11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 30 agosto 2009

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E
ntrare all'interno della città si sarebbe potuta considerare la fase più semplice di quanto sarebbe stato loro necessario compiere, almeno nella volontà di seguire la sola indicazione raccolta, per la quale si erano già spinti a tanto.
Nel considerare quale loro nuova meta "la dimora del dominatore", infatti, i quattro avventurieri non si sarebbero dovuti limitare ad entrare all'interno di Kerrya, ma avrebbero dovuto anche raggiungere fisicamente il palazzo reale, sperando in esso di trovare non solamente l'ennesimo nuovo indizio quanto piuttosto proprio lo stesso Sha'Maech, possibilmente desideroso di concedere loro ogni spiegazione su quell'assurdo giuoco nel quale aveva voluto trascinarli. Ipotizzare, però, di poter giungere all'interno degli edifici ospitanti i monarchi di tutta Kofreya, si sarebbe dovuto considerare quanto meno assurdo, nel particolare contesto in cui si erano venuti a ritrovare, la condizione d'allarme in cui le guardie sembravano essere offerte loro. Dove, infatti, anche solo per giungere all'interno di quelle triplici mura era stato imposto loro tanto impegno, tanto rischio, ad aggirare ogni possibilità di controllo, ogni occasione di verifica e condanna a loro riguardo, dirigere i propri passi verso la sede del potere centrale e sovrano, il fulcro più importante e protetto di tutta quell'intera città, avrebbe potuto essere inteso quale una volontà suicida, un desiderio di morte inequivocabile.
Nel considerare le implicazioni derivanti da quel loro obiettivo, nella collegata esigenza di agire con giudizio e non con impulsività, i quattro ancor prima di offrire preoccupazione alle ipotetiche modalità in cui impegnare i propri successivi sforzi, per raggiungere quello stresso traguardo, deviarono i propri pensieri, la propria attenzione, i propri interessi verso esigenze più immediate e, in verità, non meno importanti per garantire il mantenimento della loro sopravvivenza, della propria libertà, lontani dalle possibilità di condanna delle guardie che, nonostante tutto, non avrebbero di certo ignorato la loro presenza entro quei confini se solo ne avessero avuto evidenza, riprova. Per tale ragione, dopo aver celato le fattezze dietro ampli mantelli e cappucci, i tre clandestini furono accompagnati dalla loro personale e fasulla sentinella fino ad una locanda, la prima che incontrarono lungo il proprio percorso, pagando in maniera fin troppo generosa i proprietari affinché la loro quiete potesse essere garantita e, successivamente, trasferendosi in una sola, comune camera eletta a loro rifugio per quella notte. E al fine di non insospettire alcuno con un atteggiamento troppo solidale a semplici viandanti, nonché con la richiesta di un alloggio per sé che in quella città avrebbe dovuto vivere in conseguenza del proprio abbigliamento, Seem fu costretto a lasciare i propri compagni, per restare nel salone principale della locanda, a consumare lì, nella tranquillità di un angolo, la propria cena, attendendo l'evolversi degli eventi.
Paradossalmente, però, fu proprio quella per lui considerata quale una spiacevole separazione, la seconda nel corso della giornata, ad offrire al giovane l'occasione per dimostrarsi ancora una volta straordinariamente utile per la propria signora e per i due fratelli, in una benevolenza del fato, nei suoi riguardi, a dir poco incredibile, tale da far assumere un significato estremamente forte alla estemporanea riflessione espressa in sua compagnia dalla Figlia di Marr'Mahew nel merito della sua fede e di come essa avrebbe probabilmente presto trovato ragione di svilupparsi, in maniera del tutto spontanea.

« Allora… come ci aveva del resto avvertito anche il locandiere, c'è un solo, splendido letto a due piazze… chi ci dorme? » domandò Howe, sorridendo con aria maliziosa e sorniona.
« Pensi veramente che ci potremo riservare il lusso di riposare questa notte?! » replicò Be'Wahr, aggrottando la fronte « Domani dovremo prendere d'assalto uno dei palazzi meglio custoditi di questo angolo di mondo e sottolineare come ancora ci occorra un piano sarebbe vana retorica… »
« D'accordo, allora mentre tu rifletti sul piano, Midda e io occuperemo il letto. » propose lo shar'tiagho, mostrando in un amplio sorriso una lunga fila di denti candidi.
« Howe… » lo richiamò il biondo, con tono di rimprovero.
« Non essere permaloso: non volevo di certo offenderti suggerendo l'ipotesi che tu potessi utilizzare quello strano e ammuffito organo che ti porti in giro quale contrappeso all'interno della scatola cranica. » sorrise, divertito « So che per te sarebbe un evento straordinario, ma… »
« Howe. » intervenne ora la voce della donna guerriero, nel mentre in cui i suoi occhi color ghiaccio non offrirono scampo all'interlocutore così ripreso « So che non desideravi di certo offendermi suggerendo l'ipotesi che tu potessi utilizzare quello strano e ammuffito organo che ti porti in giro quale contrappeso all'interno dei pantaloni... ma cerca di conservare una qualche forma di decenza, per tuo stesso amor proprio. » definì, parafrasando la stessa sentenza dall'altro utilizzata nei confronti del fratello.
« Ehy… cosa vorresti dire?! » contestò stizzito l'uomo, nel mentre in cui Be'Wahr non poté evitare di scoppiare in una fragorosa risata per l'affondo verbale portato a segno dalla compagna « Solo perché, durante il lavoro, cerco di mantenere una serietà professionale, e per questo tu non hai mai avuto occasione di vedermi all'opera, non significa che sia un eunuco… »
« Hai appena pronunciato due parole di troppo, che non ti si addicono assolutamente: serietà e professionale. » incalzò ella, ridacchiando a sua volta « Peccato non ci sia anche Carsa… lei si che saprebbe metterti a posto. »
« Non tirarla in ballo, per carità di Lohr. Ci mancherebbe solo lei, ora come ora. » esclamò l'uomo, levando le mani al pensiero del quarto componente del loro gruppo originale, probabilmente impegnata, in quel momento, in qualche altra avventura in una diversa parte del paese o del continente.
« In effetti stare vicino a lei è come, per un assetato, essere posto a fianco di una brocca d'acqua avvelenata: una frustrazione priva d'eguali. » concordò il biondo, in riferimento alle preferenze sessuali della donna assente.
« Certo che, a volerla dire tutta, non mi è sembrato che si sia dimostrata particolarmente schizzinosa quando, per il bene della missione, si è dovuta portare a letto un uomo, per quanto attempato… » osservò Howe, ora rivolgendosi verso il fratello per trovare in lui sostegno.
« Beh… ma lo sai come è fatta, con quella sua filosofia dell… »
« Tempo! » richiese la mercenaria, intervenendo fra i due prima che il discorso potesse degenerare di più di quanto non fosse già in quel momento « Lasciamo i pettegolezzi per momenti migliori, che ne dite? » invitò, osservandoli entrambi, uno alla volta « Credo che sia lontano da ogni dubbio come ognuno sia libero di scegliersi i compagni o le compagne di letto che preferisce e Carsa, in questo, non fa eccezione. »

I due fratelli, quasi come bambini riportati all'ordine dall'intervento di un genitore, restarono per un lungo istante in silenzio, esitando ad esprimersi là dove non sarebbe mai stato loro desiderio mettere a rischio il rapporto creatosi fra loro, così come quello creato con la compagna assente ed, in quel momento, oggetto del loro discorso, alla quale non avrebbero mai mancato di offrire tutto il proprio rispetto al di là delle eventuali e facili ironie di discutibile gusto che avrebbero mai potuto proporle e di fronte alle quali, se solo fosse stata presente, di certo non avrebbe mancato di rispondere anche in maniera fisicamente animata.

« Quindi… » tentò di riprendere voce Howe, levando di nuovo lo sguardo verso Midda « Se a tutti è offerto il diritto di disporre degli amanti che più possano aggradare… vuol dire che questa notte dormiremo davvero insieme?! Non vorrai negarmelo, spero… sarebbe dispotico. »
« Ma io sono tirannica per mia intrinseca natura, non te lo hanno mai detto? » rispose ella, scuotendo il capo e pur non nascondendo in ciò un sorriso divertito per la grottesca insistenza dell'uomo « E se an… »

Ma la frase non fu terminata, dove la voce della donna venne interrotta da un insistente bussare sulla porta d'ingresso a quella loro camera, facendo dimenticare immediatamente ogni scherzo, ogni lazzo, e riconducendo tutti e tre gli inquilini della medesima alla serietà, nell'incognita rappresentata da quell'inatteso evento.

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