11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

lunedì 1 aprile 2019

2867


« Buongiorno, Pitra. » scandì ella, con tono sereno, quieto nel proprio incedere, quasi la sua presenza lì, in quel momento, avesse a doversi considerare qualcosa di assolutamente normale, consueto, addirittura ovvio.

Ai suoi piedi, lì per l’appunto adagiati con naturalezza sulla pediera del letto del suo inconsapevole anfitrione, avrebbero avuto allora a doversi riconoscere degli stivaletti di grigia pelle morbida, come morbida e grigia, con sfumature bluastre, avrebbe avuto anche a doversi considerare la giacca da lei lì indossata, e indossata al di sopra di una maglia con cappuccio, aperta, in grazia a una lunga cerniera, sull’addome, a lasciare allora scoperta una camicia bianca, in un tessuto leggero, simile al lino, mantenuta in maniera volutamente disordinata al di sopra di pantaloni di robusto tessuto rosso scuro, magnificamente avviluppati attorno alle tornite forme delle sue gambe. Vesti normali, le sue, lì tuttavia accompagnate da due foderi, e, nel dettaglio, dal fodero di un piccolo cannoncino sonico, ipoteticamente riposto dietro la sua schiena e, allora, per comodità, adagiato accanto alla seggiola sulla quale stava ciondolando, e dal fodero di una lunga spada bastarda, quella lunga spada bastarda in una bizzarra lega metallica dagli azzurri riflessi che già, quattro anni prima, le era stata sequestrata, al momento del suo arresto, e che, ciò non di meno, ella aveva presto recuperato, in quasi immediata conseguenza alla propria evasione dalla terza luna di Kritone, con buona pace di tutta la supposta sicurezza caratterizzante il principale pianeta del ricco e progredito sistema di Loicare.
Tale avrebbe avuto a doversi riconoscere in quel momento, in quel mentre, la donna da dieci miliardi di crediti, tanto si era dimostrato disposto a pagare al Mercato Sotterraneo lo stesso Pitra Zafral un paio di anni prima, nel momento in cui ella, in tal luogo estraneo a qualunque senso della legge, si era ritrovata, proprio malgrado, a essere battuta all’asta, per poter essere destinata al miglior offerente. Una figura sinceramente uscita dagli interessi dello stesso accusatore e che, ciò non di meno, in quel frangente, avrebbe avuto prepotentemente a rientrare nella sua quotidianità, violando, addirittura, i confini di quella che era la sua dimora privata, la sua più intima sfera personale.

« Signora Bontor. » rispose egli, cercando di dimostrarsi quanto più possibile padrone delle proprie emozioni, benché, ovviamente, non avrebbe potuto ovviare a riconoscere una certa sorpresa nel confronto con tutto quello, con quell’apparizione del tutto imprevista « Le guardie preposte alla mia sicurezza immagino siano ormai morte… » soggiunse, non sforzandosi di ipotizzare una fine migliore per gli uomini della propria scorta, ove posti a confronto con una simile, e temibile, figura.
« Ehy… per chi mi hai preso? » protestò ella, scuotendo appena il capo e aggrottando la fronte « Stanno soltanto prendendosi un momento di riposo, con l’aiuto offerto da un buon narcotico… » soggiunse, a esplicitare, in tal maniera, la sorte della scorta dell’accusatore, e una sorte decisamente meno tragica rispetto a quanto da lui altresì presunto « Non sono mica un’assassina. » precisò, in un’affermazione che, almeno dal punto di vista del proprio interlocutore, avrebbe avuto a doversi riconoscere quantomeno discutibile, se non, addirittura, un qualche maldestro tentativo di grottesca ironia.
« Su questo mi permetta di obiettare. » intervenne pertanto Pitra, inarcando appena un sopracciglio « La sua fedina penale suggerisce una realtà ben diversa… »

Alto più di sei piedi e dal fisico possente, e talmente possente da apparire addirittura tarchiato anche laddove impossibile ciò avrebbe potuto essere per un uomo delle sue dimensioni, l’accusatore ebbe allora a risollevarsi con un gesto delicato lungo il proprio letto, per potersi porre a sedere con la schiena appoggiata alla spalliera, al limitare opposto di quello spazio rispetto a lei, palesando, in ciò, tutto l’ammirevole vigore del proprio fisico, e di un fisico apparentemente scolpito nella roccia. Tanto ampie, in ciò, avrebbero avuto a doversi considerare le sue spalle, e tanto muscoloso avrebbe avuto a doversi riconoscere il suo collo, da imporre, nell’insieme, alla sua testa di risultare addirittura piccola al centro del suo corpo, lì mostrandosi, come di consueto, contraddistinta dall’assenza più completa di capelli o di barba, per una sua esplicita volontà, e per quella volontà che lo portava, in ciò, a rasarsi completamente praticamente ogni giorno, nulla offrendo, quindi, qual cornice al suo volto, e a un volto dalla carnagione rosata contraddistinto, nel suo centro, da piccoli occhi  scuri, un naso largo e schiacciato e labbra carnose. Nudo, il suo torso, in quel mentre avrebbe avuto a offrirsi all’attenzione della sua interlocutrice, offrendo senza particolare evidenza d’orgoglio ampli pettorali e addominali così perfettamente scolpiti, al centro del suo addome, da risultare addirittura inverosimili nella propria presenza.
A confronto con un simile quadro d’insieme, non avendo ella avuto più di una passata occasione di trovarsi posta a confronto con uomini contraddistinti da forme tanto ipertrofiche nella propria offerta, sicuramente la donna dagli occhi color del ghiaccio avrebbe avuto di che ritrovarsi incuriosita dallo spettacolo allora offertole, e allora offertole, in maniera sicuramente degna di plauso, da un uomo di qualche anno più anziano di lei, in termini tali da aver probabilmente superato il mezzo secolo di vita e, ciò non di meno, possente e prestante come, sicuramente, doveva essere stato anche in gioventù. Ciò non di meno, potendo considerarsi più che abituata al confronto con tali individui, e individui abitualmente non facenti propri ruoli di magistrati, quanto e piuttosto di semplici pretoriani, e, soprattutto, già conoscendo Pitra Zafral, per quanto solo allora posta per la prima volta di fronte a lui in una simile situazione, ella non ebbe a trovarsi in alcun modo distratta dal gesto del proprio interlocutore, restando a osservalo con aria impassibilmente tranquilla, così come si era dimostrata sino a quel momento.

« Nel corso della mia vita sono stata un marinaio, una mercenaria, un soldato e un’avventuriera… » minimizzò ella, stringendosi appena fra le spalle a non offrire valore a quelle accuse « … con questo genere di occupazione, ogni tanto può anche succedere di spaccare qualche testa. Ma questo non significa che mi abbia a piacere, o che io sia un’assassina. »
« Obiezione accolta. » le concesse egli, rendendosi conto dell’impiego del termine erroneo per avere a definirla, in assenza di riprove utili a suggerire altrimenti « Permettimi di rettificare la mia asserzione: lei non è un’assassina, ma, soltanto, un’omicida. Una pluriomicida, comunque. » si corresse, a concederle quella denominazione in luogo alla precedente, per quanto, dal proprio punto di vista, e dal punto di vista proprio della legge, assassino e omicida non avrebbero visto distinzione alcuna, essendosi comunque entrambi macchiati della colpa propria dell’aver soppresso una o più vite « E, dati simili pregressi, immagino che lei sia qui per uccidermi. » ipotizzò, non trovando alcuna diversa motivazione utile a giustificare la sua presenza lì, in quel momento, nel proprio appartamento e, in particolare, nella propria camera da letto.

Levando con pigrizia le braccia verso l’alto, Midda ebbe allora a stiracchiarsi, lasciando scricchiolare involontariamente la schiena e, in particolare, la colonna vertebrale, nel contempo di quel gesto, per poi riservarsi l’occasione di piegare la testa, prima, verso destra e, successivamente, verso sinistra, a completare l’operazione. Un’operazione al termine della quale, quindi, ella ebbe a togliere i piedi dalla pediera al solo scopo di potersi porre in posizione eretta e, lì, tornare a incrociare le braccia al di sotto del proprio voluminoso petto con aria a dir poco annoiata e annoiata, nel dettaglio, dall’ottusità in tal maniera dimostrata da parte del proprio interlocutore…

« Pitra… » sospirò, storcendo appena le labbra verso il basso, con tono di disapprovazione « … sono entrata in camera tua più di un’ora fa, senza che tu, o alcun altro, potesse rendersi conto di quanto stesse accadendo. » dichiarò con imperturbabile quiete « Prova a riflettere per un momento sulla cosa e prova a trovare da solo la risposta a una semplice domanda: se io ti avessi davvero voluto uccidere, tu, ora, saresti ancora vivo?! »

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