11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

domenica 7 aprile 2019

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A interrompere, in quel frangente, la loro conversazione, fu l’improvvisa comparsa di una terza, inedita figura sulla scena. L’apertura della porta di un ascensore, infatti, vide una donna fare la propria apparizione in termini nei quali, in verità, non avrebbe avuto a dover imporre loro alcuna ragione dall’arme, nel presentarla, semplicemente, qual una comune passante, probabile inquilina di uno degli altri appartamenti del piano, lì intenta a fare ritorno a casa dopo essersi recata in un qualche centro commerciale per fare acquisti, e acquisti lì, allora, stipati all’interno di due pensanti borse.
Vestita con abiti comuni, a metà fra lo sportivo e il formale, quella donna avrebbe avuto a doversi riconoscere qual impegnata in una qualche conversazione attraverso un dispositivo auricolare inserito all’orecchio destro, e una conversazione che, in effetti, la stava coinvolgendo in maniera sufficientemente sentita a livello emotivo, al punto tale che, verificata l’assenza di una qualche ragione di pericolo da parte sua, per Lys’sh e Be’Sihl non poté ovviare a esservi un certo imbarazzo ad ascoltarla, benché, in fondo, in quel frangente non avrebbero potuto riservarsi altra possibilità…

« … cosa vuol dire che stasera non vieni a cena?! » si lamentò, rivolgendosi al proprio ignoto interlocutore o interlocutrice che dir si volesse in quel frangente « Ti rendi conto che mi sono appena fatta quasi trenta minuti di coda in gastronomia per comprare tutti gli ingredienti per prepararti il tuo piatto preferito? Non mi può liquidare così facilmente, Sannah… non me lo merito! » continuò, muovendosi con un certo impaccio nel condurre seco quelle due grosse borse e, nel contempo di ciò, nell’iniziare a frugare all’interno delle tasche del proprio giubbotto a cercare qualcosa, forse le chiavi di casa « … lo sai che ci tenevo a questa cosa. » soggiunse, nel mentre in cui, un lieve incespicare quasi la sbalzò a terra, vedendola riuscire a recuperare l’equilibrio solo all’ultimo istante utile e, ciò non di meno, ritrovandosi in ciò costretta a mollare la presa su metà del proprio caricò, vedendolo così precipitare al suolo e spargersi lungo qualche metro del pavimento del corridoio, sino quasi ad arrivare innanzi ai piedi di Be’Sihl « Dannazione! » imprecò poi, qual reazione a quel banale incidente domestico, qualcosa che, probabilmente, persone come lo shar’tiagho e l’ofidiana avrebbero potuto osservare quasi con tenerezza, nella consapevolezza di quanto, nelle proprie esistente, non vi fosse ormai spazio per qualcosa di simile, e per qualcosa di simile da poter allora osservare, contemplare, maledire qual un problema, nell’avere loro malgrado a doversi confrontare con problemi di natura ben diversa… e decisamente più critica.

Be’Sihl e Lys’sh si scambiarono una rapida occhiata, confermandosi reciprocamente quanto, allora, non avrebbero avuto a dover temere danno alcuno da quella figura: quella donna, chiunque ella fosse, era soltanto una persona comune, con una vita comune, che stava affrontando problemi comuni e che, certamente, non avrebbe interferito con la loro missione. Ragione per la quale, stringendosi appena fra le spalle, lo shar’tiagho non ravvisò alcuna ragione per dimostrarsi indifferente o, peggio ancora, sgradevole nei suoi confronti, decidendo, quindi, di intervenire, e di intervenire in suo aiuto, iniziando a chinarsi a raccogliere la scatola di latta rotolata sin innanzi ai suoi piedi.

« Aspetta un attimo… che ho fatto un disastro, accidenti a me! » protestò la donna, rivolta all’ignota Sannah, nel tentare di contenere, per come possibile, la situazione, benché, a quel punto, obiettivamente, non vi fosse rimasto poi molto da contenere « Sono inciampata e mi è caduto tutto per terra! » spiegò dopo un istante di silenzio, in probabile risposta a una qualche domanda interrogativa a riguardo degli accadimenti occorsi, nel mentre in cui, raddrizzando la borsa caduta a terra, iniziò a tentare di raccoglierne il contenuto, non mollando, tuttavia, l’altra metà del carico, probabilmente psicologicamente dimentica del medesimo, distratta qual lì avrebbe avuto a riconoscersi fra il litigio a distanza e il piccolo disastro compiuto.

Avvicinandosi a lei, e chinandosi, in quel breve percorso, a raccogliere via via ogni fornitura alimentare presente innanzi al proprio cammino, lo shar’tiagho la raggiunse reggendo alfine fra le mani tre scatole di latta, due buste di carta, una bottiglia di plastica e una scatola di cartone, con un vasto assortimento di vario genere, da alimenti di base, sino ad arrivare a dei sicuramente interessanti biscotti al cioccolato, la foto dei quali, per così come allora riportata sulla confezione, non avrebbe potuto ovviare a ingolosire qualunque possibile acquirente e consumatore.
Forse, in effetti, avrebbe dovuto cercare di ricordarsi di quella scatola, in maniera tale da ricercarla usciti da lì, per fare una sorpresa ai propri figli adottivi, i quali, pazientemente, stavano ancora tollerando una nuova, e speranzosamente breve, assenza dei propri genitori, attendendoli a bordo della Kasta Hamina.

« Tenga… » ebbe a dichiarare in un sussurro, offrendo alla donna il carico raccolto e accorgendosi, nel mentre di ciò, di un’ultima confezione a terra, parzialmente nascosta dietro al borsa lì appoggiata e, in questo, probabilmente sfuggita alla sua proprietaria.
« La ringrazio di cuore. » esclamò l’altra per tutta replica, dimostrando in un sorriso imbarazzato tutta la propria vergogna per quel momento e, ciò non di meno, tutta la propria gratitudine in direzione dell’ignoto soccorritore « Sto solo ringraziando uno sconosciuto che mi sta dando una mano… » replicò poi, probabilmente all’indirizzo di Sannah, nel mentre in cui Be’Sihl, consegnato il proprio carico, non mancò di chinarsi nuovamente verso terra, a raccogliere anche l’ultima scatola.

Fu proprio in quel momento, tuttavia, che la scena ebbe a mutare drasticamente toni, ed ebbe a farlo nel violento e doloroso incontro, o, per meglio dire, scontro, che occorse fra il ginocchio destro della donna e il volto dell’uomo, in una collisione che egli non avrebbe potuto in alcun modo prevedere o, tantomeno, contenere, data la posizione sfavorevole lì assunta nell’intento di offrire una cortesia a quella sconosciuta. Così, quasi senza neppure comprendere come fosse accaduto, egli si ritrovò sbalzato a terra, stordito e confuso, oltre che, ovviamente, incredibilmente dolorante per quel colpo subito, e per quel colpo che, allora, vide un abbondante flusso di sangue fuoriuscire dal suo naso solo per riversarsi sulle sue labbra e, di lì, sul suo mento e sul suo petto, conseguenza dell’epistassi così impostagli.
E se tutto ebbe a essere così repentino da non poter che lasciare confusa anche la stessa Lys’sh, incerta nel merito delle effettive cause di quanto occorso, ipoteticamente ricollegabile a un semplice incidente, l’improvviso volare, nella propria direzione, di una scatola di latta, e di una scatola di latta allor lanciata con straordinaria precisione e violenza da quell’ignota donna, non poté che dissipare qualunque incertezza, facendo rapidamente modificare la classificazione della stessa da “innocua distrazione da non considerare” a “maledetta cagna pericolosa”, qual la donna rettile non poté ovviare a definirla nella propria mente, costretta a un rapido gesto di evasione al fine di sottrarsi alla traiettoria percorsa da quella latta.

« Be’S… stai bene?! » domandò in direzione del compagno, nel mentre in cui una nuova latta venne usata qual proiettile a proprio potenziale discapito, fischiando attraverso l’aria e andandosi a scontrare con il muro dietro alle sue spalle improvvisamente lasciato scoperto sol in grazia a un suo nuovo, rapido, movimento, e un movimento volto a ovviare al rischio di ritrovarsi con il volto violentemente ristrutturato da quel sicuramente spiacevole impatto, così come, dopotutto, ebbe a confermare anche l’intonaco alle proprie spalle, nel quale la scatola ebbe a solcare un profondo marchio.
« … non ne sono sicuro… » replicò lo shar’tiagho, scuotendo appena il capo nel cercare di riconnettere tutti i sensi al cervello, e tentando di ignorare il dolore del momento, nel confronto con il quale, altrimenti, avrebbe potuto ravvisare solo macchie di luce innanzi al proprio sguardo.

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