11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 19 agosto 2011

1311


C
on un movimento guizzante, il dragone emergente dalle profondità di un mare in tempesta si scagliò in maniera impetuosa e irrefrenabile in contrasto a tutti i folli malcapitati che, in suo contrasto, ambirono a tentare la sorte. Quell'immagine, impressa con un'abilità priva d'eguali alla base della lama della spada della Figlia di Marr'Mahew, fu quanto e solo, proprio malgrado, ebbero occasione di cogliere tutti coloro che, prima quietamente distratti ognuno nei propri affari, nelle proprie questioni, vollero catapultarsi a privare la mercenaria del titolo semidivino da lei conquistato tempo prima nell'Arena, un trionfo straordinario, e reso ancor maggiormente tale del suo essere straniera e pagana, non fedele devota al dio Unico per quanto del medesimo ne rappresentasse alla perfezione tutte le virtù, che alcuno in tutta Gorthia avrebbe potuto trascurare o dimenticare, sebbene, prima di quel giorno, la fama della medesima non era stata ancora in grado di imporsi in maniera sufficientemente vivace alla loro attenzione. Quasi fossero lì animati da vita propria, da una propria coscienza, la lama bastarda di Midda e il drago lì impresso dall'abilità di mastro Lafra Narzoi, fabbro suo creatore, si presentavano in maniera puntuale a protezione della propria signora, ergendosi attorno al corpo di lei qual barriera inviolabile, contro l'azzurro bagliore della quale qualunque offensiva sarebbe stata vana e vanificata. Per quanto violenti e bramosi del suo sangue e della sua vita, non in conseguenza a una sua qualche colpa pregressa, quanto, e paradossalmente, in grazia dei suoi meriti, ogni gesto contro di lei offerto, fosse da stiletto come da spada, da scure come da mazza, nell'interessante varietà di armi lì dispiegatesi, era implacabilmente bloccato, arrestato nel proprio moto ancor prima che a lei potesse offrire pensiero, potesse concedere danno, preservando l'integrità di quella sua meravigliosa e candida pelle, sulla quale in assenza di tanta polvere accumulata sarebbe stato semplice cogliere diverse spruzzate di allegre efelidi nei punti più congeniali.
In verità, concentrandosi attentamente nel turbinio di movimenti, tanto rapido, continuo e incessante da rendere difficoltosa una simile ipotesi, un testimone degli eventi lì in corso avrebbe potuto cogliere come non ogni attacco, ogni offensiva a lei rivolta erano effettivamente arrestati per solo effetto della sua lama, lì impiegata in volontà difensiva ancor prima che offensiva, ove, accanto alla medesima, in perfetta coordinazione con essa, anche una seconda risorsa era da lei investita, con eguale grazia, efficacia, efficienza e rapidità di movimenti: il suo braccio destro. Promosso, immediatamente, al proprio naturale ruolo di scudo, l'arto in nero metallo dai rossi riflessi della donna guerriero, se pur inefficace, come da lei presentato, a gestire un'arma tanto sofisticata qual una spada, e in ciò a permetterle di riottenere quando sostanzialmente perduto con la crudele mutilazione a lei imposta in gioventù, in quel contesto riuscì a palesare, come di consueto, quanto straordinario comunque fosse nella propria offerta, muovendosi con una naturalezza e una rapidità del tutto equivalenti a ogni altro singolo membro del suo corpo, e dimostrandosi capace, a differenza della nuda e fragile carne mortale, quanto le proprie artefatte forme potessero ben proteggerla da qualunque minaccia impostale. Che fosse uno stiletto o una spada, una scure o una mazza, l'arma contro di lei impiegata, la sua mano, a volte completamente aperta, a volte chiusa a pugno, era in grado di arginare qualunque affondo, fendente o montante, dritto o roverso, per garantire la sua sicurezza, la sua immunità, agendo a propria volta quasi fosse animato da una volontà autonoma.
Ma né la spada, trattenuta nella sua mancina, né l'arto surrogato, in sostituzione del suo destro, avrebbero dovuto essere giudicati qual effettivamente a lei indipendenti, e lì in movimento per proprio autonomo capriccio, quanto, piuttosto e al contrario, a lei completamente vincolati in ogni singolo fremito, in ogni appena percettibile movimento, in sola e indiscutibile virtù di incredibile controllo da lei posseduto sul proprio corpo, tale da garantirle, in conseguenza, un eguale controllo sull'intero mondo a lei circostante.

« Per l'Unico… » gemette una voce indistinta nella massa di corpi accumulatisi attorno a lei, forse tardivamente riconoscendo quanto fosse stata azzardata quella scelta di scontro, in contrasto a chi effettivamente a loro superiore in tutto e per tutto.

Con un movimento altrettanto guizzante, anche un intricata composizione tribale, similare a quella presente sul braccio mancino della donna guerriero e pur estranea alla medesima, tentò di scagliarsi in contrasto a quella stessa marea di corpi che tentò di sommergere la Figlia di Marr'Mahew. E anche quell'immagine, così come quella del dragone di mare, avrebbe dovuto essere identificata quale impressa alla base della lama di una spada, da una mano estremamente abile, per quanto non egualmente motivata quale quella di mastro Lafra nel giorno in cui egli forgiò la propria opera massima: spada, nella fattispecie, lì allora impugnata da Howe e desiderosa di ritrovare, a propria volta, un'occasione di impiego in quella battaglia.
Purtroppo per sé e per il proprio legittimo e giustificabile desiderio di verificare le proprie effettive condizioni, la propria solo supposta, ma mai comprovata, immutata abilità di guerriero, lo shar'tiagho non sembrò riuscire a trovare soddisfazione alcuna in quella sfida, in quel confronto, in quella lotta, venendo escluso dalla medesima non tanto per effetto di una qualche verbale diffida qual quella ipotizzata dalla sua compagna, quanto, e piuttosto, per un'incredibile, e deprimente, assenza di considerazione da parte di tutti i presenti nei suoi riguardi. Ogni gesto verso di lui rivolto, malgrado tutto il suo impegno a cercar pugna, si ritrovò infatti tristemente ignorati dai propri candidati avversari, i quali, per quanto, ovviamente, non mancarono di difendersi da sue ipotesi d'offesa, a preservare il proprio stato di salute, non gli concessero mai un ulteriore grado d'attenzione, quasi avesse da esser inteso non più pericoloso di un fastidioso moscone. Non uno solo fra loro, fra quei quattordici rudi e brutali guerrieri sufficientemente abili da relegarlo al ruolo di mero tedio, e pur non capaci di contrastare altrettanto banalmente la donna dagli occhi color ghiaccio sua alleata e compagna di viaggio, tentò autonomamente una qualunque aggressione a suo discapito, preferendo, altresì e piuttosto, continuare ad ammassarsi attorno al loro unico centro di interesse, quasi loro bramosia non fosse tanto quella di ricercare da lei un atto di guerra, quanto e piuttosto un atto d'amore, benché solo il suo sangue, allora, stessero invocando.
Una situazione che, necessariamente, mise a dura prova la sopportazione dell'uomo, ritrovandolo, alfine, prossimo all'isteria nel rivolgersi verso la propria sodale in termini esasperati…

« Per la grazia di Lohr! » bestemmiò egli, retrocedendo di qualche passo e lasciando abbassare la propria nuova arma, rimasta del tutto priva di soddisfazione « Si può sapere qual genere di malia stai esercitando su questo branco di indemoniati? »
« Nessuna malia… » rispose ella, non lasciando trapelare nella propria voce la benché minima traccia di sforzo, di affaticamento, per quanto i suoi movimenti, ancora e solamente difensivi, non stessero trovando la benché minima occasione di tregua « Semplicemente, e senza alcuna offesa, nessuno fra loro ha interesse a combattere con te. E per questo nessuno fra loro combatterà con te. » spiegò, con un senso dell'ovvio disarmante, per quanto tutto quel discorso avrebbe dovuto essere giudicato paradossale « Ti ho detto che non è una faccenda che ti riguarda. »
« Ma… diamine! » protestò, infastidito quasi quanto un bambino al quale era stata appena negata la partecipazione a un giuoco tanto desiderato e ritrovatosi così costretto a osservare tutti gli altri divertirsi senza potersi unire a loro « Dove sono finite le sane, vecchie risse da osteria?! » gemette, storcendo le labbra verso il basso.
« Qui ne avrò ancora un po'. » gli comunicò la mercenaria, ancora incerta fra l'invocare il sangue del propri avversari o lo sperare che essi demordessero prima di essere tutti condannati a morte per mano sua « Forse ti conviene iniziare a ordinare da bere e metterti comodo. » gli suggerì, quasi non fosse lì impegnata in un combattimento per lei potenzialmente letale, quanto, e piuttosto, in uno dei propri quotidiani e solitari allenamenti, attività fisica da lei condotta in ogni momento di requie per mantenere il proprio corpo perennemente in forma e pronto all'azione.
« D'accordo… d'accordo, dannazione a te e a tutto questo branco d'idioti. » sentenziò ad alta voce, sperando, vanamente, in quell'ultimo insulto di riuscire ad attrarre all'ultimo un minimo di attenzione, un qualunque genere di interesse da parte dei presenti « Cerca però di non metterci troppo… »

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