11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 27 aprile 2009

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P
er quanto alcuni fra essi non si sarebbero potuti considerare del tutto innocenti davanti ad un'ipotetica accusa di stupro ai danni di povere disgraziate innocenti, per nulla coinvolte o coinvolgibili all'interno delle questioni politiche per le quali essi avrebbero dovuto altresì lottare, fortunatamente per tutti gli occupanti di quell'accampamento nessuno venne poté essere imputato per quanto occorso alla fanciulla condotta dal coraggioso asino.
In verità, difficile sarebbe stato considerare un qualsivoglia livello di coinvolgimento da parte di uno qualsiasi dei membri di quel gruppo, di quell'insediamento, dove l'animale era giunto a loro non provenendo dall'interno della nazione, quanto piuttosto discendendo proprio dai monti Rou'Farth, quel confine dilaniato da continuo conflitto, verso il quale alcun guerrigliero avrebbe avuto ragione di spingersi, fosse solo per una semplice ricognizione. Addirittura, poi, apparve difficile anche solo comprendere per quale ragione una giovane donna sarebbe mai potuta arrivare all'accampamento proprio lungo tale direzione, in quel particolare verso, dove non vi sarebbe dovuto essere alcuno spazio per lei là dove la guerra stava imperversando da anni, decenni, in maniera distruttiva ed incontenibile. Solo l'eventualità nella quale ella sarebbe potuta essere considerata quale una mercenaria al soldo kofreyota, in assenza di simili figure femminili impiegate dall'esercito y'shalfico, avrebbe potuto concedere un qualche senso a tal riguardo ma, evidentemente, una fanciulla della gracilità da lei dimostrata non avrebbe potuto essere mai impiegata quale mercenaria in un qualsivoglia scontro armato, soprattutto sopravvivendo al medesimo come ella era riuscita a fare. Volendo essere oggettivi, nell'analisi delle sue membra e delle sue mani, quella ragazza non avrebbe potuto considerarsi completamente estranea a lavori pesanti, ad attività di tipo fisico non quale semplice evento stocastico, ma quale impegno quotidiano, praticamente continuo e perpetuo: nulla che però l'avrebbe mai potuta qualificare quale una combattente, una guerriera, quanto piuttosto, probabilmente, una serva.
Ma, a conclusione di simili ragionamenti, comprendere per quale ragione una serva avrebbe mai dovuto giungere all'accampamento trasportata quasi completamente nuda sul dorso di un asino stremato, provenendo proprio dalle montagne, dalla zona di conflitto, resto razionalmente impossibile. Così, tanto a Ra'Ahon, nel proprio ruolo di responsabile per la sicurezza di dei suoi compagni e subordinati, quanto a tutti gli altri guerriglieri interessatisi nel volerlo scoprire, incuriositi da quell'originale vicenda i cui dettagli si diffusero in rapido tempo presso tutti loro, non restò altro da fare che attendere con pazienza il momento in cui Am’Dahr, dio del sonno, avrebbe deciso di allentare la propria costrizione attorno a lei, concedendole di ritrovare la coscienza altresì perduta.
Un'attesa che vide scanditi addirittura cinque giorni, prima di poter scoprire il colore degli occhi di quella ragazza, ritrovando in grandi iridi un perfetto equilibrio fra toni castani e rossastri, a creare in essi un incanto tutt'altro che spiacevole.

« Bentornata fra noi… » sussurrò con tono tranquillo, volutamente moderato, il cerusico, primo ad assistere a tale evento, favorito dalla propria occupazione nonché dalla posizione occupata dalla medesima da quasi una settimana, all'interno della sua ampia tenda.
Evidentemente frastornata, forse anche abbagliata dall'incontro inatteso con la luce del giorno dopo un così intenso sposalizio con le tenebre del torpore, la ragazza restò immobile, forse incapace ancora a farlo e, in conseguenza, anche a parlare.
« Riesci a sentirmi? E, soprattutto, puoi capirmi? » domandò l'uomo, mantenendo la modulazione già adottata, giustificato in quella domanda dove non gli sarebbe stato possibile intuire la nazionalità della propria paziente, per quanto ipoteticamente y'shalfica « Se non riesci a muoverti o a parlare, sposta lo sguardo verso l'alto per lasciarmi comprendere una risposta negativa o verso il basso per una positiva… »
Dopo un lungo istante di incertezza, nel quale la giovane non sembrò riuscire a formulare alcuna sentenza, forse non avendo neppure avuto modo di intendere la questione propostale, gli occhi di lei si mossero lentamente a rivolgersi verso il basso, sostando in quella posizione per un istante prima di risalire a rincontrare quelli del medico.
« Ottimo… » annuì egli, non celando una certa soddisfazione in conseguenza di tale reazione « Pensi di riuscire a parlare? Oppure a muoverti, anche minimamente? »
Ancora silenzio da parte della paziente, la quale dopo una chiara indecisione, forse riservandosi il tempo necessario a comprendere quanto tutto il suo corpo fosse in grado di risponderle o meno, sollevò ora i propri occhi, puntando verso l'alto e negando la prova richiestale.
« Non ti preoccupare di questo: hai attraversato un periodo veramente critica e solo in grazia a qualche divinità benevola sei riuscita a sopravvivere… » le spiegò, poi, ancora con quiete nel proprio tono e nei propri modi « Te l'ho domandato solo per cercare di ottenere un quadro clinico sufficientemente completo sulla tua salute. »

Soddisfatto o meno che potesse essere nei confronti delle informazioni ottenute fino a quel momento, il cerusico avrebbe dovuto accontentarsi, dove gli stessi occhi attraverso i quali era stato in grado di stabilire un minimo contatto con la giovane gli si celarono tornando protetti sotto le palpebre della stessa, in un'esigenza di riposo a cui ella non poté sottrarsi, non poté cercare evasione. Il suo corpo, forse, aveva superato la fase più critica ma altro risposo gli sarebbe stato necessario prima di ritornare in forma e di questo il cerusico era ovviamente a conoscenza.
Trascorsero così altri due giorni, più tranquilli rispetto ai precedenti, dopo i quali la fanciulla tornò nuovamente ad offrire il proprio sguardo al mondo, ora accompagnato anche da un flebile richiamo identificabile quale sua voce.

« Acqua… » richiese, offrendo un'evidente intonazione y'shalfica nella propria pronuncia, oltre ovviamente all'utilizzo del termine adeguato nel formulare tale domanda.
Il suo consueto interlocutore si ripropose puntuale innanzi a lei, proponendole contro le labbra un pezzo di stoffa bianca, inumidito, dal quale poter ottenere i liquidi a lei necessari: « Suggi da questo panno… » la incitò, con la propria consueta cortesia « Comprendo tu possa sentire l'esigenza di bere abbondantemente, ma non credo che il tuo stomaco sia già in grado di accettare molto più rispetto a questo. Almeno per ora spero che potrai accontentarti di questo… »

Ella acconsentì a tale richiesta, non rinnegando quanto offertole e, altresì, impegnandosi a succhiare, lenta ma costante, da quella stoffa, apparendo simile a un'infante posta accanto al seno materno nella ricerca del proprio latte, cibo di vita per se nella propria ancor fragile natura. E in quella stoffa, paradossalmente nel confronto con simile figura retorica, non fu semplice acqua ad esserle offerta, quale quella da lei richiesta, quanto piuttosto il sapore chiaramente identificabile di latte di capra, scelto dal medico come alternativa migliore, e per questo maggiormente necessaria, a qualunque altra: tale era stato, non a caso, il nutrimento fornitole in quegli ultimi giorni, a sua insaputa, lasciando delicatamente scivolare lungo le sue labbra dormienti per alimentare un corpo bisognoso di sostentamento per quanto impossibilitato a procurarselo.

« Forse preferiresti latte bovino… » ipotizzò egli, sorridendole con serenità contagiosa, incarnando chiaramente tutto ciò che un uomo, nel suo ruolo, avrebbe dovuto essere per incoraggiare i propri pazienti a non abbandonarsi alla sfiducia, nonostante condizioni non favorevoli ed al di là di ogni sorte apparentemente avversa « Purtroppo, nel non poter ignorare ragioni di sicurezza, mantenere con noi delle mucche si proporrebbe decisamente complicato. »
Interrompendosi, appena, in quel pasto così concessole, ella sussurrò un flebile « … grazie… », quasi volesse negare ogni possibilità di imbarazzo nell'uomo per quanto postole innanzi alle labbra.
« E' un dovere e un piacere, per me. » concluse il medico, restando ora tranquillo al suo fianco e rimandando alla successiva occasione la possibilità di approfondire meglio quel dialogo, nel non voler affaticare eccessivamente la propria protetta.

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