11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 18 agosto 2009

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« N
on trovare cruccio in conseguenza delle parola dei miei compagni, te ne prego. » invitò la donna guerriero, offrendo poi uno sguardo sufficientemente esplicativo in direzione della coppia di fratelli per invitarli a maggiore discrezione nei loro commenti « Sono come dei cuccioli troppo cresciuti… ciarlano tanto, ma dopotutto si dimostrano assolutamente inoffensivi. E sono certa non che fosse loro intenzione recare offesa alla locanda del tuo genitore. »
« Oh… ti ringrazio per le tue parole, ma non è mio padre. » sorrise Aliha, scuotendo appena il capo « E’ un amico di famiglia che si occupa di me dalla morte dei miei genitori e che, per questo, sono solita considerare praticamente quale uno zio. »
« Ciò nulla toglie alle parole da me precedentemente pronunciate. » confermò Midda « Alle quali non posso che aggiungere cordoglio per la dipartita dei tuoi cari. »
« Ti ringrazio ancora, sebbene credo sia giusto specificare come simile evento è avvenuto anni or sono, quando ancora ero bambina. » specificò allora la fanciulla « E’ da allora che vivo qui, aiutando lo zio con la sua locanda, per quanto possa essere utile. »
« Se non sono indiscreta con la mia curiosità… quanto è occorso dall’ultima volta in cui un cliente si è fermato presso questa sponda? » aggiunse allora la donna, dimostrando finalmente agli occhi dei propri compagni la ragione del comportamento cordiale adottato nei riguardi della giovane, tutt’altro che fine a se stesso ma utile, altresì, a consentire l’instaurazione di un clima di serenità fra loro, tale da avvantaggiare il recupero di eventuali informazioni utili « Perché, effettivamente, non vi è eccessiva notorietà attorno alla questo luogo, sebbene non si possa di certo considerare privo di potenzialità proponendosi quale il solo su questo versante del lago. »
« In effetti, molto meno rispetto a quanto mi ero abituata… » rispose la giovane, senza esitazione « Non è trascorso, infatti, neppure un mese da quando un uomo, credo anziano, folti capelli bianchi, decisamente bizzarro nei colori vivaci dei suoi abiti ed in uno strano oggetto posto sulla punta del proprio naso, per aiutarne la vista a suo dire, ha sostato per ben sette giorni. »
« S… » tentò di prendere parola Be’Wahr, nel riconoscere senza alcun dubbio il soggetto delle loro ricerche in quella pur concisa descrizione, salvo essere posto a tacere da un nuovo sguardo della propria compagna, ad imporgli silenzio, quiete e pazienza in attesa dell’evoluzione di quel dialogo.
« Una settimana? Aveva forse perduto l’arrivo del battello di poco, come sarebbe stato per noi se fossimo stati interessati a prendere la via dell’acqua invece di quella della terra? » incalzò pertanto la mercenaria, ora nei riguardi della propria interlocutrice, mantenendo un trasparente tono di chiacchiera, nel non desiderar lasciare trasparire particolare interesse a tal riguardo e pur nel non voler ignorare quel segno del fato, dove non sarebbe potuto certamente essere considerato un caso il pernottamento dello studioso entro quella stessa locanda da loro raggiunta senza premeditazione.
« No… non direi. » negò la cameriera, ponendo riflessione attorno a quella particolare questione ed arrestandosi, in ciò, in corrispondenza di una porta chiusa, probabilmente quella di una delle camere loro assegnate, la prima di una breve serie scandita sui lati contrapposti di uno stretto corridoio « Ricordo, anzi, di averlo visto informarsi direttamente con il capitano prima di venire a cercare ospitalità presso di noi. E, in ciò, non ho potuto che ritrovare conferma all’evidente eccentricità di quell’individuo… dove mai qualcuno avrebbe lasciato partire il traghetto al solo scopo di salire sul successivo, quasi effettivamente avesse deciso di sostare da noi per un’intera settimana. »
« Certo che di gente strana, in giro, non ne manca… » commentò con aria divertita la Figlia di Marr’Mahew, indicando poi la porta chiusa quasi a domandare se effettivamente fosse ciò che chiunque avrebbe ipotizzato essere.
« Alla fine, comunque, è stata una persona estremamente tranquilla e particolarmente generosa nelle proprie mance… » concluse Aliha, annuendo ed aprendo la porta per offrire ai loro occhi l’esempio di quelli che sarebbero stati i loro alloggi nel corso di quella notte « Non posso di certo affermare di aver avuto qualcosa da rimproverargli. »

Nonostante ulteriori domande affollassero la mente di Midda, nella volontà di conoscere ogni minimo dettaglio della permanenza di Sha’Maech entro quelle mura, per comprenderne le effettive ragioni e, forse, riuscire anche a farsi idea della direzione da lui intrapresa, ella non insistette oltre, dove in caso contrario avrebbe potuto rischiare di far sorgere l’ombra del dubbio nella propria interlocutrice, nel momento in cui semplici chiacchiere sarebbero potute apparire simili ad un’inchiesta, ad un interrogatorio privo di autorità da parte sua. Lasciando pertanto sfumare, almeno in quel frangente, l’argomento, e cogliendo in ciò la fiducia dei propri compagni dove nessuno fra loro tentò di proseguirlo oltre, la mercenaria offrì uno sguardo verso la stanza presentatale.
Prossima più ad una cella che ad una camera da letto, quella che, nelle premesse loro offerte, sarebbe dovuta essere considerata quale una fra le migliori fra le stanze disponibili all’interno di quell’edificio, si presentò quale un angusto spazio, con dimensioni appena sufficienti ad ospitare al proprio interno uno stretto giaciglio ornato da sdrucite coperte prive di un effettivo colore e, forse, anche di un’effettiva forma. Ritrovandosi ad essere illuminata a stento dalla luce concessa da una piccola finestra, l’area così delimitata appariva priva di qualsiasi altro genere di mobilio o suppellettile, lasciando ipotizzare, nel migliore dei casi, la presenza di un orinale celato sotto lo stesso letto, dove non fosse loro richiesto, esplicitamente, di consumare i propri bisogni fisiologici all’esterno dello stesso edificio. Una sistemazione, pertanto, ben diversa non solo da quella riservata alla donna guerriero presso la città del peccato, Kriarya, ma anche alla media, solitamente bassa, delle locande entro le quali era solita trovare temporaneo rifugio nella propria vita itinerante.
Nel fronteggiare simile realtà, ella non poté evitare di storcere, almeno per un fuggevole attimo, le labbra verso il basso, ad espressione della propria sincera disapprovazione. E sebbene, probabilmente, sarebbe stato di gran lunga un’alternativa migliore quella offerta dall’affrontare la notte all’aperto, incuranti della pioggia, l’aver scoperto del passaggio di Sha’Maech in quella locanda non mancò di forzare l’istinto della donna, imponendo il suo raziocinio sulla questione ed obbligandola ad approvare quanto presentatole.

« Perfetta, oserei dire… » mentì spudoratamente, tonando a sorridere verso la loro guida « Direi che possiamo andare a prendere i nostri bagagli e sistemarci qui per la notte. » propose, subito dopo, alla volta dei propri tre compagni.
« A tal proposito… mia signora… » richiamò l’attenzione lo scudiero, ritrovando voce in corrispondenza dell’accenno implicito ai cavalli ancora legati all’esterno della locanda.
« Certamente. » annuì ella, nel comprenderne le intenzioni « Aliha… potresti offrirci la cortesia di condurre Seem fino alla tettoia prima accennata da tuo zio? Così, nel mentre in cui noi trasferiremo i nostri effetti nelle camere assegnateci, egli potrà prendersi cura dei nostri animali, ponendoli al riparo in vista dell’imminente temporale. »
« Sì… non c’è problema. » confermò la giovane, tornando a dirigere i propri passi verso le scale che avevano appena percorso per ridiscendere, ora, verso il basso.

Prima che alla mercenaria fosse però concesso di seguire la cameriera, come già si era rapidamente impegnato a fare il proprio giovane compagno nella volontà di sopperire ai propri compiti, al proprio ruolo, alle proprie responsabilità, i due fratelli, quasi contemporaneamente, la fermarono uno sfiorandole il braccio destro ed uno il mancino.

« La prigione dalla quale ti abbiamo aiutata ad evadere, nella Terra di Nessuno, era un posto migliore di questo schifo… » si lamentò Howe, sottovoce, esplicitando quella che evidentemente doveva essere anche l’opinione del biondo al suo fianco « Non vorrai realmente fermarti in questo posto per la notte, spero. »
« Assolutamente no. » sancì Midda, seria nel proprio tono, fredda nella propria espressione come nei proprio occhi splendenti nel color del ghiaccio « Non solo per questa notte, ma anche per tutto il tempo che ci sarà necessario per comprendere dove si sia andato a cacciare il nostro comune amico. Dovreste sapere come io non sopporti lasciare le questioni a metà… »

2 commenti:

yashanti il blog di una donna del sud ha detto...

cavolo, queste sono le novità letterarie che voglio!
leggiamoci!

Sean MacMalcom ha detto...

Troppo gentile! ^_^"

Ti ringrazio di cuore per l'apprezzamento ed il commento! ^___^