11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 28 agosto 2011

1320


« S
ì. » confermò ella annuendo e, in tal assenso, raddolcendo la propria voce, nel tentativo di impegnarsi, in confronto con lui, a tentare di ridurre le distanze emotive fra loro createsi nelle ultime ore « In linea generale andò in questi termini. » ribadì, per poi, addirittura, arrestare il loro cammino e concedersi, in tal modo, di voltarsi in direzione del proprio interlocutore, per poter rivolgere i propri occhi verso i suoi nel contempo di tale dialogo « Nel dettaglio, egli fece propria la carta della violenza solo quale ultima soluzione, dopo aver a lungo provato, prima, con diverse tattiche… »
Comprendendo il desiderio di confidenza della compagna, e, per questo, non potendola che apprezzare nella fiducia a lui destinata, Howe le destinò tutta la propria attenzione, mantenendo allora il silenzio non quale manifestazione di disinteresse, quanto, piuttosto, qual tacito invito a procedere nei tempi e nei termini per lei più congeniali.
« Non c'è, in verità, molto da dire… » minimizzò ella, percependo l'interesse crescente nell'altro e, in ciò, non desiderando che vi potessero essere fraintendimenti su quanto ella avrebbe dovuto o potuto dire « Dopo essere evasa da Kirsnya, città alla quale, come ben sai, debbo la perdita del mio braccio destro, vagai a lungo nella volontà di scoprire come poter rimediare alla situazione. Le mie emozioni, allora, credo non fossero particolarmente diverse da quelle che provi tu ora: a peggiorare il fatto di essermi ritrovata senza gran parte del mio arto destro, non poteva che contribuire la consapevolezza di come ciò fosse accaduto non per mia colpa, non per una mia responsabilità, quanto, piuttosto, vittima della follia di mia sorella e delle sue azioni, in maniera diretta o indiretta, volte a distruggere la mia vita. »
« Sì. » fu ora lo shar'tiagho ad annuire, offrendole un lieve sorriso colmo di amarezza « Credo di poter ben intendere ciò di cui parli… »
« Una gran parte dell'oro in mio possesso, in tale ricerca, venne investito unicamente per scoprire che, se mi fossi spinta verso la locanda dell'Ultima Speranza, avrei potuto trovare un uomo in grado di condurmi da chi capace di plasmare un nuovo arto per me. » riprese la donna, nella propria breve rievocazione « A differenza tua, io non avevo mai avuto occasione passata di incontrare qualcuno con un simile surrogato e, in ciò, devo ammettere che le mie aspettative erano estremamente confuse a tal riguardo: a volte persino superiori a quanto tu stesso ti attendevi, altre drasticamente inferiori. Ma nelle mie condizioni, nella disperazione che si era impossessata di me, all'epoca non mi interessava cosa mi sarei potuta ritrovate attaccata al gomito: desideravo solo poter tornare a volgere lo sguardo verso la mia estremità e lì vedere la mia mano… o qualcosa di assimilabile. »
« Anche in questo credo di poterti ben comprendere… » confermò nuovamente Howe, sentendosi, in tutto ciò, incredibilmente vicino a Midda qual mai, prima di allora, aveva immaginato avrebbe potuto sentirsi.

Improvvisamente, l'orrore di quanto accaduto poche ore prima, della lunga e straziante tortura imposta allo spadaccino, appariva quale un ricordo lontano, perso nel tempo e, forse, persino disassociato alla propria camerata: ella, lì, non era la medesima donna che in maniera fredda e crudele aveva lentamente fatto a pezzi il proprio aggressore, quanto, e piuttosto, un'anima affine, una sorella a lui unita, nel profondo, da un carico di emozioni assolutamente comuni, identiche fra loro. E mai, come in quel momento, ebbe a invidiare il proprio connazionale, o più o meno tale, Be'Sihl, l'uomo, lo shar'tiagho, che aveva avuto coraggio e follia sufficiente ad attendere per oltre un decennio l'occasione giusta per entrare a far parte della vita della donna da lui amata in maniera tanto importante, in un ruolo di rilievo incomparabile. Con il conseguente intimo rammarico di aver, altresì, personalmente sprecato troppo tempo insieme a lei nel criticarla, nell'attaccarla, nell'offenderla, spesso in maniera del tutto gratuita e pregiudizievole solo e unicamente in conseguenza di quello stesso braccio ora anche da lui ricercato.
Ma forse, il suo, avrebbe dovuto essere inteso quale un effimero invaghimento, conseguente a tutte le emozioni del momento. Emozioni trascorse le quali, tutto sarebbe ritornato come prima…

« All'epoca, nella mia ignoranza su alcuni particolari che mi vennero svelati solo a posteriori, non avrei potuto essere consapevole dell'effettivo ruolo di Quilon in tutta questa faccenda. » continuò la mercenaria, ignara, nel contempo di tali spiegazioni, del profondo mutamento di considerazione allora in corso nel cuore del proprio compagno di viaggio « Rammenti come, quattro giorni fa, durante il nostro incontro nella locanda, accennai a delle regole del gioco che lo riguardavano? »
« Sì. » replicò egli, nell'intento di non interromperne la narrazione, per quanto, in verità, non ricordasse simile dettaglio, tale particolare, forse una frase buttata lì per lì in un dialogo giudicato non così importante da essere rimembrato in ogni proprio particolare.
« Per ottenere il proprio braccio sinistro, dopo la perdita dell'originale nel corso di un duello con un guerriero più abile di lui, scoprii successivamente che egli aveva accettato quale prezzo da pagare quello richiedente un suo asservimento, a vita, a coloro che anche tu, presto, incontrerai… »
« A vita?! » la interruppe, sorpreso dall'esposizione di simili termini.
« Sì… e prima che tu possa esprimere giudizi a tal riguardo, pensa seriamente alla disperazione che ti ha sospinto in questo viaggio e rifletti su quanto, a tua volta, non saresti disposto ad accettare qual giusto prezzo per riottenere la tua integrità. » lo anticipò la Figlia di Marr'Mahew, con tono improvvisamente più serio « Perché, spero veramente, che le mie parole di avvertimento non siano state vane e tu sia consapevole che quanto otterrai non lo otterrai in maniera né gratuita, né, tantomeno, economica. »
Prima che, tuttavia, egli potesse avere il tempo di esprimersi di nuovo, e che potesse avere occasione di insistere con la propria curiosità attorno a una tematica che, personalmente, non avrebbe gradito affrontare, ella riprese il discorso precedente, da dove rimasto in sospeso: « In conseguenza del proprio patto, Quilon era obbligato a porsi al servizio di chiunque gli avesse domandato di essere accompagnato dove stiamo andando noi, senza potersi rifiutare innanzi ad alcuno. Ad alcuno, per lo meno, che avesse avuto reale necessità di ricercare una tale occasione. » spiegò ancora « Ovviamente egli evitava accuratamente di pubblicizzare troppo la questione, non desiderando di certo negarsi l'opportunità di un tornaconto personale in quanto, suo malgrado, sarebbe stata una condanna a vita… e così, anche con me, quel lurido cane espresse immediatamente chiare ambizioni rivolte a un certo genere di attenzioni che non ero intenzionata a riservargli, preferendo tentare di comprarlo con una sufficiente quantità d'oro. »
« Ma non era l'oro a interessarlo… » intuì lo shar'tiagho, senza particolare sforzo in tal senso.
« No, infatti. » storse le labbra la mercenaria « Dopotutto, per chi sostanzialmente impossibilitato a goderne, nell'essere costretto a trascorrere il resto della propria vita in una schifosa locanda in attesa di nuovi sprovveduti da accompagnare a destinazione, l'oro non avrebbe potuto essere una concreta attrazione. Non, altresì, quanto una giovane donna, qual poche, se non, forse, nessuna, si era mai presentata a lui con la mia eguale richiesta. »
« E non potendoti avere con le buone, alla fine tentò con le cattive… »
« Sì. » confermò ella, per l'ultima volta « Ovviamente prima non mancò di impegnarsi in approcci di diversa natura, cercando di dimostrarsi persino galante con me e tentando di impressionarmi con il fascino di un avventuriero che tanto aveva visto del mondo e tanto aveva vissuto in ogni angolo del medesimo. Sfortunatamente per lui, malgrado la mia giovane età, non ero né un'ingenua, né una sprovveduta… e, probabilmente, avevo viaggiato persino anche più di lui, a bordo della Jol'Ange. »
« Così, in occasione di quella che ben sapeva sarebbe stata l'ultima notte per tentare qualunque azione in mio contrasto, egli mi aggredì… in maniera non molto più originale rispetto a questa notte. » proseguì, salvo, per un istante, arrestarsi, esitando visibilmente nella scelta delle parole più opportune con le quali esprimersi, in una memoria che, a distanza di quindici anni, non avrebbe dovuto essere accolta ancor qual gradita, nonostante l'impegno di quelle ultime ore a esorcizzare nella violenza quello stesso, sgradito passato « E… per gli attimi più brevi della sua intera vita, e le eternità più lunghe della mia, egli riuscì nel proprio intento. »

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