11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 15 aprile 2009

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« S
ono qui per rapirti. » propose in maniera semplice, diretta, quasi naturale la donna guerriero, con un lieve sorriso nella volontà di mantenere quel dialogo in toni rilassati, lasciando comunque trasparire nel proprio sguardo l'assenza di ogni ulteriore ironia, di qualsiasi gioco nei confronti della propria interlocutrice.
« Sei stata pagata per rapirmi?! » domandò con evidente sorpresa la nobile, appoggiando entrambe le mani sul piano del tavolo quasi a necessitare di un ulteriore supporto fisico.
« Tecnicamente no… » precisò Midda, storcendo le labbra « Senza scendere in dettagli superflui, diciamo semplicemente che dovevo un favore ad un mio mecenate e questi mi ha domandato di estinguere il mio debito attraverso questa missione. »
« Oh… » commentò Nass'Hya, aggrottando la fronte nell'essere messa a conoscenza di simili informazioni.

Forse la giovane aristocratica avrebbe dovuto dimostrare minore tranquillità dove posta innanzi ad una mercenaria assoldata al fine di rapirla, di trascinarla chissà dove e chissà per quale oscura ragione. Sorprendentemente, però, ella non stava semplicemente mantenendo la calma, contrastando ogni possibilità di tensione dove in lei non vi era neanche una vana ombra di agitazione: non un solo battito del suo cuore fu scandito con un ritmo più accelerato rispetto agli altri, non un solo movimento delle sue ciglia diede prova di panico. Trascorse infatti le ultime settimane nel prendere in esame infinite alternative diverse sulle ragioni per cui la propria serva stesse celando un'identità decisamente particolare, la principessa aveva avuto occasione di elaborare scenari ben più complicati, e sicuramente meno piacevoli, rispetto ad un banale rapimento, al punto tale da restare in ciò quasi delusa.

« Qualcosa non va? » chiese la Figlia di Marr'Mahew, aspettandosi naturalmente una reazione leggermente diversa innanzi alla comunicazione fornita, dove chiunque altro, di certo, sarebbe come minimo scattato all'indietro spaventato al solo pensiero di un tale proposito.
« No, no… anzi… » sorrise serenamente l'altra, scuotendo il capo « Ora, se me lo concedi, sarei curiosa in merito alle ragioni che possono aver spinto in una simile decisione il tuo mecenate: hai qualche idea, a tal riguardo? »
« Se ti parlassi di matrimonio… tu come la prenderesti? » rispose, ora con una chiara nota di ironia, per quanto quelle parole fossero esattamente risposta alla questione propostale.

Fu solo allora che, finalmente, la fanciulla offrì una reazione umana, quasi prevedibile nel proprio manifestarsi, dando libera espressione ad evidente stupore, sbalordimento che si dimostrò tanto nel suo sguardo quanto nella sua mimica corporea, dove come al solito il resto del suo volto si poneva coperto dall'immancabile velo. Ma, in ciò, ancora non paura fu quella che poté essere riconosciuta nei suoi occhi sbarrati, non ribrezzo fu il sentimento che la pervase, all'idea di star per essere rapita all'unico scopo di essere offerta in sposa ad un completo estraneo, per di più, molto probabilmente, straniero ed appartenente alla nazione nemica del regno di Y'Shalf.

« E' strano… mi pare di leggere meraviglia nel tuo sguardo. » commentò la mercenaria, piegando appena il capo di lato, simile ad un gatto in curiosa osservazione di un fenomeno non completamente compreso.
« Come potrebbe essere altrimenti, M'Aydah… Midda! » replicò Nass'Hya, con chiaro trasporto nella propria voce « Mi hai appena comunicato che uno sconosciuto, sicuramente potente signore per permettersi la tua fedeltà, probabilmente kofreyota dato il tuo classico campo d'azione, ti ha impiegata in una missione al solo scopo di rapirmi per prendermi in sposa… ti sembra qualcosa di normale?! »
« Se vogliamo essere sincere, assolutamente no. » si espresse con assoluta trasparenza la donna « Ma non tanto per il rapimento, quanto per la volontà di combinare un matrimonio a prescindere dalle tue aspettative, dai tuoi desideri, dalla tua libertà… »

Nonostante il carattere forte della giovane, nonostante l'indipendenza che aveva da sempre dimostrato, il concetto di autodeterminazione personale, in lei, non sarebbe potuto ancora essere considerato quale affermato, familiare. Del resto era pur cresciuta nella propria società, arrivando a decidere di indossare, negli ultimi mesi della sua vita, un burqa solo per poter ambire alla mano di un sovrano lussurioso e privo di ogni rispetto per le donne, tale da enumerare già una discreta quantità di mogli nonostante la propria giovane età e da cercarne, continuamente, delle nuove: in una simile prospettiva, anche un rapimento finalizzato al matrimonio avrebbe potuto non essere interpretato come nulla di negativo quanto, piuttosto, come qualcosa di positivo, forse addirittura romantico.

« A me pare incredibile. » confermò, infatti, la principessa, scuotendo il capo nel porsi in posizione contraria a quanto appena pronunciato dalla propria interlocutrice « Se è vero che l'arroganza maschile, in ciò, non trova di certo alcuna negazione, bisogna riconoscere un desiderio, una passione fuori dal comune per giungere a pianificare tutto questo… »
« Non sono concorde… ma non credo che in questo la mia opinione possa avere un reale peso, dove oltretutto mi ritrovo ad essere intermediario designato per il compimento di questa unione. » sospirò con una nota di amarezza nella propria voce la donna guerriero, sentendosi certamente in colpa per il proprio ruolo « Prima non era mia intenzione insultarti, nel commentare il tuo comportamento con il principe… semplicemente e personalmente non condivido certe filosofie, alcune retoriche per le quali la nostra dignità in quanto donna possa essere messa in discussione… »
« Chiariamo questo discorso, per favore. » richiese immediatamente Nass'Hya, ritornando ad un moto di stizza nell'ascoltare tale affermazione « Qualsiasi cosa sarebbe potuta accadere prima, in quella sala, sarebbe stata solo per mia libera scelta, nel perseguimento di un cammino a lungo pianificato… un cammino che, per la cronaca, ho bruscamente interrotto unicamente per preoccupazione nei tuoi riguardi, cara la mia dea della perfezione. »

Midda si morse le labbra a quel rimprovero, giustamente addotto nei suoi riguardi dove, nuovamente, aveva errato nel voler insistere con un giudizio arbitrariamente rivolto verso la compagna. E nell'essere posta davanti a quella risposta, a quella spiegazione, si ritrovò ad essere positivamente impressionata dalla propria interlocutrice: dove, infatti, ella aveva erroneamente imputato alla stessa una mancanza di autostima, una totale assenza di orgoglio nel sottomettersi al proprio sultano peggio di una prostituta, l'altra le aveva replicato con parole estremamente simili a quelle da lei stessa adoperate verso chiunque in passato avesse mai sentenziato in merito alla sua professione di mercenaria. Forse la principessa era sì nata e cresciuta in una cultura ancor più patriarcale di altre esterne ad Y'Shalf, ma ciò nonostante era riuscita ugualmente a restare entro certi limiti padrona del proprio fato, unica responsabile delle proprie scelte.

« Rinnovo le scuse già presentate. » chinò il capo, in segno di sincero pentimento per quanto espresso « Purtroppo a quanto ho visto accadere poco fa, ho sovrapposto spiacevoli ricordi personali legati a questa terra, mal digerendo, in conseguenza di essi, quanto ti sei dimostrata pronta a compiere. E' comunque una questione per la quale non hai alcuna responsabilità e non è giusto che, in questo, faccia ricadere su di te le mie colpe, i miei errori… »

Ovviamente la giovane sarebbe stata più che interessata a domandare maggiori dettagli in merito a quanto solo accennato, a quell'esperienza negativa che sembrava aver segnato la compagna in modo tutt'altro che superficiale, ma comprese che quello non sarebbe stato il momento più indicato per dare libero sfogo a tale curiosità e, per questo, decise di considerare nuovamente e pacificamente chiusa la questione, ritornando all'argomento principale, restato in sospeso.

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