11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 14 settembre 2017

2308


« Spera solo che non succeda loro nulla… o giuro che questa te la farò pagare. »

A esprimersi in simile minaccia, altra non avrebbe avuto a doversi riconoscere se non Duva Nebiria, il secondo in comando della Kasta Hamina, e comproprietaria della stessa, nei confronti del proprio ex-marito, nonché altro proprietario e, soprattutto, capitano della nave. E questione alla base di simile minaccia, di tale avviso, altro non avrebbe avuto che a dover essere riconosciuta la missione solitaria di Midda e Lys’sh all’interno della coda della nave.
Duva, infatti, dopo essere stata condotta in infermeria e affidata alle cure del medico di bordo, il buon dottore Roro Ce’Shenn, si era ritrovata costretta a un forzato periodo di riposo, sia per permettere all’intervento applicatole di non essere vanificato, sia per garantirle di ritrovare parte delle energie perdute, di quelle forze che, proprio malgrado, in conseguenza alla violenta aggressione subita, aveva finito ineluttabilmente per perdere. Ovviamente, nulla in Duva Nebiria avrebbe avuto a doversi considerare concretamente compatibile con il concetto stesso di riposo, né mai avrebbe potuto essere tale; ragione per la quale, proprio malgrado perfettamente consapevole di ciò, nel ben conoscere il carattere della propria ex-moglie, Lange Rolamo non aveva tardato a recarsi da lei, una volta conclusa la riunione in sala mensa, per poterne non soltanto verificare le attuali condizioni fisiche ma, ancor più, per potersi assicurare che alcuna insana iniziativa potesse essere da lei intrapresa, soprattutto nella tutt’altro che imprevedibile direzione volta a inseguire le proprie due compagne, per riprendere al loro fianco la caccia interrotta.
Non meno predicibile, nella propria forse e persino banale ovvietà, avrebbe avuto lì a dover considerare la reazione della stessa Duva a confronto con un breve resoconto nel merito di quanto fosse accaduto e, soprattutto, dell’idea in quel medesimo contempo in atto volta a tentare di catturare una delle creature infiltratesi a bordo della nave, per poterla studiare e poterne, conseguentemente, non soltanto comprendere meglio la natura e le intenzioni ma, ancor più, per tentare di immaginare una qualche più semplice possibilità di sconfitta per le medesime, laddove, almeno per il momento, i primi sforzi dedicati a tal fine non avevano condotto, apparentemente, a risultati utili. Timore della donna, in tutto ciò, avrebbe avuto a dover essere considerato quello per il quale qualche disgrazia avrebbe potuto spiacevolmente coinvolgere le sue amiche, senza che lei potesse essere al loro fianco per contribuire, in qualunque modo, a evitarlo. Ovviamente, a livello puramente razionale, Duva non avrebbe potuto ignorare l’evidenza di quanto, nelle proprie attuali condizioni, ella avrebbe potuto risultare più di peso che di utilità alle proprie sorelle d’armi, rischiando, obiettivamente, di poter essere ella stessa causa di qualche disgrazia, allorché antidoto alla medesima: ciò non di meno, come sempre, le ragioni della mente e quelle del cuore non avrebbero avuto a doversi considerare fra loro allineate, motivo per il quale, che fosse logico o meno, ella non avrebbe potuto ovviare a desiderare di essere nuovamente in battaglia al loro fianco, allorché ritrovarsi in una comoda, e pur allora frustrante, posizione di riposo in tutt’altro che rilassata attesa di ricevere una qualche notizia a loro riguardo.

« Vuoi davvero darmi la colpa anche di quanto sta accadendo ora…? » obiettò, incredulo, il capitano della nave, aggrottando la fronte in conseguenza all’ultima minaccia mossagli « Non credi che sia un po’ esagerato persino per te…?! » le contestò, scuotendo appena il capo « E, comunque, quale altra soluzione sarebbe stata più opportuna? Sganciare la sezione di coda e perdere, così, l’intero carico?! »

Una provocazione, quella proposta da parte di Lange, che non avrebbe avuto a dover essere frettolosamente fraintesa per quanto avrebbe potuto sembrar significare. Sebbene, infatti, in quelle parole facile sarebbe stato ipotizzare un qualche particolare interesse di natura venale attorno all’integrità del loro carico, per ovviare a perdere il quale sarebbe stato avidamente più opportuno rischiare delle vite umane e ofidiane, qual, allora, avrebbero avuto a dover essere identificate quelle di Midda e Lys’sh; il reale intendimento a doversi attribuire a tale preoccupazione, a simile premura nel merito del loro carico, avrebbe avuto a dover essere contestualizzato alla luce di un ben diverso spirito d’iniziativa… e di un’iniziativa rivolta non tanto a una qualche brama di pur meritevole arricchimento nella concordata consegna di quelle merci; quanto e piuttosto all’indispensabile lungimiranza nella sola grazia della quale, se anche quella particolare battaglia fosse stata vinta, la loro vita avrebbe potuto proseguire malgrado ogni altra avversità in senso contrario. Perché, come già giustamente emerso anche durante il precedente incontro in sala mensa, il loro solo problema, la loro unica preoccupazione, non avrebbe avuto a dover essere rivolta a quegli antagonisti, sì pericolosi e pur, forse, egualmente gestibili; quanto e piuttosto all’iniziale evento in conseguenza al quale tutto stava così rapidamente degenerando: la perdita di fasatura delle loro gondole motori, in assenza della quale il loro intero viaggio era stato tanto bruscamente interrotto, e, soprattutto, avrebbe rischiato di poter durare, probabilmente, molto più delle loro intere vite.
Una prospettiva, quella atta a ipotizzare il costretto proseguo del loro viaggio all’improbabilmente lenta velocità da loro allor mantenuta, a fronte della quale non avrebbero potuto concedersi il lusso di poter ipotizzare di liberarsi della sezione di coda e, in conseguenza, di perdere il loro intero carico, non per un discorso di avida ricerca di guadagno, quanto, e piuttosto, di mera speranza di salvezza, nel riservarsi l’opportunità di tradurre quel carico in cibo, bevande e altri beni di prima necessità per sperare, in loro grazia, di sopravvivere anche nel momento in cui, ineluttabilmente, le scorte a bordo del corpo della Kasta Hamina si fossero esaurite. E di tutto ciò, necessariamente, Duva non avrebbe potuto fingersi ignara. Anzi. In effetti, l’ispezione da cui tutto aveva avuto inizio, il controllo del carico al quale lei e Lys’sh si erano inizialmente dedicate, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual, né più, né meno, volta a permettere di verificare sommariamente l’integrità del carico, prima di iniziare a procedere a una sistematica catalogazione del contenuto di tutti i container, allo scopo di comprendere di quali risorse avrebbero potuto quindi godere nell’eventualità a loro più sfavorevole.
Così, a fronte della provocazione del proprio ex-marito, ella si ritrovò, proprio malgrado, costretta a tacere, e a tacere nella misura utile a ovviare a dimostrarsi ancor più sciocca di quanto, probabilmente, già allora non avrebbe potuto star apparendo. Un silenzio, il suo, che non poté ovviare a essere inteso dal suo interlocutore nelle proprie reali motivazioni, quietando il moto di stizza che, suo malgrado, lo aveva estemporaneamente colto nel confronto con l’ennesimo gratuito rimprovero da parte del suo secondo in comando…

« Ecco. » commentò, quasi a margine di un qualche lungo discorso di scuse da parte dell’altra, così come pur non avvenne e mai sarebbe obiettivamente avvenuto, non a meno della presenza di una qualche seria complicazione cerebrale da parte della stessa, volta a mutarne drasticamente il carattere e l’approccio, più in generale, alla vita « Potesse dipendere da me, te lo assicuro, non saremmo certamente qui… e tu non saresti su questo letto, a cercare di riprenderti dall’attacco di qualche dannato crostaceo spaziale. » tentò di giustificarsi subito dopo, non perché ve ne fosse necessità, quanto e piuttosto perché desiderava farlo, desiderava avere la possibilità di esprimere il proprio punto di vista su quell’intera questione,

E Duva che già una volta si era imposta, per legittime ragioni, un rispettoso silenzio e non cercare gratuita lite attorno a quello che non avrebbe potuto che essere considerato un giustificabile rimprovero per un comportamento inappropriato da parte sua; non volle tuttavia trattenersi nel confronto con l’occasione allor propostale dal proprio ex-marito, troppo ghiotta per poter essere ignorata, fosse anche e soltanto allo scopo di sdrammatizzare la serietà del momento, del contesto nel quale stavano trovandosi, e, anche in ciò, non perdere del tutto il senno.

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