11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Tremila!

Con qualche anno di ritardo rispetto all'episodio 2000, che risale addirittura al luglio del 2013, oggi viene finalmente raggiunto il traguardo dell'episodio 3000!

A onor del vero, poi, nel considerare tutti gli speciali, e le tre avventure fuori serie di "Reimaging Midda", (fuori serie, sì... ma non fuori continuity, come Maddie e Rín potrebbero quietamente dimostrare anche nell'avventura in corso), il conteggio degli episodi totali mai pubblicati su questo sito arriva a 3238... ma questo è un altro paio di maniche.
Quello che importa, oggi, è quel numero 3000 nel titolo del post. E di un post che arriva oggi, 12 agosto 2019, a poco più di undici anni e mezzo dall'inizio della pubblicazione dell'opera!

E come già in occasione del 1000 e del 2000, anche il traguardo dei 3000 viene festeggiato, oggi, con una pubblicazione extra, un'avventura celebrativa - e totalmente fuori continuity - che vuole rendere omaggio non soltanto a Midda e al suo incredibile cammino, ma anche a tutto ciò che, nel corso della mia vita, ha rappresentato una pietra miliare della mia fantasia o, più in generale, della mia vita.
E così, dopo l'omaggio a Conan (Speciale Mille) e dopo l'omaggio a Guccini (Speciale Duemila), ecco oggi offerto a tutti gli amici di Midda un nuovo omaggio... e un omaggio che, purtroppo, giunge anche a meno di un mese dalla scomparsa di un grandissimo attore.

Buona lettura a tutti!
E grazie per questi 3000 episodi insieme!

Sean, 12 agosto 2019

venerdì 5 aprile 2019

2871


Loicare, per Be’Sihl e Midda, era stato il primo pianeta visitato oltre al proprio mondo natale.
Sino a lì, praticamente dall’altra parte dell’universo rispetto a dove avevano vissuto il resto delle proprie esistenze, si erano spinti sulle ali della fenice, viaggiando più veloci di qualunque astronave, e attraversando quella distanza a dir poco folle in un battito di ciglia: non fosse stato così, avessero avuto a dover coprire quella distanza secondo i tempi propri dei viaggi interstellari, probabilmente avrebbero dovuto vivere qualche dozzina di vite, e forse ancora più, prima di poter sperare di raggiungere una meta tanto distante. Nelle dinamiche proprie di un tale viaggio, quindi, a nessuno dei due era stata offerta reale consapevolezza di quanto lontani avrebbero avuto a doversi considerare da casa e, paradossalmente, per quanto alieno quel mondo avrebbe avuto a doversi riconoscere rispetto al ricordo del proprio, con tutta la propria tecnologia, con le proprie alte torri di vetro e acciaio, con le proprie macchine volanti, i propri rumori e i propri odori a volte così aggressivi, così insopportabili da imporre addirittura un senso di nausea, Loicare non avrebbe potuto ovviare a riservarsi un senso di familiarità nel confronto con i sentimenti di entrambi, quasi, in fondo, anche quella avesse a doversi considerare casa loro. Un paradosso, ovviamente, anche e soprattutto nel confronto con quanti brutti ricordi, comunque, avrebbero avuto a dover essere associati a quello stesso mondo e al loro arrivo lì, seppur vissuto lungo percorsi molto diversi.
Per Midda, infatti, l’arrivo in quel di Loicare aveva praticamente coinciso con il proprio arresto e con la propria deportazione sulla terza luna di Kritone. Solo dopo la propria evasione, ella aveva quindi potuto fare lì ritorno, e fare lì ritorno animata da una necessità importante: quella di ritrovare il proprio amato Be’Sihl, nel merito del destino del quale, purtroppo, non avrebbe potuto riservarsi particolari certezze.
Per Be’Sihl, dal canto proprio, l’arrivo in quel di Loicare aveva altresì coinciso con l’inizio di un lungo peregrinare solitario in un mondo con il quale non avrebbe potuto vantare alcuna confidenza, e con la necessità di riuscire, in tutto ciò, a cavarsela nonostante tutto. E lo shar’tiagho, che, dal proprio punto di vista, avrebbe dopotutto già potuto vantare un’importante e passata esperienza da emigrato, nell’aver attraversato in gioventù l’intero continente di Qahr da nord a sud, da est a ovest, da Shar’Tiagh a Kofreya, non ebbe a cavarsela male in tal senso, riuscendo rapidamente a integrarsi all’interno di una comunità di canissiani e, lì restando a poter vivere la propria vita in pace… o, per lo più, illudendosi di avere una qualche possibilità in tal senso, almeno fino a quando un’emissaria di Anmel si ebbe a riservare occasione di intervenire, e di intervenire per rapirlo e concederlo in ostaggio alla loro nemica, alla loro avversaria, utile arma di ricatto a discapito della propria amata.
Non ricordi propriamente e indiscutibilmente piacevoli, quelli per entrambi associati a Loicare, e che pur non sarebbero egualmente stati sufficienti a impedire loro di provare un qualche senso di assurda familiarità con quel mondo, e con quel mondo che, pur, non avrebbe mai potuto essere più diverso dal proprio natale. Alla luce di tutto ciò, essere lì ritornati dopo quasi tre anni, non avrebbe potuto mancare di suscitare nel confronto con i loro cuori, quindi, un certo e pur ingiustificato senso di nostalgica appartenenza, e un senso di nostalgica appartenenza che, in quel particolare momento, non avrebbe potuto imporre disagio psicologico a Be’Sihl, nel confronto con quanto, pur, stava avvenendo, così come pur avrebbe probabilmente dovuto essere in un tale contesto, in una simile situazione. E se a questo fosse stato aggiunto tutto ciò che, nel corso dell’ultimo anno, quell’uomo si era ritrovato ad affrontare, francamente nulla di tutto quello avrebbe mai potuto turbarlo… non che ciò avesse a doversi considerare, necessariamente, un bene.
Quando, un anno prima, la sua amata Midda aveva avuto la straordinariamente stupida idea di scendere a patti con il semidio immortale che, molti anni prima ancora, aveva già commesso l’errore di sposare, concedendogli la possibilità di possedere un corpo immortale, seppur, in tal senso, al solo scopo di liberare lo stesso shar’tiagho da quell’incomoda presenza, e dall’incomoda presenza che, già da tempo, gravava dentro di lui, nell’essersi ritrovato a offrire più o meno involontario rifugio allo spirito del suddetto semidio; quest’ultimo non aveva esitato a dimostrare tutta la propria riconoscenza in favore della moglie nell’imprigionarla all’interno di un profondo stato di coma, e uno stato di coma conseguente a una complessa illusione proiettata direttamente nella sua mente e tale da spingerla a credere di non essere mai esistita, e di aver a doversi riconoscere, piuttosto, qual nulla di più e nulla di meno di una comune donna. In conseguenza di ciò, Be’Sihl era stato costretto a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio al solo scopo di restituire, alla donna amata, occasione di vita, e di vita vera, in quel mondo a riguardo del quale aveva persino perso coscienza avesse a esistere e a esistere realmente: un viaggio, il suo, più mentale e spirituale che fisico, e un viaggio nel corso del quale, allo scopo di rintracciare nuovamente Desmair, il semidio immortale, non aveva rinunciare a superare ogni limite, morale e non solo, arrivando a tramutarsi, proprio malgrado, nella versione peggiore di se stesso, e in una versione della quale, ovviamente, non sarebbe mai stato fiero. Ciò non di meno, proprio in conseguenza a tanti sacrifici, egli era alfine stato in grado di rintracciare il proprio obiettivo, riuscendo a riservarsi occasione utile per salvare la donna da lui amata, non senza prima pagare un grande prezzo e un prezzo nel merito del quale, ancora, non aveva avuto reale coraggio di confronto con lei, nel non desiderare imporle alcuna preoccupazione a tal riguardo, e alcuna preoccupazione, in particolare, all’idea di quanto avrebbe potuto accadergli un giorno, in quello che, comunque, non avrebbe potuto ovviare a sperare si sarebbe scoperto essere un futuro molto lontano.
Al di là di quegli ancor non visibili cambiamenti fisici allor esistenti in lui, ben maggiori, ben più marcati, avrebbero quindi avuto a doversi considerare quei cambiamenti psicologici alla base di quell’uomo, e di quell’uomo che, per quanto avrebbe potuto continuare a minimizzare sull’accaduto, e sulle conseguenze di tutto ciò, non avrebbe mai potuto ovviare a essere perfettamente consapevole di non aver più a doversi fraintendere qual colui che era stato un tempo.
Ma anche laddove, dal canto proprio, dopo nove mesi trascorsi nell’immobilità propria di un coma, e nell’illusione di un’intera, altra esistenza, la donna dagli occhi color ghiaccio si era ritrovata già abbastanza disorientata psicologicamente e, ancor più, impegnata fisicamente, nell’obbligato percorso di riabilitazione che ella aveva avuto a dover affrontare per ritornare a potersi considerare realmente proprietaria del proprio stesso corpo, in un disorientamento e in un impegno tali da impedirle di rendersi realmente conto di quanto il proprio amato fosse mutato, e fosse mutato in maniera profonda, in misura persino più radicale rispetto a quanto non avrebbe potuto palesare il di lui nuovo taglio di capelli, e di capelli ridotti, veramente, a un soffio di lunghezza in contrasto alla ricca capigliatura di un tempo, in passato ordinata in una cascata di piccole trecce secondo la moda shar’tiagha; fortunatamente qualcun altro, anzi, qualcun’altra, non avrebbe avuto a doversi fraintendere egualmente indifferente a quella situazione, a quel mutamento. E non avrebbe potuto essere egualmente indifferente a tutto ciò neppure volendo, dal momento in cui, nel corso di quell’ultimo anno, quella figura, e quella figura rispondente al nome di Har-Lys’sha, aveva avuto proprio malgrado occasione di testimoniare tale radicale mutamento in prima persona, in maniera estremamente diretta e vivida, in conseguenza alla lunga convivenza che il comune impegno volto a rintracciare Desmair per riportare a casa Midda Bontor aveva così loro imposto.

« Come va…? » domandò Lys’sh, appostata fuori dall’ingresso all’appartamento dell’accusatore proprio al fianco di Be’Sihl, nel mentre in cui altre loro due compagne, Duva e Rula, avrebbero avuto a doversi riconoscere in quel momento di guardia all’esterno dell’edificio, tutti lì intenti, allora, ad assicurarsi che nessuno potesse aver a disturbare il colloquio privato che la Figlia di Marr’Mahew si era voluta riservare nel confronto con Pitra Zafral.
« … come dovrei intendere questa domanda?! » sorrise divertito lo shar’tiagho, inarcando appena un sopracciglio in direzione della propria interlocutrice, ben consapevole di quanto dietro a quella richiesta non avrebbe avuto a doversi fraintendere una qualche generica volontà di interazione, quanto e piuttosto una tanto affettuosa, quanto preoccupata, premura nei suoi riguardi, nel timore che quella situazione potesse forse risultare eccessivamente stressante per lui.

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