11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 23 settembre 2017

2317


Fu, probabilmente, senza neppur volerlo, senza neppur averne concreta intenzione, che, in quel frangente, in quel contesto, Har-Lys’sha ebbe a individuare la soluzione  alla questione, al problema per così come loro imposto, nell’evidenziare l’ovvio, nel ribadire quanto pur già, sino a quel momento, constatato più volte da entrambe, pur senza, forse, realmente concedersi l’opportunità di riflettere per un fugace attimo a tal riguardo, in termini che, altrimenti, avrebbero potuto offrire una diversa chiave di lettura sulla questione. E, forse, a far allora la differenza, a discriminare quel frangente dai precedenti, ebbe a essere proprio la loro condizione di inaspettata prigionia, lo stallo loro imposto, a confronto con il quale la mente del capo della sicurezza della Kasta Hamina ebbe a poter analizzare nuovamente tutti gli eventi, tutti i piccoli frammenti raccolti sino a quel momento, ordinandoli in quella che, allora, ebbe a iniziare a delinearsi qual un immagine completamente diversa da qualunque altra sino a quel momento supposta, in un mosaico ancora incompleto, in un quadro ancor non compiuto e per la conclusione del quale avrebbe avuto bisogno di qualche altra informazione, avrebbe necessitato di qualche ulteriore conferma, ma che, già in quel modo, avrebbe richiesto loro un attento riesame dell’intera questione, non soltanto per salvare la propria vita, ma per ovviare, anche, a un ingiusto genocidio.

« Quanto mi sento idiota… » sussurrò la donna guerriero, sgranando i propri immensi occhi azzurro color ghiaccio, all’interno dei quali, per la sorpresa di quella dedotta rivelazione, la nera pupilla ebbe a ridursi alle dimensioni di una capocchia di spillo, letteralmente scomparendo all’interno della gelida e pur sublime iride « Lys’sh… giù le armi! » ordinò, in quella che, francamente, l’altra avrebbe avuto a dover giudicare qual l’ultima azione razionale che, in un tale contesto, avrebbe potuto aver motivo di compiere e che, ella stessa, difficilmente, difficilmente avrebbe potuto immaginare avrebbe avuto a dover essere considerata un’opportunità.
« … come…?! » esitò, in questa occasione, l’altra, temendo per qualche errore da parte del traduttore indossato dalla propria compagna, lo stesso che in quell’ultimo periodo non le aveva imposto ulteriori momenti di imbarazzo in improbabili adattamenti dalla lingua natia della medesima alla lingua comune, condivisa in quell’angolo di universo, e che pur, a fronte di una tale richiesta, avrebbe avuto forse a dover essere ritenuto qual guasto, o sbagliato nella propria programmazione, al punto tale da capovolgere il senso stesso di quella richiesta.
« Abbassa le armi. Non dimostrare ostilità… » dichiarò nuovamente Midda, per proprio conto andando a rinfoderare la propria spada bastarda, la stessa che aveva ineluttabilmente sguainato solo un attimo prima, in un gesto naturale, spontaneo, neppur realmente calcolato, laddove, ancor prima che la sua mente elaborasse l’esigenza di uno scontro, il suo corpo si era già predisposto per lo stesso « Fidati di me. »
« Di te mi fido… e su loro che ho qualche dubbio… » ammise la sua giovane interlocutrice, restando per un attimo incerta su come agire, sul seguire quell’apparente invito alla resa o, piuttosto, mantenere alta la guardia, salvo, poi, decidere di non tradire la propria amica, la propria sorella maggiore, nel rifiutarne le parole, nel contestarne le decisioni, dimostrando in tal caso di aver più timore nei confronti delle magnose che fiducia nei suoi riguardi « … spero solo che tu non abbia a sbagliarti. » sancì, nel mentre in cui, a imitazione del gesto di lei, a sua volta ebbe a riporre le proprie armi.

Per una frazione d’istante, o per un’intera eternità, difficile esserne sicuri a posteriori, l’Ucciditrice di Dei e la sua compagna ofidiana restarono, allora, non soltanto immobilizzate ma, ancor più, immobili, osservando con discrezione il mondo a loro circostante e attendendosi, da un momento all’altro, di poter essere travolte dalla possibile carica di quelle creature, a fronte delle quali, in tutto ciò, soltanto certa sarebbe stata la loro prematura fine. Ciò non di meno, anche il mondo attorno a loro parve immobilizzarsi e, seppur nelle ombre entrambe avrebbero potuto dirsi certe della presenza delle loro avversarie, queste sembrarono voler dimostrare un certo disorientamento a fronte di quanto occorso, a loro volta forse impegnate a comprendere quale fosse la strategia alla quale le loro avversarie stavano offrendo riprova di volersi così dedicare.
E solo dopo che, forse per una frazione d’istante, forse per un’intera eternità, tutto rimase immobile, tutto si arrestò in un tremendo stallo, Midda volle arrischiarsi in un nuovo gesto volto a tentare di progredire in quella situazione, in quel contesto, in maniera del tutto diversa rispetto a quanto non avesse compiuto sino a quel momento, portando lentamente la mano verso il proprio comunicatore e aprendo un canale…

« Midda a Mars. » dichiarò, alla ricerca dell’aiuto del capo tecnico della Kasta Hamina.
« Qui Mars… ciao, splendore. Al momento sono un po’ preso dietro ai preparativi dell’ultima iniziativa del nostro indomito condottiero… ma per te troverò volentieri un attimo. » annunciò la voce dell’uomo, facendo riferimento a dettagli nel merito dei quali ella non aveva alcuna consapevolezza e, in quel momento, neppur desiderava maturare coscienza a riguardo dei quali « Che cosa posso fare? » ebbe a domandarle, con tono quieto e sereno, a sua volta, del resto, del tutto inconsapevole della situazione tutt’altro che serena nella quale ella stava riversando.
« Solo una domanda… che cosa potrebbe accadere se il mio traduttore fosse passato a un altro individuo, contraddistinto da un linguaggio completamente diverso rispetto al mio? » gli domandò, premurandosi, prima di agire per come ipotizzato, di non trascurare alcun dettaglio nel merito dell’impiego di quella tecnologia con la quale, pur, non avrebbe potuto ancora vantare troppa confidenza « Riuscirebbe egualmente a tradurre? »
« Perché questa domanda…? » questionò la voce di Mars, dimostrando una certa curiosità nel merito di quell’interrogativo del tutto privo di contesto, almeno dal suo personalissimo punto di vista.
« Rispondimi, per cortesia. » insistette ella, mantenendo lo sguardo sulle ombre a loro circostanti, nella consapevolezza di quanto, quello stallo, non avrebbe potuto proseguire in eterno e di quanto, di lì a breve, probabilmente i loro avversari sarebbero giunti all’allor unica, condivisibile decisione di terminare rapidamente la questione, con la loro morte.
« C’è un piccolo interruttore di lato, volto a comandare il ripristino di base del dispositivo. » spiegò il meccanico, così incalzato, a soddisfare quell’interrogativo « Prima che possa riadattarsi a un altro linguaggio è necessario rimuovere il precedente… ma, così facendo, tu non potresti più comprendere nulla, né, tantomeno, essere compresa. »
« Questo non è importante… » asserì la Figlia di Marr’Mahew, chiudendo la comunicazione verso Mars e rivolgendosi, in tal senso, verso Lys’sh, al suo fianco, alle sue spalle, la quale era stata ovviamente testimone di quel rapido scambio, pur, in verità, senza comprenderne ancora le motivazioni, senza riuscire ancora a intuire quanto sarebbe potuto avvenire « … per fortuna ci sei tu a poter parlare per entrambe. »

E prima che Lys’sh potesse riservarsi opportunità di chiedere maggiori dettagli nel merito di quanto ella potesse aver in mente di compiere, gli eventi parvero destinati a degenerare, e a degenerare nella misura in cui, alle ombre, ebbero allora a sostituirsi le sagome, le figure di quelle magnose spaziali, le loro antagoniste, le loro potenziali carnefici, il confronto con le quali, che potessero gradirlo o meno, avrebbe avuto lì a doversi quindi considerare giunto al termine… alla propria ineluttabile e sgradevole conclusione.
Una conclusione, tuttavia, la quale Midda Bontor sperò di poter mutare nel mentre in cui ebbe a separarsi rapidamente dal proprio traduttore, individuando il tasto di ripristino dello stesso e lanciandolo, pertanto, a terra, innanzi ai loro avversari, i quali retrocedettero istintivamente nel timore dell’eventualità di una qualche arma, forse un esplosivo, e che pur, chiaramente, non ebbe lì a esplodere, nel restare inerme al suolo, a pochi piedi di distanza da quegli enormi, crostacei assassini.

« E che Thyres che la mandi buona… » sussurrò la donna dagli occhi color ghiaccio, consapevole che Lys’sh non avrebbe lì potuto comprenderla e, ciò non di meno, certa che, altresì, la sua dea l’avrebbe egualmente udita e, speranzosamente, apprezzata.

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