11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 24 settembre 2013

2048


Prendete ora due donne pressoché coetanee, e ponetele rinchiuse in pochi piedi quadrati di cella, con soltanto due brande fissate a un muro, una sopra l’altra, e una latrina… scusatemi… gabinetto, come ho scoperto definirsi in maniera più appropriata, come unico arredo a contorno di tutto ciò. Fatto?
Considerate, inoltre, che una delle due donne di cui sopra sia fornita di una taglia molto generosa a livello toracico, tale da risultare, malgrado tutto, addirittura costretta all’interno degli abiti fornitile, inevitabilmente tesi nella propria particolare allacciatura, priva di bottoni e di legacci e contraddistinta, altresì, da quella che poi mi spiegarono essere conosciuta come cerniera. Fatto?
Bene. Molto bene. Secondo voi, quale sarà il primo argomento attorno al quale potrà essere incentrato l’esordio di un loro confronto verbale, partendo dal presupposto che, le due, abbiano comunque a considerarsi pressoché estranee l’una all’altra?!
La ricerca di una comune via di fuga?
… no. Banale.
Il confronto sulle ragioni per le quali si possano essere lì ritrovate riunite insieme?
… no. Un po’ troppo indiscreto, e comunque scontato.
La straordinaria cordialità dei propri secondini?!
… no. E ovviamente, se anche fosse, avrebbe a considerarsi in termini del tutto retorici.
Checché se ne dica, sappia telo, due donne lasciate sole in un simile ambiente, non potranno che trovare un primo punto di confronto su un piano estremamente fisico. E dove ciò non dovesse avvenire, non avverrebbe unicamente qual palese espressione di malevola falsità, da parte di colei meno… attrezzata.

« Fammi indovinare… » riprese voce Duva Nebiria, lasciando andare la mia mano metallica per tornare a sedersi, prima, e a sdraiarsi, poi, sulla branda precedentemente occupata, quella più vicino al suolo « Sei stata arrestata per evidente violazione delle leggi fisiche. Perché quei due palloni aerostatici non possono stare su, in questo modo, senza scontrarsi con la forza di gravità. » commentò, indicando con lo sguardo il mio seno, quasi le sue parole non potessero essere già adeguatamente chiare in autonomia « A meno che, addirittura, non siano dotate di una massa tale da riuscire a godere di un campo gravitazionale del tutto autonomo… »
« Gran brutta cosa l’invidia. » replicai, scuotendo il capo, con tono privo d’astio nei confronti di quell’intervento, dopotutto compreso qual utile, da parte sua, a intavolare in qualche modo un dialogo fra noi, in termini non troppo seri e non troppo tragici, qual pur l’ambiente a noi circostante avrebbe potuto spingerci a compiere « Comunque, se vuoi accertarti della genuinità della merce, non mi sono mai fatta problemi a gironzolare a petto nudo in pubblico… i problemi, al più, sono degli altri. » definii, in maniera assolutamente onesta, non essendomi veramente mai posta inibizioni alcune nel rapporto con il mio stesso corpo, non nell’infuriare di una battaglia, tanto meno nella vita quotidiana.
« No grazie… non prenderla sul personale, ma non sei propriamente il mio tipo. » fece spallucce lei, per tutta risposta, forse fraintendendo la mia offerta qual una profferta, e in ciò, in termini comunque estremamente rispettosi, declinando tale possibilità di coinvolgimento con me.
« Non temere… neppure io ho questo genere di preferenze. » minimizzai a mia volta, non dimostrando il benché minimo scandalo per quell’equivoco, non avendo mai avuti sentimenti di disprezzo a tal riguardo e, anzi, potendo persino vantare, qual una fra le mie migliori amiche e compagne di ventura, proprio una giovane, e splendida, donna che, nei miei riguardi, aveva esordito dimostrando in interesse indubbiamente esplicito, benché, purtroppo per lei, non corrisposto « E non ci stavo provando con te. Semplicemente sono cresciuta in un ambiente che mi ha abituata, sin da bambina, a non riservarmi particolari pudori per il mio corpo… benché alla fine sia sempre stata costretta a coprirmi per non offrire troppe distrazioni ai miei compagni di viaggio. » strizzai l’occhio sinistro, in una ricerca d’intesa verso di lei, prima di compiere qualche passo lungo l’intera, breve, estensione della cella, non tanto per sgranchirmi le gambe, quanto per prendere maggiore confidenza con quel nuovo ambiente nel quale, almeno per qualche giorno, forse addirittura settimana, mi sarei ritrovata costretta a vivere.
« Che genere di ambiente…? » mi domandò la mia interlocutrice dagli occhi dorati, a me allora rivolgendo lo sguardo con fare apparentemente animato da reale curiosità, e non da una superficiale cortesia utile solo a non lasciar precipitare lì il discorso nel vuoto del silenzio che, altrimenti, avrebbe imperato fra noi.
« Quello di una nave. » risposi, non temendo di espormi troppo a quegli interrogativi, non soltanto perché, in effetti, ero già consapevole della splendida amicizia che avrei potuto instaurare con quella donna, quanto e ancor più perché mai avevo avuto vergogna del mio passato… e, in particolare, di tutte le scelte che, proprie del mio passato, avevo potuto avere la possibilità di compiere in totale autonomia, seguendo quanto richiesto dal mio cuore anche laddove in contrasto a ogni altro parere, a ogni altro consiglio, a ogni altra volontà « Ho trascorso il più bel quarto della mia vita a bordo di una nave… e non passa giorno che non desideri ritornarvi e, forse, tornare a essere quella che ero come semplice marinaio. »

Un istante di silenzio contraddistinse quel mio ultimo intervento, quasi Duva temesse di intervenire immediatamente a seguito di quell’ultima mia affermazione, forse risuonata qual contraddistinta da troppa malinconia, o, comunque, da eccessiva solennità, tale per cui insistere sordamente sarebbe risuonato qual un insulto, se non qual prossimo a una blasfemia.
Sollevandosi, poi, a sorreggere la parte superiore del proprio flessuoso busto sui gomiti, cercò una migliore occasione di contatto visivo fra noi e si concesse occasione di provare ad approfondire l’argomento…

« Se non sono indiscreta… qual è il nome della nave che rimpiangi? » domandò, in quel genere di curiosità che avrebbe potuto essere propria soltanto di un altro marinaio, benché in un’accezione leggermente diversa da quella da me poc’anzi intesa.
« La Jol’Ange… » dichiarai non senza una certa fierezza, per quella parte della mia vita mai rinnegata, e, altresì, sottrattami violentemente dalla mia gemella, qual vendetta per il mio tradimento, per il mio abbandono quand’ancora bambine, una fuga nel cuore della notte alla ricerca della mia vita, e della mia realizzazione qual il marinaio e l’avventuriera che desideravo diventare sin dalla più tenera infanzia.
« Temo di non conoscerla. » scosse il capo, dopo un fuggevole momento di esitazione utile a prendere in esame il nome così udito « E che classe di nave è…? »
« E’ una goletta… » sorrisi, comprendendo che, entro il successivo interrogativo, di certo sarebbe emerso la non banale sfumatura esistente fra la sua interpretazione delle mie parole e, altresì, l’effettivo intendimento delle stesse, nel confronto con la mia particolare origine, con il mio, per lei sicuramente inimmaginabile, passato, in un mondo contraddistinto da dinamiche decisamente e assolutamente diverse da tutte quelle a cui lei avrebbe potuto definirsi abituata.
« Una… galletta?! » ripeté, in quello che immaginai essere un errore del mio traduttore automatico.
« Goletta… » scandii, sperando in di aiutare in tal modo l’intendimento di quell’indispensabile, ma ancora impreciso, accessorio tecnologico « … è un tipo di imbarcazione abbastanza compatto e agile. Non una nave stellare… ma una nave vera, di quelle che solcano i mari. »
« … mi stai prendendo in giro…?! » esitò, osservandomi ora con occhi lievemente socchiusi, a concentrarsi maggiormente sulla mia espressione per cogliere eventuali segni di tradimento, utili a poter riconoscere il mio quale uno scherno a suo discapito.
E per quanto quell’espressione gergale non mi fu immediatamente familiare, ne colsi comunque il senso ultimo, scuotendo il capo e subito negando tale eventualità: « Nessuna fedele figlia di Thyres, dea di tutti i mari, potrebbe mai mentire su un argomento simile. E, sebbene le dinamiche avverse della mia vita, mi abbiano poi strappato dal quelle rotte a me care, io sono e sempre sarò un marinaio! »



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