11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 26 settembre 2017

2320


La ricerca di Rula all’interno dei documenti di carico ebbe alfine a confermare i timori di Lys’sh e, prima ancora, quelli di Midda, nel merito della realtà degli eventi occorsi, eventi che, con il senno di poi, non poterono ovviare a sospingere estemporaneamente la stessa Figlia di Marr’Mahew verso un profondo dilemma morale non tanto sul proprio stile di vita, quanto e piuttosto sul proprio regime alimentare, all’idea di qual genere di creature ella potesse aver mangiato e, soprattutto, di un’eventuale autoconsapevolezza da parte delle medesime nel merito della triste sorte alla quale ella le aveva destinate. Un dubbio, quello della donna guerriero, che tuttavia ebbe a essere quietamente ridotto nella consapevolezza di quanto sovente, a propria volta, anch’ella avesse rischiato, nel corso della propria lunga vita, di finire per essere il pasto di qualche creatura, motivo per il quale, con sufficiente onestà intellettuale, la sua dieta onnivora, e atta includere, egualmente, carne e pesce, probabilmente avrebbe avuto a dover essere quietamente analizzata qual posta all’interno di quel grande e complesso equilibrio cosmico che, qualcuno, avrebbe potuto definire legge di natura, volto ad acconsentire all’eventualità di uccidere per non essere uccisi, o di mangiare prima di essere mangiati: dopotutto, se gli dei avessero mai desiderato che ella si nutrisse soltanto di verdura e frutta, sicuramente non le avrebbero garantito la capacità di nutrirsi anche di tutto il resto, con tutti i doverosi rischi del caso. Al di là, tuttavia, dell’intima conclusione alla quale l’Ucciditrice di Dei ebbe a sospingere la propria morale, certamente quanto lì era occorso e, peggio ancora, avrebbe potuto occorrere, se soltanto non fosse avvenuto ancor prima quello spiacevole arresto dei motori, ritardando il loro viaggio e dando il tempo, in ciò, alle magnose spaziali di riconquistare la libertà perduta, non avrebbe potuto ovviare a gravare spiacevolmente sulle coscienze di tutti a bordo della Kasta Hamina, quasi colpevoli, pur in maniera inconsapevole, di una terrificante mattanza a discapito di una specie senziente, non di forma umanoide, non ufficialmente riconosciute quali chimere, e pur, egualmente, senziente.
In accordo alla bolla di carico, infatti, un carico di una ventina di casse di scyllarus mammoth erano state imbarcate nell’ultimo porto, già stipate all’interno del container undici, per essere dirette, insieme ad altro carico alimentare, al vasto mercato della terza luna del secondo pianeta del sistema di Tharonos, uno dei più importanti di quell’angolo di universo, là dove, nella migliore delle ipotesi, sarebbero state successivamente divise in lotti minori e rivendute al dettaglio a vari proprietari di ristoranti di lusso o cuochi d’alta classe. Le scyllarus mammoth, infatti, avrebbero avuto a dover essere riconosciute qual una pietanza d’eccellenza, nella degustazione di un solo piatto delle quali avrebbero potuto essere spesi tranquillamente fra gli ottocento e i milleduecento crediti, a seconda della preparazione… e considerando quanto importanti avessero a dover essere considerate le dimensioni proprie di una singola fra quelle creature, facile avrebbe potuto essere compreso qual straordinario carico, di pregevole valore, avrebbe avuto a dover essere considerato quello: un carico, per amor di trasparenza, in grazia al quale l’equipaggio della Kasta Hamina non avrebbe guadagnato più di un centinaio di crediti a cassa, secondo il prezzo di listino corrente, laddove, in quel trasporto, essi avrebbero avuto a doversi considerare soltanto corrieri e, in alcun modo, soggetti interessati. La preparazione culinaria delle scyllarus mammoth, avrebbero avuto occasione poi di scoprire, non avrebbe avuto a doversi considerare particolarmente piacevole per le stesse, per quanto, in fondo, una simile considerazione avrebbe avuto a potersi ritenere fondamentalmente retorica: per quanto, infatti, un metodo forse meno doloroso per ucciderle sarebbe stato quello di congelarle e, solo successivamente, di cuocerle, ammazzandole, in tal modo, per ipotermia; la maggior parte dei cuochi abitualmente confidenti con simili ricette avrebbero altresì preferito procedere attraverso altre strade, qual, la più banale, quella volta a gettarle, ancora vive, all’interno di enormi pentole di acqua bollente, là dove, fra innumerevoli agonie, avrebbero alfine raggiunto la morte anelando a essa quasi qual a una liberazione.
Ovviamente, nessuno a bordo della Kasta Hamina aveva avuto occasione di riconoscere qual genere di creature fossero in quanto, per ragioni facilmente intuibili, gli ambienti all’interno dei quali avrebbero potuto essere abitualmente servite simili pietanze non avrebbero avuto a doversi considerare né di abituale, né di saltuaria frequentazione per alcuno fra loro, in termini tali per cui assolutamente sincero era stato il disorientamento comune nel confronto con quelle che, in altri termini se non come magnose spaziali erano, e sarebbero, stati in grado di descriverle. Un pensiero, quello in tal maniera formulato, che se, su un fronte, non avrebbe probabilmente potuto giustificare alcuno per la strage della quale si sarebbero potuti rendere complici; parimenti avrebbe avuto a dover essere considerato anche il motivo principale per il quale, al contrario, quella strage non sarebbe avvenuta, giacché, posti a confronto con quegli esseri, avevano avuto più ragioni di considerarli pari a dei mostri piuttosto che a una pregiata pietanza e, in questo, a combatterli, e a combatterli riconoscendo loro la dignità di avversari, anziché semplicemente cacciarli, qual mero bestiame da condurre al macello. Invero, come Mars avrebbe avuto successivamente occasione di verificare, nulla di tutto ciò sarebbe drammaticamente mai occorso senza il guasto ai motori o, per la precisione, senza l’ingresso all’interno del campo di radiazioni cosmiche, il quale, oltre a imporre una spiacevole perdita di fasatura alle loro gondole, aveva causato anche un’avaria ai sistemi di stasi delle casse nelle quali le scyllarus mammoth erano state stipate, causandone il risveglio e, in conseguenza, l’evasione… con tutto ciò che, al seguito, era occorso e che, almeno dal punto di vista delle stesse magnose, avrebbe semplicemente reso quell’imprevisto qual la fondamentale differenza fra la vita e la morte.

« Devo essere sincero… per quanto io, in questo momento, vi stia parlando, mi risulta davvero difficile credere a quanto è accaduto. » ammise il capitano Lange Rolamo, non senza un sincero riconoscimento dei propri limiti attraverso quella pubblica ammissione degli stessi, posto a confronto con i fatti per così come erano stati pertanto ricostruiti, tanto dal supporto della propria amata moglie, quanto e soprattutto dalla paziente diplomazia della stessa Lys’sh, la quale, per prima, posta in prima linea, e fondamentalmente sola, nell’impossibilità per la stessa Midda a prendere parte a quel dialogo, si era resa loro ambasciatrice nel confronto con i loro supposti avversari, paradossalmente potenziali vittime « E, francamente, non trovo parole per esprimere tutto il mio rammarico per quanto è accaduto… e per quanto, ancora peggio, avrebbe potuto accadere. » dichiarò, rivolgendosi alle proprie nuove ospiti, dopo aver accettato di accoglierle, non senza un certo grado d’azzardo, sin all’interno della stiva del corpo principale della nave, là dove, in quel momento, tutti loro erano praticamente riuniti insieme, umani, ofidiana e magnose, per confrontarsi su quanto fosse occorso e su quanto, ancora, sarebbe stato importante occorresse « A nome mio, e di tutto il mio equipaggio, vi prego di accettare le nostre più sentite scuse… »
« Crediamo nella vostra buona fede, capitone. » riconobbe il portavoce del gruppo delle scyllarus mammoth, colui o colei che, per primo, aveva avuto il coraggio di avanzare sino al traduttore e che, per primo, aveva avuto la pazienza di interfacciarsi, non senza una certa difficoltà, con Lys’sh « E, in questo, non possiamo mancare a dimostrare il nostro più sincero rammarico non soltanto per i danni imposti alla vostra neve, .ma, ancor più, per l’aggressione condotta a discapito di una vostra campagna. » sancì, volendo comprensibilmente riferirsi a Duva con il termine “compagna”, così come, pocanzi, avrebbe avuto a dover essere inteso il termine “capitano” « Abbiamo agito spinti dalla paura. »
« Così anche noi. » annuì il comandante della Kasta Hamina, provando, in cuor suo, una certa vergogna, laddove consapevole di quanto, in verità, tutta la buona fede all’interno di quella nave avrebbe avuto a dover essere ricondotta, nel dettaglio, all’accoppiata rappresentata da Midda e Lys’sh, in assenza delle quali nulla di tutto quello avrebbe potuto risolversi in quei termini, accoppiata che, tuttavia, fosse dipeso da lui, un anno prima non sarebbe mai entrata a far parte del suo equipaggio, nei troppi pregiudizi, nell’eccessiva ritrosia che egli aveva avuto occasione di dimostrare all’idea di una tale, duplice acquisizione « Come, tuttavia, queste due hanno saputo tanto chiaramente dimostrarmi, ritenere necessariamente nemico chi a noi estraneo, diverso e, soprattutto, non compreso, non ha a doversi considerare, probabilmente, l’approccio migliore… »

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