11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 7 agosto 2009

574


L
a Figlia di Marr’Mahew sorrise di fronte all’esternazione di stupore offerta dallo scudiero. Ben conoscendo il giovane e sapendo come il rapporto del medesimo con la fede lo ponesse più prossimo alla miscredenza che ad una qualche devozione religiosa, quei termini non poterono che essere da lei interpretati quali sintomo di un’enfasi che, probabilmente, non sarebbe stata ravvisata in altri interlocutori nell’utilizzo di una pur eguale proposizione. Seem, del resto, viveva verso di lei, per lei, un sentimento di assoluta devozione tale da proporre quale straordinario, se non addirittura improponibile, l’idea stessa dell’esistenza di qualcuno in grado di surclassarla in quei termini. E, pertanto, il fatto che proprio la mercenaria stesse dichiarando tale limite non avrebbe potuto che sconvolgerlo, scandalizzarlo, generando in conseguenza di ciò il ricorso all’invocazione divina da lui appena formulata.

« Dovremmo forse temere quest’uomo, invece di ricercarlo… » commentò il ragazzo, ora con tono più moderato, voce più bassa, quasi confabulando fra sé e sé ancor prima di proporsi alla propria signora.
« Se egli avesse espresso qualche voto in nostro contrasto, sicuramente sarebbe per noi un avversario formidabile, dotato di una capacità strategica, un intelletto, superiore a quello di qualsiasi guerriero veterano con il quale mi sia mai scontrata, dei più illustri mecenati presso i quali abbia mai offerto i miei servigi. » confermò la donna « Ma per nostra fortuna, neppure in conseguenza dell’immane catastrofe occorsa nella biblioteca di Lysiath, Sha’Maech ha ceduto all’ira, preferendo assumersi, a mio avviso innocentemente, una parte di responsabilità e impiegare, in conseguenza di quanto occorso, le capacità mie e dei miei tre compagni di ventura in qualcosa di più costruttivo di una semplice vendetta… »
« Ragione per la quale hai accumulato tutto quel… materiale… durante la tua ultima avventura nel regno di Y’Shalf ed ora stai compiendo questo viaggio per condurlo fino a lui. » annuì lo scudiero, volendo offrire riprova di aver compreso le motivazioni alla base di quel loro trasferimento altrimenti privo di significato.

Nell’avvertire però il tono apatico, quasi negativo, espresso dal termine scelto per indicare il buon numero di rotoli di pergamena costituenti il loro vero bagaglio in quel momento, Midda non tentò neppure di trattenere un riso cristallino, che risuonò nell’aria attorno a loro. Non espressivo di sarcasmo verso di lui, di sberleffo nei suoi confronti, sarebbe dovuto essere interpretato quel suo reagire, quanto piuttosto trasparente di un divertimento sincero ed innocente, scatenato dal ribrezzo tanto mal celato nei confronti della cultura, soprattutto dove posta per iscritto…

« Credo che andresti estremamente d’accordo con Howe e Be’Wahr, se solo aveste l’occasione di incontrarvi. » dichiarò poi, a spiegazione di tanta ilarità « L’espressione, che offrirono alla povera Carsa in conseguenza del suo tentativo di offrire loro un testo di apprendimento, sarebbe andata in perfetto accordo con i sentimenti da te tanto apertamente condivisi nel rivolgerti ai documenti che stiamo trasportando. »
« Non comprendo, mia signora… » ammise il giovane, lievemente imbarazzato, non tanto in conseguenza del divertimento della donna quanto per la propria stessa difficoltà ad apprezzare tali parole.
« Beh… anche loro due, i baldi rappresentati del genere maschile in quella missione per conto di lady Lavero, la stessa nel corso della quale conobbi per la prima volta Sha’Maech, non si sono mai mostrati particolarmente entusiasti nel rapporto con la parola scritta. Al contrario… » cercò di approfondire meglio, sorridendo serenamente verso il proprio scudiero « Oserei quasi affermare che entrambi, in quell’occasione, accolsero con minor timore la sfida derivante dal confronto con una schiera di famelici cerberi nel cuore di un vulcano della Terra di Nessuno, piuttosto che quella con gli impolverati scaffali della biblioteca di Lysiath. »
« Se gli dei avessero ritenuto necessario per noi di saper leggere e scrivere non avrebbero reso tale arte tanto arcana. » rispose con lieve stizza il ragazzo, storcendo le labbra verso il basso, in una reazione spontanea per quanto non indicativa di un suo stato d’ira nei confronti del proprio cavaliere.
« Innanzitutto lascia stare gli dei dove sono… soprattutto dove neppure credi alla loro esistenza. » intervenne la mercenaria, con voce tranquilla ed ancora leggermente divertita per quella nuova risposta, quel tentativo di evasione dalle accuse rivoltegli « In secondo luogo, seguendo questo ragionamento neppure la caccia, la pesca, l’agricoltura, qualsiasi mestiere artigiano o la stessa guerra avrebbero dovuto essere parti della natura umana, in quanto attività complesse, tutt’altro che elementari da apprendere o, anche solo, da insegnare… »
« Non è mio desiderio contrariarti, mia signora… ma ho davvero difficoltà a ritenere la lettura o la scrittura esercizi tanto fondamentali per l’umana sopravvivenza. »
« Infatti non dovrebbero essere considerati necessari per sopravvivere, quanto piuttosto per vivere. » replicò con dolcezza, voltandosi nella direzione del proprio interlocutore « Comunque, anche in un contesto di mera sopravvivenza non si dovrebbe ugualmente evitare di ritenerli utili, dove essi concedono alla nostra mente la possibilità di acquisire nuova forza… nuovo potere… esattamente nello stesso modo in cui un allenamento quotidiano aiuta le nostre membra a non perdere tonicità, elasticità, potenza. E come pocanzi accennavamo, anche per un guerriero la mente si pone fondamentale non meno del cuore, dell’anima o dello stesso corpo. »
« Però, se vorrai concedermi perdono per il mio osare, dovendo scegliere fra ciò che hai descritto come un tesoro di valore incalcolabile per l’umanità, quale era il contenuto della biblioteca, e la tua stessa vita, anche tu non hai avuto esitazioni di sorta. » volle sottolineare Seem.
« Non posso negarlo. » riconobbe ella, storcendo le labbra verso il basso nel dispiacere di quel ricordo del quale, comunque, non avrebbe potuto andare fiera.
« Senza poi scordare come tu abbia marcato che persino costui, Sha’Maech, che allo studio ha dedicato la propria intera esistenza, non sia in grado di vivere delle proprie arti intellettuali, ritrovandosi ugualmente costretto a impiegarsi in attività di natura estremamente diversa. » insistette egli, offrendo finalmente spazio alla propria voce come ella spesso lo aveva incentivato a fare in passato.

Quell’ultima osservazione, in verità, non sarebbe potuta essere completamente a lui attribuibile, in quanto espressione di un pensiero comune, di un’idea estremamente diffusa.
Purtroppo, infatti, secondo l’opinione dei più, impiegare il proprio tempo a infierire su un foglio con una penna e dell’inchiostro o, peggio, penalizzare la propria vista nello sforzo di restare concentrata su variegati segni posti in un qualche ordine idealmente significativo da un'altra persona, non avrebbe mai aiutato alcuno a migliorare il proprio tenore di vita, a procacciarsi quanto necessario per nutrirsi e dissetarsi, curarsi e riposarsi, come altresì sarebbe stato l’apprendere un qualche mestiere di sorta, fosse quello del contadino, dell’allevatore, dell’artigiano, del mercante o, in alternativa, del guerriero. Un giudizio, condivisibile o no, il quale purtroppo, nel confronto con una realtà simile a quella in cui tutti loro erano abituati a vivere, difficilmente sarebbe potuto esser contraddetto, ragione per cui la mercenaria volle nuovamente riconoscere coerenza all’argomentazione propostale.

« Anche in tal senso non posso offrire voce contraria. » ammise pertanto « Quel che invece mi piacerebbe denotare è come tu sia passato, non so se con reale malizia o con altrettanta sincera ingenuità, da un estremo all’altro, cercando ora di difendere la tua posizione nel contrastare un’informazione altresì da me mai formulata in precedenza. »
« Mia signora? »
« In verità non credo di aver mai espresso alcuna affermazione nel merito della possibilità per un uomo o una donna di vivere unicamente dell’arte del leggere o dello scrivere… o più in generale dei meravigliosi doni derivanti dalla cultura, dall’arricchimento intellettuale offerto da un’infinità di testi. » definì tornando ad osservare l’orizzonte a loro frontale « Non potrei oggettivamente mai dichiarare qualcosa del genere, dove rischierei altrimenti d’esser io stessa identificata quale ipocrita, nel momento in cui all’arte della guerra offro il mio primo interesse, ancor più che all’umanesimo. »

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