11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 24 agosto 2011

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N
ell'ipotizzare riservarsi la purtroppo irreale possibilità di esprimersi nel merito di chi avrebbe potuto apprezzare o meno qual propria guida per raggiungere la meta finale di tanto peregrinare, Howe era certo che per alcuna ragione al mondo avrebbe potuto dedicare una qualunque preferenza in direzione di Quilon, immediatamente mal giudicato nei propri modi, nei propri atteggiamenti, e successivamente mai rivalutato in alcuno di essi. In effetti, a seguito del breve confronto intercorso fra questi e la propria compagna di ventura, il già inesistente clima di fiducia che avrebbe potuto considerare accreditato in direzione di quello spadaccino, avrebbe dovuto ritenersi solo irrimediabilmente compromesso in qualunque possibilità di instaurarsi, favorendo, altresì, un più sicuro, e pur meno gradevole, clima di assoluta sfiducia verso il medesimo. Così, dopo aver trascorso la notte all'interno della locanda, in una diffusa pace e serenità imposta su tutti dalle azioni della stessa Figlia di Marr'Mahew, utili a cancellare da qualunque viandante lì presente il benché minimo proposito di scontro con lei, già sufficientemente umiliati in occasione della primo, e solo, tentativo lì riservatosi, quando il viaggio della coppia, divenuta trio, riprese per sospingersi verso la propria conclusione, lo shar'tiagho scoprì di aver sostanzialmente perduto qualunque interesse, qualunque volontà, qualunque fantasia, di discorsivo chiacchiericcio qual risorsa utile a combattere il tedio del viaggio, preferendo, altresì, un più riservato silenzio fra tutti loro, utile a meglio riflettere e, soprattutto, meglio controllare, passo per passo, ogni singolo movimento della loro guida.
A livello razionale, in quella prima nuova giornata di viaggio più che in qualunque altra trascorsa sino a quel giorno, Howe si ritrovò a essere particolarmente dubbioso sull'utilità pratica della presenza di quella stessa figura qual loro ricercato riferimento. Se pur, infatti, non avrebbe mai desiderato contestare le decisioni della propria alleata, le cui logiche, comunque, non erano state con lui condivise, a ogni singolo istante trascorso alle spalle fra quello spadaccino e la propria camerata, egli non avrebbe potuto negarsi possibilità di incertezza nel merito dell'effettivo valore aggiunto da lui apportato al loro viaggio, ove evidente, trasparente, apparve un'assoluta e reale confidenza della donna dagli occhi color ghiaccio con quell'ultimo tratto di strada esattamente così come con ogni via già percorsa per raggiungere la locanda dell'Ultima Speranza. D'altra parte, a rendere ancor più complicata una qualunque analisi nel merito della scelta di quel particolare accompagnatore, oltre all'imperturbata ignoranza nel merito della loro effettiva destinazione, ancor non condivisa quasi esistesse un precetto di natura divina atto a proibirne un esplicito e diretto riferimento, in lui non avrebbe potuto che contribuire la più totale mancanza di fiducia, di stima, di considerazione propria della stessa Midda Bontor a discapito del non gradito Quilon. In effetti, cercando di rievocare, dal flusso dei propri ricordi, delle proprie memorie, una qualunque reminescenza relativa a un altro similare atteggiamento del quale egli fosse stato precedentemente testimone, alcun successo venne in suo soccorso, sancendo da parte della stessa, e nel merito di quel particolare guercio, un comportamento del tutto inedito, che non avrebbe potuto non solo giustificare la sua presenza fra loro per di lei esplicita volontà, ma, a conti fatti, la sua stessa, e ancora inalterata, esistenza in vita, là dove in molti erano morti, prima di lui, colpevoli di emozioni persino più blande di quelle lì percepite.
Tuttavia, ove, malgrado un tanto vivace e percettibile astio, la sua compagna aveva deciso che quell'uomo dovesse essere loro utile, anzi, indispensabile per il perseguimento del loro scopo finale, se pur come semplice intermediario, tramite per il raggiungimento del luogo, e delle persone, che avrebbero potuto fornirgli un nuovo braccio sinistro, non sarebbe stato di certo lui a questionare, a esprimere delle condanne attorno a simile decisione, in un'accettazione che, comunque, non avrebbe dovuto essere fraintesa come ottusa rassegnazione: sino a quando quel viaggio non si fosse concluso, e quella ristretta compagnia non si fosse sciolta, egli si sarebbe mantenuto all'erta, pronto ad affrontare qualsiasi minaccia e qualsiasi nemico, tanto esterno a loro, quanto, e ancor più, interno.
Un clima di spiacevole sfiducia, di assoluta diffida, al quale Howe si mantenne in tutto ciò fedele per ben tre giorni e due notti, prima che alla terza notte, tanta perseveranza da parte sua non offrì gli attesi, e temuti, frutti…

« Per quanto il mio animo trabocchi disperazione all'idea di doverci presto separare, mi sembra corretto evidenziare come, ormai, la strada che ancora ci separa dal vostro traguardo non sia molta… » annunciò Quilon, dopo che un piccolo ed estemporaneo campo per quella nuova notte insieme fu allestito e un caldo e gradevole fuoco venne acceso fra loro « Svegliandoci all'alba e procedendo di buon passo, domani potremo raggiungere l'ingresso alla Vallata prima dell'ora di pranzo. » si concesse di stimare con sufficiente serietà, salvo poi, immediatamente, ironizzare « E chissà quali manicaretti prelibati ci saranno lì offerti. »

Né da Midda, né, tantomeno, da Howe, venne proposta la benché minima replica a quelle parole, non ritrovando entrambi alcuna particolare motivazione utile a offrire al loro interlocutore ulteriore ragione di proseguire nella direzione così intrapresa.
Come già per le due sere precedenti, quindi, una frugale cena venne consumata in quieto silenzio, preludio di una nuova notte da trascorrere all'addiaccio, con un occhio chiuso, tentando di riposare, e uno perennemente aperto, nell'esigenza di vegliare sull'ambiente loro circostante. Data, infatti, la palese e mai rinnegata sfiducia esistente fra loro e la loro guida, vana sarebbe stata l'idea dell'istituzione di turni di guardia, ove comunque alcuno fra loro avrebbe accettato di abbassare la guardia confidando di potersi risvegliare ancora in salute. E come già per le due sere precedenti, ancora, l'unico che in tutto ciò parve permettersi di prendere immediatamente sonno fu proprio lo spadaccino, il quale, sdraiato supino e con il volto verso le lucenti stelle del firmamento, iniziò a scandire un ritmo incredibilmente costante, e altrettanto incredibilmente fastidioso, con un intenso russare, tanto energico al punto tale da spingere lo shar'tiagho a credere che chiunque, nel raggio di diverse miglia, potesse essere perfettamente a conoscenza della loro posizione, anche senza necessità di ricercare il bagliore prodotto dall'ormai morente brace.

« Lohr… » sospirò inudibile, scuotendo appena il capo nel prepararsi a condividere una nuova notte con simile, terribile concerto, pregando affinché, effettivamente, quella potesse essere l'ultima volta, così come dallo stesso Quilon prima annunciato.

Impossibile, a posteriori, fu per il mercenario esprimere valutazione nel merito di quanto accadde e, soprattutto, di perché ciò accadde. Forse, si colpevolizzò più volte ripensando a quegli eventi, in quella particolare notte, a così stretta prossimità da quanto sperava avrebbe potuto essere per lui l'inizio di una nuova vita, la sua mente non riuscì più a sorreggere la forzatamente sopita, ma mai realmente respinta, crisi nervosa che lo aveva dominato sin dalla scoperta della perdita del suo mancino, imponendogli, in ciò, un crollo fisico a compenso di tanto intimo sforzo. Forse ancora, non mancò di imputarsi in seguito, in quella terza notte di viaggio con Quilon e Midda, egli si concesse l'ingenuità di credere realmente alla manifesta profondità del sonno della propria guida, ritenendo di potersi concedere, a propria volta, un effimero momento di concreta requie senza in ciò porre a rischio la salute propria o della propria compagna. Forse infine, tentò nuovamente di attribuirsi completa responsabilità dell'accaduto, la sua fu una semplice, stupida ed egoistica scelta, conscia o inconscia, volta a delegare solo alla stessa Figlia di Marr'Mahew ogni ragione di guardia, di attenzione al mondo loro circostante, certo di come ella, leggenda vivente, non avrebbe mai permesso loro di essere sorpresi da alcuna minaccia, da alcun pericolo. Molteplici, a posteriori, furono suo malgrado i forse che egli poté formulare, cercando di razionalizzare lo sviluppo degli eventi di quella notte. E forse ognuno di essi comprendeva una parte della verità, così come, piuttosto, alcuno fra essi avrebbe dovuto essere giudicato corretto nella propria sentenza a suo discapito.
Quanto, tuttavia, certamente accadde fu che, in quella terza notte, Howe cadde, per propria volontà o meno, profondamente addormentato, concedendo, nella propria estemporanea assenza, un'occasione d'azione a Quilon, la frustrazione del quale, come giustamente l'aveva subito valutata Midda, lo spinse a tentare un'azione che chiunque avrebbe considerato suicida e che, pur, vide la sua audacia incredibilmente prossima a essere ricompensata nel momento in cui, sorprendendo i pur acuti sensi della donna guerriero, riuscì a piombarle addosso con tutto il proprio peso, bloccandola a terra in posizione prona prima che ella potesse reagire.

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