11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 12 gennaio 2018

La quiete dopo la tempesta (2 di 4) - Speciale primo decennale

NOTA INTRODUTTIVA: Il seguente episodio, secondo di quattro, ha da considerarsi quale parte di un breve evento speciale per festeggiare i primi dieci anni dall'inizio della pubblicazione di Midda's Chronicles (11 gennaio 2008). A differenza di altri speciali, quanto qui narrato è da intendersi perfettamente contestualizzato nella continuità narrativa delle Cronache, collocandosi in parallelo agli eventi raccontati nel quarantaseiesimo racconto.

Terza, per ordine di arrivo, ebbe lì a sopraggiungere la delegazione più numerosa, e più eterogenea, fra tutte quelle attese, comprendendo, al suo interno, in una non casuale comunione, coloro che più avrebbero potuto vantare d’aver sofferto tragiche perdite nel corso di quella guerra, includendo, anche, il primo e le ultime innocenti vittime collaterali di quanto occorso, ossia Nivre Bontor, padre di Midda e Nissa, nonché Mera Ronae e Namile, le due figlie di quest’ultima. Generazione precedente e generazione successiva a quella propria delle due gemelle epicentro della guerra, entrambe, proprio malgrado, si erano vedute private delle proprie famiglie in conseguenza a quanto accaduto: Nivre, innanzitutto, ritrovatosi senza le proprie sempre amate figlie in quasi tragica concomitanza alla perdita della propria sposa, e, per tal ragione, abbandonato in solitudine nel lugubre rimpianto di quanto accaduto, di una felicità negatagli per ragioni a lui obiettivamente mai note; e le due ultime Bontor, coloro le quali, con non minor consapevolezza, e con non maggior colpa, erano state condannate a crescere quali orfane, prive di una madre da amare o di una zia da odiare… o viceversa, nella difficoltà, per loro ancor oggettiva, di realizzare la complessità della tragedia occorsa. Collante fra quelle due generazioni, unite dal sangue, e pur, reciprocamente distanti, nella lontananza loro imposta dall’obiettiva estraneità reciproca, essendosi conosciuti, ritrovati, per la prima volta, soltanto nel corso di quell’ultimo anno; e lì presenti, loro pari, a rendere omaggio alla commemorazione di quanto occorso, della tragedia accaduta, e di tutti coloro i quali, nel corso di quegli anni di conflitto, erano morti in nome di un’assurda vendetta; avrebbero avuto a dover essere considerati i membri superstiti del secondo equipaggio della Jol’Ange, la goletta un tempo appartenuta al capitano Salge Tresand e a Midda, suo primo grande amore, e che, proprio in quanto così vicina a lei, così esposta a quei venti di battaglia, avrebbe potuto macabramente vantare il più alto conteggio di tragiche perdite subite nel corso di quei terribili trent’anni. Noal, l’attuale capitano, Hui-Wen, Masva, Av’Fahr, Ifra e Camne: proprio a coloro che più avrebbero avuto motivazioni per odiare Nissa, nell’aver perduto troppe persone amate per causa sua, la stessa Midda Bontor aveva altresì deciso, un anno prima, di affidare le due nipotine, poco più che bambine, neppur fanciulle, per garantire alle stesse occasione, opportunità di una famiglia, e di una famiglia vera, all’interno della quale avere occasione di crescere secondo i valori del mare, nel rispetto delle sue antiche tradizioni, dei suoi costumi e, magari, di riuscire un giorno a trovare la forza necessaria a perdonare tutti coloro venuti prima di loro, a incominciare da loro madre e da loro zia. Una scelta non difficile, quella così compiuta dalla donna guerriero, nella più totale, assoluta e incondizionata fiducia da lei riposta verso quegli uomini e quelle donne, già da tempo considerati al pari di una famiglia, già parte della propria famiglia: una scelta, quella da lei compiuta, che quanto poi accaduto aveva quietamente avallato nella propria correttezza, laddove alle piccole era stata offerta occasione non soltanto di iniziare una nuova vita in quella propria nuova famiglia, ma, sempre nel rispetto del desiderio dalla loro parente espresso, di ritrovare occasione di contatto con quanto, altresì, rimasto della propria originale famiglia, e, in particolare, con quel nonno un tempo addirittura sconosciuto nella propria stessa esistenza in vita.
Tardivi nel sopraggiungere sino a Rogautt, ma non per questo contraddistinti da minor diritto a essere lì presenti in quel giorno, e non per questo meno che attesi nella propria venuta, furono poi coloro i quali, accanto a Midda Bontor erano stati presenti nel momento in cui l’ultima, e più folle fase dello smisurato conflitto con Nissa aveva avuto inizio: quei mercenari e avventurieri che, con lei, avevano affrontato le improbe prove per il recupero della corona perduta della regina Anmel Mal Toise, e che, in ciò, involontariamente, avevano liberato un antico e oscuro male. Howe e Be’Wahr, fratelli di vita seppur non di sangue, a quell’appuntamento, a quel momento di celebrazione e di commemorazione, non avrebbero potuto mancare; né, parimenti, avrebbero potuto perdonarsi laddove lì fosse mancata anche il quarto membro del loro indomito gruppo, loro antica amica, alleata, e talvolta avversaria, benché, proprio malgrado, ormai priva di qualunque memoria nel merito di quanto potesse essere stato da lei compiuto in passato, nel corso di una lunga vita vissuta al di fuori della propria stessa cognizione del mondo: Ah'Reshia Ul-Geheran, splendida nobildonna y’shalfica, un tempo anche nota come Carsa Anloch. Accanto a quest’ultima, ad accompagnarla premurosamente, e, soprattutto a voler rendere pari omaggio ai caduti di quel lungo conflitto e, ancora, a ricordare colei che, pur non morta, egualmente era ormai scomparsa da quasi un anno, avrebbero avuto a doversi elencare anche altri antichi amici della Figlia di Marr’Mahew, coloro i quali, in effetti, per primi avevano avuto occasione di chiamarla in tal maniera: l'alcalde dell’isola di Konyso’M, Lafra Narzoi, sua figlia Heska, Mab’Luk, sposo di quest’ultima, e la loro bambina di ormai otto anni, Gaeli.
Ancora un’ultima figura, alfine, volle riservarsi occasione lì di fare la propria apparizione, questa volta, tuttavia, assolutamente inattesa da chiunque e, di buon grado, obiettivamente sconosciuta ai più: una donna, ciò nonostante, a sua volta legata a Midda Bontor da una complessa storia passata e, in conseguenza a essa, da un rapporto difficilmente definibile qual amore, benché, avendone avuto l’occasione, non aveva voluto negarsi di essere a sua volta lì presente, sfidando, a tal scopo, i confini del mare e il lungo viaggio in nave sino a quell’isola sperduta nei mari del sud, per così come poche persone, nel continente, si sarebbero riservate l’opportunità di compiere. Un viaggio che Fath’Ma, tale il nome di quella donna, aveva allora affrontato insieme al proprio compagno Ma’Vret, un tempo mercenario conosciuto in quel di Kofreya con il nome di Ebano e, con lui, insieme ai di lui figli, i quali, a propria volta, per altre vicissitudini, non avrebbero potuto ovviare a considerarsi altresì più trasparentemente legati al ricordo della scomparsa donna guerriero, nonché, sebbene a distanza di ben oltre dieci anni da quei lontani eventi, ancora a lei profondamente riconoscenti per quanto ella aveva avuto occasione di compiere per loro e per la loro salvezza: H’Anel, un’ormai splendida giovane donna quasi ventenne, e M’Eu, suo fratello ormai prossimo ai diciott’anni e, già, chiaramente degno erede dell’antica fama di suo padre.

Nessuno, fra tutti coloro così variegatamente riuniti in quel luogo, volle permettersi di sollevare dubbi, domande, perplessità nel merito delle ragioni, delle motivazioni della presenza dei volti eventualmente ignoti fra loro, in quanto, allora, avrebbe avuto a doversi quietamente riconoscere qual una dimostrazione di rispetto, e di rispetto sia per il monumento innanzi al quale si erano riuniti sia, e ancor più, per quanto, sicuramente, in maniera più o meno marcata, avrebbe avuto comunque a doversi riconoscere qual la tragedia presente nel passato di ognuno di loro. Quali fossero state le loro esperienze, le loro storie, le loro perdite, tutti, in quel giorno, in quel luogo, avrebbero avuto a doversi ritenere ben accetti, per ricordare insieme gli errori del passato e impegnarsi, in ciò, a ovviare a ripeterli in futuro: errori a confronto con i quali, a maggior ragione, il sospetto e la diffidenza reciproci non avrebbero avuto a doversi riservare opportunità di spazio alcuno. Non fra loro. Non in quel momento. Non innanzi a quel monumento.
Chi già aveva avuto trascorsa occasione di presentarsi, di conoscersi, magari anche di combattere l’uno al fianco degli altri, non perse lì possibilità di riabbracciare i propri antichi compagni e compagne d’armi, esprimendo tutta la propria più sincera felicità per quell’adunanza, per quella riunificazione così trasversale la cui possibilità, altrimenti, avrebbe avuto a doversi giudicare quantomeno complicata, fosse solo per le distanze che, abitualmente, avrebbero avuto a doversi riconoscere qual esistenti fra tutti loro, sparsi per quell’intero angolo di mondo: chi, altresì, ancor non avrebbe avuto a poter vantare alcun pregresso legame, non venne egualmente isolato o allontanato, preferendo, anzi, immediatamente, scoprirne il nome e la storia, a cercar di offrire maggiore risalto possibile a qualunque ricordo di quella guerra e, ancor più, dei suoi protagonisti o partecipi. Con piacere, pertanto, l’alcalde Narzoi ebbe occasione di conoscere Nivre, il padre di colei in sol grazia alla quale egli ancor aveva una figlia e, questa, addirittura, gli aveva concesso l’opportunità di divenire nonno. Con malinconia, ancora, lord Brote ebbe opportunità di entrare in contatto con Fath’Ma, la quale, molti anni prima, in quella che sembrava essere ormai un’altra vita, era stata una serva nello stesso harem nel quale, per qualche tempo, aveva avuto occasione di vivere la propria compianta sposa Nass’Hya, madre di suo figlio Na’Heer, nel nome per lui scelto dalla madre purtroppo mai conosciuta. E con curiosità, a margine di tutti, Ebano ebbe occasione di approfondire la propria conoscenza su quanto fosse accaduto alla propria antica amante negli anni successivi al loro rapporto e alle loro sporadiche riconciliazioni, colei che egli aveva conosciuto e amato molto prima che divenisse la Figlia di Marr’Mahew, la Campionessa di Kriarya o l’Ucciditrice di Dei.

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