11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 19 agosto 2009

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E
il tempo che fu loro necessario, così come affermato indomitamente dalla donna guerriero, si prolungò per quasi sette giorni prima di concedere loro un qualche risultato degno di tale nome.
In tale periodo, i quattro compagni si ritrovarono così forzati a soggiornare presso quella decadente locanda, alla quale qualsiasi prigione sarebbe stata di gran lunga preferita da ognuno di loro sebbene nessuno fra gli stessi avrebbe potuto vantare elevati parametri di giudizio: entro quelle mura, da qualche parte, avrebbe dovuto evidentemente essere celato un nuovo indizio, un messaggio forse nascosto e lì lasciato dal vecchio studioso per permettere loro di proseguire dietro ai suoi passi. Nessuno dei quattro, infatti, avrebbe ormai posto in dubbio tale particolare, simile aspettativa, dal momento in cui essi erano lì giunti proprio in virtù di un’evidente desiderio da parte di Sha’Maech a tal fine, volontà che non avrebbe mai potuto essere fine a se stessa, priva di un qualche scopo o, in quel caso, di un qualche proseguo. E per quanto non avrebbero potuto ipotizzare alcuna spiegazione nel merito delle ragioni di simile comportamento, di quella sorta di fuga del sapiente dalla propria dimora, si sarebbero potuti considerare tutti certi di volerlo scoprire.
A metà del sesto giorno, però, il tedio stava per avere la meglio sull’entusiasmo, nel più totale insuccesso ad ottenere un qualche riscontro ai propri sforzi, al proprio impegno, alla propria fatica. In quegli ultimi giorni, con discrezione assoluta nel non voler offrire il minimo sospetto ai propri anfitrioni, i due fratelli avevano preso in esame l’intero edificio e l’area ad esso circostante, nella volontà di ritrovare un qualsiasi dettaglio capace di porli in allerta, di animare la loro curiosità e ritrovare potenziale connessione con il soggetto delle loro ricerche. Nel contempo, la mercenaria non aveva mancato di proseguire nel coltivare il rapporto instaurato con Aliha, cercando ugualmente in lei, nelle sue memorie, nelle sue testimonianze da lei ottenute puntualmente qual pettegolezzo, chiacchiera solo apparentemente priva di sostanza, di ottenere una qualche informazione più dettagliata, più particolareggiata, nel merito della sorte del sapiente. Purtroppo né l’una, né gli altri, parvero ottenere il pur minimo successo, dove agli occhi di Howe e Be’Wahr nulla apparve particolarmente fuori posto, indicativo di un qualche intervento da parte del vecchio per i propri scopi, ed alle orecchie di Midda nulla risultò effettivamente interessante, ritrovando nella giovane cameriera solo una ragazza desiderosa di semplice sollazzo fra donne là dove, quotidianamente, esso le era ovviamente negato.
In simile frangente, l’unico che non avrebbe potuto considerarsi insoddisfatto dal trascorrere delle proprie giornate, sarebbe quindi potuto essere lo scudiero della Figlia di Marr’Mahew, il giovane Seem. Egli, infatti, non coinvolto espressamente in quelle ricerche, aveva potuto limitare il proprio interesse, il proprio impegno, ai propri consueti compiti, alle proprie solite responsabilità, prendendosi addirittura cura non solo della spada, dei beni e del cavallo della propria signora, ma anche di quelli dei loro due compagni e ritrovando, da parte di entrambi questi ultimi, solo trasparente gratitudine e sinceri complimenti per l’ottimo lavoro compiuto. Nel dedicare le proprie giornate a tali attività, il ragazzo aveva anche colto l’occasione, per quanto non esplicitamente ricercata, di avvicinarsi alla figura del locandiere, lo zio di Aliha, il quale pur non offrendo particolare entusiasmo in conseguenza della presenza delle tre figure guerriere, non evitò di apprezzare, a sua volta, la passione con la quale egli si dimostrava a confronto con i propri doveri, benché qualcuno avrebbe potuto considerarli, erroneamente e superficialmente, servili nei confronti degli altri.
E paradossalmente, fu proprio in conseguenza di quell’unica azione disinteressata, quella proposta dallo stesso Seem nel restare fedele al proprio ruolo, ai propri incarichi, che all’intera compagnia venne concessa la chiave di svolta nelle ricerche fino ad allora assolutamente infruttifere.

« E’ un peccato che un giovane dotato di tanta buona volontà si ritrovi ad essere sprecato dietro ad una manica di attaccabrighe, come quelli che definisci tuoi compagni. » commentò il locandiere, nel prendere parola verso lo scudiero « Se solo potessi offrirti qualcosa di meglio, non esiterei a proporti di restare con me… ma in questa spiacevole situazione di isolamento dalle rotte commerciali è già incredibile riuscire a mantenere Aliha. »
« Ti ringrazio per le tue parole e la tua generosa offerta, ma anche dove il vostro stato fosse diverso da quello attuale e tu potessi invitarmi a restare, non accetterei. » rispose l’altro, sollevando gli occhi dalla lama in lega metallica dagli azzurri riflessi del proprio cavaliere, che stava lucidando con cura, con seria attenzione per tutte le sue incisioni, le sue cesellature, come ogni giorno a quell’ora, sostando nella sala principale della locanda « Non che simile ipotesi di lavoro mi disdegnerebbe, sia chiaro: una parte della mia vita mi ha già visto impiegato quale garzone… e non posso denunciare rimorsi o rimpianti a tal riguardo. »
« Oh… e dove? » domandò l’uomo, incuriosito da quell’ultima affermazione.
« A Kriarya, presso la locanda di Be’Sihl Ahvn-Qa. » replicò, senza alcuna esitazione.
« Kriarya? Quella Kriarya? La città del peccato?! » incalzò, con evidente retorica, dove non esistevano altre città con tale nome « E’ da lì che venite? »
« La mia signora ed io, sì. » annuì, tornando con lo sguardo al proprio lavoro.
« Per quanto non vi abbia offerto particolare benevolenza, devo ammettere che non avrei mai supposto giungeste proprio da quella capitale. » osservò il locandiere, aggrottando la fronte « Dopotutto, fino ad oggi, per quanto non abbia ancora compreso perché siete qui, vi siete dimostrati clienti assolutamente ordinati e discreti… non come quel vecchio pazzo. »
« Intendi riferirti al vostro ultimo ospite? Aliha ci ha accennato qualcosa a suo riguardo… per quanto non vi abbia offerto eccessiva premura. » dichiarò il ragazzo, dando effettiva riprova di star crescendo alla scuola della propria signora, nell’aver abilmente colto l’occasione concessagli da quell’accenno non voluto e nell’aver mischiato realtà e menzogna nella propria ultima affermazione, nella speranza di incentivare in tal modo la volontà di dialogo così inaspettatamente espressa dal proprio interlocutore.
« Non posso dire che sia stato sgarbato o violento… e neppure che non abbia riconosciuto giusto compenso per ogni danno provocato, ma… »
« Danno?! » lo interruppe, levando nuovamente lo sguardo nella sua direzione, aggrottando la fronte nel dimostrarsi legittimamente incuriosito da simile affermazione.
« Piccole cose, ma tali da costringermi ogni giorno a cambiargli stanza. » ammise l’uomo, storcendo le labbra con sincera disapprovazione a tale ricordo « Credo abbia visitato praticamente ogni camera a sua disposizione. E, per di più, ogni giorno ha sempre preteso di scegliere personalmente quella per lui più indicata, quasi vi fossero delle differenze… »
« Oh… che razza di folle. » commentò Seem, scuotendo il capo, per poi tornare ancora una volta al lavoro interrotto, celando nel proprio animo un ampio sorriso per la felicità derivante dall’inatteso ed imprevedibile risultato appena ottenuto.

Restando in compagnia dell’uomo ancora per quasi un’ora, nel lasciar concludere i propri quotidiani compiti in maniera naturale, al fine di non concedergli ragione di sospetto, quando alfine poté allontanarsi, lo scudiero ricercò immediatamente la propria signora, ritrovandola, prevedibilmente, impegnata con la cameriera, a discutere nel merito di non meglio definite facezie nel merito della moda orientale.

« Sì…? » apostrofò Midda verso di lui, avendo subito modo di comprendere come egli doveva evidentemente avere qualcosa di importante da riferirle, dove altrimenti non sarebbe giunto a cercarla.
« Mia signora… perdona l’interruzione, ma iniziando a strigliando il tuo cavallo ho notato qualcosa sulla sua zampa della quale, credo, sarebbe meglio tu prendessi visione. » spiegò, cercando in tali parole di proporre una scusa sufficientemente credibile « Non vorrei si trattasse di qualche parassita… »
« Comprendo. » annuì ella, voltandosi poi verso la propria ospite « Puoi scusarmi, Aliha? Spero che Seem si sbagli, e di poter pertanto tornare il prima possibile, ma è meglio che vada ugualmente a gettarci un occhio. Potenziali problemi di questo genere è meglio che non vengano sottovalutati alla leggera… »
« Sì, certo. » confermò l’altra, sorridendo tranquilla « Inoltre credo sia anche ora, per me, di andare ad aiutare mio zio con la cena. » notò, levandosi in piedi con un gesto colmo di sincera pigrizia, indolenza nel piacere derivante da quelle leggere chiacchiere.

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