11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 21 agosto 2011

1313


P
rima che, tuttavia, quel pur desiderato e richiesto terzo boccale potesse essergli servito, concedendogli occasione di riprendere ad affogare quell'ennesima delusione nel frizzante sapore alcoolico della birra, in una reazione non sprezzante in termini di originalità, e pur ritenibile qual ammissibile da parte sua nel confronto con le proprie angosce, con la propria intima crisi d'identità, qual uomo e qual guerriero, una voce per lui estranea, sconosciuta prima di allora, intervenne a invocare la sua attenzione in quel frangente estremamente fatua, nell'assenza di una qualsivoglia concreta ragione di interesse verso l'ambiente a sé circostante. Una voce, quella, non provenne né dal locandiere, né, tantomeno, dalla sua signora, quanto da una terza, particolare figura, identificabile, stupido a non averci immediatamente prestato attenzione, con unica presenza all'interno della locanda a non aver palesato il benché minimo desiderio di sfida nei riguardi di colei conquistatasi, senza alcuna esplicita volontà in tal senso, quel ruolo di centrale protagonismo per il quale tanto Howe aveva avuto motivo di indispettirsi.

« Di lei mi ricordo. » esordì, con tono quieto, tranquillo, discreto e al contempo affabile, atteggiamento di chi, chiaramente, abituato a trattare affari con perfetti estranei e, ogni volta, a comprendere alla perfezione qual genere di necessità avrebbe potuto caratterizzarli « All'epoca faceva sfoggio di una chioma rosso fuoco… e di un temperamento estremamente più impulsivo di quello attuale, tant'è che nessuno sopravvisse fra coloro che, per semplice svago, tentarono di offrirle danno. » proseguì, facendo riferimento alla stessa Figlia di Marr'Mahew, in parole implicite, nella propria forma, e pur trasparenti e chiare, nella propria sostanza.

Incuriosito da quell'intervento a sé rivolto, lo shar'tiagho decise di riservarsi un temporaneo intervallo nel proprio personale confronto con la scura birra dell'Ultima Speranza, già apprezzata e sicuramente ancora apprezzabile, per interessarsi al proprio non ancor identificato interlocutore. Sciocco, da parte sua, sarebbe dopotutto stato obliare alla vera ragione per la quale si era sospinto sin lì al seguito di Midda, ossia allo scopo di incontrare chi sarebbe stato in grado di garantire loro accesso alla loro meta finale. Un intermediario ancora privo di nome o di volto, o almeno tale sino a quel momento, e che pur non avrebbe potuto razionalmente che essere proprio colui in grado di rammentarsi della precedente visita della donna guerriero in quell'angolo di Creato abitualmente dimenticato da qualunque dio o dea, così come quell'uomo aveva allora dato evidente dimostrazione di poter fare: solo tre lustri prima, Howe ne era al corrente, ella aveva infatti deciso di iniziare a tingersi i capelli di quel loro ormai abituale color corvino, a cercare netta differenziazione fra sé e l'immagine della propria sorella gemella.
Colui in tal mondo candidatosi al probabile ruolo di intermediario, sul quale condusse il proprio sguardo, si presentò all'attenzione del proprio interlocutore quale un uomo non più giovane, probabilmente già oltre i quarant'anni se non, persino, oltre i quarantacinque anni, in un traguardo mai giudicabile qual banale. Al di sopra di una chiara pelle carica di rughe, folti i capelli completamente ingrigiti e ormai tendenti al bianco, lì lasciati completamente liberi di comporsi in grossi e confusi intrecci privi di qualsivoglia senso di ordine, e simili, piuttosto, al risultato di un perpetuo divorzio da qualunque genere di pettine o spazzola, non avrebbero collaborato a concedergli un'immagine di particolare rispetto per se stesso e per il proprio personale igiene, sebbene, prestando la dovuta attenzione, impossibile sarebbe stato notare dello sporco celato nel mezzo di tale selva, né del particolare cattivo odore da lui provenire, non, per lo meno, in misura maggiore a quello di qualunque altro astante, Howe incluso. Al contrario, nei propri abiti, e in particolare nella scelta di una elegante panciotto bianco, ornato da due fila parallele di bottoni dorati, e posto al di sopra di una camicia nera e di un fazzoletto rosso compostamente preposto a coprire la base del suo collo, quell'uomo avrebbe fatto propria un'immagine completamente antitetica a quella per lui propria in conseguenza di quella particolare scelta di taglio di capelli, e che poco spazio avrebbe riservato, nell'attenzione di una sua controparte, al lungo cappotto di consunta pelle marrone e agli sgualciti e sdruciti pantaloni un tempo neri, ormai grigi, o, addirittura, bianchi, all'altezza delle ginocchia, da lui indossati, quasi peccati veniali in un contesto d'insieme sufficientemente meritevole di rispetto per non essere criticato. Forse elegante qual un aristocratico, o forse elegante qual uno straccione, ancor difficile da valutare con precisione, quell'uomo non avrebbe potuto celare altri tre particolari degni di interesse all'attenzione dello shar'tiagho, su di lui così richiamata: una lunga e sottile spada, presente sul fianco sinistro del suo corpo, pronta ad essere estratta con la destra, e tale da definirlo, nella propria particolare foggia, qual uno spadaccino o qualcuno desideroso di lasciarsi considerare qual tale; una pesante benda in pelle nera e lucido metallo grigio posta a copertura del suo occhio destro, probabilmente non più in grado di offrire al mondo la medesima luce verde smeraldina del proprio compagno; e, ultimo dettaglio, e pur, probabilmente, il più importante fra tutti, una mancina in bronzeo metallo, quasi lì mostratagli, se pur solo nella propria estremità in conseguenza alla presenza della manica del cappotto, a dimostrazione di quanto, anche lui, avrebbe potuto presto avere.
Cercando di non dimostrare particolare attenzione in direzione di quella mano artefatta, in una foggia apparentemente persino superiore a quella del braccio destro della propria compagna di viaggio, Howe, concluso il proprio rapido esame visivo sul soggetto a lui approssimatosi, tentò di apparire distratto dalla propria birra, verso la quale, tuttavia, aveva ormai perduto ogni interesse, prima di concedersi occasione di risposta, a non lasciar cadere nel nulla quella ricercata occasione di contatto.

« In verità, l'ultima volta che ella è stata qui, un altro e più rilevante dettaglio fisico avrebbe potuto essere colto in lei. » denotò, quasi con sufficienza, per poi sollevare dal bancone il proprio boccale e accostarlo alle labbra, per assaporarne il contenuto ora solo a piccoli sorsi, quasi, improvvisamente, il pur immutato liquido scuro lì contenuto fosse divenuto sì bollente dal potergli rischiare di brucare le labbra « Non so se mi spiego… »
« Oh… sì. » annuì l'altro, con fare a propria volta quasi distratto, come a non offrire la benché minima importanza a quando in tal modo pur indicato « Anche se, in verità, l'ultima volta che ella è stata qui, avrebbe potuto essere anche priva di entrambe le braccia, ma non per questo non avrei voluto portarmela a letto. » commentò, a metà fra un tentativo di scimmiottare, parafrasando, le parole dello shar'tiagho, e, per l'altra metà, di stabilire con lui il più grezzo, e pur universale, sentimento di cameratismo maschile, attraverso non troppo eleganti espressioni poste a valutazione delle qualità fisiche di una ragazza o donna, Midda nella fattispecie di quel dialogo « Non so se mi spiego… » concluse, sorridendo quasi divertito nell'intimo confronto con le proprie memorie di quell'epoca passata.

Per propria sincera e goliardica indole, fosse stato lì in compagnia del proprio fratello d'arme e di vita, Be'Wahr, Howe non si sarebbe certamente risparmiato replica a quella maliziosa provocazione, forse e persino giungendo a far vanto di tutte le occasioni nelle quali aveva avuto possibilità di godere della vista, senza veli, delle forme di lei o, sin'anche, di una recente, recentissima vicenda nel corso della quale era stato persino autorizzato a entrare a contatto, nudo a propria volta, con le medesime, nella necessità tutt'altro che romantica o sensuale di estrarre l'uno dal corpo dell'altra, e viceversa, dei terribili vermi carnivori prima che potessero depositare all'interno delle loro membra le proprie uova, condannandoli a morte certa. Tuttavia, in assenza del proprio biondo compare, e in presenza, altresì, di un perfetto sconosciuto, in lui prevalse, per la prima volta, una strana esigenza di affettuosa protezione per la propria alleata, colei che, pur sicuramente responsabile per la propria attuale situazione, non avrebbe potuto negare fosse lì sinceramente impegnata allo scopo concedergli quanto da lui richiesto, se pur anche in contrasto ai propri personali desideri, alle proprie autonome preferenze: un vincolo di collaborazione, di rispetto e di fiducia, quello così venutosi a stabilire fra loro, in maniera del tutto inedita non in conseguenza a una qualche comune missione, agli interessi di un mecenate esterno a loro, quanto, e piuttosto, per una esplicita e ferma volontà dello stesso shar'tiagho, che egli non avrebbe potuto, pertanto, permettersi di tradire in maniera tanto banale, e gratuita, quale pur sarebbe stato nel replicare a tono a quelle parole rivoltegli.

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