11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

sabato 25 aprile 2009

470


« Y
'Ahalla! Y'Ahalla! » gridò la sentinella posta sul margine dell'accampamento, riprendendosi dallo stato quasi di torpore nel quale si era ritrovato ad essere in maniera naturale, nell'essere stato incaricato ormai da mesi, alternandosi con altri suoi pari turni definiti, di osservare un orizzonte notoriamente sempre uguale a sé stesso, almeno fino a quel momento « Y'Ahalla! Presto vieni! » insistette, richiamando il nome del suo responsabile a gran voce.
Y'Ahalla, non più desto del proprio subalterno, si alzò di soprassalto, confuso e per un istante spaventato, nel temere il peggio in concomitanza ad un allarme tanto concitato: « Per gli dei… cosa accade, Sa'Meehr?! Siamo sotto attacco? »
« No… guarda… » replicò l'altro, scuotendo il capo ed indicando l'immagine in virtù della quale il panorama solitamente offerto loro non appariva essere più il medesimo.
« Ma cosa…?! » commentò esterrefatto in conseguenza di quella negazione, non riuscendo a comprendere per quale altra ragione vi sarebbe potuta essere tanta agitazione nella sentinella « Ma ti sembrano scherzi da fare? Pezzo d'asino che non sei altro… desideravi davvero tanto che ti indicassi un tuo simile? » aggiunse, immediatamente dopo, identificando il quadrupede per cui era stato creato quell'estemporaneo stato d'allerta assolutamente ingiustificato « Sa'Meehr… »
Ma l'altro non accettò quietamente il rimprovero rivoltogli ed, anzi, interruppe il proprio superiore prima che egli potesse aver modo di offrirgli nuovi improperi: « Osserva meglio! Ti prego! »

L'uomo, padre di un giovane coetaneo al proprio subordinato, avrebbe ben volentieri gradito imporre la propria autorità di fronte a quell'irriverenza, all'insubordinazione con la quale sembrava farsi beffe di lui nel richiedere nuovamente attenzione verso qualcosa del tutto privo di simile necessità, ritrovandosi ad essere incerto fra adottare metodi propri del ruolo militare o propri del ruolo genitoriale, dove entrambi sarebbero potuto essere validi. Ma dove simile volontà non avrebbe potuto trovare alcun ostacolo nella propria attuazione, a prescindere dall'alternativa votata quale favorita, egli decise di non riservarsi alcuna possibilità di errore di giudizio nei confronti di Sa'Meehr, decidendo di dimostrarsi prudente in conseguenza all'insistenza offertagli con apparente sincerità d'intenti. Così, tornando pazientemente ad osservare la figura in lento avvicinamento alla loro posizione, riconobbe nuovamente l'evidente profilo di un asino, il quale, con maggiore attenzione, gli si rivelò essere particolarmente stanco, apparentemente privato di ogni forza e, forse, ugualmente in movimento per pura forza di volontà. E per tale dettaglio, al di là dell'irritazione derivata naturalmente dal riposo interrotto, Y'Ahalla dovette riconoscere come simile immagine non si sarebbe potuta considerare nella norma. Quando poi, oltre all'animale, egli ebbe modo di intravedere, di riconoscere, identificare una seconda figura, abbandonata forse priva di sensi sul dorso del medesimo, e per questo quasi indistinguibile rispetto ad un banale cencio lì dimenticato a simile distanza, non poté che ritirare ogni giudizio negativo prima addotto nei confronti del giovane.

« Ora l'hai vista? » gli domandò la sentinella, certo di aver colto nell'espressione del proprio responsabile l'intendimento da subito ricercato e solo ora da lui ottenuto, non senza una certa insistenza.
« Per Gau’Rol! » ammise, storcendo le labbra « Credo di doverti delle scuse. Corri a chiamare Ra'Ahon… è meglio che venga anche lui a vedere! »

Il nome del loro comandante, eletto in maniera democratica a dirigere tanto le attività del loro gruppo come guerriglia, quanto della loro piccola realtà sociale umana, fece scattare immediatamente le membra ormai completamente ridestate del giovane, il quale senza indugi si diresse di corsa, nell'esecuzione degli ordini ricevuti, verso il centro dell'accampamento alla ricerca dell'uomo.
Y'Ahalla, rimasto così solo su quel fronte, quel confine del loro accampamento comunque non ossessivamente sorvegliato dove non vi sarebbero state ragioni di insistere a tal riguardo, ricondusse la propria attenzione verso l'asino ed il proprio carico, rimanendo indeciso sulle azioni da intraprendere.
Certamente avrebbe potuto restare lì immobile, in attesa dell'arrivo di Ra'Ahon, scaricando su di lui ogni responsabilità decisionale, non tanto per ignavia o codardia quanto per rispetto verso il ruolo ricoperto da quest'ultimo: se quello spettacolo, del resto, si fosse rivelato essere una qualche, originale ed imprevedibile, trappola loro riservata dall'esercito, non avrebbe voluto di certo assumersi la colpa di averla fatta scattare prima del tempo. In verità benché da anni, decenni la loro causa si impegnasse con ogni sforzo nel contrasto all'ordine costituito, fino a quel giorno non avevano mai ottenuto eccessiva attenzione da parte del medesimo, non avevano riscosso particolare interesse dai visir o dallo stesso sultano: al contrario, si sarebbe potuto credere, forse anche a ragion veduta, che vi fosse una chiara ed esplicita decisione da parte dei potenti y'shalfichi per non offrire loro il minimo risalto, alcuno spazio, quasi non volessero neppure riconoscerli come ipotetica minaccia. Una reazione comprensibile dove concedendo loro una qualche importanza avrebbero forse spingo anche altre frange, attualmente pacifiche, della popolazione a prendere in considerazione gli ideali proposti dalla guerriglia, compromettendo l'equilibrio esistente.
L'idea di una trappola, agli occhi maturi di un uomo come Y'Ahalla, sufficientemente disilluso da non commettere l'errore di ritagliarsi un valore da altri non riconosciutogli, si proponeva pertanto decisamente improbabile, tanto da spingerlo a prendere in esame alternative più fattibili, più concrete e, in ciò, da invitarlo a procedere verso l'asino ed il suo ignoto carico, nella volontà di comprendere se e come poter prestare aiuto al malcapitato dal quadrupede così trasportato.

« Ehy… puoi sentirmi? » apostrofò ad alta voce, in direzione dello sconosciuto, per tentare un qualche contatto verbale ancor prima di giungere all'incontro fisico.

Nessuna risposta, però, riuscì ad essergli offerta e, nel mentre di quell'avvicinamento, nuovi dettagli gli vennero offerti, facendolo propendere sempre più a favore dell'idea di un poveraccio svenuto o, peggio, morto… anzi… una poveraccia per amore di precisione.
Lunghi, infatti, si posero i capelli neri di lei, dondolanti nel lento moto dell'animale e striscianti, con le proprie stesse punte, a terra, là dove neanche le dita della medesima sarebbero riuscite a giungere. Scura, su quegli arti nudi, si concesse poi la sua pelle, in tonalità sufficientemente abbronzate da lasciar intuire un'etnia di sangue misto, probabilmente y'shalfica, per quanto impossibile sarebbe stato definirlo prima di averne accolto un qualche accento. Delicato ma temprato, il fisico di quella donna, sufficientemente giovane da poter essere apprezzata senza dubbio alcuno da molti uomini poco più che fanciulli, si mostrò sempre più chiaramente provato da troppi sforzi, da profonde piaghe che ne avevano segnato una pelle quasi completamente scoperta lungo l'intero corpo, in un'assoluta mancanza di pudicizia che non le sarebbe comunque potuta essere rimproverata dato lo stato in cui riversava.
Pur ammettendo, in un'ipotesi ancora priva di conferme, che ella fosse ancora in vita, infatti, probabilmente quella sua condizione non le sarebbe potuta essere imputata, non sarebbe potuta essere considerata quale derivante da una sua volontà: per lo stato impietoso nel quale si donava allo sguardo e, soprattutto, per la posizione con cui cavalcava in maniera del tutto innaturale quella povera bestia, appoggiata sul dorso della medesima come un sacco di canapa privo di ogni umana coscienza, era evidente come quella donna fosse stata lì posta nell'intervento di qualcun altro, forse proprio allo scopo di donarle una speranza di salvezza in conseguenza da qualche pericoloso destino.

« Dei… fate che questo scempio non sia colpa nostra. » sussurrò Y'Ahalla.

Egli era, infatti, purtroppo tristemente consapevole delle abitudini di molti loro giovani, eccessivamente disinibiti nell'esercizio delle proprie filosofie di guerriglia al punto tale da giungere, spesso e volentieri, allo stupro di giovani serve indifese, abbandonandole poi prive di vita o quasi lungo percorsi noti, frequentati, quasi esse potessero essere simbolo perfetto per gli ideali di pace che avrebbero dovuto, altresì, diffondere.

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