11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 30 aprile 2009

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« M
i spiace: alcuna fra le menzogne che potrai offrirmi, riuscirà a farmi ignorare la verità, la sola ed incontestabile realtà nella quale ho già tratto le conclusioni più corrette in merito a te ed al tuo comportamento. » le risposi con una nota di asprezza tangibile nella voce, sgradendo seriamente la falsità dietro alla quale sembrava cercare continuamente di nascondersi, di farsi scudo nel modo più becero.
« Perché ti ostini a non voler prendere in considerazione un punto di vista differente dal tuo? » mi domandò, con una certa ingenuità, la mercenaria, risultando quasi sincera in quel suo apparire « Perché non vuoi concedermi neppure una possibilità di spiegarmi? »
« Perché le tue azioni parlano in tua vece! » le replicai, scuotendo il capo, sconcertata da quanto ella sembrasse non comprendere l'evidenza di una situazione « Tutto ciò che sei stata in grado di offrirmi fino ad oggi, in fondo, è stata solo violenza ed egoismo, nell'impormi unicamente la tua volontà senza soffermarmi a prendere, per un solo istante, in esame la mia! »

Lungo fu il silenzio che cadde fra noi a seguito di quell'ultima considerazione, di fronte alla quale evidentemente anch'ella non era in grado di formulare una difesa, una risposta tale da concederle una possibilità di fuga dalle responsabilità di fronte alle quali l'avevo indubbiamente posta. Forse, addirittura, colei che solo in seguito ebbi modo di scoprire essere indicata anche con il nome "Figlia di Marr'Mahew", nel citare una divinità della guerra straniera, parve non voler neppure tentare di evadere a tale peso e, di questo, le resi comunque giusto onore. Sicuramente, infatti, il suo comportamento si era dimostrato egoista e violento, ma mai privo di una volontà di rispetto nei miei confronti: una visione forse distorta di rispetto, ma pur impossibile da non considerare tale, da non essere chiaramente riconoscibile, come in quel momento di silenzio e in quella sua espressione non desiderosa di evadere dalle proprie responsabilità.
Al contrario rispetto a lei, purtroppo, si propose l'aristocratica, non tradendo gli stereotipi derivati dal proprio livello sociale.

« Fath'Ma… è così che ti chiami? » intervenne, con una richiesta chiaramente retorica, dove il mio nome le doveva essere già noto « In questo splendido clima di cordiale confronto, desidero intervenire a mia volta per esprimere la mia visione sulla realtà in merito alla quale tanto sembrate bramose di dibattere. » commentò, con tono ironico, sprezzante soprattutto nei miei confronti « Personalmente considero la tua esistenza in vita un madornale errore, commesso in conseguenza di un eccessivo buon cuore… »
« Princip… » tentai di rispondere, non riuscendo, complice l'abitudine al servilismo, a ribattere con maggiore forza, per quanto sarebbe stata richiesta in quel momento.
« Zitta… zitta… zitta. » mi impose, al contrario, Nass'Hya, levando la propria mano destra a non concedermi ulteriore possibilità di parola « La tua voce mi tedia… le tue lamentele suscitano solo nausea in me: sei viva unicamente perché lei desidera che tu rimanga viva, altrimenti porrei io stessa fine alla sofferenza per cui tanto declami versi… »
« Ma… » esclamai, sbarrando gli occhi innanzi a tanto ingiustificato rancore nei miei confronti, dove alcun ricordo di disappunto si poneva nella mia mente in virtù di qualche errore passato da me compiuto ai danni della mia nuova interlocutrice.
« Silenzio. Entrambe. » si impose, altresì, la mercenaria, non ricorrendo ad un tono particolarmente alto, non ad un suono particolarmente forte, quanto piuttosto dotata di un gelido carisma, del tutto simile a quello presente nei suoi occhi.
« L'unica in questo momento a poter decidere della vita o della morte, qui, sono io e se simile situazione non vi aggrada, sono pronta a fornirvi armi per difendere i vostri diritti. In caso contrario, collaborative o no con me ed i miei "egoismi", non commettete l'errore di considerarvi per me qualcosa di diverso da semplici prigioniere. » proseguì, scuotendo il capo « Vi assicuro che i miei sentimenti personali non mi hanno mai impedito di portare a termine un'azione, se necessaria, e dove voi doveste rendere necessaria la vostra uccisione, io provvederò sicuramente in tal senso. »
« A voi la scelta, quindi. » concluse, osservando tanto me quanto la principessa, non sembrando voler concedere ad alcuna particolari preferenze « Potrete essere al mio fianco, libere di parlare, di agire, di muovervi come se fosse una vostra iniziativa o potrete essere dietro di me, trascinate in catene fino a Kriarya. Per me è indifferente ogni soluzione. »

Parole forti quelle gettate come pietre contro di noi, che in quel momento non apprezzai, considerandole semplicemente l'ennesima riprova di quanto sottolineato fino a poco prima.
Ripensando ora a quei momenti, però, non posso evitare di accorgermi di come simile reazione fu tutt'altro che sconsiderata, ben lontana dall'essere frutto di un'impulsività derivante da un momento di eccessiva eccitazione. Midda Bontor, proponendosi quale nostra carceriera, pur assumendosi uno spiacevole ruolo, un disgraziato fardello, aveva anche imposto sopra a quella piccola compagnia la quiete, calmando animi fra loro troppo contrapposti per poter convivere senza una costrizione a tal riguardo. E ponendosi come bersaglio tanto per il mio rancore quanto per quello, addirittura, della sua stessa complice, originale vittima, ella aveva anche, volontariamente, posto entrambe su un medesimo piano, azzerando ogni possibile privilegio o difetto preesistente tale per cui avremmo potuto continuare a discutere, a confrontarci in maniera dispari, indebolendoci vanamente l'un l'altra invece di essere compagne innanzi ad un destino comune come grazie a lei eravamo diventate.

Per quello e per molti giorni ad esso successivi, in conseguenza di quanto accaduto, della definizione di stato dettata dalla mercenaria, né a Nass'Hya né, tantomeno, a me si concesse il desiderio di offrire libertà verbale ai molteplici ed inevitabili pensieri che avevano affollato le nostre menti.
La nostra quotidianità, così, si ritrovò ad essere scandita da serrati ritmi di marcia, alternati a brevi soste durante il giorno e pause più lunghe per il riposo durante la notte. In simile frangente, di ogni necessità si faceva carico Midda stessa, provvedendo a procurare cibo ed acqua, nel cacciare selvaggina e nel ritrovare di volta in volta la posizioni di fiumiciattoli o pozzi sparsi lungo un cammino che solo nella sua mente sarebbe potuto essere considerato chiaro. Per quanto mi era dato di comprendere, non proponendosi comunque come un'osservazione particolarmente utile o inaspettata, il tragitto da noi intrapreso era rivolto alle montagne, pur mantenendosi non semplicemente verso ovest quanto, piuttosto, ascendendo parzialmente verso nord.
E quando, per prima, proprio la principessa decise di ritrovare parola, di provare a riallacciare un qualche dialogo con la nostra secondino, simile particolare si pose al centro della questione, evidentemente rilevato senza particolare difficoltà anche da lei.

« Perché verso nord-ovest e non, semplicemente, verso ovest? » domandò con tono sereno, incuriosito, privo di volontà polemiche nel rivolgersi alla mercenaria « In questo modo non ci stiamo allontanando da Kriarya invece di avvicinarci ad essa? Forse le mie nozioni di geografia kofreyota non sono eccelse, ma procedendo in questo senso credo andremo verso la provincia di Krezya… se non, addirittura, direttamente nel regno di Gorthia. »
« E' impossibile pensare di attraversare direttamente il confine di guerra. » rispose con tranquillità la donna guerriero, scuotendo appena il proprio capo in inequivocabile segno di dissenso « Improbabile, ma fattibile, lo sarebbe per me da sola: con voi due al mio seguito si tramuterebbe certamente in una missione suicida. »
« E così, invece? » richiesi, proponendomi con maggiore umiltà rispetto al mio ultimo confronto con lei, nel voler cogliere l'occasione offerta per riprendere a mia volta la possibilità di espressione prima negatami, più quale personale inibizione psicologica che in conseguenza di un divieto esplicito in tal senso.
« Verso nord la guerra non si propone più violenta come un tempo: nel rischio di coinvolgere i confini gorthesi, anche Y'Shalf ha preferito accentrare le proprie energie, i propri sforzi a meridione. » spiegò, allora, nel rivolgere anche verso di me il proprio sguardo « Nessuno, del resto, potrebbe biasimare simile decisione, nel conoscere la natura guerriera intrinseca nel sangue di ogni figlio di Gorthia. »

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