11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 27 agosto 2009

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D
ue furono le ore richieste a Seem per completare il tragitto preposto fra quelle tre cinte murarie, per superare le ulteriori due porte che lo attendevano a seguito del primo posto di blocco. E in quelle due ore, egli ebbe modo di comprendere pienamente il significato dei discorsi, delle testimonianze concessegli dalla sua signora e dai due fratelli nel merito di quella città, dei suoi particolari criteri di giudizio, della severità delle sue leggi. Anche alle porte di Kriarya, dopotutto pur una delle capitale del regno, infatti, non erano mai mancati dei controlli ad opera di esponenti dell'esercito, a prevenire possibilità di infiltrazioni y'shalfiche in conseguenza della particolare posizione di frontiera di quell'urbe, ma nessuno fra gli stessi avrebbe mai potuto far vanto di raggiungere quello stesso livello di paranoia, al punto tale da far supporre come, oltre quelle triplici barriere, alcun controllo sarebbe poi stato ulteriormente offerto. Vana illusione, però, sarebbe stato esprimere una tale considerazione, dove la severità dei controlli proposti sulla tre soglie si sarebbe potuta considerare semplice preambolo, introduzione, alla più completa, e quasi folle, situazione presene all'interno di quell'immensa capitale.

« Ma quanti sono? » non riuscì ad evitare di sussurrare, a denti stretti, nell'osservare l'abnorme quantitativo di guardie poste a controllo di quelle vie, di quella città « Inizio a comprendere perché Kofreya sta perdendo la guerra contro Y’Shalf: tutti i suoi soldati trascorrono la propria vita entro queste uniche mura… »

Ovviamente, come egli stesso non ne avrebbe potuto negare piena coscienza, la sua si sarebbe dovuta considerare un'esagerazione, un eccesso verbale conseguenza dello stupore, della sorpresa nel confronto con una tanto elevata presenza di sentinelle. Ciò nonostante, però, nella propria intrinseca espressione di paradosso, quell'affermazione non si sarebbe potuta ugualmente negare un fondo di verità, nel ritrovare lì radunate effettivamente forze tali da poter ipoteticamente rappresentare un notevole valore sottratto a quelle che sarebbero dovute essere considerate le reali linee difensive del regno. Con un rapporto praticamente paritario fra abitanti locali e militanti in quell'improprio esercito, Kerrya si sarebbe potuta considerare a ragion veduta quale una delle capitali maggiormente controllate di quell'intero angolo di continente, dove anche altre sedi di famiglie reali, di sovrani e regnanti, non avrebbero mai potuto far sfoggio di un tale dispiegamento di forze, di un simile spreco di uomini e donne al solo scopo di mantenere un clima marziale all'interno di quello che, ben presto, anche al giovane scudiero sarebbe apparso quale un ambiente fin troppo ristretto.
Nel considerare una tale situazione di partenza, un simile ambiente entro il quale muoversi ed operare, i termini dell'incarico propostogli dalla sua signora si sarebbero potuti considerare estremamente complicati, richiedendogli certamente più di quanto ella mai avesse domandato in passato. Purtroppo, non mancando ormai molto al tramonto, minimo si sarebbe dovuto considerare il tempo ancora offertogli per procurarsi gli elementi necessari all'attuazione della tattica elaborata dalla Figlia di Marr'Mahew, strategia tutt'altro che priva di rischi e pur, forse, con maggiori possibilità di successo nel confronto ad ogni altra possibile alternativa.

Nell'esigenza di dover, infatti, penetrare all'interno di quella città senza seguire consueti canoni, varie erano state le idee formulate di rito e, purtroppo, scartate nel portare obbligatoriamente a quell'ultima soluzione.
Per passare attraverso le porte apparentemente loro interdette, la donna ed i due fratelli avrebbero potuto tentare la via del travestimento, dell'inganno, celandosi dietro le spoglie di lebbrosi, di mendicanti o, anche, di circensi. Purtroppo, però, i primi sarebbero stati immediatamente allontanati nel prevenire un eventuale contagio all'interno della città più importante del regno, i secondi avrebbero seguito eguale sorte nel non voler accettare figure del genere a turbare il possibile sguardo del sovrano, ed i terzi avrebbero potuto trovare possibilità d'ingresso solo in occasione di una qualche festa, celebrazione, ricorrenza a giustificarne la presenza, purtroppo assenti in quel particolare periodo.
In alternativa, sempre nella volontà di oltrepassare quelle soglie, Seem avrebbe potuto agire similmente a quanto già aveva compiuto, nel penetrare all'interno della città allo scopo di sottrarre indebitamente da essa un qualche carro, conducendolo all'esterno e concedendo, in tal modo, al proprio gruppo, quello stesso quale possibile mezzo nel quale nascondersi e poter oltrepassare i controlli nel momento in cui i legittimi proprietari del medesimo lo sarebbero venuti a domandare. Purtroppo, però, dove anche la dinamica di un tale piano avrebbe potuto offrire adeguati frutti, alcun genere di mezzo di trasporto avrebbe potuto tanto ingenuamente riattraversare i controlli delle triplici mura senza essere, per tempo, posto sotto esame, nell'unica, ipotetica, eccezione di un carro di morti o di un carro di letame, i quali, altresì, non avrebbero avuto reale ragione per essere ricondotti colmi all'interno città nel destinare il proprio carico proprio all'esterno della capitale.
Altra possibilità, sempre a prevedere un passaggio nella via loro proibita, sempre celati all'interno di un carro, sarebbe stata quella che avrebbe previsto la presenza, entro le mura della capitale, di un qualche contatto, un amico, possibilmente contrabbandiere, ricettatore, il quale dotato di speciali mezzi di trasporto con scompartimenti nascosti, a prova di controllo, avrebbe potuto essere convocato dal giovane scudiero e condotto, così, ad un incontro all'esterno della città con il resto del gruppo. Purtroppo, però, dove anche, ancora una volta, simile strategia avrebbe potuto dimostrarsi vincente, in quel momento stava venendo loro meno l'elemento fondamentale, rappresentato da quella amicizia, da quel contatto all'interno dell'urbe, troppo controllata, eccessivamente vittima di uno stato marziale, da non poter prevedere alcuna reale possibilità di insediamento per simili figure, fiorenti in ogni altra capitale, in ogni diverso contesto.
Nel negare una via diretta attraverso le porte, pertanto, il gruppo avrebbe potuto cercare di penetrare passando sotto la città, nello sfruttare un qualche impianto fognario o idrico ricavato nei sotterranei della medesima, utili a garantirne il civile e quotidiano funzionamento, la vita sociale al suo interno. Purtroppo, però, tali particolari non si concedevano propri dell'architettura, dello stile di vita kofreyota a differenza di altri regni forse, in ciò, più progrediti, più interessati al mantenimento dell'igiene pubblica, preferendo porre i propri rifiuti in accumulo ai bordi delle strade, o nei vicoli, fino a quando essi non si sarebbero proposti in misura tale da non essere più sopportabili dagli abitanti e, in ciò, condotto ad immense discariche esterne alle città, dove venivano posti a bruciare in fornaci create sfruttando gli avvallamenti naturali del terreno ed alimentate, in tal modo, quasi perennemente, ad ardere senza tregua quasi fossero le fiamme della fucina di un fabbro.
Avendo, così, negato tanto l'eventualità di un accesso diretto, attraverso le pur numerose porte di quelle mura, e l'ipotesi di una penetrazione dal basso, ad aggirare ogni possibilità di controllo, l'ultima ed unica alternativa, per quanto pericolosa e non priva di incognite nella propria prospettiva di successo, avrebbe dovuto considerarsi la sola attuabile ed, in ciò, quella da attuare, come, effettivamente, egli era stato coinvolto a operare, allo scopo di rendere quel piano, quella strategia possibile.

« Devi "solo" procurarti una divisa delle guardie cittadine… e quattro, lunghe e robuste funi… » ripeté, sottovoce, nel rievocare i termini dell'incarico affidatogli, gli obiettivi della prima parte di quella sua missione, da attuare prima del calare delle tenebre « Mia signora… ma tu domandi l'impossibile, te ne rendi conto? »

Una sentenza, quella di disappunto emessa nei confronti di Midda, della quale Seem domandò intimamente subito perdono, rimproverandosi di aver posto in dubbio le scelte di colei che aveva giurato di servire, alla quale, del tutto volontariamente, aveva scelto di affiancarsi. Dove ella gli aveva affidato tale compito, evidentemente, era pur sicura che egli non avrebbe mancato di soddisfarla e, pertanto, giunto quale era fino a quel punto avrebbe fatto meglio a lasciar perdere ogni recriminazione per focalizzare la propria attenzione, il proprio interesse, le proprie energie sul conseguimento dell'obiettivo finale.

« In fondo… » cercò di consolarsi, rivolgendosi a se stesso « Con un numero tanto elevato di guardie non dovrebbe rivelarsi impossibile procurarsi una delle loro uniformi… »

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