11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 1 agosto 2011

1293


U
n duplice gesto straordinariamente rapido nella propria esecuzione, quello così compiuto con perfetta coordinazione da parte dei due fratelli, che, sebbene apparentemente volto a negare loro ogni possibilità di azzardo, nell'atterrare entrambe le gemesse e non solo una delle due, nell'impossibilità a valutare quale fra le stesse, non avrebbe dovuto comunque essere ritenuto tale nel prendere in esame la questione con uno sguardo più amplio, con un'attenzione più generale attorno all'intera questione. E, in effetti, estremamente semplice, ma non per questo corretto, sarebbe potuto essere ritenere come alcun fattore di rischio, di incertezza, fosse per loro mutato in grazia di simile scelta, nel considerare come ciò che era stato compiuto non avrebbe potuto essere riconosciuto quanto nulla di più, o nulla di meno, rispetto a un semplice tergiversare, a un posticipare a un momento successivo, e pur inevitabile nella propria occorrenza, la scelta reale in favore dell'una o dell'altra, a meno di non volersi esprimere in negazione di entrambe.
Una possibilità quest'ultima, altresì, che ipocrita sarebbe stato, almeno per Howe, negarsi di ammettere qual pur effettivamente presa in esame, nel non ritenere, sostanzialmente, di dover considerare quale proprio particolare dovere tutelare la salute di Midda in misura maggiore rispetto a quella della sua sorella gemella: una possibilità, tuttavia, che pur, alfine, non venne abbracciata, non venne valutata qual attuabile, fosse anche, e solamente, in nome dell'oro che egli non avrebbe mancato di domandare alla stessa donna guerriero non solo in risarcimento per la loro missione, ormai evidente fallita anche e soprattutto per il contrattempo rappresentato dalle due antagoniste, quanto, e piuttosto, per quello che le avrebbe richiesto a compenso per l'aiuto concessole in quella stessa occasione. Motivazioni, probabilmente, non così profondamente romantiche quali quelle che avrebbero accontentato, piuttosto e altrimenti, l'animo creativo di un bardo, nel cantare di tale frangente e della scelta da loro abbracciata, così anche come, altrettanto probabilmente, neppure condivisibili, nella propria stessa natura, dallo spirito più entusiastico, e meno pragmatico, dello stesso Be'Wahr, e che pur, lo shar'tiagho ne era certo, sarebbero allora state assolutamente e perfettamente comprese e apprezzate dalla medesima mercenaria dagli occhi color ghiaccio loro alleata, loro compagna di viaggio e di ventura, nell'esprimere, né più, né meno, quegli stessi principi professionali da lei sempre invocati qual propri e tali, in occasioni passate, anche da giustificare estemporanei tradimenti a opera della loro quarta camerata Carsa Anloch. Per amor del dettaglio, sempre a ricercare un clima di assoluta onestà spirituale con se stesso, Howe non avrebbe potuto ovviare a riconoscere quanto, malgrado la correttezza di tale ragionamento, la Figlia di Marr'Mahew mai avrebbe potuto ipotizzare di sottrarsi innanzi a un debito d'onore, quale, primo fra tutti, quello di una vita salvata… e, considerando il numero di occasioni in cui, in maniera più o meno plateale, ella aveva permesso al proprio collega di riportare a casa, ovunque essa fosse, la propria scura pellaccia, egli non avrebbe potuto che essere in debito con lei, sotto tale punto di vista. Questione, ciò nonostante, della quale lo shar'tiagho avrebbe, se gliene fosse stata concessa l'occasione, completamente tralasciato nelle proprie sfumature, preferendo l'idea di star agendo in nome di una solida e apprezzabile ricompensa in oro sonante, ancor prima che per mero esercizio di stile o, altrettanto vano, impegno d'onore.
Ma escludendo, in simili elucubrazioni, qualunque semplice, e sanguinaria, conclusione volta all'uccisione di entrambe, scelta che, ove paradossalmente fosse stata abbracciata, sarebbe stata immediatamente posta in essere, senza sprecare tempo in inutili e ricambiati apprezzamenti, in quel tergiversare, in quel procrastinare la propria decisione, valutazione, in favore dell'una o a sfavore dell'altra, i due fratelli si ritrovarono, comunque e irrinunciabilmente, a conscio confronto con un pur inevitabilmente fattore di rischio. Rischio non tanto derivante da una qualche decisione che essi stessi avrebbero lì dovuto ancora compiere, quanto, e piuttosto, dalla delega di responsabilità, pur inespressa, che entrambi avevano deciso di destinare alla loro sola alleata lì presente, nello sperare che ella, in quel frangente così come in passato, avrebbe saputo come agire e, soprattutto, come reagire alla loro offensiva, palesando la propria effettiva identità in quanto avrebbe compiuto e, soprattutto, in quanto al tempo stesso avrebbe deciso di non compiere…

« Thyres… che dannato accidenti credete di poter fare voi due?! » contestò la voce di una delle due gemelle, distinguibile dall'altra solo per la propria attuale posizione, nel trovarsi, nella fattispecie, qual mantenuta prepotentemente al suolo a opera del peso di Howe, nonché della minaccia dell'affilato metallo della sua spada dorata contro la base del proprio collo « Stupidi idioti: lasciatemi andare prima che Nissa possa liberarsi e ricompensarvi per la vostra dabbenaggine! »
« Ne dubito fortemente, dal momento in cui tu, mia cara, sei Nissa! » replicò lo shar'tiagho, sollevando la propria arma e preparandosi a precipitarne, con misurata forza, il pomello alla base del collo della medesima prigioniera, allo scopo di imporle una perdita di sensi, una privazione di coscienza che avrebbe concesso tanto a lui, quanto agli altri suoi due compagni, una possibilità di fuga.

Una decisione, quella da lui così resa propria, che pur non sarebbe dovuto essere ritenuto qual derivante da una semplice scelta casuale, da una mera ispirazione estemporanea nell'accusare l'una piuttosto dell'altra per effimera simpatia o antipatia verso l'una o verso l'altra, quanto, altresì, conseguenza stessa del piano d'azione fugacemente formulato e altrettanto repentinamente posto in essere. Nell'atterrare entrambe le donne al suolo, infatti, Howe aveva impegnato tutte le proprie speranze, tutta la propria buona fede, nel valutare quanto, fedele al silenzio sino a quel momento scelto qual proprio a differenza delle proprie opposte abitudini, la sola e vera Midda Bontor non avrebbe tentato né di ribellarsi né di approvare il loro operato, conscia di quanto qualsiasi propria presa di posizione sarebbe potuta essere fraintesa da parte loro, creando spiacevole spazio di manovra per la propria rivale, per la propria sosia antagonista.
Solo in tale presumibile, e presunto, comportamento, avrebbe quindi dovuto essere identificato il rischio, l'azzardo che i due fratelli, in quel loro coordinato agire, avevano accettato di far proprio, scommettendo sulla loro passata camerata il proprio stesso futuro, la propria vita in misura non inferiore a quella di lei. E solo per simile ragione, nella presa di posizione dell'una e nel corrispettivo silenzio dell'altra, immediata era potuta essere, ed era stata, la valutazione da parte del mercenario. Valutazione sì immediata, alla quale, tuttavia, non venne fatta seguire una sufficientemente rapida esecuzione, lasciando il suo movimento qual solo, e purtroppo, una mera dichiarazione d'intenti e concedendo, in ciò, alla propria ipotetica preda occasione per ribellarsi e riconquistare il proprio pur consueto ruolo di predatrice.

« Be'Wahr… » sussurrò appena la donna guerriero trattenuta sotto il biondo, a tentare di porlo in guardia da quanto stava per accadere, probabilmente ormai animata dalla tragica consapevolezza di quanto mantenere ancora il proprio sino a quel momento inalterato silenzio, ormai, non avrebbe potuto danneggiare i propri compagni in misura superiore a quanto non avrebbe potuto derivare dalla propria gemella.
« Howe! » tentò di gridare il biondo, in tal senso spronato da colei che, necessariamente, avrebbe dovuto accettare per fede qual Midda Bontor, Figlia di Marr'Mahew, a prescindere da qualunque propria precedente convinzione « Attento! »

Avviso purtroppo tardivo, quello così definito, che, nel proprio suono, nelle proprie sillabe, raggiunse lo shar'tiagho solo successivamente al violento colpo impostogli in maniera energica e impietosa, a opera di colei per la quale aveva, già e stupidamente, presunto una netta sconfitta, facendo propria in tal senso leggerezza imperdonabile e, in effetti, nelle conseguenze di cui, negli anni a venire, non sarebbe mai riuscito a perdonarsi. Perché ove la definizione finale del suo movimento era stata troppo lenta, e altrettanto lento si era imposta la voce del proprio compagno di una vita intera, non sì lento, non tanto sciaguratamente flemmatica, si impose Nissa Bontor.
Ed ella, approfittando di quegli interminabili e fuggevoli istanti, con torsione del busto, riuscì non solo a condurre il proprio braccio destro, protetto da nero metallo da rossi riflessi a imitazione della propria gemella, a impattare contro l'arto destro del proprio avversario, per disarmarlo, slanciandone la spada a diversi piedi di distanza da loro, ma anche, e ancor peggio, svelò quanto l'apparente uguaglianza fisica sino a quel momento proclamata fra sé e la sorella non avrebbe dovuto essere realmente riconosciuta qual tale, nel far emergere, con uno scatto metallico, dalla propria tutt'altro che stregata armatura una risorsa altresì sconosciuta alla Figlia di Marr'Mahew, e in grazia alla quale non esser più considerata né inerme, né, tantomeno, disarmata: una lunga, sottile, ma incredibilmente affilata, lama lucente, che simile a stiletto guizzò con incredibile ferocia, e priva di esitazione alcuna, in direzione del cuore di Howe.

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