11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 13 agosto 2009

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« C
ome? Dove?! » domandò il biondo, ponendo nuovamente a riposo la propria lama ed avvicinandosi alla compagna, nel cercare di intendere cosa volesse intendere e, soprattutto, cosa stesse cercando di fare in quegli strani gesti.
« Notate qualcosa di strano? » sorrise ella, rivolgendosi ai tre, nel restare in posa di fronte al proprio dipinto.
« A parte te, intendi? » replicò lo shar’tiagho con ironia, aggrottando la fronte e poi concedendosi un pigro e prolungato sbadiglio, quasi a voler protestare per il riposo interrotto « Parla chiaro, te ne prego. »
« Non è immediato, in verità… io stessa l’ho osservato per un’intera notte senza accorgermene… anche perché, sono sincera, l’intreccio di questo groviglio tribale si pone difficilmente trasparente nei propri contenuti. » riconobbe la donna, continuando a sorridere con trasparente soddisfazione « Sha’Maech ci ha voluto chiaramente dimostrare nuovamente la propria genialità, nell’essere riuscito a spingersi a tanto… »

Invitati in tal modo a prestare attenzione al tatuaggio, proposto sul suo braccio sinistro tanto nella realtà quanto nell’immagine, i tre uomini cercarono di scuotersi dal torpore ancora presente nelle loro menti assonnate per osservare con precisione due visioni apparentemente identiche, del tutto similari, così come già erano risultate loro fino a quel momento, nella conferma di un’incredibile capacità mnemonica da parte dello studioso che tanto aveva osato in quel dipinto. E nonostante realmente difficile sarebbe stato raccapezzarsi nella complessità di quel marchio, forse privo di un reale significato per quanto tutti loro avrebbero potuto sapere, dopo qualche istante anche al loro sguardo si propose evidente il significato delle parole della loro compagna e l’effettivo ed incredibile ingegno di colui che aveva concepito ed attuato simile stratagemma, ponendo in essere quell’enorme rappresentazione con uno scopo decisamente più complesso rispetto a quello in precedenza attribuito al medesimo.

« Tu dici che…?! » commentò Be’Wahr, meravigliato.
« Potrebbero essere semplici errori. » ipotizzò Howe, pur proponendosi ora senza più alcuno scherno nella voce, ed osservando altresì con stupore quanto posto in evidenza di fronte a lui.
« Forse. Ma personalmente non credo… non credo proprio. » scosse il capo la Figlia di Marr’Mahew « Qualsiasi codice Sha’Maech avrebbe potuto adottare, nel dover essere decriptato da parte mia si sarebbe proposto potenzialmente fallibile anche nel confronto con altri, con sguardi indiscreti che avrebbero potuto giungere qui prima di noi. » spiegò la propria posizione, la propria opinione « Questo, invece, sarebbe potuto emergere solo in mia presenza, nel confronto con la matrice originale… »
« Ma… il testo della pergamena? Il codice? Per quale scopo è stato inventato, mia signora? » domandò Seem, prendendo parola incuriosito, nel non voler scordare quel testo su cui tanto ella aveva penato nelle ultime ore, per quanto comprendesse e, ovviamente, condividesse, come sempre, l’opinione razionale proposta dal proprio cavaliere.
« Uno specchio per allodole… un diversivo, utile a traviare l’attenzione, ad attirarla sull’ovvio ed a distrarla da tutto il resto. » rispose ella, annuendo nel voler riconoscere la validità di tale richiesta « Ed ora, vi prego, non fatemi passare le prossime ore in questa posizione: voi siete riusciti a dormire… io no… e, sinceramente, desidero potermi concedere un minimo di riposo prima dell’inevitabile proseguo di questa nuova avventura… »

Purtroppo per Midda, però, nessuno fra i tre si dimostrò impaziente di porre fra le proprie mani carta e penna per collaborare al semplice ma indispensabile ruolo da lei richiesto, nel sopperire alla sua impossibilità ad arrangiarsi in tal senso dove, altresì, obbligata a mantenere la postura assunta, con maggiore fermezza possibile là dove altrimenti avrebbe solo complicato quella fase del lavoro. Alla fine, comunque, un volontario non propriamente convinto fu ritrovato nello stesso scudiero, il solo che non si sarebbe potuto ritrarre indietro di fronte ad un suo ordine diretto, ad una sua richiesta esplicita in tal senso.
E così, Seem, per quanto tutt’altro che volente e sicuramente nolente, fu costretto a dimostrare la propria piena incapacità nella gestione di uno strumento per lui tanto estraneo, sconosciuto, per poter riportare su carta, in chiaro, ogni minima, e pur sostanziale, differenza esistente nei particolari del tatuaggio dipinto, i quali, nell’opinione della sua signora, erano stati così volontariamente riportati errati nella volontà dell’autore, per celare in essi il proprio messaggio. Fortunatamente, per lo meno, il giovane ebbe occasione di ottenere collaborazione da parte dei due fratelli, non tanto nel cercare di scrivere, o, per maggiore correttezza, nel cercare di copiare quei dettagli, quanto al fine più importante di individuarli uno dopo l’altro, in un impegno tutt’altro che banale quale sarebbe potuto essere altrimenti considerato.

« Sembrano dei caratteri… caratteri a me noti… ma sono incompleti, troppo incompleti per avere un senso. » dichiarò, improvvisamente, la donna guerriero, nell’osservare il tentativo di annotazione nel quale il suo scudiero stava sinceramente ponendo tutta la propria volontà, come sempre nell’assolvimento di un incarico da lei offertogli.
« Sto cercando di fare del mio meglio, mia signora. » si giustificò egli, storcendo le labbra verso il basso, nel non riuscire ad immaginare come i propri scarabocchi tremolanti avrebbero potuto avere un qualche significato per lei.
« Ti avevo detto di fare più tonde quelle curve… » lo rimproverò Howe, inarcando un sopracciglio « Ma non mi volete dal retta. »
« No… non è quello. Anche fossero scritti male dovrebbero comunque essere riconoscibili. » negò ella, scuotendo il capo.
« Però, se fossero tanto riconoscibili, chiunque osservando con cura il dipinto avrebbe potuto identificarli. Anche tu, questa notte… e pure non ci sei riuscita. » osservò Be’Wahr, passando continuamente con lo sguardo fra quelle due braccia mancine per coglierne i particolari differenti.
« Ottima osservazione. » annuì ella « Quindi… »
« … abbiamo perso tanto tempo per nulla?! » domandò con chiaro timore lo shar’tiagho, disprezzando l’idea di tanti sforzi altrimenti vani.
« … no! » replicò la donna, cercando di continuare nel proprio discorso interrotto « Quindi ci deve essere un altro elemento alla base di simile questione. Per favore, Seem, prova a sovrapporre le differenze presenti nel mio braccio rispetto al dipinto a quelle che hai già annotato, ricavate in senso opposto. Forse mi sto sbagliando, ma se così non fosse potremmo ritrovare le parti mancanti nei caratteri da te scritti… »

Aiutando, con le proprie indicazioni vocali, lo stesso scudiero a compiere quel nuovo sforzo, per cercare di dare un senso a quanto da lui fino a quel momento ottenuto, la Figlia di Marr’Mahew non poté che concedere un’esclamazione di gioioso ringraziamento verso la propria dea nel ritrovare, con lentezza ma costanza, le prime leggibili lettere venir completate sul foglio utilizzato dal giovane nell’assolvimento del proprio compito.

« Per Thyres! » affermò, gratificata dall’aver ottenuto, alfine, un qualche risultato « Ci siamo… ci siamo! »
« A me sembrano brutti scarabocchi come prima… » commentò Howe, nel mantenere il proprio ruolo avverso, ormai più per giuoco che per sincera convinzione « … ma se piacciono a te… »
« Davvero riesci a leggerci qualcosa? » chiese Seem, levando per un istante lo sguardo dal proprio operato per poter accogliere l’approvazione della propria signora, quella sua soddisfazione quale meritato riconoscimento per quanto stava compiendo per lei.
« Sì, ragazzo mio… » annuì ella, sorridendogli, prima con dolcezza poi con una nota di malizia, che non volle mancare di esplicitare immediatamente nella propria esatta natura « E se io riesco a leggerci qualcosa, ciò significa che tu, che ci creda o meno, stai scrivendo qualcosa, e qualcosa di senso compiuto, per la prima volta in tutta la tua vita. Complimenti, Seem! E’ un gran giorno! »

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