11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 3 ottobre 2018

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« Se c’è una persona in grado di salvare il piccolo, quella è proprio la rossa. E, potete esserne certi, farà esattamente quello che ha promesso. » dichiarò, con tono sicuro, il nuovo arrivato, non negandosi poi un lieve sorriso fra il divertito e il malinconico, nell’escludere correttamente, in cuor suo, che la sopraggiunta presenza della donna da dieci miliardi di crediti in quel loro avamposto avesse a doversi ritenere qual un evento meramente casuale e, in ciò, nel ben comprendere quanto, probabilmente, tutto ciò avesse a riguardarlo, a concernere la sua figura, nel bene o nel male « Ciò non di meno io la accompagnerò, al fine di potermi assicurare che le mie colpe non abbiano a ricadere su un bambino innocente più di quanto già non abbia a essere accaduto. »

Fra i trenta e i quaranta, anch’egli umano come apparentemente tutti all’interno di quell’avamposto, colui che in tal maniera aveva interloquito, avrebbe avuto a dover essere descritto con un’altezza compresa fra i sei e i sette piedi, e una corporatura chiaramente atletica, prestante, come non avrebbe potuto che essere inteso malgrado la pesante pelliccia ineluttabilmente presente a coprire anche le sue forme. Con un volto squadrato, e pur morbido nelle proprie linee, egli avrebbe potuto vantare una certa bellezza, una virile bellezza, con un naso ben delineato, accompagnato da una coppia di occhi di perfette proporzioni e relative distanze, e un paio di labbra piacevolmente carnose, ai lati delle quali, sulle sue guance, due fossette, quasi fanciullesche, non avrebbero avuto a essere celate dalla corta barba incolta preposta a coprire l’intera estremità inferiore del suo viso. Di un intenso blu i già citati occhi, e castani i lunghi capelli preposti a cornice del proprio volto, forte di tali caratteristiche, nonché del proprio fisico piacevolmente scolpito, egli non avrebbe certamente potuto riservarsi dubbio alcuno nel merito delle proprie potenzialità, in un quadro d’insieme che, certamente, sarebbe stato disdegnato soltanto da poche, pochissime donne, nonché invidiato dalla maggior parte degli uomini.
Invidia, quella comprensibile da parte di molti uomini, che pur non gli venne allor rivolta dagli astanti, i quali, ben conoscendolo, e conoscendolo da molto tempo, non avrebbero mai potuto provare meno che rispetto nei suoi riguardi, per quanto, sino a quel giorno, egli non si era negato di compiere per tutti loro e per quanto, ancora, si stava dimostrando pronto a compiere anche in quello stesso momento, in quel preciso frangente.

« … Reel! »

Tale il suo nome, Reel Bannihil, per così come venne allora esclamato non da qualcuno fra coloro che lì lo avevano appena accolto, quanto e piuttosto dalla medesima Figlia di Marr’Mahew, la quale, pur lì sospintasi al solo fine di ritrovarlo, ebbe a riservarsi egualmente una certa sorpresa, nel non potersi francamente attendere di vederlo comparire in maniera così improvvisa innanzi al proprio sguardo, e di vederlo lì comparire proprio nell’unico momento in cui, almeno nell’immediato, avrebbe avuto a non doversi più considerare interessata a lui.
E fu proprio in quel momento, e fu proprio in quella situazione, che, malgrado tutti i propri difetti, malgrado tutte le proprie colpe, Midda Bontor poté dimostrare, innanzitutto a se stessa, qual genere di donna fosse: perché laddove una semplice mercenaria, posta innanzi al proprio obiettivo, avrebbe felicemente condotto a termine il proprio incarico, anticipando ben volentieri, in tal maniera, la conclusione della propria permanenza nell’estremità meridionale di quella luna; ella non avrebbe mai potuto riservarsi occasione utile a ignorare l’impegno morale che, un attimo prima, aveva preso per propria autonoma iniziativa nei confronti di se stessa e di coloro che, tanto generosamente, in quel villaggio l’avevano accolta, dimenticando così rapidamente le sorti di quel bambino, pur da lei mai conosciuto, pur da lei mai visto in vita propria. Per tale ragione, con buona pace per l’omni-governo di Loicare e, ancor più, di Desmair, ella ebbe allora a mantenere un giusto ordine morale nelle proprie priorità… anche nel ritrovarsi posta innanzi a chi, fra tutte, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual la principale.

« Tu e io avremo tempo di parlare più tardi. » sancì pertanto la donna guerriero, anticipando qualunque intervento da parte dello stesso, e così definendo la propria posizione a tal riguardo « Ora abbiamo un bambino da dover salvare… il resto non conta. » soggiunse, a miglior condivisione delle proprie intenzioni.

Il fatto che, tuttavia, ella avesse a conoscere Reel Bannihil non passò inosservato all’attenzione dei presenti e, soprattutto, a quella del borgomastro, il quale, immediatamente, ebbe quindi a ricollegare gli elementi in suo possesso sino a quel momento per delineare un quadro d’insieme sufficientemente chiaro della questione. Un quadro d’insieme che portò l’espressione sul suo volto a mutare drasticamente nei riguardi della straniera, verso la quale, ora, ebbe a destinare soltanto evidente serietà e condanna, ma nel confronto con tutti gli aspetti del quale, ivi compresa la sorte del piccolo Pidar, lo ritrovò a sua volta costretto a imporsi di affrontare la questione offrendo il giusto peso alle giuste variabili presenti in giuoco, e, in tal senso, a rispettare l’opinione espressa da Reel Bannihil a tal proposito.

« Il resto non conta… sono d’accordo. » confermò quindi Orihm, evidentemente incupito rispetto a pocanzi, a quanto pochi istanti prima non avrebbe potuto essere « Andate, allora. E quando il piccolo Pidar sarà in salvo, allora affronteremo ogni discorso rimasto in sospeso… » soggiunse, sufficientemente esplicito nelle proprie intenzioni, per così come anche il proprio serio sguardo dritto negli occhi color ghiaccio della donna ebbe a voler trasparentemente evidenziare.

Con lieve ritardo rispetto all’amata, avendo abbisognato di qualche momento di più rispetto a lei per rivestirsi e prepararsi, alle spalle della stesa donna guerriero ebbe lì a comparire anche Be’Sihl, il quale, pur inconsapevole di quanto accaduto negli ultimi istanti, non poté ovviare a cogliere l’evidenza di una chiara tensione subentrata nell’aria, e una tensione che, probabilmente, non avrebbe avuto a doversi riconoscere soltanto in conseguenza alla scomparsa del bambino per ritrovare il quale Midda gli aveva imposto rapida necessità di risveglio dal sereno riposo nel quale era allora crollato.
Un’apparizione, quella dello shar’tiagho, che non avrebbe potuto riservarsi tempismo peggiore, giacché, facendo capolino innanzi allo sguardo del borgomastro proprio in quel momento, ebbe a poter essere da lui identificato, in quel frangente, qual la migliore garanzia utile a ovviare a qualche spiacevole inganno da parte della donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco. Motivo per il quale, non avendo neppur terminato la frase precedente, ebbe immediatamente a proseguire, quasi parte di un unico, preimpostato discorso…

« … per intanto, lui resterà qui con noi, come nostro, gradito ospite. » sancì, con chiaro riferimento allo stesso Be’Sihl, improvvisamente tradotto, in quelle intenzioni e malgrado la frase appena scandita, da ospite a prigioniero.

Un cambio di ruolo, quello dell’ex-locandiere, che non avrebbe potuto tuttavia entusiasmare la sua compagna, la sua amata, la quale, ovviamente, mai avrebbe quietamente permesso che egli potesse essere ridotto al ruolo di ostaggio. Ragione per la quale, bambino o no, ella non ebbe esitazioni, non si concesse occasione di incertezza o freno, nel sollevare, rapidamente, la propria mancina alla schiena e, da lì, nello sguainare, con un movimento rapido, elegante e perfettamente misurato, la propria spada, la propria fedele compagna di mille, e più, avventure, la propria mirabile lama bastarda, in una straordinaria lega metallica dagli azzurri riflessi, frutto di un’antica tecnica conosciuta da pochi nel suo mondo, con la quale sarebbe stata pronta ad affrontare, allora come in passato, qualunque antagonista, umano o dio che egli fosse.

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