel suo cuore « Non saresti il primo, né certamente l’ultimo, a morire per mano mia. E, francamente, il tuo nome e il tuo volto sarebbero dimenticati come quelli tutti coloro che mi sono lasciata alle spalle negli ultimi trent’anni. » chiarì, a scanso di equivoci, nel meglio definire la propria posizione « Nessun rammarico, nessun rimorso: la guerra è la mia vita. »
« Se credi che la tua minaccia fermerà la mia, di mano, nell’impedirmi di strapparti il petto dal cuore, mi dispiace, ma ti sbagli… » replicò a tono l’uomo, palesando, tuttavia e fortunatamente, toni più moderati rispetto ai precedenti « Quel gioiello è il solo ricordo che mi resta di mia moglie… e non permetterò né a te, né a chiunque altro, di impossessarsene… non fino a quando avrò ancora vita. » esplicitò, alfine svelando le ragioni di tanta furia nel confronto con l’idea di quel furto, del furto di quel pendente fra tutti i propri tesori.

E Midda Bontor, che pur non aveva mentito nel proclamare la propria più completa indifferenza nei confronti dei nomi e dei volti delle proprie vittime passate, non nel confronto con l’abitudine della guerra per lei propria, di una vita intera spesa fra battaglie, duelli e scontri, non poté ovviare a essere colpita da quelle motivazioni, da quelle parole, avendo cura, al contrario, di ben conservare nel proprio cuore e nella propria mente, il ricordo di tutti coloro che, altresì, ella aveva amato nel corso della propria esistenza, uomini e donne che, in buona parte, non avrebbero più avuto a potersi considerare in vita, e nel confronto con la memoria dei quali, pur, ella non avrebbe potuto ovviare a provare ancora forti emozioni: sua madre Mera, alla quale neppure aveva avuto occasione di rivolgere un ultimo saluto, nell’essere lontana da casa quando la morte l’aveva pretesa; sua sorella Nissa, morta fra le sue stesse braccia, per colpa della sua stessa spada, ultima vittima di una lunga guerra fra loro; il suo primo maestro d’arme Degan, assassinato per volontà del proprio stesso figlio, neppur conosciuto qual tale; il suo primo grande amore Salge, ucciso a tradimento sotto ai suoi occhi; e molti altri nomi, molti altri volti, di persone amate e perdute, che, tuttavia, mai avrebbe potuto dimenticare, al pari di tutti coloro che, pur non morti, ella si era lasciata alle spalle, nel folli dinamiche della sua complicata vita. A coloro che ella amava, o aveva amato, la sua mente e il suo cuore avrebbero preferito dedicare le proprie attenzioni, allorché sprecare inutilmente le proprie energie nei riguardi di chi, altresì, magari odiato, o, persino, neppur conosciuto, e che, semplicemente, era caduto per effetto dei suoi colpi, delle sue azioni.
In ciò, pertanto, ella ebbe a rinnovare il proprio sincero rispetto nei confronti di quell’individuo, di quell’uomo che, pur disposto a lasciarsi derubare per non porre in dubbio l’incolumità dei suoi cari, non avrebbe mai permesso ad alcuno, neppur nel confronto con una concreta minaccia come quella rivoltagli in quel frangente, di privarlo di una reliquia per lui legata all’importante ricordo di una persona amata e perduta, una persona come la propria sposa. E per questo, nel confronto con un rinnovato sentimento di stima nei suoi riguardi, con la stessa velocità con la quale aveva fatto apparire la propria spada, la mercenaria ebbe allora e improvvisamente a riporla nel proprio fodero, in un gesto che, più di molte parole, avrebbe voluto esprimere il proprio disinteresse a proseguire in quel conflitto.
Un gesto che, in effetti, si riservò occasione di essere apprezzato, dal proprio interlocutore, più di molte parole, consentendo alla sua mente pur agitata dalle emozioni, dai sentimenti di forte odio per colei che tanto si stava impegnando a sottrargli quel medaglione, di ritrovarsi a essere spiazzata dall’ultima delle azioni che mai avrebbe potuto attendersi da parte sua. Un’azione che, allora, gli consentì di recuperare controllo sufficiente per esprimere verso di lei una semplice domanda…

« Cosa pensi di fare…?! »

E la donna guerriero, lieta di quel risvolto, non esitò a volgergli un quieto sorriso divertito, e a concedere voce alle proprie idee, ai propri pensieri, certa di quanto, forse, ciò che avrebbe avuto a proporgli lo avrebbe potuto soddisfare.

« Questo pendente, la chiave di Mesoolan, è per me un oggetto indispensabile per il conseguimento di una missione, e di una missione volta al recupero di qualcos’altro. » spiegò, con tono tranquillo « Una volta ottenuto quanto la mia mecenate desidera, non avrò ulteriore interesse nei confronti di questo gioiello, per te altresì di così tanto importante valore: motivo per il quale, se tu ora mi lascerai andare senza costringermi a farti del male, o, peggio, a ucciderti, ti assicuro che, alla fine di quest’avventura, sarà mia premura tornare qui, per rimettere tutto al suo posto, senza che tu abbia neppure a rendertene conto… » gli propose, sorridendo quieta « Ritengo che la mia proposta possa considerarsi più che ragionevole, non trovi?! » cercò conferma da parte sua, a riguardo di quell’idea.
« Per me il valore di quell’oggetto trascende la sua stessa natura materiale. » replicò aspramente l’uomo, pur, ancora, trattenendosi, non avventandosi addosso a lei così come pur, allora, avrebbe potuto compiere senza più ulteriori freni « In questo non vi è nulla di ragionevole nel tuo blaterare, volto a spingermi a fidarmi di una semplice ladra mercenaria. »
« Mercenaria ladra, al limite… » lo corresse ella, scuotendo il capo « E, per quanto mi concerne, in questo momento anche per me il valore di questo oggetto trascende la sua stessa natura materiale. Per me, infatti, rappresenta la salvezza dei miei figli, tenuti prigionieri da colei alla quale ora sono costretta a offrire i miei servigi… » spiegò, con tono improvvisamente divenuto serio « … per te, lo comprendo, è il ricordo di un amore perduto. Ma per me, ora, rappresenta la possibilità di evitare di perdere chi amo. »

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