11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 22 settembre 2017

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Mille libbre di peso: in tali termini avrebbe avuto a dover essere considerato il limite potenziale di peso che Midda, in grazia al proprio braccio metallico alimentato all’idrargirio, avrebbe potuto permettersi di sollevare.
Mille libbre di peso non avrebbero avuto a dover essere banalizzate nel proprio valore: soprattutto dal punto di vista di colei che non avrebbe mai immaginato quanto semplice, in quella nuova concezione di realtà, potesse essere porre rimedio alla propria antica mutilazione, dal punto di vista di colei che, per ottenere un braccio di gran lunga inferiore a quello, in qualità, in praticità, in potenzialità, in eleganza persino, era arrivata, vent’anni prima, a scendere a patti con un antico, orrido popolo dimenticato del suo mondo, in termini nei quali mai si era confidata con alcuno e con alcuno mai avrebbe avuto piacere a confidarsi; tale energia, tale potere, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual qualcosa di a dir poco straordinario, meraviglioso, unico e incommensurabile, un dono, un miracolo l’occorrenza del quale mai avrebbe potuto ipotizzare qual per lei paradossale conseguenza della condanna alla prigione, e ai lavori forzati, che le era stata imposta non appena giunta in quell’intero, per lei nuovo, universo, in quanto avrebbe avuto a doversi considerare non un favore nei suoi riguardi quanto, e semplicemente, il minimo indispensabile per renderla produttiva, qual tale non sarebbe stata in assenza del proprio intero braccio destro, dalla spalla in giù. Certo: a posteriori ella aveva scoperto che protesi migliori rispetto a quella avrebbero potuto esserle impiantate altrettanto facilmente, al giusto prezzo, restituendole non soltanto la parvenza esteriore di una quieta integrità fisica ma, addirittura, la percezione del mondo, attraverso tale arto, così come, al contrario, quel mero strumento da lavoro non le avrebbe mai garantito. Ma abituatasi, dopotutto, da ben vent’anni a non possedere più quel braccio, e a rimpiazzarlo, in un modo o nell’altro, con delle protesi del tutto insensibili e, ciò non di meno, adeguate, utili a garantirle la possibilità di combattere; ella non avrebbe francamente potuto dimostrare particolare interesse a un arto ricoperto di pelle sintetica e dotato di recettori tattili, quanto, e piuttosto, di un mezzo, di uno strumento, con il quale potersi garantire occasione di essere sempre equipaggiata, sempre protetta, da ciò che avrebbe avuto a poter essere considerato tanto uno scudo, quanto un’arma.
La capacità volta a permetterle di sollevare serenamente almeno mille libbre di peso, in tutto questo, avrebbero avuto a dover essere considerate, per l’ex-mercenaria, al pari di un superpotere… e un superpotere a riguardo del quale ancora non avrebbe potuto considerarsi perfettamente confidente, quietamente abituata, essendo ancor qualcosa di nuovo per lei, e che pur, in quell’ultimo anno, non aveva ovviato a impiegare all’occorrenza. Come sarebbe stato in quel momento.
In realtà, nell’osservare l’enorme cassa metallica precipitare verso di lei e verso Lys’sh, Midda non poté, né avrebbe potuto, evitare di domandarsi se, in quel momento, non le stesse sfuggendo qualcosa, non stesse ignorando troppi fattori nel ritenere di poter agire in quella direzione, in quanto, obiettivamente, avrebbe avuto anche a potersi ritenere un piccolo, e potenzialmente letale, azzardo, nell’ignorare, per l’appunto, non soltanto il peso di quella cassa ma, con essa, anche la spinta che a essa sarebbe stata ulteriormente imposta dalla gravità artificiale presente all’interno della nave, sistema di sopravvivenza estremamente utile, seppur non catalogabile inequivocabilmente necessario, allo scopo di offrire loro una normale possibilità di movimento, non si sarebbe potuto dimostrare un connubio spiacevolmente superiore alle proprie potenzialità, anche se sovrumane. Del resto, che quelle creature, che quelle magnose spaziali, avessero a dover essere considerate qual contraddistinte da una potenzia straordinaria l’avrebbero potuto testimoniare serenamente i portelloni dalle medesime divelti, e divelti con un’apparente semplicità che la donna guerriero, pur dall’altro del proprio braccio metallico, non era stata in grado di replicare. Tuttavia, in quel momento, in quel frangente, non avrebbero avuto a poter essere considerate loro particolari alternative e, così, la Figlia di Marr’Mahew non poté ovviare ad affidarsi, come sempre nella propria vita, alla sua dea prediletta, alla signora dei mari, Thyres, pregandola fugacemente, in cuor suo, di poter essere in grado di compiere quanto allor desiderava… e, in ciò, di evitare di condannare a morte non soltanto se stessa, eventualità di per sé già sufficientemente sgradevole, quanto e peggio anche la sua sorella d’arme, la giovane ofidiana che a lei, con assoluta serenità d’animo, si era affidata.
E laddove, sino all’ultimo, ella avrebbe avuto a doversi considerare pronta a sferrare un violentissimo pugno contro quella cassa, nell’intento di respingerla, di catapultarla lontano da sé e dalla sua protetta; forse in grazia alla stessa Thyres, forse per semplice tardivo raziocinio, ella ebbe a mutare la propria scelta, la propria decisione, votando in favore di un ben diverso approccio, e un approccio, allora, volto a minimizzare l’energia altrimenti necessaria non soltanto ad arrestare la caduta di quella cassa ma, addirittura, a invertirla, respingendola in appello a pura e brutale forza… e a minimizzare tale energia nell’agire in maniera più controllata, più logica, e di sicuro successo, limitandosi, ancor e comunque in sola grazia allo straordinario potere per lei derivanti dai servomotori all’interno del proprio arto artificiale, a deviare la traiettoria di quella cassa, accogliendola a sé e, subito, lasciandola scivolare oltre di sé, oltre Lys’sh ai suoi piedi, per ricadere, con impeto tale da far tremare il pavimento sotto ai loro, a meno di due piedi dalla loro posizione, lasciandole indenni.

« Lode a Thyres… » sospirò la donna dagli occhi color ghiaccio, francamente a propria volta sorpresa da quanto accaduto in un lasso di tempo tanto contenuto, in una frazione di pochi attimi nei quali la decisione giusta era stata comunque presa, concedendo loro di sopravvivere.

Sopravvivenza, quella delle due donne, che pur non avrebbe avuto a potersi considerare allor qual scontata, qual garantita, ancora a lungo… non laddove, pur avendo ovviato alla possibilità di ritrovarsi sgradevolmente schiacciate al di sotto di qualche quintale di cassa metallica e relativa merce contenuta, esse avrebbero avuto allora a doversi lì riconoscere qual fondamentalmente finite in trappola, circondante, nella loro attuale posizione, da casse, alcune precipitate a loro sperato omicidio, altre quietamente rimaste là dove erano state sin da subito stipate, alla partenza della Kasta Hamina, e comunque tanto strette attorno a loro quasi a impedirne ogni movimento, ogni possibilità di ulteriore azione. Una posizione, quella così assunta, che non avrebbe avuto a doversi considerare in termini intrinseci, in maniera imprescindibile di condanna per loro, laddove alcuna fra quelle casse, comunque, avrebbe mai avuto ragione o possibilità di aggredirle; ma che pur spiacevolmente pericolosa avrebbe egualmente avuto a dover essere riconosciuta nel momento in cui, attorno a loro, sopra alle loro teste, davanti, dietro e ai fianchi, l’orda rappresentata da quei mostri, da quelle magnose spaziali di dimensioni spropositate, non avrebbe certamente loro garantito opportunità di sopravvivenza, non avrebbe sicuramente loro offerto scampo.

« Midda…? » esitò Lys’sh, subito rialzatasi accanto all’amica dopo lo schianto della cassa, e, in ciò, altrettanto immediatamente collocatasi schiena a schiena con lei, nella consapevolezza che, in tanto ristretto spazio qual quello loro offerto, non avrebbero avuto molte alternative in termini di posizionamento.
« Dimmi. » la invitò l’Ucciditrice di Dei, osservandosi attorno per nulla soddisfatta della situazione nella quale, allora, si erano venute a trovare, trasparente, proprio malgrado, di una sua erronea stima nel merito delle capacità dei loro antagonisti, tutt’altro che riducibili a mere bestie prive d’intelletto qual, pur, evidentemente, le aveva considerate nell’avventurarsi a loro nuovo, supposto discapito, tanto audacemente, e incoscientemente, così come aveva compiuto.
« E’ una mia impressione o le nostre amiche hanno avuto la tua stessa idea…? » questionò l’ofidiana, in ovvio riferimento alla proposta di catturare una fra quelle creature per poterla studiare e poter capire come liberarsi da quell’infestazione « In tal caso, senza critica voler muovere al nostro approccio, temo che la loro attuazione sia stata decisamente migliore rispetto alla nostra... » osservò, non senza una certa autoironia, volta, nella drammaticità di quella situazione, a sperare di poter concedere alle loro menti di mantenere la calma e il controllo su quei tanto disastrosi eventi.

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