11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 4 aprile 2009

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A
l di là dell'apparente sprezzo per il pericolo proposto in tali parole, al contrario dell'ottimismo rivolto all'idea del successo nella missione, per la Figlia di Marr'Mahew quello scontro si stava proponendo tutt'altro che banale. Non che, in ciò, ella avrebbe trovato ragione per disperarsi, per demoralizzarsi, dove simili reazioni non si erano mai proposte in linea con il suo carattere. Purtroppo, comunque, per quanto avrebbe potuto restare moralmente salda, emotivamente solida anche in quel frangente, tale per cui molti altri avrebbero sicuramente già ceduto, neppure lei avrebbe potuto fisicamente proseguire in eterno, là dove sembrava esserle negata qualsiasi possibilità di imporsi sull'avversaria ed, al contempo, di cedere di fronte alla stessa, a meno di non voler incontrare una propria condanna in tale fallimento.
Così, dove inizialmente i suoi movimenti, per quanto agili e scattanti, si contennero naturalmente in un'area circoscritta, non trovando ragione, altresì, per porre eccessiva distanza fra sé e la controparte, con il passare del tempo la mercenaria dovette obbligatoriamente porre parte del proprio impegno, della propria attenzione al tentativo di ritagliarsi maggiori spazi, tanto allo scopo di riposare, quanto per riprendere fiato e tentare di elaborare nuove strategie. Spostandosi in tal modo da un lato all'altro dell'enorme sala, il confronto epico fra quelle due figure vide parallelamente ed oppostamente muoversi l'intero gruppo di spettatori, ormai tanto stremati da non potersi permettere neppure di gridare, nella volontà di mantenersi sempre il più distante possibile dal centro dell'azione, per non esserne involontariamente o, peggio, volontariamente coinvolti: solo la principessa Nass'Hya, conservando la freddezza dimostrata fino a quel momento, restò praticamente immobile nell'ambiente, limitandosi a brevissime rotazioni all'unico scopo di non perdere contatto con la scena in corso, di non smarrire la possibilità di seguire ogni istante di quel duello.
Impossibile, tanto agli occhi della giovane aristocratica, quanto a quelli di qualunque altro presente, sarebbe stato definire quante possibilità di sopravvivenza avrebbero potuto contraddistinguere la straniera: per quanto quale semplice donna potesse apparire innanzi a loro, era ormai sufficientemente chiaro come tutt'altro che semplice sarebbe dovuta essere considerata, almeno quale riconoscimento del fatto di essere riuscita, almeno fino a quel momento, a tenere testa ad una jinn vampira. Ma dove indubbia, lontana da ogni possibilità di giudizio, si poneva la sua audacia e la sua bravura, ella avrebbe comunque, presto o tardi, dovuto fare i conti con la propria umanità, e, in tal momento, di tanto valore neppure il ricordo sarebbe a lei sopravvissuto, avrebbe avuto possibilità di assistere alla nuova alba.

« Per quanto riuscirà a resistere ancora?! » si domandò una giovane donna nel gruppo, con preoccupazione all'idea di cosa sarebbe potuto, inevitabilmente, seguire all'apparentemente inevitabile caduta della donna guerriero, a quella fine pur tanto rimandata.
« Solo gli dei possono dirlo… » commentò un'altra voce, in risposta, ora maschile.
« Forse dovremmo aiutarla. » ipotizzò una delle guardie eunuchi presenti, tentando evidentemente di dimostrare una qualche ragione al proprio ruolo, al compito per il quale era stato cresciuto ed addestrato.
« A morire prima? » replicò con sarcasmo uno degli educatori, scuotendo violentemente il capo in risposta a tanta buona volontà « Se improvvisamente vi siete stancati della vostra vita, avanzate pure… gettatevi ad aiutarla, e ne condividerete la fine. »

Fortunatamente per la mercenaria, ella non aveva mai tentato di fare della propria forza, del proprio vigore fisico l'unica risorsa utile nel corso di un combattimento, il solo fattore su cui poter fondare la riuscita di una missione: al di là del suo corpo, pur allenato, pur forgiato per combattere all'interno dei più caotici e violenti campi di battaglia di quell'angolo di continente, era propria la sua mente la caratteristica attraverso la quale una situazione estrema quale quella in cui si stava attualmente trovando avrebbe avuto una speranza di risoluzione, una possibilità di successo. Solo uno stolido, infatti, avrebbe fondato ogni propria strategia, ogni tattica unicamente sul vigore delle membra, dove anche solo nel corso di una guerra, nello svolgimento di un conflitto armato fra due fazioni avverse, senza coinvolgere fattori sovrannaturali, ogni fisicità avrebbe presto visto vanificato il proprio valore. Ed ella, nonostante giudizi avversi da parte di qualcuno di quegli ingrati osservatori, non si era mai proposta quale avventata, sciocca nelle proprie scelte, nelle proprie decisioni.
Proprio in virtù di tale considerazione, al contrario, nel mentre in cui lo scontro fra lei e l'algul continuò ad evolversi, non fu solo il suo corpo ad essere coinvolto, quanto principalmente la sua mente, il suo intelletto, e non, semplicemente e banalmente, allo scopo di coordinare i suoi movimenti, di gestire le sue apparentemente scarse possibilità di vittoria. Nel silenzio in cui, dopo l'ultimo scambio di battute avuto con la propria protetta, ella si era a lungo rinchiusa, tutti i suoi sensi, tutta la sua attenzione, erano stati rivolti allo scopo di analizzare nel minimo dettaglio ogni reazione offerta dalla jinn, per cogliere quel dettaglio, anche apparentemente inutile, tale per cui l'esito dello scontro sarebbe potuto essere completamente rovesciato.

« Parlami di te… fammi comprendere qualcosa della tua esistenza… » incitò improvvisamente, tentando di offenderla con una serie di rapidi movimenti della propria spada in contrapposizione a quegli artigli, alle lame che la sua carne tanto bramavano, spingendola, in ciò verso un muro.

Fu proprio allora che il fato, concedendole benevola risposta a tanta enfasi, a simile sforzo, sembrò offrirle il vago, fuggevole indizio tanto ricercato, tanto desiderato, nel mostrarle, per la prima volta dall'inizio di quel confronto, una vivace reazione da parte dell'algul: vivace in quanto fino a prima delle spiegazioni classificato semplicemente quale spettro, dimostrò con il proprio comportamento un insolito, da parte di chi non avrebbe dovuto possederne, attaccamento alla vita, nell'allontanarsi con foga, quasi paura, da una lampada ad olio posta sopra il suo capo là dove la mercenaria l'aveva sospinta. Midda, cogliendo tale segnale, non si concesse un solo momento di esitazione, non si soffermò più a lungo del dovuto nell'analisi di quel dettaglio allo scopo di non perdere la posizione propizia, di non smarrire quell'attimo fuggente: una simile manifestazione di timore verso qualcosa, da parte di un essere ritenuto invincibile, era tutto ciò che avrebbe mai potuto richiedere in quel frangente, per spingerla ad un'azione speranzosamente risolutiva dell'incontro. E così, con un movimento rapido, deciso, perfettamente coordinato, la punta della sua lunga spada si scontrò con quella fonte di luce, per infrangerne il contenitore ad olio e sbalzarne il medesimo, infuocato, verso la propria avversaria.
Quanto avvenne a seguito dell'incontro fra la creatura ed il fuoco ebbe dell'incredibile, in una reazione che alcuno fra coloro presenti nella sala avrebbe mai potuto attendersi o prevedere, non la mercenaria, non sicuramente uno degli spettatori o delle spettatrici: dove, infatti, la jinn vampira era apparsa insensibile ad ogni offensiva, a qualsiasi sforzo posto nei propri riguardi, non appena la presenza aeriforme del proprio corpo incontrò il calore delle fiamme, esso stesso parve trovare una maggiore consistenza, una più reale materializzazione, non tanto subendo un qualche danno dalle medesime ma, sicuramente, uscendone modificato, forse addirittura tangibile. Un alto grido si levò, in tale occasione, dalla gola della creatura, offrendo sostanza ad un chiaro disappunto per il gesto blasfemo a lei imposto che non avrebbe potuto restare impunito, che non avrebbe potuto vedere la colpevole di tanto ardire sopravvivere per trovare vanto a tal riguardo.

« Thyres… ora sì che iniziamo a ragionare! »

Tali furono le parole che esclamò sorridendo la Figlia di Marr'Mahew, nel mentre in cui, compiendo una rapida giravolta sul proprio asse, caricò la propria lama dietro le spalle, stringendone l'impugnatura con entrambe le mani, prima di riversarne la furia, la forza, il taglio perfettamente affilato contro il collo della propria nemica, ancora gridante la propria ira verso di lei.
E quell'urlo, improvvisamente come aveva avuto inizio, si concluse, vedendo rotolare a terra una testa decapitata ben lontana dal potersi considerare umana, trofeo del quale, però, alcuno poté conservarne memoria, ebbe modo di impossessarsi, dove, pochi istanti dopo la sua mutilazione, si tramutò in polvere insieme al resto del corpo, scomparendo nel nulla, poeticamente nel seguire tutte le proprie vittime, tutti coloro che erano caduti prima che la predatrice potesse divenire preda, nell'arrivo della straniera.

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