11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 31 agosto 2009

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« C
hi va là? » domandò, in maniera estremamente diretta la mercenaria, già sguainando la propria lama per essere pronta ad offrire la giusta accoglienza a chiunque fosse giunto in cerca di problemi.
« Seem, mia signora! » rispose la voce dello scudiero, inattesa in quel frangente e, per questo, per un estemporaneo momento neppure riconosciuta, là dove lontana dai pensieri di tutti i presenti.
« Thyres… » commentò ella, dopo essersi resa conto dell'identità del loro ipotetico avversario, scuotendo il capo con disapprovazione per quegli eventi « Rammenti ancora la raccomandazione che mi desti tempo fa nel merito delle porte chiuse, vero? »
« Sì, così come non ho dimenticato la tua contrarietà ad una mia simile presa di libertà nei tuoi confronti. » confermò egli.

Uno scambio rapido di battute, tale per il quale a Midda fu concessa occasione di comprendere come il ragazzo fosse giunto lì per propria spontanea iniziativa e non, eventualmente, in cattiva compagnia, tale da porli in pericolo di vita. Ciò nonostante, ella non avrebbe mai raggiunto la propria matura età, non avrebbe mai superato il traguardo dei tre decenni di vita, se si fosse concessa tanto confidente nei confronti dell'onestà del prossimo, tanto ingenua nei confronti di tutti i possibili nemici che mai avrebbe potuto incontrare pur non riconoscendoli: avendo, altresì, fatto della paranoia non semplicemente uno stile di vita, una filosofia di pensiero, ma addirittura una vera e propria arte, la mercenaria era sempre stata in grado di difendere il proprio naturale, e pur mai ovvio, diritto ad un nuovo risveglio, ad assistere ad una nuova aurora, castigando severamente, in ciò, chiunque avesse osato proporsi in direzione contraria a tal traguardo. Per simili ragioni, e non dimenticando come, in quel momento, si sarebbe dovuta considerare in un territorio ancor più ostile di quanto mai sarebbe stata la stessa città del peccato, ella preferì seguire la via della prudenza nell'aprire quella soglia, non disponendosi frontalmente ad essa e, soprattutto, non ponendo nuovamente a riposo la propria lama.
Fortunatamente per tutti, però, oltre la porta aperta solo la figura attesa del giovane figlio di Kriarya si propose innanzi al loro sguardo, e questi, dimostrando una certa ansia, non esitò un solo istante ad entrare rapidamente nella stanza, richiudendo poi la soglia alle proprie spalle con altrettanta premura.

« Che cosa ti è passato per la mente? » lo rimproverò, subito, Howe, dimostrando di non aver gradito tanta intraprendenza ora da parte del giovane, in contrasto agli accordi tacitamente formulati « Ti sentivi forse solo?! »
« Mia signora… » esordì egli, disconoscendo qualsiasi attenzione nei confronti dell'uomo e volgendosi, con assoluta dedizione, verso il proprio cavaliere « Domando venia per la mia irruenza, ma sono latore di notizie importanti, che potrebbero cambiare completamente le sorti di questa missione, almeno così per come concepita fino ad oggi. »

A differenza dello shar'tiagho, la mercenaria aveva avuto già occasione di scoprire, comprendere come, al di là di possibili, erronei e pur umani preconcetti basati sull'apparenza di quell'impacciata e pur volenterosa figura, Seem difficilmente avrebbe rischiato di incorrere nelle ire di colei da lui considerata quale propria signora per questioni minoritarie, prive di valore, oggettivamente giudicabili quali futili. Pertanto, dove egli aveva corso il rischio rappresentato da quel gesto, indubbiamente consapevole di quanto stupido sarebbe potuto essere per lui risalire alla loro stanza, le ragioni che lo avevano spinto in tal senso, verso simile e proibita direzione, avrebbero dovuto vedere riconosciuto loro almeno il beneficio del dubbio, nel concedergli, in ciò, attenzione ed ascolto.

« Innanzitutto, a meno che non vi sia un imminente pericolo per le nostre vite, calmati. » gli richiese, con tono autorevole e pur dolce, nel volergli imporre la calma ed, al contempo, sottolineare nella direzione degli altri spettatori presenti il suo desiderio di concedergli l'interesse da lui domandato « Lo sai che, quando ti agiti, finisco con non comprendere più di cosa si stia parlando… »
« Ancora le mie scuse. » chinò il capo egli, con lieve imbarazzo in conseguenza di quel rimprovero « La mia enfasi si è proposta sicuramente quale eccessiva, ma non priva di giuste motivazioni. »
« Illustracele. » lo invitò ella, bloccando la porta già da lui richiusa e, solo allora, rinfoderando la propria lama dagli azzurri riflessi « Non nego curiosità a tal proposito. »
« L'indizio che ci ha condotti fino a questa città corrispondeva a: "La dimora del dominatore". Non è forse vero? » richiese, quale semplice conferma dove già certo di simile dettaglio « Nella comune ignoranza su un determinato particolare, il pensiero di tutti noi… anzi, il vostro in effetti, dove personalmente neppure avrei immaginato l'esistenza di questa capitale… si è spinto verso Kerrya, dimora dei monarchi di Kofreya. »
« Potresti, per carità divina, condurre le tue parole verso qualcosa che non ci sia già noto? » incalzò Howe, ritrovando parola per un lieve istante, il tempo necessario alla donna guerriero per imporgli nuovamente il silenzio con uno sguardo serio e privo di possibilità di replica.
« E' così. O almeno credo, dove non riesco a cogliere l'accenno all'ignoranza che, immagino, chiarirai a breve. » definì ella, donando allo scudiero la convalida da lui ricercata « Prosegui. »
« L'ignoranza verso la quale desideravo porre attenzione, non qual volontà d'offesa ma quale semplice constatazione della realtà, dei nostri limiti, deriva dalla non conoscenza, o forse, per qualcuno di voi, dalla dimenticanza, dell'esistenza di un particolare luogo, in questa stessa provincia, non lontano da questa città, definito esattamente dai termini propri dell'indicazione da noi raccolta: "La dimora del dominatore". » spiegò il giovane, non evitando un ampio sorriso di soddisfazione, in conseguenza di simile rivelazione.
« Come?! » esclamò Be'Wahr, non riuscendo a tacere, a mantenere il silenzio nel quale si era comunque concesso fino a quel momento, non volendo dimostrare di esprimere giudizi di sorta nei confronti del giovane o, forse, sinceramente non esprimendone alcuno.
« Nella storia di Kofreya è esistito, a quanto pare, un sovrano famoso per essere riuscito, più di chiunque altro, ad imporre stabilità e forza ai nostri da sempre critici confini, in particolare trasferendo il conflitto con Y'Shalf da un'aerea più settentrionale ad una più meridionale. »

Nell'ascoltare la spiegazione offerta dal proprio scudiero, Midda Bontor non poté che offrire un amaro sorriso a quelle parole, a quella sincera e pur erronea esplicazione nel merito delle ragioni dello spostamento di quel fronte bellico, inizialmente concentrato su Krezya e solo successivamente stabilizzatosi su Kriarya, dove continuava anche allora a perseverare. Ella stessa aveva avuto occasione, in tempi recenti, di scoprire la verità celata dietro a tale scelta, e da simile rivelazione non era riuscita ad uscire propriamente vincente, sacrificandosi qual sposa di una semidivinità oscura avente purtroppo dimora proprio nella zona in questione. Ma dalla conoscenza di tali dettagli, di simili particolari, alcuno dei presenti avrebbe potuto trarre beneficio di sorta, e, consapevole di ciò, la donna guerriero preferì non offrire sfogo alla propria mestizia, non intervenendo a correggere quella cronaca e limitandosi ad incoraggiare con lo sguardo il giovane a proseguire in essa.

« Nella tradizione propria di queste terre forse troppo lontane psicologicamente, ancor più che fisicamente, da Kriarya per concedere anche a noi tale conoscenza, al nome di tale sovrano è stato associato l'attributo di dominatore, nel volergli assicurare eterna memoria per i propri meriti. » spiegò Seem, ormai giunto alla conclusione del proprio resoconto « E, al luogo dove egli aveva stabilito la propria roccaforte, nei giorni più intensi del proprio regno, ancora oggi si suole riferirsi come a "La dimora del dominatore", per quanto non siano rimasti nulla che poche semplici pietre. »
« Per Lohr! » commentò lo shar'tiagho, sinceramente spiazzato da quelle rivelazioni inattese, soprattutto da parte di quel ragazzo « Ma tu come avresti fatto a scoprire tutto questo?! »
« Poco fa ho avuto modo di sentir parlare un gruppo di guardie nel merito dei propri piani, in previsione del loro prossimo giorno di riposo… e provate ad indovinare dove erano intenzionate a trascorrerlo, con le proprie famiglie? »

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