11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

martedì 23 gennaio 2018

2435


« Amici tuoi…? » domandò il capitano Vaherz, aggrottando la fronte con aria dubbiosa a quell’interruzione, da lei riconoscibile, al contempo, qual evento sgradito, nella totale mancanza di rispetto così dimostrata per il combattimento lì in corso, e gradito, nella possibilità di respiro che, in tal maniera, le venne garantita, nell’obbligata interruzione dell’assalto di quella straordinaria antagonista.
« Non proprio. » escluse per tutta risposta la Figlia di Marr’Mahew, storcendo le labbra verso il basso a meglio esplicitare tutta la propria contrarietà nel confronto con quella gente, con quegli individui ai quali, del resto, non avrebbe potuto gradire essere associata « Ti sia sufficiente sapere che, se ora sono stata costretta ad affrontarti, e quasi a ucciderti, tutto ciò si deve soltanto a loro… »
« Ehy… non dare per assodata la tua vittoria, dolcezza! » protestò l’altra, apparendo indispettita dalla scarsa considerazione così destinata alle proprie possibilità di successo e, in questa nuova occasione, accusando inaspettatamente il colpo, forse in conseguenza alla maturata consapevolezza di quanto tutt’altro che improbabile avrebbe avuto a doversi giudicare una simile eventualità, a dispetto di quanto, inizialmente, quietamente creduto « Il nostro scontro è appena iniziato… »
« Il nostro scontro è già finito, se non te ne sei resa conto. » escluse tuttavia la prima, indicando con un cenno del capo gli uomini in nero che, con incedere convinto, si stavano allor facendo strada fra la folla, diretti verso di loro, nell’evidente volontà di recuperare la proprietà in tal maniera appena rivendicata « Quei bei tomi non si faranno scrupoli a sterminare te e tutto il tuo equipaggio per raggiungermi… cambia aria, finché ancora ne hai la possibilità. »

Un invito non così fine a se stesso, quello da lei così offerto, laddove, a prescindere da tutta la propria più viscerale avversione a dei pirati, dei mari o dell’immensità siderale essi avrebbero avuto a doversi ritenere, pur ammirevole, dal punto di vista della donna guerriera, avrebbe avuto a doversi lì comunque considerare la quieta serenità nella quale, malgrado quanto attorno a loro stesse accadendo, i masnadieri al servizio della sua interlocutrice stavano ancora apparendo, fermi nelle proprie posizioni, lungo quell’ideale circonferenza da essi descritta  attorno a loro, attendendo, con la più assoluta dimostrazione di fiducia, un qualunque ordine da parte del loro comandante, chiaramente certi del fatto che, al momento opportuno, ella non avrebbe mancato di esprimersi e di esprimersi nei termini più corretti per garantire loro successo, in qualunque direzione avrebbe mai potuto decidere di muoversi. A fronte di quell’ennesima, inoppugnabile riprova del valore della propria antagonista e dei suoi degni compari, di quello spirito di cameratismo non così comune, non così ovvio non soltanto fra dei pirati, ma, anche e persino, fra semplici marinai, Midda Bontor non avrebbe quindi avuto piacere a vederli sterminare senza una reale ragione a motivare quelle morti, a definire quella strage: una strage che, beninteso, ella stessa avrebbe imperturbabilmente compiuto per la salvezza dei suoi bambini e che pur, parimenti, non avrebbe voluto avesse a occorrere in maniera tanto gratuita per mano della Loor’Nos-Kahn, andando ad aggiungere anche quella donna e il suo equipaggio all’annovero di tutti i morti inutili dei quali, nel corso di quella disavventura, la medesima ex-mercenaria e i due pargoli si stavano sgradevolmente circondando.
Ma se, in tutto ciò, una cortesia avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual quella alla base del suggerimento dell’Ucciditrice di Dei in favore di colei e coloro che pur, in altro contesto, non avrebbe esitato a uccidere sistematicamente, senza rendere propria la benché minima ragione di rimorso; non minor gentilezza avrebbe avuto a dover essere attribuita alla sua controparte, nel momento in cui, dopo un fugace e pur necessario momento di valutazione della situazione e dei possibili sviluppi della medesima, volle riprendere voce, ed esprimersi, al contempo, verso di lei e verso i propri compagni d’arme, condividendo con loro la propria decisione, la propria presa di posizione nel merito di quanto lì in atto…

« Splendore: io non amo ripetermi e, credimi, se ti ho detto che il nostro scontro è appena iniziato… il nostro scontro è appena iniziato! » dichiarò il capitano di quella ciurma di predoni e tagliagole, scuotendo appena il capo prima di rinfoderare, con un gesto elegante, la propria sciabola nel rispettivo fodero, a dimostrare, in un gesto, molto più di quanto avrebbe potuto argomentare con mille parole « Tuttavia, credo possa essere opportuno proseguire il nostro confronto altrove. Quindi, a meno che tu non abbia piacere a restare a intrattenerti con i tuoi vecchi amici, ritengo che questo abbia a considerarsi il momento giusto, per te, di seguirmi. » la invitò, ammiccando con fare complice verso di lei, prima di concludere il proprio proclama rivolgendosi a tutti i propri uomini « Amici miei… è tempo di fare ritorno alla Jaco Milade! »
« Cosa ti fa pensare che io ti seguirò…?! » parve esitare la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, innanzi a quell’invito francamente inatteso, la natura del quale, obiettivamente, sarebbe stata difficile da comprendere nel confronto con una figura tanto palesemente controversa qual avrebbe avuto a doversi considerare la sua interlocutrice e autoproclamatasi anfitrione.

Ma, allorché offrirle una risposta diretta, proseguendo quello scambio che si era già dilungato eccessivamente, Lles si limitò a voltarle le spalle e a dirigersi, con passo tranquillo e, pur, deciso, verso il mezzo di trasporto dal quale erano pocanzi scesi tutti quanti e all’interno del quale, allora, stavano tutti ordinatamente facendo ritorno. Lo stesso mezzo all’interno del quale, del resto, ancora si poneva la gabbia contenente, quali prigionieri, Tagae e Liagu, in tutto ciò rimasti silenziosi spettatori di quanto lì in corso, animati da un sentimento di fiducia verso la loro nuova madre adottiva non dissimile, e non inferiore, da quello dimostrato da tutti i masnadieri in direzione del loro capitano.
E solo prima di salire a bordo del medesimo mezzo di trasporto antigravitazionale, voltandosi appena verso la propria ipotizzata ospite, la donna dalla pelle bronzea ebbe a sorriderle e a offrirle nuovamente la visione delle fossette ai lati delle proprie labbra…

 « Francamente, ti giudico troppo intelligente per aspettarti davvero una risposta… » si limitò a esclamare verso di lei, a non concedersi la scortesia di una mancata risposta, dell’assenza di replica a quell’ultimo interrogativo, in tal senso declassato, palesemente, a meramente retorico.

E Midda, proprio malgrado, al di là della domanda così dispersivamente formulata, avrebbe avuto effettivamente a riconoscersi troppo intelligente per poter avere reale esigenza di una qualche risposta, di una qualunque replica, giacché, in quel momento, in quel contesto, la sua scelta avrebbe avuto a doversi considerare sostanzialmente obbligata. E obbligata tanto per la presenza di Tagae e Liagu a bordo di quel mezzo, i quali, altresì, sarebbero stati superficialmente abbandonati al proprio destino al di là di tutte le promesse loro rivolte; quanto per la palese assenza di particolari alternative a lei riservate a confronto con la ritrovata minaccia propria della Loor’Nos-Kahn, in quel nuovo gruppo armato che, se soltanto non avesse accettato quell’invito, si sarebbe necessariamente ritrovata ancora ad affrontare, in una situazione che, nel dimostrarsi così straordinariamente ripetitiva, avrebbe potuto condurla, presto o tardi, alla follia.
Avendo quindi a scegliere fra il seguire i suoi bambini, affidandosi ai capricci di una potenziale sociopatica, qual la sua antagonista, e lì ipotetica alleata, avrebbe potuto temersi essere, e l’abbandonare i due pargoli al proprio fato, restando a offrirsi alle brame di quel nuovo, anonimo contingente di uomini e donne, umani e chimere nero vestiti, e rappresentativi del braccio armato della medesima organizzazione per colpa della quale tutto quello aveva avuto inizio; la donna guerriero non avrebbe dovuto obiettivamente riservarsi alcuna ragione di esitazione, affrettandosi a seguire i masnadieri nuovamente a bordo dello stesso mezzo da lei tanto violentemente assaltato, per affidare a esso, e a essi, il propri destino e il destino di Tagae e Liagu.
E così fece, benché…

« … sia chiaro: questo non significa che tu mi piaccia! » volle puntualizzare, rivolgendosi direttamente alla propria divertita padrona di casa, nel mentre in cui, senza alcuna esitazione, il mezzo ebbe nuovamente a decollare, per allontanarsi rapidamente da lì non appena ella, ultima rimasta ancora a terra, fu salita a bordo.

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