11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 16 dicembre 2013

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Sia chiaro: non sono quel genere di persona che tende ad affogare i propri dispiaceri nell’alcool. Anzi. A ben vedere, sono particolarmente rari i momenti in cui mi concedo birra, vino o, peggio, qualcosa di più forte, nella necessità, ancor prima che nella volontà, di mantenere sempre la mente lucida e attenta a qualunque cosa possa accadermi attorno, non desiderando certamente concedere a qualche mio possibile antagonista, anche laddove non esplicitamente evidente, la possibilità di cogliermi di sorpresa e, in ciò, di ottenere facile vittoria per un mero, e fondamentalmente superfluo, incedere nell’alcool.
Ciò non di meno, non ho neppure da essere considerata refrattaria a birra e vino, così come a eventualmente qualcosa di più forte, soprattutto se consumati all’interno dei giusti contesti. Non che sia mio desiderio soddisfare desideri lubrichi di qualche pervertito, nel concedere particolari dettagliati nel merito del mio personale rapporto con Be’Sihl o con altri miei compagni e amanti prima di lui; ma sappiate che una buona bottiglia di ottimo vino consumata nel contesto giusto al momento giusto… nel modo giusto, può essere estremamente sensuale ed eccitante.
E vogliate perdonare questa mia piccola digressione, che pur mi è parsa doverosa nel confronto con l’immagine di me stessa che, mio malgrado, potevo aver appena involontariamente tratteggiato nel confronto con quella tazza di cappuccino e con il mio approccio alla medesima.

« Definisci “penare”, per favore. » proseguii subito dopo, richiedendo alla mia interlocutrice di fare altrettanto e di approfondire meglio il concetto appena introdotto, per così come, dal mio personale punto di vista, sgradevolmente introdotto.
« Beh… » si strinse ella nelle spalle, quasi a minimizzare la questione e, ciò non di meno, a incalzare nella medesima, con quello stesso approccio per noi donne forse studiato a tavolino, o forse naturale, parte del nostro stesso carattere, con il quale, quando può rappresentare per noi un tornaconto, ci riserviamo la possibilità di esitare, ed esitare con ammirevole grazia, nel nostro incedere « Come ti stavo accennando, soltanto qui in zona esistono tre depositi nei quali viene convogliato tutto il materiale sequestrato. » argomentò, riprendendo effettivamente parole e concetti già introdotti, sebbene, ora, allo scopo di ampliarli nella propria portata, nel proprio valore.
Mi posi in attento ascolto, limitandomi a sorseggiare, nuovamente, la bevanda a base di latte con lo sguardo tuttavia fisso negli occhi di lei, a non concedere impressione alcuna di disinteresse o negligenza.
« Il primo fra questi depositi è dedicato agli oggetti privi di valore commerciale o di un qualunque livello di potenziale pericolo associato, quel genere di materiale che, per intenderci, viene considerato innocuo e al quale, in quanto tale, non viene riservato un vero e proprio impianto di sicurezza. » proseguì e spiegò, escludendo, per mezzo della propria stessa voce, del proprio stesso tono, che tale alternativa avesse a considerarsi inclusa all’interno del mio ventaglio di possibilità, con la medesima confidenza con la quale io potevo aver precedentemente escluso l’eventualità di un qualche interesse in favore del deposito dei mezzi ingombranti. « A quanto so, difatti, si tratta soltanto di poche guardie giurate, vecchie e stanche, che si limitano a qualche giro di ronda di tanto in tanto senza particolare impegno… » puntualizzò, tratteggiando un quadro d’insieme più che esplicativo.
« E, ovviamente, non è quello che ci interessa… » le concessi conferma di aver ben seguito il filo del discorso, invitandola, in ciò, implicitamente, a proseguire oltre per giungere a obiettivi più specifici.
« Ovviamente. » ripeté e riconfermò, inarcando un sopracciglio con espressione allor critica nel confronto con l’ipotesi, pur non presa neppure in vaga considerazione, di un qualche eventuale interesse a tal riguardo da parte mia, riconoscendo la propria qual pura retorica semplicemente volta allo scopo di completare, adeguatamente, il discorso, non potendo in tal senso essere accusata di aver compiuto un giudizio di merito nel definire di cosa sarebbe stato giusto, o meno, mantenermi informata « Il secondo, potrai già aver intuito, è dedicato agli oggetti preziosi, non soltanto per il materiale con cui potrebbero essere stati realizzati ma, anche e più esplicitamente, per il proprio potenziale valore di mercato. Gioielli, quindi e innanzitutto, ma anche oggetti di contrabbando, partite di droga e quant’altro, vengono lì riposti in attesa della formulazione di un giudizio a condanna dei loro precedenti proprietari, che possano permetterne la nuova destinazione alle aste indette dall’omni-governo, laddove possibile, o al macero, altrimenti. » incalzò, allor concedendomi finalmente una prima, chiara risposta di mio effettivo interesse, al di là di ogni altro, pur apprezzabile, dettaglio a margine.
« Il bracciale dorato… » indicai, sollevando la mancina, chiusa a pugno, con il dorso verso di lei, e distendendo, da esso, il mio indice, a conteggiare in tal modo quel primo risultato per così come teoricamente conseguito, benché, fra la teoria e la pratica avesse a dover essere ancora considerata la distanza esistente fra me e il medesimo bracciale, per quanto allor conosciuto nella propria ubicazione.
« Esattamente, sorella. » approvò lei, con tono volto a condividere un certo entusiasmo all’idea di quel mio ancor teorico successo, salvo, subito dopo, riservarsi tuttavia la possibilità di una nota a margine, obiettivamente retorica e, ciò non di meno, allor spiacevolmente utile a smorzare i toni soddisfatti appena resi propri « In conseguenza al valore proprio di questi beni, inevitabilmente, la sicurezza prevista attorno a tale complesso esiste ed è reale, dal momento in cui, un simile bottino, potrebbe fare gola a un po’ troppe persone per potersi permettere di ignorare la necessità di provvedere alla loro sicurezza. Ragione per cui il tizio che conosce il tizio che conosci tu, sotto questo punto di vista, dovrà darsi non poco da fare per riuscire nel proprio intento. » precisò.
« … buono a sapersi. » mi concessi possibilità di commentare, sebbene con un certo, indubbio, sarcasmo, nel non individuare obiettivamente nulla di buono sotto tale aspetto e, ciò nonostante, ben comprendendo la razionalità dietro a simile scelta da parte dell’omni-governo, laddove, in caso contrario, avrebbe dimostrato semplicemente disarmante ingenuità nel poter credere di essere in grado di difendere un tale tesoro senza un adeguato dispiegamento di forze.
« Nulla, tuttavia, come quello che lo aspetta nel terzo e ultimo deposito. » concluse nel proprio breve elenco, offrendo riferimento a quell’ultima tappa dalla quale non avrei potuto prescindere, nella volontà di completare la mia ricerca, ritrovando entrambi gli oggetti sottrattimi e, sotto un certo punto di vista, ciò verso il quale avrei potuto dimostrare maggior affetto « Perché, proseguendo per semplice esclusione, affidati a tale luogo non possono che essere tutte le armi sequestrate… in misura tale da offrir vita a un vero e proprio arsenale sul quale, necessariamente, l’omni-governo non si può permettere di perdere il controllo. » esplicitò, non concedendosi neppure occasione di sottolineare nuovamente quanto ingenti avrebbero avuto a doversi considerare le misure di sicurezza in tal luogo, dal momento in cui, obiettivamente, se imprescindibile avrebbe avuto a doversi considerare l’interesse del potere di Loicare di mantenere il controllo sui preziosi sequestrati, ancor maggiore avrebbe avuto a doversi riconoscere quello di mantenere il controllo sulle armi sequestrate, armi che non avrebbero mai dovuto poter alimentare alcuna follia rivoluzionaria, criminale o quant’altro in alcuno.
« La spada… » sollevai anche il medio della mia mancina, indicando, in tal modo, il mio secondo obiettivo, e, in tal senso, a mia volta concludendo il discorso per così come avrebbe avuto strettamente a dover essere condotto fra noi, nell’aver ottenuto le due più importanti informazioni del caso, nell’acquisizione delle quali avrei, al contempo, potuto considerare i miei guai qual appena conclusi e, non di meno, appena iniziati.
« Seconda risposta esatta. Alla terza vinci un premio… » si complimentò la mia interlocutrice, riappoggiando la tazza vuota sul tavolo, al termine, in contemporanea, anche di quel piccolo pasto consumato a mie spese, ricorrendo a un tono scherzoso nella sola volontà di sdrammatizzare la negatività della questione per così come appena illustrata, come lì riportata.
« C’è qualcos’altro che è meglio che io sappia?! » mi informai, insospettita da quel riferimento a una possibile, terza risposta esatta.

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