11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

sabato 6 ottobre 2018

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« … quindi è poi riuscita a salvarli?! » aveva domandato, prestando ben attenzione a non dimostrare stupore, quanto e soltanto compiaciuto interesse per il fato dei due pargoli « L’ultima volta che ci siamo visti, la rossa si stava gettando sul tetto di un mezzo antigravitazionale nella speranza di avere a liberarli. » aveva puntualizzato, ricordando, indirettamente ma non casualmente, il proprio fondamentale contributo alla questione, laddove senza di lui ella non avrebbe potuto raggiungerli in tempo per evitare che finissero impiegati come armi da parte di una certa pirata dello spazio, il destino della quale, tuttavia, di lì a poco aveva comunque finito per mantenersi intrecciato a quello della Figlia di Marr’Mahew proprio in conseguenza alla necessità, per la medesima, di salvaguardare le sorti dei due piccoli « Ma, devo essere onesto, poi non ho idea di come siano effettivamente andate le cose… » aveva concluso, scuotendo appena il capo.
« … sai… fossi in te non insisterei a chiamarla “rossa”. » aveva quindi suggerito Be’Sihl, non ovviando a cogliere il nuovo impiego di quell’epiteto, e di quell’epiteto che pur ella aveva palesato di non gradire, nel suggerire un certo livello di confidenza che, pur, non avrebbe potuto né voluto essere riconosciuto all’uomo da parte sua.
« In marcia! » aveva allora comandato la donna guerriero, interrompendo quel sommesso confabulare e rendendo noto quanto, alfine, fosse riuscita a individuare la pista utile a rintracciare il pargolo scomparso « E sì… non insisterei a chiamarmi “rossa”, a meno di non voler essere nuovamente accoppato. » lo aveva poi minacciato, ben consapevole di quanto, tale minaccia, avrebbe avuto a doversi considerare sostanzialmente veniale nella refrattarietà dimostrata da parte dello stesso Reel Bannihil al concetto della morte e, ciò non di meno, non mancando di suggerire quasi gratuitamente un simile destino anche e proprio in grazia di ciò, laddove, comunque, non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual una condizione duratura e, soprattutto, laddove, comunque, egli aveva offerto passata riprova di non gradire morire e, soprattutto, di non gradire morire in maniera violenta, qual pur ella non avrebbe mancato di imporgli.

Allontanatisi dall’insediamento, i tre ebbero a doversi incamminare, allora, verso la sola direzione che mai qualunque persona sana di mente avrebbe desiderato intraprendere, dirigendo i propri passi verso sud.
Ma se freddo avrebbe avuto necessariamente ad apparire il clima là dove sorgeva l’insediamento, l’ulteriore discesa verso l’area meridionale di quella luna non poté che offrire loro una prospettiva sempre più rigida nel merito del gelo loro circostante, in termini tali per cui non difficile sarebbe stato riuscire a credere alla possibilità di vedersi ghiacciare alfine il sangue nelle vene, se soltanto avessero continuato a inoltrarsi ancor più in basso. E per quanto, sicuramente utili, meravigliosamente caldi, avrebbero avuto a doversi riconoscere i loro nuovi cappotti, così come le scarpe di Be’Sihl e gli abiti di Midda, nel confronto con quel clima, posti innanzi a tale gelo, un certo freddo, un sincero disagio, non avrebbe potuto ovviare ugualmente a coglierli, suggerendo quanto, nell’eventualità in cui fossero stati ancor vestiti come il giorno precedente, probabilmente ormai avrebbero avuto a doversi considerare prossimi all’assideramento, in una morte indubbiamente sgradevole.
Un assideramento che, per quanto non avrebbe avuto a doversi considerare ancora un pericolo concreto, non poté che essere spiacevolmente suggerito là dove le loro carni avrebbero avuto a doversi riconoscere in troppo vicino contatto con del metallo, metallo come quello proprio dei monili dorati di Be’Sihl o, anche e soltanto dell’arto destro della stessa Midda, giacché tale materiale, purtroppo, non soltanto non avrebbe avuto la possibilità di permettere loro di conservare il proprio calore fisico ma, anzi e ancor peggio, non avrebbe potuto mancare di disperderlo, e di disperderlo più velocemente, e più dolorosamente, di quanto mai essi stessi avrebbero potuto presumere. Ovviamente né l’uno, né tantomeno l’altra, ebbero a offrire evidenza del proprio disagio, e di un disagio a confronto con il quale, purtroppo, non avrebbero avuto a potersi riservare lì particolari possibilità di azione, non potendo certamente l’uno spogliarsi per privarsi dei propri monili, né l’altra strapparsi il braccio dal corpo: ciò non di meno, entrambi non mancarono, in cuor proprio, di desiderare francamente di poterlo fare, laddove certi di quanto, se soltanto si fossero dovuti fermare, se soltanto avessero interrotto quel movimento, e quel movimento affrettato in tutto ciò assolutamente piacevole, in quanto utile a offrire loro maggiore possibilità di tepore, quel metallo avrebbe potuto rappresentare la loro rovina.
Duplice urgenza, in tutto ciò, non avrebbe quindi potuto che caratterizzare il passo di Midda, e al suo fianco del suo amato Be’Sihl: un’urgenza tanto conseguenza della volontà di ritrovare, quanto prima, il pargolo, di raggiungerlo e liberarlo dalla propria prigionia, e da una prigionia che, per lui, avrebbe potuto rischiare di risultare letale; ma anche derivante dall’egoistica e personale necessità di mantenere il proprio corpo sempre attivo, onde ovviare al rischio che, in un’eventuale sosta, il gelo potesse prendere il sopravvento sulle loro membra, condannandoli a morte. Morte che, ovviamente, non avrebbe potuto rappresentare eguale motivo di ansia per Reel, pur, allora, quietamente partecipe a quella affrettata marcia, quasi una corsa, quantomeno in funzione del primo motivo d’urgenza, e un motivo d’urgenza che a sua volta, non avrebbe potuto ignorare. Anzi: passo dopo passo, più essi finivano per addentrarsi verso sud, e più un’evidente senso di preoccupazione non avrebbe potuto che contraddistinguere il volto dell’uomo, il quale, apparentemente dimentico di ogni precedente e provocatoria volontà di scherzo, di giuoco, ebbe soltanto a concentrarsi sul fato di Pidar, e su un fato che, purtroppo per lui, non avrebbe potuto risultare, in alcun modo, qual piacevole… non così a sud, non in quell’implacabile gelo scevro di qualunque barlume di pietà.

« La pista si sta facendo più nitida… » annunciò, a un certo punto, la Figlia di Marr’Mahew, scoprendo, malgrado la protezione per lei assicurata dalla copertura posta sul proprio volto, di avere le labbra così dominate dal freddo esterno da essersi estemporaneamente incollate, in misura tale da renderle necessario un fastidioso sforzo prima di riuscire a esprimersi, e un fastidioso sforzo tale per cui, allora, ebbe a temere qualche spiacevole rottura nella morbida epidermide di tal delicato punto « … stiamo recuperando terreno. »
« Quanti sono…? » domandò, allora, lo shar’tiagho, scoprendo il medesimo limite e provando la medesima situazione di disagio, e, con buona pace per i propri principi di fede e di vita, avendo a ringraziare ancora una volta, nel proprio intimo, Pemir e Athon per il dono concessogli con quelle calde calzature, nella certezza di quanto, in loro assenza, ormai avrebbe sicuramente e irrimediabilmente perduto le proprie estremità inferiori… se non qualcosa di più.
« Riesco a distinguere soltanto due tracce: quella di un adulto… una donna direi, nelle dimensioni dei propri piedi e nella lunghezza del proprio passo, e quella di un bambino… di Pidar, sicuramente. » constatò ella, salvo poi aggiungere, rivolgendosi in particolare all’indirizzo di Reel « E, in effetti, il fatto che una delle due tracce sia quella di una donna non dovrebbe rappresentare una grande sorpresa, giacché è quanto i tuoi amici hanno sostenuto sin da subito. »

Malgrado quanto poi occorso, la schermaglia che aveva animato la situazione e che, purtroppo, aveva ribaltato la situazione rispetto agli equilibri inizialmente creatisi fra di sé e gli abitanti di quell’insediamento, l’Ucciditrice di Dei non aveva assolutamente dimenticato il riferimento a una certa “lei” che, immediatamente, era stato offerto all’attenzione del borgomastro, e nel merito del quale, oltretutto, ella aveva provato a chiedere dettagli, salvo veder rapidamente evasa ogni possibilità in tal senso, in grazia di un’ambigua e criptica frase nel riferimento della complessità di quella questione. E benché, pur inconsapevole di quanto avrebbe potuto attenderli, ella non si sarebbe ancora e certamente tirata indietro a qualunque nemico, a qualunque possibile antagonista, non per principio generale, non certamente laddove in giuoco avrebbe avuto a doversi considerare il destino di un bambino; difficile sarebbe stato per lei non dimostrare interesse nei riguardi di quelle informazioni chiaramente esistenti e, ciò non di meno, non condivise con lei… con loro, nel riconoscere anche al proprio amato Be’Sihl la medesima ignoranza attualmente predominante sulla propria mente.

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