11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 6 agosto 2009

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I
n quegli ultimi anni, Sha’Maech aveva preso dimora in un anonimo villaggio della provincia di Kirsnya, nel regno di Kofreya, vivendo quale mercante all’interno di una propria bottega. In essa egli proponeva quotidianamente, tanto agli abitanti del luogo quanto a visitatori occasionali, ogni genere di beni di consumo, cibo, materie prime, bevande, strumenti: una professione non particolarmente redditizia, dove relegata ad un’area estremamente ristretta, dove condotta in maniera statica e non itinerante, sempre in viaggio attraverso nuovi mercati alla ricerca di nuovi acquirenti, ma sicuramente onesta e che, comunque, non avrebbe sottratto tempo ad altre attività per lui considerate indubbiamente di maggiore importanza, quali lo studio e la ricerca.
Chiunque, non conoscendolo, avrebbe probabilmente potuto considerarlo fuori dalla realtà, in quella campagna sperduta, lontano dal clamore delle grandi città, delle capitali: nel momento stesso in cui si avesse avuto occasione di una qualche confidenza con lui, però, ci si sarebbe immediatamente potuti accorgere di come quell’uomo, così originale, per non dire eccentrico, si sarebbe dovuto considerare altresì al centro dell’intero mondo. Ben poche erano, infatti, le questioni a lui sconosciute, le cronache a lui estranee, gli eventi, grandi o piccoli, da lui ignorati, al punto tale che fin troppo semplice sarebbe stato attribuirgli un sentore di stregoneria, nel non poter accettare tale apparente onniscienza quale semplicemente umana. E pur onorato dagli dei di una così incredibile dote, Sha’Maech non era mai stato solito ricercare un qualche abuso attraverso la stessa, la conquista di una posizione di potere, sebbene, se solo avesse voluto, avrebbe probabilmente potuto facilmente giungere allo stesso in virtù delle proprie facoltà. Al contrario egli aveva sempre preferito limitarsi a vivere serenamente la propria esistenza, proponendosi in ciò, effettivamente, quale più saggio di quanto si sarebbe altresì potuta definire la maggior parte degli appartenenti alla razza umana, soli impegnare tutte le proprie energie non tanto alla ricerca di pace e tranquillità, quanto di predominio e sopruso.

Di tali dettagli, simili informazioni a riguardo di quel particolare uomo, del suo stile di vita e, soprattutto, della suo relazionarsi con il mondo a sé circostante, sì umile ma, al contempo, anche sicuro, forte, dove sapeva di poterselo concedere, Midda Bontor, donna guerriero appartenente al gruppo dei quattro mercenari segretamente coinvolti nell’involontaria distruzione della biblioteca di Lysiath, nonché reale mano che aveva decretato il dirompente incendio che tanto orrore aveva generato, stava offrendo ragguaglio a Seem, proprio scudiero, anche allo scopo di occupare il tempo nell’ultima tappa del non breve percorso che li aveva visti diretti verso quella sperduta meta ad occidente di Kofreya partendo da Kriarya, città del peccato posta, al contrario, ad oriente dello stesso regno.
Il viaggio, ormai considerabile praticamente concluso nell’esser giunti fino a quel punto, sarebbe potuto essere oggettivamente valutato come compiuto in assoluta tranquillità. Attraversando senza particolare fretta, e pur privi di indolenza, le vaste e verdi pianure kofreyote, in un quieto clima primaverile, la donna ed il ragazzo erano incorsi in soli due scontri armati, in un’occasione impegnandosi in contrasto ad un gruppo di briganti e nell’altra dimostrandosi in opposizione a semplici banditi, tagliagole privi di arte o di parte che avevano bramato le loro vite e, ancor più, il loro oro: tanto gli uni, quanto gli altri, però, erano stati accomunati dal medesimo fato, dalla stessa sorte, che aveva veduto i meno stolidi fra loro invocare la pietà della mercenaria e sopravvivere, nel mentre in cui i loro compagni, troppo orgogliosi o troppo stupidi per arrendersi, avevano avuto l’occasione di scoprire entro quali limiti le proprie fedi religiose avessero avuto ragione o torto.
Non a caso diverso tempo prima, entro il territorio di un arcipelago a ponente rispetto a quello stesso regno, la donna guerriero si era guadagnata il tributo offerto dal nome di Figlia di Marr’Mahew, dea della guerra in quella particolare tradizione culturale: figlia del mare in una giovinezza lontana, avventuriera e mercenaria da allora in avanti, superati ormai i tre decenni di vita, ancor più di qualsiasi ballata composta attorno al suo nome, sarebbe stata la sua stessa età a concedere vanto nel merito della sua bravura, della sua pericolosità, dove se tale non fosse realmente stata, ella sarebbe certamente già caduta per mano di un qualunque avversario in epoche antecedenti. La sua, pertanto, non sarebbe potuta essere considerata quale semplice fama, enfatizzata gloria priva di fatti concreti a supporto della medesima e, per quanto, sicuramente, le canzoni a lei dedicate esaltassero oltre misura le realtà rappresentate dalle sue imprese passate, remote o recenti che esse fossero state, ella era, indiscutibilmente, la stessa donna guerriero che aveva ucciso una chimera, che era sopravvissuta alla palude di Grykoo, che aveva abbattuto un ippocampo, che aveva trionfato nell’Arena di Garl'Ohr contro innumerevoli avversari, bestie e persino un tifone, che aveva ritrovato la corona della regina leggendaria Anmel… e molto altro ancora. Ella era, pertanto, non una semplice mercenaria, una comune combattente, quanto piuttosto una donna capace di imprese fuori dal comune, lontane da ogni quotidianità, che non sarebbe mai potuta esser assoldata come qualsiasi altra professionista della guerra ma che, al contrario, sarebbe dovuta esser conquistata non tanto nel diletto rappresentato dalla banale ricompensa per una missione quanto, invece, dalla stessa missione. E, in ciò, ovviamente un’avversaria temibile per qualsiasi comune brigante o bandito come i disgraziati che avevano avuto la sfortuna di incorrere nel suo cammino.

« Sarebbe stato divertente lasciarti scoprire da solo che genere di persona sia Sha’Maech, così come è stato per me al nostro primo incontro… » concluse nelle proprie spiegazioni Midda, sorridendo tranquilla verso il proprio compagno di viaggio « … ma ben conoscendo la timidezza tipica del tuo carattere, e considerando come questa, a tutti gli effetti, sia la seconda volta in tutta la tua vita che ti allontani dalla città del peccato, non vorrei correre rischi con qualche tua reazione d’imbarazzo nel confronto con lui. »
« Ritieni davvero che egli possa non solo aver avuto notizia della mia presenza al tuo fianco ma, addirittura, sapere anche dettagli personali su di me, per quanto io non sia una figura pubblica al tuo pari, mia signora? » domandò con incertezza il giovane, non sapendo effettivamente cosa attendersi a tal riguardo, non volendo porre in dubbio le parole del proprio cavaliere e pur trovando difficile accettare simile realtà.
« Credo che il tuo maestro non abbia mancato, nel corso del tuo addestramento, di sottolineare come sia la mente, più del corpo, a poter marcare le sorti di un duello, di una qualsiasi impresa, da parte di un guerriero. » rispose ella, tornando ad osservare il cammino innanzi a loro, per quanto i cavalli fossero sufficientemente autonomi da non richiedere alcun intervento da parte dei propri passeggeri umani per condurre un viaggio tanto sereno, per seguire un sentiero tanto lineare quale quello così affrontato.
« No, infatti. » scosse il capo Seem, nello spingere con nostalgia i propri ricordi al mentore recentemente perduto, assassinato a tradimento da due prostitute prive di senno, per ragioni rimaste purtroppo ignote.
« Ripensa, qual esemplificazione, alla nostra recente indagine... » propose allora la donna, nell’accennare in ciò proprio all’inchiesta che aveva avuto modo di chiarire le dinamiche di quella tragica morte « Ti ha forse lasciato sorpreso il modo in cui è stata affrontata da parte mia? Al di là delle scaramucce che ci hanno impegnato nel corso della medesima… »
« Sì, mia signora. Non posso negarlo, come ben sai. » ammise egli, annuendo vivacemente, rivolgendole la propria più totale attenzione « In soli due giorni hai svelato quanto era stato ignorato per intere settimane, mesi addirittura, a tutta la capitale: straordinario! »
« Troppo buono. » negò la mercenaria, senza falsa modestia nel non ritenere, sinceramente, di aver compiuto alcuna grande impresa in quanto era stato compiuto, avendo ella solo voluto porre in dubbio l’evidenza che tutti gli altri avevano, affrettatamente, considerato quale trasparente verità « Non voglio esagerare, ma mi sento sufficientemente sicura nell’affermare che Sha’Maech sarebbe riuscito ad ottenere lo stesso risultato non in due giorni quanto piuttosto in due ore. O probabilmente anche meno… »
« Bontà divina! » esclamò l’altro, sinceramente impressionato da quell’affermazione ed, ancor più, dall’onesto e straordinario apprezzamento espresso dalla propria signora, complimento che non avrebbe assolutamente permesso di considerare il soggetto di simili parole quale un individuo comune.

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