11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 31 ottobre 2018

2714


Se nell’incontrare la dottoressa Jacqueline Marchetti, Midda non aveva potuto ovviare a riservarsi una certa sorpresa, e una certa sorpresa motivata dallo scoprire essere questa nessun altro se non una versione alternativa della propria vecchia amica, e a volte nemica, Carsa Anloch; nel veder ricomparire innanzi a sé anche il volto sorridente del biondo Be’Wahr, e nell’ascoltarlo presentarsi come il dottor Lorenzo Tavaglione, ovvero il suo nuovo fisioterapista, colui che avrebbe dovuto aiutarla a ritrovare il controllo del proprio corpo, supportandola nel non semplice cammino che avrebbe veduto i propri muscoli atrofizzati ritrovare faticosamente animazione, ella non avrebbe potuto in alcun modo ovviare a cogliere la riprova dell’esistenza di una qualche forza superiore, di una qualche entità divina, o persino qualcosa di maggiore, desiderosa soltanto di divertirsi alle sue spalle, ponendola a confronto con una realtà sempre più assurda, con un Creato apparentemente concepito con l’unico intento di porre ognuno di loro nella situazione più improbabile, più paradossale che avrebbe mai potuto essere concepita. Perché, se pur, con l’obbligata dimostrazione di notevole elasticità mentale, ella avrebbe potuto anche accettare l’idea della propria sorella d’arme in quel nuovo ruolo, e in un ruolo già trasparente di una cosiddetta ironia della sorte, nel ben considerare quelli che avrebbero avuto a doversi considerare i piuttosto noti problemi mentali della stessa Carsa nel suo mondo, nel suo universo natio; cercare di riconoscere in quel professionista serio e scrupoloso il proprio antico sodale, non sarebbe stato tanto semplice per Midda… e non per una banale dimostrazione di malevolo pregiudizio a discapito del buon Be’Wahr, qual pur avrebbe potuto anche essere facilmente frainteso il suo.
In verità, il “suo” Be’Wahr, il Be’Wahr del suo mondo, della sua realtà, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual uno dei propri più fedeli e affezionati alleati di quell’ultimo decennio e poco più: non un semplice compagno d’arme, ma un vero e proprio fratello, un amico, pronto a tutto per lei, così come in molteplici occasioni aveva quietamente offerto riprova d’essere senza mai esitazione alcuna, senza mai freno di sorta. In questo, pertanto, mai ella avrebbe potuto riservarsi un pensiero meno che nostalgico nei suoi confronti. In questo, ancora, mai ella aveva potuto essere meno che felice nell’averlo fugacemente rincontrato durante quell’insana avventura nel tempo del sogno. E in questo, infine, poter rivedere il suo volto, risentire la sua voce, o, quantomeno, la voce di una sua versione alternativa, anche in quel momento, anche in quel nuovo mondo, in quella nuova realtà, non avrebbe potuto ovviare a colmarle il cuore di gioia, e di gioia pura, sincera, trasparente, e in nulla inferiore a quella provata innanzi all’immagine del padre o della perduta gemella. Ma, al di là di tutto questo, di simile, sacrosanta considerazione, tentare di inquadrare nelle vesti di un medico, e di un medico serio e scrupoloso, ben attento a verificare ogni possibile aggiornamento della sua scheda clinica, analizzandone i valori lì presenti con massima concentrazione da dietro i propri sottili ed eleganti occhiali da lettura, proprio il ricordo di quel nerboruto mercenario che tante, troppe avventure aveva condiviso in sua compagnia, mostrando un’infinità di buone, buonissime qualità ma, di certo, non riservandosi posizione di particolare risalto per la profondità della propria preparazione culturale o, tantomeno, per il proprio acume; non avrebbe potuto evitare di suscitare in lei una sincera e giustificabile ilarità, e un’ilarità alla quale, tuttavia, sarebbe stato meglio evitare di offrire libero sfogo, laddove, in quelle circostanze, difficilmente avrebbe potuto essere apprezzata.

“Thyres… il prossimo chi sarà?” non poté ovviare a domandarsi, sinceramente incuriosita da tutta quella situazione, e da una situazione che, allora, non avrebbe potuto ovviare ad altalenare fra il divertimento e la follia “Manca solo Howe e, a questo punto, la vecchia squadra sarà completa…”

Erano trascorsi più di dodici anni da quando Be’Wahr, il “suo” Be’Wahr, era entrato in scena nella sua vita, per la prima volta presentandosi al suo sguardo insieme non soltanto a Carsa, ma anche, e ancor più, al proprio inseparabile fratello Howe, così da lei in effetti appena rievocato nell’intimità dei propri pensieri. E se quali fratelli, da sempre, essi si erano presentati essere, tale legame non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual un mero legame di sangue, qual pur, in effetti, non avrebbe potuto trovarli in alcun modo coinvolti, quanto, e piuttosto, di vita.
Nel mentre in cui, in effetti, l’uno avrebbe potuto vantare antenati shar’tiaghi, provenienti dall’estremo nord-orientale del continente, lo stesso luogo di provenienza di Be’Sihl; l’altro, in totale contrapposizione, non avrebbe potuto ignorare le proprie origini tranithe, ricollocabili altresì dell’estremo sud-occidentale, condividendo, in ciò, la medesima madre patria della stessa Midda Bontor. E così, nel mentre in cui Howe, a dispetto del proprio nome apparentemente tranitha, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual contraddistinto da pelle bronzea e scuri capelli intrecciati in una folta chioma di piccole treccine, nel rispetto di quella stessa identica tradizione fieramente procrastinata da qualunque shar’tiagho; Be’Wahr, in contrapposizione al proprio nome trasparentemente shar’tiagho, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual contraddistinto da biondi capelli e pelle chiara, con il corpo riccamente coperto di tatuaggi, nello stile proprio della sua terra d’origine: un interessante intreccio di nomi, il loro, per amor di cronaca desiderato, ancor prima della loro stessa nascita, dai loro rispettivi genitori, che non avrebbe potuto ovviare a sancire, per essi, quella comunione fraterna praticamente da sempre.
Tutt’altro che di difficile previsione, a margine di ciò, avrebbe quindi avuto a dover essere contemplata l’eventualità dell’ingresso in scena anche della versione locale di Howe, la prospettiva del quale, tuttavia, non avrebbe potuto allora ovviare a stuzzicare la curiosità della stessa Midda Bontor, nell’improbabile e divertita previsione di quale ruolo avrebbe potuto essergli allor riservato dopo che, tanto l’una, Carsa, quanto l’altro, Be’Wahr, erano finiti a essere agli antipodi di quanto, mai, ella avrebbe potuto immaginare per loro stessi, avesse avuto occasione di sforzarsi in tal direzione.

“Aspetta un momento…”

Un pensiero non poté ovviare a cogliere, in quel frangente, l’attenzione della donna guerriero, nel mentre in cui si sforzò di riportare l’attenzione alla realtà per lei lì presente e, con essa, alla propria supposta identità di Madailéin Mont-d'Orb. E un pensiero che, allora, non poté ovviare a correre all’altra Maddie da lei conosciuta e allo stesso Be’Wahr, avendo avuto occasione, nel tempo del sogno, di scoprire quanto, dall’arrivo di quest’ultima nel loro universo e, in particolare, nel suo pianeta d’origine, non soltanto ella avesse avuto occasione di colmare il vuoto da lei lasciato dietro di sé nel partire per gli infiniti spazi siderali, ma, anche e soprattutto, avesse iniziato una relazione di natura amorosa proprio con il suo biondo sodale, in un’eventualità che, senza nulla voler togliere al valore proprio di Be’Wahr, ella non aveva mai preso in considerazione, ma che, altresì, la sua versione alternativa non aveva disdegnato… anzi.
Ma se, indifferenti a qualunque eventuale separazione che, presto o tardi, il multiverso avrebbe potuto loro imporre, Maddie e Be’Wahr non si erano negati occasione di concedersi di esplorare l’eventualità di un loro rapporto di coppia; non è che la presenza, in quel momento, in quella situazione, proprio di una versione alternativa di Be’Wahr con un’altra versione di Maddie, avrebbe voluto suggerire l’intenzione, dall’indefinito orchestratore di quelle tutt’altro che casuali coincidenze, di un qualche coinvolgimento fra lei e il dottor Tavaglione?!

“… no. Questo no.” escluse fermamente nel profondo della propria mente, in risposta a quell’interrogativo e, soprattutto, a qualunque entità superiore in quel frangente si stesse divertendo a giocare con lei, non nel voler disdegnare l’eventualità rappresentata da quello sviluppo, non potendo certamente accusare né Be’Wahr, né quella sua versione alternativa di mancare di fascino, e di un fascino indubbiamente virile, quanto, e piuttosto, nella ferma volontà di non rendere ancora più complicato tutto quello… qualunque cosa, in effetti, “tutto quello” avesse a essere.

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